Quando la Grecia (con Italia e Spagna) salvò la Germania

6 ottobre

Berlino, indebitatissima dopo la seconda guerra mondiale, fu aiutata da 60 stati che firmarono il patto di Londra il 27 febbraio 1953. Con l’accordo fu dimezzato il debito estero del paese ponendo le basi per il futuro successo economico del paese e dell’Europa intera. Potrebbe succedere ora con la Grecia? Una pagina di storia da rileggere, oggi, mentre la Grecia è “appesa a un filo” e il G20 ha appena deciso un nuovo maxi-rifinanziamento per salavare le banche (e l’Euro).
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di Laura Lucchini da Linkiesta del 28 settembre 2011 Home

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Molti tedeschi si sentono ingannati dalla Grecia indebitata fino al collo e minacciati dalla situazione attuale tanto in Italia come in Spagna. Questi sentimenti si fanno ancora piú intensi in vista della votazione in parlamento, il prossimo 29 settembre, del primo pacchetto di aiuti alla Grecia e l’ampliamento del fondo salvastati. Pochi però ricordano che nemmeno molto tempo fa, fu proprio la Germania, indebitatissima dopo la seconda guerra mondiale, a dover essere aiutata. Sessanta stati firmarono il patto di Londra il 27 febbraio 1953. Con l’accordo fu dimezzato il debito estero del paese ponendo le basi per il futuro successo economico della locomotiva europea. Tra i firmatari anche Grecia, Italia e Spagna. Ma sul parallelismo tra i due momenti storici, anche gli addetti ai lavori sono divisi.

Diversamente dalla Germania allora, la Grecia oggi non esce da una guerra sconfitta. Però cosí come la Germania allora, la Grecia ha perso oggi l’accesso al mercato dei capitali a livello internazionale come conseguenza della crisi finanziaria, spiega a Linkiesta la professoressa Ursula Rombeck-Jaschinski, dell’Università di Düsseldorf, autrice di “Das Londoner Schuldenabkommen”, il trattato del debito di Londra. «Ripristinare l’accesso della Grecia al mercato dei capitali – sostiene Rombeck-Jaschinski- deve essere il fine di ogni iniziativa. La Grecia ha bisogno impulso per la crescita: allora fummo aiutati noi, è necessario che facciamo memoria». Il motivo?  Secondo Rombeck-Jaschinski «uno stato si può sempre trovare nella situazione di aver bisogno dell’aiuto di altri paese».

Il patto riguardante il debito estero tedesco fu stipulato a Londra tra la Germania e i rappresentanti di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Presenti anche osservatori e rappresentanti di altri 20 stati. In totale furono 60 i paesi creditori, tra loro anche Grecia e Italia. Con l’inizio della seconda guerra mondiale, nel 1939, la Germania aveva sospeso i pagamenti ai creditori inglesi e francesi. Dopo la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti nel 1941, anche il flusso di denaro verso conti americani era stato interrotto. A guerra finita, la comunità internazionale voleva ed aveva bisogno di riallacciare i rapporti commerciali con la Germania, però per questo era necessario che il paese riacquistasse solvibilità. Con il trattato di Londra i debiti tedeschi furono dimezzati: si trattava in totale di 13,5 miliardi di marchi, di cui 6,2 furono cancellati. Nel testo originale del trattato si introducevano cosi le motivazioni dei contraenti: «animati dal desiderio di rimuovere gli ostacoli che impediscono di stabilire relazioni economiche normali tra la Repubblica federale di Germania e gli altri paesi e di contribuire in tal modo allo sviluppo di una comunità prospera di nazioni».

È chiaro che nella situazione di una pace restaurata la disposizione d’animo era probabilmente diversa. Ma ancora di più oggi, all’interno di un’Unione che condivide la stessa moneta, e le cui economie sono indissolubilmente intrecciate uno sforzo in questo senso sarebbe auspicabile secondo Rombeck-Jaschinski. «Il miracolo economico tedesco non sarebbe praticamente stato possibile senza l’accordo di Londra», assicura. Non è daccordo Werner Abelshauser, professore di storia economica dell’Università di Bielfeld, che vede la situazione in modo più critico. «Un parallelismo si potrebbe tracciare solo nel momento in cui la Grecia svalutasse significativamente la propria moneta, e solo infine contrattasse con i creditori stranieri un hair-cut». In altre parole, perchè la situazione fosse paragonabile, la Grecia dovrebbe prima uscire dall’euro, reintrodurre le dracme, e svalutare, così come fece la Germania nel 1948.

Allo stesso modo secondo Abelshauser, il trattato di Londra del 1953, aiutò la Germania a tornare solvente, facilitandole il ritorno sul mercato mondiale, ma «non fu però decisivo. La Germania dopo la guerra era povera, ma non sottosviluppata. In particolare decisivo per il successo delle esportazioni fu il settore delle tecnologie». Se è davvero possibile imparare dalla storia, anche la Grecia dovrebbe fare la sua parte. E cioè riguadagnarsi la fiducia, in modo da attirare nuovamente gli investimenti. «Sarebbe fondamentale che le elite greche dimostrassero volontá di pagare le tasse in modo da ristabilire un rapporto di lealtà con lo stato e le istituzioni», secondo Rombeck-Jaschinski.

La storia della Germania dopo la seconda guerra mondiale è strettamente legata all’Europa: solo grazie all’Europa fu possibile la riunificazione. «Anche l’introduzione dell’euro va vista in questo contesto. Per tutti questi motivi, la Germania ha una responsabilità storica nei confronti del salvataggio dell’euro. Il fallimento della moneta unica sarebbe l’inizio della fine del processo di integrazione europeo». Dovrebbe essere compito della politica, «convincere le persone del senso e della necessità delle misure concordate». «Non vedo una responsabilità storica, perchè non fu la Germania a supportare l’introduzione dell’euro”, critica Abelshauser, che aggiunge : «la Bundesbank era totalmente contraria e la Germania non può salvare l’euro”, secondo l’esperto che drastico annuncia la sua personale ricetta: «se l’eurozona continua ad essere instabile, sarà necessario pensare ad alternative all’euro, per salvare l’idea di Europa dal fallimento».

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Inserito su www.storiainrete.com il 6 ottobre 2011
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