Archeologi ebrei: “revisionismo palestinese è attacco a Israele”

12 ottobre

notizie-dal-mondo-della-storia1.png (90×90)Il giornale online israeliano Ynetnews.com ha diffuso – attraverso la penna dell’italiano Giulio Meotti – l’allarme dell’archeologo Gabriel Barkai: secondo Barkai i colleghi palestinesi (aiutati da studiosi stranieri, in particolare italiani) stanno conducendo una vera e propria “intifada culturale” per sostenere con gli scavi archeologici le ragioni palestinesi.

L’Autorità Nazionale Palestinese ha già chiesto all’UNESCO di inserire fra i siti protetti come Patrimonio dell’Umanità i Luoghi Sacri di Betlemme, ma anche altri venti località fra cui Hebron e Nablus attraverso Hamdan Taha, il ministro palestinese della Cultura. In un articolo pubblicato su National Geografic lo scorso gennaio Taha ha dichiarato che “la Palestina va dal mare al Giordano” facendo balzare sulle sedie i colleghi ebraici, che hanno visto in questa dichiarazione “un colpo all’esistenza di Israele”.

La richiesta all’UNESCO di Taha è sostenuta dall’autorità del Vaticano per il Luoghi Sacri, dalla Chiesa Ortodossa di rito greco e da quella di rito armeno. Taha si è laureato a Berlino, è stato allievo di Paolo Matthiae, l’italiano scopritore di Ebla, ed ha lavorato ad Hebron con un altro italiano, Michele Piccirillo, un frate francescano. Con lo Studium Biblicum Franciscanum, Taha ha rapporti molto stretti. Nel momento in cui le Nazioni Unite sono vicine alla concessione dello status di nazione indipendente alla Palestina, le questioni archeologiche diventano altresì questioni di Stato. Al momento Taha sta facendo portare avanti una decina di scavi attorno Nablus, finanziati anche da fondi delle nazioni europee. Di recente, un suo articolo – intitolato “Jerusalem, a City Crying Out for Justice” – sul sito ufficiale dell’Autorità Palestinese ha affermato che non vi sono evidenze archeologiche della presenza di templi ebraici in quegli scavi. Secondo Ynetnews, “Taha sta brigando per cancellare ogni presenza ebraica dalla Terra Santa. Taha ha affermato che la Bibbia è una “narrazione mitologica”, l’archeologia israeliana è “eurocentrica” e conduce a “confische di terre nel nome di Dio e dell’archeologia che hanno radici imperialiste”.

Il revisionismo dell’archeologia palestinese sta infatti mettendo in dubbio alcune scoperte israeliane: è aperto il dibattito attorno alla cosiddetta “Tomba di Giuseppe”, per gli ebrei un luogo sacro dove è stato sepolto il personaggio biblico al ritorno dopo la cattività in Egitto, per i palestinesi la molto più recente sepoltura di Yusuf Dukat, uno sceicco morto appena un secolo e mezzo fa. Quando il presidente israeliano Nethanyau dichiarò che due luoghi archeologici identificati come la Tomba di Rachele a Betlemme e la Tomba dei Patriarchi ad Hebron sarebbero stati messi sotto protezione israeliana, Taha ha reagito duramente, definendo l’identificazione dei luoghi coi personaggi biblici “artificiale” e “un furto”. Anche il sito di Shiloh, capitale ebraica per 4 secoli, nella quale la tradizione vuole che fu custodito il Tabernacolo, è stato contestato da Taha: “A Shiloh i coloni pretendono d’aver trovato il Tabernacolo, ma quelli sono capaci di ripescare un osso di pollo mangiato da mio padre 50 anni fa e dichiarare che si tratta di un vitello sacrificale degli Antichi”. Lo scorso anno, il 21 ottobre, l’UNESCO riconobbe formalmente che la cosiddetta Tomba di Rachele doveva essere invece la moschea di Bilal ibn Rabah.

Secondo Barkai, questo revisionismo palestinese è peggio del negazionismo dell’Olocausto.

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5 commenti


  1. La mossa di Israele di dichiarare la tomba di Rachele e la tomba dei Patriarchi siti Israeliani nonostante che stanno di mezzo a città Palestinesi è un vero e violento colpo all’esistenza della Palestina! Questo gioco di un progetto politica realizzato attraverso l’archeologia nella terra santa e’ un gioco di cui gli Israeliana sono i maestri. Perciò, se adesso ci sono Israeliani che sentono che tale mossa “è un colpo all’esistenza d’Israele”, immagina come sentono i Palestinesi. Gli Israeliani sostengono le loro posizioni ‘archeologici’ con uno dei militari più temuto sulla terra… a stare dietro ‘l’archeologia’ Palestinese sono solo parole.

    Vincent Nagle

  2. I colonialisti sono gli islamici. Colonia antica di tredici secoli, ma sempre colonia. In Giudea, a Qumran, furono trovati documenti scritti in ebraico risalenti a tempi in cui l’arabo non era stato ancora inventato e Maometto sarebbe nato solo 6 secoli dopo. Che importanza può avere, alla luce di ciò, litigare su cose ancora più remote, che comunque rimangono ovvie per qualunque studioso serio? I Palestinesi hanno diritto alla dignità della propria storia, per quanto giovane. Essa nasce nel 1967, o al massimo, come stora della Ummah islamica, nel settimo secolo dell’era moderna. Non verrà certo rafforzata la rispettabilità di questa storia negando l’innegabile storia ebraica. Ma su una cosa il signor Nagle ha ragione. Questa volta, per cercare di cancellare la storia ebraica, occorrerà dover fare i conti con quello che lui chiama “uno dei militari più temuto sulla terra”, il quale dispone di un arma segreta: non avere nessun’altra scelta.

    Vanni Frediani

  3. Cosa vi aspettate da bugiardi che sostengono di abitare in “palestina”, nome inventato dall’imperatore Adriano dopo la Grande Rivolta (Ebraica) del 135 d.C., da ben 7.000 (sette mila) anni?
    O che Tel Aviv, fondata da pionieri (non coloni) ebrei 101 anni fa, in realtà è un villaggio “palestinese” chiamato Tel al-arabiya? Qualcuno ha mai visto una mappa della provincia ottomana chiamata Siria meridionale con un villaggio di nome Tel al-arabiya a nord di Giaffa?
    Dico bene Siria meridionale, dato che “palestina” fu reintrodotto dai britannici nel 1917.
    PS: Siria meridionale = odierna Israele + Gaza + Giordania + Giudea-Samaria (oggi erroneamente chiamate “Cisgiordania”)

    Johnny Mardkhah

  4. Gli Arabi sono stati invasori che si sono sovrapposti a terre ebraiche e bizantine. A dir poco sono invasori di tutto il Nord Africa e anche del Medio Oriente. Per non parlare poi dei Turchi che hanno invaso la Cappadocia e tutta l’area spettante agli Armeni, nonché Costantinopoli. La loro faccia tosta è infinita come la loro arroganza. Non si va molto lontani, quando si è fondamentalmente dei prepotenti oppressori ma non si hanno le armi materiali militari per imporsi secondo i propri disegni egemonici. Troveranno pane per i loro denti quando la pazienza dell’ Occidente sarà esaurita. Ciò è triste e spiacevole, ma la Storia insegna questo.

    Marco Flavio

  5. anchio sono laureato in archeologia senza occupazione ,,,certamente avendo la mamma con un cognome italiano “bergamo”ma d ‘origine ebraico sarebbe molto interessante approfondire senza un eccessiva ideologia sionista o anke araba l’insediamenti che partono dall età del bronzo fino al periodo paleocristiano nella città di jaifa,,,e poi vorrei saperne di piu della situazione degli ebrei in puglia come trani barletta o a lecce che sotto l impero borbonico c è stata come una diaspora e una conversione forzata al cristianesimo per questo motivo mio nonno è risultato solo partigiano disertore e non ebreo

    vito

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