Roma: identificato il tempio di Traiano e Plotina

10 settembre

notizie-dal-mondo-della-storia1.png (90×90)Le architetture di Roma antica più difficili da ricostruire sono quelle del Foro di Traiano, con la basilica, le biblioteche ai lati della colonna e l’ingresso al Foro. A essi da anni stanno lavorando gli archeologi della Soprintendenza comunale. Ancora più arduo è capire se, davanti a questo ingresso, sorgevano isolati di abitazioni o una piazza con al centro il tempio dei divi Traiano e Plotina, eretti da Adriano.

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di Massimo Carandini dal Corriere della sera del 2 settembre 2011 Corriere della Sera.it

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L’origine dell’identificazione è avventa quando sono stato invitato a visitare i sotterranei di Palazzo Valentini. Lì ho visto le possenti volte di cui era noto un rilievo, che abbiamo constatato essere esatto. Queste strutture, in asse con il Foro, sono parse a me e all’allievo Fabio Cavallero appartenere al podio di un tempio simile a quello di Antonino e Faustina, ben conservato e costruito anch’esso su volte. La grande colonna in granito che giace ai piedi della colonna Traiana va attribuita al fronte del tempio del divo Traiano, che guardava quindi l’ingresso al Foro, fortunatamente rappresentato su una moneta. L’architetto era il grande Apollodoro di Damasco. Il tempio era accolto in una piazza cinta da alto muro ornato probabilmente da un colonnato – come nella biblioteca di Adriano ad Atene – e curva sul fondo, come indica la strada retrostante trovata in vecchi scavi. Su questa strada davano tre aule a gradini, probabilmente del vicino pluriabsidato Athenaeum. Dobbiamo questi dati a uno scavo della Soprintendenza di Stato, che ha dato straordinari risultati per la Roma imperiale e medievale, che non potranno essere mostrati mancando a Roma un museo della città. Contribuiscono a confermare la nostra ipotesi anche i carotaggi praticati per la Metropolitana. La nostra proposta di ricostruzione del Foro di Traiano, che stiamo elaborando per un Atlante di Roma Antica, viene anticipata sul numero in edicola di «Archeologia viva» perché il pubblico ha diritto di conoscerla. Il lavoro raffinato di sutura di informazioni sparse non sarebbe stato possibile senza un sistema informativo e la grafica CAD, strumento di cui è maestro Paolo Carafa, che occupa la cattedra da me lasciata alla Sapienza. Rendere il tutto visitabile? Un sogno.

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Inserito su www.storiainrete.com il 10 settembre 2011

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