Così la nipote di Croce sbugiarda Saviano: “Inventa la storia”

9 marzo

“Roberto Saviano è un mistificatore della storia e della memoria”. La nipote di Benedetto Croce, Marta Herling, non usa mezzi termini nello smascherare l’autore di Gomorra. In un monologo raccolto nel volume fresco di stampa Vieni via con me, il giornalista tira in ballo il filosofo napoletano in un fantasioso e mai esistito giro di “mazzette”. Una “favoletta” inventata di sana pianta e smentita dalle Memorie della mia vita scritte dallo stesso Croce nel 1902.

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da del 9 marzo 2011

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Siamo a Casamicciola, piccolo comune dell’isola di Ischia. Corre l’anno 1883. A luglio Benedetto Croce si trova, insieme alla famiglia, nella pensione Villa Verde, abbarbicata nell’alto della città. La sera del 29 un “terribile terremoto” sconvolge il paese. Fino a qui è storia. Poi, Saviano ci dà dentro con la fantasia. E racconta: “A un tratto, come alleggerito, (Benedetto Croce, ndr) vide suo padre ondeggiare e subito sprofondare sul pavimento. Svenne e rimase sepolto fino al collo nelle macerie. Per molte ore il padre gli parlò, prima di spegnersi. Gli disse: ‘Offri centomila lire a chi tisalva’. Benedetto Croce sarà l’unico superstite della sua famiglia massacrata dal terremoto”. L’equazione è semplice: mazzette allora per il terremoto a Ischia, mazzette oggi in quel dell’Aquila. La storia si ripete. E si ripetono i mali del Mezzogiorno. E via inventando.

Marta Herling si va a rileggere le Memorie di Benedetto Croce e scrive al Corriere del Mezzogiorno per raccontare come sono andati i fatti veramente (leggi qui). “Da dove ha tratto la ricostruzione di quella tragedia? – si chiede la nipote del filosofo – dalla sua mente di profeta del passato e del futuro, di scrittore la cui celebrità meritata con la sua opera prima, è stata trascinata dall’onda mediatica e dal mercato editoriale, al quale è concesso di non verificare la corrispondenza fra le parole e i fatti”. Di sicuro il giornalista non sembra aver consultato il testo in cui Croce racconta di aver chiamato “al soccorso per me e per mio padre, di cui ascoltavo la voce poco lontano”.

Non una parola sulle mazzette. La stessa cifra riportata da Saviano risulta ridicola. “Una cifra inimmaginabile per l’anno 1883 – sottolinea la Herling – non bisogna essere economisti per sapere che il valore della lira a quell’epoca impedisce di supporre una simile offerta dalla mente e soprattutto dalle tasche degli uomini di allora”. Ma Saviano non punta alla veridicità dei fatt, l’intento è un altro: piegare l’evento storico alla propria invettiva. Dal terremoto di Casamicciola del 1883 a quello dell’Irpinia del 1980, fino ad arrivare alla tragedia che due anni fa ha distrutto l’Abruzzo. La morale? Il Sud Italia continuerà ad essere colpito da quei mali atavici dai quali nessuno può essere immune dal momento che non ne sarebbe stato immune, anche se inconsapevolmente per la necessità imposta dalla tragedia, nemmeno Benedetto Croce.

Così alle esigenze della retorica Saviano adatta la verità e la storia. E’ più interessato all’effetto letterario che ai fatti, preferisce curare gli effetti taglienti della denuncia socio-politica piuttosto che lavorare alla ricostruzione esatta degli avvenimenti. Tanto nessuno può smentire il guru. Ma Marta Herling lo fa e glielo dice pure in faccia: “Caro Saviano, mi dispiace, c’è anche chi non offre e non riceve ‘le mance e le mazzette’: questa è mistificazione della storia e della memoria”. Appunto.

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