Appello: questa è la volta buona per festeggiare l’Italia

9 gennaio

Ma allora la facciamo o no questa Festa Nazionale per i 150 anni dell’Unità d’Italia? Lo chiedo in giro, al presidente del comitato per l’Unità d’Italia, a ministri e protagonisti della politica italiana e delle istituzioni, ma nessuno sa dire niente e molti dicono che non è stata né bocciata né varata la decisione definitiva; resta italianamente nel mezzo, a bagnomaria. Il mistero della festa annunciata. Torno a chiederlo ora che da domani cominciano dal Tricolore i festeggiamenti per la nostra benedetta e maledetta unità d’Italia.

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di Marcello Veneziani, da Il Giornale del 06 gennaio 2011

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Se ricordate, si pensò di dichiarare festa nazionale il 17 marzo del 2011, data della proclamazione ufficiale dell’unità d’Italia 150 anni fa. Avanzai formale proposta in questo senso proprio nel comitato dei garanti e fu approvata. La proposta fu accolta nelle sedi istituzionali competenti e si decise di istituire solo per il 2011 la festa dell’Italia. Poi la scelta si arenò per motivi misteriosi che vanno dalla crisi economica (non ci sono soldi) al timore di creare contraccolpi antiunitari e dispiaceri ai leghisti. Si parlò di declassarla a solennità civile. Poi nulla. Per ora tutto resta affidato a qualche bel concertone per il 17 marzo, a una notte bianca, rossa e verde per deliziare l’Italia nottambula e alle celebrazioni soprattutto piemontesi che il neopresidente della Regione, il leghista Cota, ha confermato per intero, con soddisfatta sorpresa dei promotori. Ma di festa popolare e nazionale, festa nelle scuole e nei luoghi pubblici, manco a parlarne.
Ora io credo che un Paese debba avere la minima dignità di ricordare la data in cui si unì. Lo deve fare anche per ricordare il passato diviso, le pagine buie, le motivazioni di coloro che si opposero al Risorgimento e all’Unità. Motivazioni che sono veramente trasversali: leggetevi Gramsci e capirete le ragioni della diffidenza dei socialisti e dei comunisti anche nel nome dei contadini. Ma leggete pure le ragioni della contrarietà dei cattolici o dei meridionali, dei difensori degli Asburgo o dei Borbone. Ragioni rispettabili, a parte le esagerazioni revansciste. Ma ciò non toglie che un Paese adulto e civile abbia il dovere di ricordarsene. Ciò non toglie che l’Italia esiste e fino a prova contraria è la nostra Nazione, sancita dalla Tradizione e dalla Costituzione, dalla lingua e dalla malalingua. Aggiungete pure altre due considerazioni. La prima: non abbiamo una sola festa che celebri l’unità d’Italia, abbiamo la festa della Liberazione imperniata sulla dolorosa guerra civile e abbiamo la festa della Repubblica, impiantata sulla spaccatura a metà tra monarchia e repubblica. Il 4 novembre non è più festa da un pezzo. Non abbiamo una festa degli italiani e dell’Italia tutta. Una festa nata per unire, usando il bel motto del felice spot della Difesa per i 150 anni.

La seconda ragione ancora più contingente della prima è che la sorte ci ha giocato un brutto scherzo quest’anno: il calendario relega le festività civili della prima metà dell’anno nelle festività religiose, dal 25 aprile oscurato dalla Pasquetta al Primo Maggio inghiottito in una domenica. Dunque, Sor Giulio, possiamo anche permetterci a fronte di due feste risparmiate, di averne una per un compleanno particolare. Perché non farla? Certo, c’è il rischio elezioni, ma questo mi pare un motivo in più per farla. Perché non farla rischia di diventare un buon argomento da campagna elettorale per le opposizioni. Gente che fino a ieri considerava la patria fascista e il tricolore la bandiera del calcio, dei monarchici e dei missini, dirà che questo governo sotto ricatto della Lega non ha il coraggio nemmeno di difendere l’Unità d’Italia. Vedremo sfilare passerelle di cariche dello Stato, più uno sciame di patrioti giacubbini, da cumpare Di Pietro a cumpariello Vendola, più i patrioti emiliani del tortellino, Bersani, Fini e Casini, per esaltare l’unità d’Italia a dispetto del governo sordo.

È questo che volete? Allora dico al presidente del consiglio, ai ministri della Difesa e dei Beni culturali, della Pubblica Istruzione e della Gioventù: che aspettate a rianimare il disegno di legge per l’istituzione della festa nazionale almeno solo per quest’anno? Scuole chiuse, discorso alla nazione, festa popolare in tutta Italia. Tanto più che la festa è pronta, i Comuni e le Regioni già si sono mossi, saranno allestite mostre e ci saranno eventi. Non dite che con i problemi che ci sono non è il caso di festeggiare, perché con questa logica dovremmo stare sempre in lutto stretto a piangere miseria sull’Italia, come fanno i catastrofisti della sera. Se volete trovare una formula non lesiva di nessuno, nemmeno della Lega e degli antirisorgimentali cattolici, terroni e socialisti, ripartite da lontano, dall’Italia nazione culturale, cioè dall’Italia antica e medievale, dall’Italia della lingua e della letteratura italiana, dall’Italia primatista mondiale dei beni culturali e dall’Italia erede di una civiltà giuridica e un Impero che unì i popoli, e sede di un papato universale.

Poi rendete omaggio anche a chi si oppose o patì l’Unità d’Italia, date spazio anche a letture critiche, siate inclusivi nelle celebrazioni d’Unità. Ma fate la festa all’Italia, è un buon punto per ripartire. Un sobrio amor patrio ci vuole ancora. Un Paese che non si ama non si salva.

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Inserito su www.storiainrete.com il 9 gennaio 2010

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2 commenti


  1. Ma quale Unità d’Italia si vuole festeggiare? A me sembra che nel 1861 ci sia stato solo una invasione armata con conseguente annessione e colonizzazione di una Nazione libera e indipendente ( Regno delle Due sicilie)che ancora oggi ne paga le conseguenze. Quale Unità se Roma (e il Lazio)è stata “conquistata” a Settembre 1970. Quale Unità se il Triveneto è stato annesso con la 1^ guerra mondiale assieme al Sud Tirolo che erano,sono e rimangono Austriaci)?
    Quale Unità se il re “Galantuomo” non volle proclamarsi “Vittorio Emmanuele I° re d’Italia” ma volle rimanere II°? Quale Unità se dopo “l’annessione”, il “primo Parlamento Italiano” insediatosi Promulgò le leggi non iniziando dal n° 1 ma seguendo le leggi già promulgate in precedenza dallo stato sardo/sabaudo?
    Perciò cerchiamo di essere seri senza prenderci in giro e sperperare soldi in tante “vajassate” per la penisola.
    Ricordiamoci, invece, delle tante atrocità commesse e delle tante morte ingiuste che ci furono. Ricordiamoci di coloro che per difendere le loro terre, le loro donne, i loro figli e soprattutto la loro PATRIA furono chiamati Brigant. Anche essi meritano giustizia.
    Nupo da Napoli.

    Porzio Nunzio

  2. Egregio Marcello Veneziani, mi meraviglia molto che un uomo del Sud (o lo rinneghi anche tu ?) si batta per far dichiarare festa nazionale la data del 17 marzo. Una data che per tutto il Sud è infausta perchè rappresenta non l’unità d’italia, ma la colonizzazione e la schiavizzazione del Sud da parte dei “piemontesi”. Di quei “piemontesi” che “vennero a liberarci” (da chi poi?) con le baionette e con le trucidazioni e che “ci chiamarono Briganti e caffoni”.
    Perchè ogni libro di storia e/o pubblicazioni si ferma al 1860? perchè del decennio 1860/1870 non compare nulla nei libri? Eppure quel decennio ha causato 600/700 mila morti e, anche nel prosieguo, circa 30 ( dico trenta) milioni di emigranti del sud, di quel Sud che prima del 1860 gli emigranti li importava. Perciò, credi a me, è meglio che la data del 17 marzo 1861 la ricordiamo come LUTTO NAZIONALE ( non scordare che il Sud era una Nazione ).
    Nupo da Napoli

    Porzio Nunzio

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