Esposta in anteprima a Roma una mappa mongola del XVI secolo lunga 30 metri

13 ottobre

E’ stata realizzata cinque secoli fa per raccontare su un lembo di seta lungo trentuno metri la Mongolia del 16esimo secolo, cioè il vasto territorio delle Vie della Seta, che dalla provincia cinese del Gansu arriva fino al Mar Rosso e alla Mecca. Un volo d’uccello sulle terre d’occidente viste dalla Cina dei Ming, che offre la straordinaria Mappa dipinta del paesaggio mongolo, documento unico e delicatissimo che sarà in mostra in anteprima mondiale dal 21 ottobre al 26 febbraio alle Terme di Diocleziano, ospite d’eccezione di alcune Aule aperte eccezionalmente dalla soprintendenza archeologica di Roma. Sarà il fiore all’occhiello della mostra “A Oriente. Città, uomini e dei sulla via della seta”, curata dall’Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente (Isiao). A rendere ancora più intrigante la visita, giocherà un ruolo chiave l’allestimento multimediale firmato dal collettivo di videoartisti Studio Azzurro.

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Di Luana Larcan da Repubblica del 12 ottobre 2011 Repubblica Roma

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La mappa è stata scoperta quasi per caso anni fa in Giappone, dove era arrivata negli anni Venti, e rimasta nei depositi di un museo di Kyoto senza che nessuno si accorgesse del suo valore. Oggi è di proprietà di un collezionista privato, acquistata in Giappone nel 2002 da una società d’asta di Pechino, che l’ha concessa per la prima volta a Roma, senza neanche mai esporla in Cina. A fare un primo sopralluogo, oggi, nel backstage dell’allestimento, di disimballaggio del rotolo, il ministro per i beni culturali Giancarlo Galan. Guanti alle mani e un pizzico di emozione, Galan ha ammirato da vicino la preziosa seta su cui scorrono dipinto con precisione impeccabile e matematica, città e monumenti, dove spicca ben riconoscibile la Mecca. “Per l’Italia è un privilegio – riflette il ministro – Un segno di amore per il nostro paese”. E con un pensiero ai tagli cui è costretto il patrimonio italiano, commenta: “dovremmo  dimostrare per la cultura lo stesso amore che i cinesi hanno dimostrato per noi in questo caso, amarla di più, finanziarla di più, essere riconoscenti ai beni culturali che ci distinguono nel mondo”. E la Mappa torna ad essere protagonista: realizzata fra il 1524 e il 1539 nei laboratori della Corte Imperiale, raffigura centinaia di luoghi e soggetti rinomati delle Vie della Seta, un repertorio di 211 toponimi cinesi, molti dei quali traslitterati dal mongolo, dall’uiguro, dal persiano, dall’arabo. Uno spettacolo paesaggistico, caratterizzata dai colori accesi e ben orchestrati negli accordi tonali, soprattutto nei blu e verdi. “E’ un’opera così bella e così ben conservata che le foto avevano fatto pensare a un falso”, racconta il curatore Francesco D’Arelli, professore  e Library and Publishing director dell’Isiao, volato pochi giorni fa a Hong Kong per prendere in consegna il rotolo. “Quando l’ho aperto non riuscivo a credere ai miei occhi”, dice. E già sono molti i musei del mondo che se la contendono, dalla Gran Bretagna all’Australia. “Tutti un po’ gelosi per il tributo dato all’Italia”, ironizza il curatore. Ma dopo Roma, la mappa potrebbe approdare a Venezia. Sulla traccia della mappa, la mostra racconterà le Vie della Seta attraverso una selezione di cento manufatti testimonianza delle civiltà del buddhismo, del cristianesimo e dell’Islam tra il II secolo a. C. e il XIV secolo. Il tutto tradotto in un viaggio visivo, sonoro ed emotivo che esplora la ricchezza dei luoghi, delle genti e delle credenze religiose.

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Inserito su www.storiainrete.com il 13 ottobre 2011

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