Libia, fine della tragicommedia. Una lezione di storia

24 agosto

Storia in Rete n. 35In questi giorni torna d’attualità quanto scrivemmo due anni fa su “Storia in Rete” n. 35 a proposito di Gheddafi. Allora, con ben altri argomenti, si mostrava il volto oscuro di un dittatore con cui tutte le nazioni che ora lo bombardano volevano fare affari d’oro. L’arretrato è disponibile a soli 4,00 euro nella nostra EDICOLA VIRTUALE.

Un numero che ha trovato d’accordo l’autore dell’interessante articolo che segue e che ci cita. Si tratta di una lezione su come l’assenza di una prospettiva storica, anzi, la volontaria dimenticanza del passato storico nazionale, possa condurre un paese come l’Italia ad intraprendere una dietro l’altra una sequela di decisioni sbagliate, foriere di guasti e guai le cui conseguenze sono durevoli nel medio e nel lungo periodo, a fronte di piccoli vantaggi in quello breve. Vantaggi che per lo più vanno ai politicanti di turno o ai poteri economico-industriali-finanziari. (EM)

Libia2 Libia, fine della tragicommedia

Pare che siamo giunti all’ultimo atto della tragicommedia libica. L’intervento della NATO ha posto fine al regime quarantennale di Gheddafi. La guerra non è ancora finita, e per le strade di Tripoli si combatte e ciò che resta dell’esercito del colonnello vende cara la pelle, ma ormai il loro destino è segnato. Per quanto riguarda Gheddafi, le notizie sul colonnello sono contraddittorie. Nel bunker in cui sembrava fosse rinchiuso di ui non c’è traccia. Zimbabwe, Angola e Venezuela si propongono di ospitarlo per un eventuale esilio, vedremo comunque nei prossimi giorni cosa deciderà di fare il politico più ricercato al mondo. Con questo post, in cui cercherò di raccogliere riflessioni personali non intendo affatto fare l’apologia del signor Gheddafi. Un signore che merita ampiamente la sua sorte. Un signore che ha esiliato i coloni italiani espropriandoli dei propri beni, che ha avuto le mani in pasta praticamente in tutta la scia di sangue nota come “anni di piombo”, che ha armato e aiutato le Brigate Rosse, che ha patrocinato atti terroristici vili e sanguinari come l’infame attentato di Lockerbie e che ha utilizzato per anni il racket dell’immigrazione come arma di ricatto contro il nostro paese. Tutte le nequizie del colonnello vennero riassunte dalla rivista “Storia in Rete” in tempi non sospetti in un numero intitolato Il Libro Nero di Gheddafi, numero che invito a procurarsi tramite arretrato, giusto per far capire che qui non si intende fare un’apologia del colonnello. Detto questo cominciamo a fare alcune riflessioni.

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da Rischio Calcolato di mercoledì 24 agosto 2011

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A chi stiamo affidando la Libia?

Il “Consiglio Nazionale di Transizione” nato dalla rivolta di Bengasi è capitanato e formato in buona parte da ex membri del regime del colonnello. Prendiamo ad esempio il primo ministro del governo di Bengasi, Mahmud Jibril. Fino a pochi mesi fa era presidente del consiglio per lo sviluppo economico di Gheddafi. Oppure se volete parliamo del segretario generale del CNT, Mustafà al Jalil, fino a febbraio ministro della giustizia del rais, mentre Abdul Younes, il capo militare dei ribelli ucciso poche settimane fa, era fino a febbraio ministro dell’interno del regime. Insomma, a partire dai suoi esponenti di punta il CNT è pieno zeppo di ex funzionari di Gheddafi. Ora, abbiamo fatto tutto questo ambaradan con tanto di morti e macerie per affidare la Libia a gente che per anni ha retto il catetere a Gheddafi. E’ la cruda verità, piaccia o non piaccia. Ricordiamo poi come tutte le proposte di mediazione dell’Unione Africana e della Russia siano state respinte senza appello proprio dai ribelli mentre erano state accettate da Gheddafi. Inoltre all’interno dello stesso CNT le acque non sono certo calme, come testimonia l’uccisione di Younes da parte dell’ala islamista del CNT. Senza contare la corposa presenza dei qaedisti nelle fila ribelli. Al di la della propaganda gheddafiana, è un fatto che Aqmi, ramo nordafricano di Al Qaida, si sia schierato coi ribelli fin dal principio.

Rischiamo una Somalia di fronte casa? Che ne sarà della Svizzera africana?

La Libia è un’invenzione del colonialismo italiano. Prima della colonizzazione italiana l’attuale Libia era divisa in tre province dall’amministrazione ottomana, ovvero Tripolitania, Fezzan e Cirenaica. A loro volta le tre macro-regioni libiche sono suddivise in varie tribù. Per molti anni il regime di Gheddafi ha tenuto sopite le rivalità tra le varie tribù e tra le varie regioni. Ora che il potere è in mano al circolo dei ribelli di Bengasi e della Cirenaica il delicato equilibrio costruito dal colonnello potrebbe saltare. Siamo sicuri che la Tripolitania e le tribù fedeli a Gheddafi si arrenderanno così e accetteranno il governo della Cirenaica? Siamo sicuri che le rivalità tribali ora non esploderanno clamorosamente? Ma non abbiamo imparato nulla dall’Afghanistan e dall’Iraq? Siamo in Afghanistan da 10 anni e i talebani sono ancora lì, vivi e vegeti e sul punto di vincere la guerra. In Iraq ci son voluti anni, migliaia di vite umane e migliaia di soldi spesi per ristabilire la calma e aver ragione dei fedelissimi di Saddam Hussein. L’uccisione di Younes da parte degli stessi ribelli è un segnale allarmante di come non regni l’armonia nel fronte anti-Gheddafi. Lo scenario di una Somalia di fronte alle nostre coste è qualcosa di agghiacciante da tenere in conto nel futuro prossimo venturo. Inoltre dopo 6 mesi di guerra civile sanguinosa la Libia è allo stremo. I bombardamenti della NATO hanno demolito quella che era la Svizzera dell’Africa. Già, perché i media non ve l’hanno detto ma la Libia fino a sei mesi fa era il paese africano con il più alto reddito pro-capite e con standard di vita da paese europeo. Qui se volete una lista completa delle ricchezze della fu Libia di Gheddafi. Ora però i libici sono allo stremo, e allo stremo è l’economia del paese, falcidiata dall’embargo sul petrolio, principale fonte di sostentamento libica. Valeva la pena ridurre al disastro la Svizzera d’Africa per arrivare a una potenziale Somalia di fronte alle nostre coste? Il libico medio, che prima viveva molto meglio di tutti gli abitanti del suo continente e ora è ridotto alla miseria secondo voi sarà grato all’occidente e alla “democrazia esportata” oppure sarà furibondo?

La scomparsa dei pacifismi, Obama viola la costituzione nel silenzio dei media, la sinistra si scopre guerrafondaia e dimentica i flirt col colonnello

La guerra in Iraq del 2003 era stata salutata dal mondo con imponenti manifestazioni di dissenso e protesta. Ora, Obama, Sarkozy e Cameron si sono comportati molto peggio di Bush e Blair, perché, contrariamente a questi si sono rifiutati di fare una formale dichiarazione di guerra venendo meno a tutte le regole con cui la guerra s’è fatta finora. In sostanza i tre esportatori di democrazia mentre facevano lezioni a Gheddafi, stupravano la stessa in casa loro. Questo è il mondo del bipensiero orwelliano in cui una guerra vien chiamata “no fly zone” e in cui le dichiarazioni di guerra si possono anche non fare. I pacifisti, che riempivano le piazze nel 2003, oggi sono spariti. Niente manifestazioni, niente richieste a l’Aja, nulla. Nessuna richiesta di impeachment per Obama, il quale ha preso la costituzione degli USA e l’ha gettata nel cestino. Solo i soliti Ron Paul e Dennis Kucinich han tentato di difendere la carta costituzionale, fallendo. Le bandiere arcobaleno son state ammainate. La sinistra, un tempo pacifista oggi si scopre guerrafondaia. Tra i più attivi nello scontro con il colonnello il mai-eletto inquilino del colle. Giorgio Napolitano, che un anno fa accoglieva il colonnello a Roma con onori e salamelecchi insieme a tutte le autorità italiane, è stato il maggior fautore dell’entrata in guerra dell’Italia. Ora, mi risulta che lo stesso Giorgio Napolitano fino al 1991 facesse parte del “Partito Comunista Italiano” e mi risulta che all’epoca del bombardamento di Reagan quel partito prese le difese di Gheddafi. Mi risulta inoltre che a lungo la sinistra italiana abbia ritenuto Gheddafi un esempio del socialismo e che per anni abbia ritenuto il “libretto verde” del colonnello un’opera mirabile. Senza contare i rapporti che la sinistra ebbe ai tempi dei governi ulivisti proprio con lo stesso Gheddafi. Oggi invece la sinistra, ai tempi dell’Iraq pacifista, s’è riscoperta guerrafondaia. E il più guerrafondaio di tutti è proprio Giorgio Napolitano, l’ex comunista migliorista oggi massone del CFR. Ora vorremo capire, cari sinistri, ma vi siete dimenticati di quando innalzavate il colonnello a icona socialista anti-imperialista? Che il vostro pacifismo fosse solo strumentale lo sapevamo, basti ricordare gli aerei italiani che sganciavan bombe su Belgrado nel ’99 in pieno governo D’Alema, non pensavo però che riusciste a rinnegare in così breve tempo un ex idolo e virare a 360 gradi la linea pacifista. Dimostrate però ancora il vostro servilismo nei confronti dello straniero e quindi meritate comunque un plauso per esser degni rappresentanti del servilismo che caratterizza questo paese.

Menzogne e propaganda, l’informazione in cortocircuito

Giovanni Minoli, uno dei pochi presentatori di valore della RAI, ha dedicato un’intera puntata de “La Storia Siamo Noi” alla questione libica e alla storia della propaganda di guerra in tempi recenti. Ovviamente la trasmissione di Minoli è relegata alle undici di sera. In quella puntata Minoli smascherò alcune delle bugie di guerra dei media occidentali. Prima le notizie sui 10mila morti, quindi le fosse comuni, i presunti stupri… L’informazione occidentale si è abbeverata acriticamente alla fonte di Al-Jazira, la quale ha fornito informazioni spesso fasulle e inesatte. Ancora una volta, come avvenuto all’epoca del Kossovo, delle due guerre del golfo, i media anziché recitare il ruolo di cronisti imparziali sono stati i megafoni della propaganda occidentale. Ora, non credo nemmeno alla tesi terzomondista che vuole Gheddafi semplice vittima del complotto occidentale. Il colonnello non è farina da ostie e in Italia lo sappiamo bene. Però una maggiore imparzialità sarebbe richiesta anziché il tifo da stadio visto in questi mesi.

Proteggere i civili uccidendo i civili, la violazione della risoluzione, i grandi della terra un tempo amici di Gheddafi oggi suoi nemici, Sarko “umanitario” in Libia e filo-tiranno in Tunisia

Secondo quanto denunciato dalle autorità libiche, dall’inizio dei bombardamenti nel marzo scorso quasi 1.000 civili hanno perso la vita. La cifra sparata dal magistrato libico può essere frutto di pura propaganda. Che i raid della NATO abbiano provocato una lunga scia di sangue innocente è però un dato di fatto. Il mandato ONU parlava di difesa dei civili, ma i civili anziché esser difesi sono stati massacrati dall’ONU. Se la NATO non fosse intervenuta la guerra in Libia sarebbe finita 5 mesi fa con la vittoria di Gheddafi. Avremmo evitato 5 mesi di spargimenti di sangue innocente. La risoluzione ONU dava un mandato, il quale è stato palesemente violato dalla NATO. Il mandato parlava di protezione dei civili, ma la NATO ha spudoratamente parteggiato per una delle due parti in causa violando la risoluzione. Squallida l’ipocrisia di Obama e Sarkozy, fino a ieri baci e abbracci con Gheddafi. I “motivi umanitari” fanno ridere i polli. Gheddafi è un dittatore da 40 anni, da 40 anni ammazza i suoi oppositori e solo ora si accorgono di tutto?

NON FATEMI RIDERE!

Parliamo poi proprio di Sarkozy il quale oggi si bea di aver esportato la democrazia in Libia, ma giusto pochi mesi fa, durante la rivoluzione tunisina, la sua ministra degli esteri, Alliot-Marie, venne costretta alle dimissioni perché pescata a dar consigli a Ben Alì sul come sedare gentilmente la folla infrocita. Ergo il signor Sarkozy che bombarda i dittatori fa ridere i polli. Lo stesso Sarkozy poi era molto amico di Gheddafi. Come hanno ricordato Dupont-Aignan e la leader comunista Marie George Buffet, l’inquilino dell’Eliseo nel 2007 accolse con tutti gli onori e i salamelecchi del caso proprio Gheddafi, il quale nel 2007 era un dittatore esattamente come oggi, ma all’epoca evidentemente era molto più malleabile agli interessi di Parigi. Se “l’esportazione della democrazia” di Bush e degli ex trotzkisti oggi neo-conservatori era rivoltante, la “guerra umanitaria” targata Obama-Cameron-Sarkozy è doppiamente rivoltante. Si maschera una guerra fatta per interessi economici (petrolio, ma non solo…) con motivi pseudo-umanitari.

L’Italia eterno Arlecchino servo di due padroni, il servilismo del governo, la Lega che abbaia ma non morde, i nostri interessi in pericolo

L’ultimo capitolo non poteva che essere dedicato all’atteggiamento del governo. Alla sinistra abbiam già dato la parte che meritava, ora tocca all’accoppiata Berlusconi-Bossi e al governo. Dunque, circa un anno fa il colonnello Gheddafi giungeva in quel di Roma inscenando una carnevalata ripugnante. Il governo era a dir poco entusiasta dell’arrivo del colonnello. Pochi mesi dopo però, come nella miglior tradizione italiana, ecco gli aerei dell’aviazione a tirar bombe “umanitarie” in Libia. Berlusconi, trascinato da Frattini, La Russa e Napolitano, ha voltato le spalle allo stesso uomo a cui aveva fatto il baciamano nemmeno 6 mesi prima. La Lega ha sbraitato, ma il Carroccio è sempre più partito di poltrona e ai guaiti sui giornali non ha mai fatto seguire azioni concrete per il termine della missione. Grazie ai trattati con Gheddafi (o meglio ai soldi versati nelle tasche del colonnello) gli sbarchi sulle coste di Lampedusa erano stati decimati. Durante la guerra libica però abbiamo visto di nuovo scene che credevamo esserci lasciati alle spalle, con l’Italia impossibilitata a respingere i barconi al mittente a causa della guerra. Ora, la guerra ha ridotto a un cumulo di cadaveri e macerie la Svizzera africana. Prima di questa guerra l’immigrazione che giungeva dalla Libia era proveniente da altri paesi africani, gli immigrati libici erano solo una minima frazione. Ora, con la Libia ridotta allo stremo, è probabile che arrivi un’ondata migratoria pure da lì. Oltre agli accordi sull’immigrazione, Gheddafi aveva dato praticamente l’esclusiva all’ENI sul petrolio libico, immesso capitali in Unicredit, e aperto le porte della Libia alle imprese italiane. L’Italia era il primo partner commerciale della Libia di Gheddafi, ora che ne sarà della posizione dell’Italia? Le imprese italiane hanno già subito un duro colpo, si calcolano che il danno subito dalle imprese italiane a causa della guerra sia di oltre 100 miliardi. Il clan di Bengasi e della Cirenaica continuerà la linea filo-italiana presa da Gheddafi negli ultimi tempi? Difficile a dirsi. Ora il mercato libico potrà essere “aperto” alla concorrenza anglo-franco-americana. Non dimentichiamo poi che la Cirenaica è da sempre la regione più anti-italiana della Libia. La Cirenaica è la terra di Omar al Mukhtar, il leader della resistenza anti-italiana il cui figlio si rifiutò di ricevere Berlusconi durante una visita del premier a Bengasi nel 2008, rivangando la resistenza anti-italiana di cui il padre è ritenuto l’eroe. Senza contare che proprio Bengasi fu l’epicentro della manifestazione anti-Calderoli del 2006. In sostanza i ribelli di Bengasi non saranno ben disposti verso di noi, sono legati a doppio filo alla Francia e appoggiandoli senza se e senza ma, a mio avviso, il governo non ha difeso i numerosi interessi del nostro paese in Libia. Berlusconi s’è dimostrato inadeguato e servile e Bossi poco più che un cagnolino a cui basta dare l’osso (i ministeri a Monza) per farlo tacere. Un anno fa il governo peccò nel concedere a Gheddafi di utilizzare Roma come teatro delle sue smargiassate, oggi il governo pecca nell’aver appoggiato in maniera spudorata un gruppo di ribelli di cui sappiamo poco o nulla e che probabilmente sono stati armati e foraggiati economicamente dai nostri diretti concorrenti francesi. Intanto la solita figura da eterni arlecchini servi di due padroni l’abbiam fatta come sempre e l’asse energetico Italia-Libia-Russia rischia di sfaldarsi a causa di questa faccenda. In questo paese in sostanza funziona tutto alla rovescia, pure la politica estera.

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