Quei cadaveri inguardabili. Da Bin Laden a Lincoln

15 maggio

La foto del cadavere del grande terrorista esiste, ma nessuno al mondo la potrà vedere. L’amministrazione Usa ha deciso di chiuderla bene a chiave, e non tanto perché sia disgustosa a guardarsi, ma perché, come spiega un alto funzionario di Washington,  “il rischio è che grazie a quell’immagine venga trasformato in un eroe”.

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Di Michele Smargiassi da Repubblica del 14 maggio 2011Repubblica.it: il quotidiano online con tutte le notizie in tempo reale.

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Be’, state dicendo che l’avete già sentita, questa storia? No, questa non l’avete ancora sentita, anche se somiglia dannatamente alla storia delle foto del cadavere di Bin Laden. Perché io vi stavo raccontando della foto censurata e ora perduta del cadavere di John Wilkes Booth, l’assassino del presidente americano Abraham Lincoln.

BoothdeathAttore, schiavista, sostenitore della causa confederata e infiltrato sudista, Booth sparò a Lincoln in un teatro, lo sapete tutti, il 15 aprile 1865, poi fuggì tallonato dai poliziotti, e fu infine circondato e ucciso due settimane dopo durante una sparatoria in un casolare di campagna in Virginia. Il suo corpo fu portato, per l’autopsia, a bordo della nave militare Montauk, dove su incarico delle autorità di polizia fu scattata una sola fotografia del suo corpo, nientemeno che da due celebrità fotografiche dell’epoca: Alexander Gardner e il suo allora assistente Timothy O’ Sullivan. Ma lo fecero solo come esecutori materiali. Un funzionario governativo non li lasciò mai soli, neanche in camera oscura, fin quando la lastra fu sviluppata e stampata in una sola copia, poi sequestò entrambi gli oggetti, negativo e positivo, e li custodì in attesa di decisioni. Che furono drastiche: il segretario di stato Edwin  Stanton decise che nessuno avrebbe mai visto quella foto: troppo pericolosa, così si espresse chiaramente, la sua diffusione in un momento di crisi e di vuoto politico, a guerra civile non ancora definitivamente conclusa, in un paese scosso da tensioni letali e percorso da desideri di rivincita feroci.

I giornali dell’epoca dovettero accontentarsi di chiedere ai loro disegnatori di schizzare ricostruzioni ipotetiche della caccia all’uomo, dell’uccisione e dell’autopsia. Finzioni? Certo, era evidente, si trattava di disegni e non di fotografie, si dirà. Ma attenzione: all’epoca le fotografie non potevano ancora essere direttamente riprodotte sui giornali. Anche se i giornalisti di Harper’s Weekly fossero riusciti a mettere le mani sulla foto proibita, avrebbero dovuto comunque farla “tradurre” su una lastra di zinco da un disegnatore per poterla pubblicare: e allora vrebbe avuto esattamente lo stesso aspetto delle incisioni che vi mostro, che riprendo dall’eccellente servizio in cui lo Smithsonian Magazine ci raccontaquesta vicenda, con tempestivo senso dell’attualità della storia.

I lettori, salvo quelli più avvertiti, non avrebbero dunque apprezzato granché la differenza fra queste docu-fictions e la traduzione da una “vera fotografia”. Insomma anche prima di Photoshop e persino prima della foto-incisione fu possibile fare quel che un giornale pakistano ha fatto il giorno dell’uccisione di Bin Laden: diffondere una immagine verosimile ma del tutto falsa e immaginaria dell’evento. L’era del sospetto, come vedete, comincia un po’ prima dell’avvento del digitale.

BoothAutopsyQuella foto censurata e poi perduta, ora la si cerca con accanimento. Lo fa Bob Zeller, presidente del Center for Civil War Photography, che ha appena raccontato la vicenda allo Smithsonian. Che non dispera affatto di poterla trovare. Un secolo e mezzo dopo, quella foto non può più diventare altro che materiale per gli storici.

Quindi tranquilli, la vedremo, la foto di Osama insanguinato. Più o meno verso il 2160.

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Inserito su www.storiainrete.com il 15 maggio 2015

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