Quel negazionista delle foibe che vuole riscrivere la storia

13 marzo

Un affresco affascinante del Novecento sui confini orientali dell’Italia, in cui episodi storici, vicende personali e fonti di parte sono gli ingredienti abilmente mescolati per un minestrone di sentimento anti italiano. Non ci sorprende più di tanto Boris Pahor né il suo ultimo libro Figlio di nessuno (con Cristina Battocletti, Rizzoli), un’autobiografia a tratti romanzata e a tratti forzosamente piegata proprio a quel sentimento che gli fa dipingere quasi con orrore un secolo d’Italia a Trieste.
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di Riccardo Pelliccetti, da Il Giornale del 09 marzo 2012
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A partire da quel 4 novembre del 1918, giorno del ricongiungimento della città giuliana alla madrepatria, che l’autore, sloveno di Trieste, legge come una condanna per il suo popolo, tanto da tessere gli elogi di tutti coloro che combatterono nelle file dell’esercito austriaco contro l’Italia.
Nazionalismo esasperato. Questo sarà il leit motiv di tutte le pagine, anche le più drammatiche, che lo vedono detenuto come prigioniero politico nei campi di concentramento nazisti in Germania. Anche se è lui stesso a ricordare che, grazie alla conoscenza delle lingue, diventò un interprete e non patì la fame e i maltrattamenti riservati agli altri internati. D’altronde dopo l’8 settembre ’43 militò nel Fronte di liberazione nazionale jugoslavo ed entrò in contatto con diversi esponenti comunisti d’oltreconfine.

Ma è particolarmente interessante la sua descrizione di Trieste «liberata il 1° maggio 1945 dall’esercito jugoslavo». La città, scrive Pahor, ha sentimenti opposti: «Noi sloveni eravamo felici, gli italiani erano divisi». Peccato che l’autore non avesse vissuto quei giorni nel capoluogo giuliano, ma ben lontano dalla città: in un sanatorio a pochi chilometri da Parigi.
Nel 1954, dopo nove anni di occupazione militare alleata, Trieste viene restituita all’Italia e Pahor racconta con risentimento le manifestazioni di giubilo in città e quando nelle strade la gente canta «le ragazze di Trieste» si sente offeso, minacciato. Lui, comunista non allineato, che ha abbracciato con ardore le mire di Tito, prima fra tutte fare di Trieste la settima repubblica jugoslava. Una ferita che non si rimargina, tanto da spingerlo a diventare un negazionista sulle foibe. E nell’ultimo capitolo del libro, assunto a testamento spirituale, Pahor si trasforma in un ultrà nazionalista. «Qualcosa ancora non quadra – scrive – se il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione del Giorno del Ricordo del 2007, ha lamentato che la Conferenza di pace del 1947 ha commesso un’ingiustizia a rendere questi territori alla Jugoslavia. Ha dimenticato, il capo dello Stato, che in questi territori vivevano soltanto sloveni e che quindi la Conferenza di pace non ha fatto altro che ridare alla Jugoslavia, oggi Slovenia, i territori in cui hanno sempre abitato?». Vorremmo rispondere che è male informato, ma sappiamo invece che mente sapendo di mentire. Da dove sono scappati allora 350mila profughi? Nelle città costiere, da Fiume a Pola, da Zara a Capodistria, gli italiani erano addirittura maggioranza, ci sono gli atti ufficiali (che l’autore si guarda bene dal citare). E poi, dare del bugiardo a un capo dello Stato, per di più ex comunista…

Ma nella sua corsa a stravolgere i fatti Pahor non risparmia neppure Ciampi. «La volontà di contare tra le vittime delle foibe tutti i prelevati nel 1945 e addirittura di aumentarne il numero, come fece il presidente Ciampi nel 2002, che definì gli infoibamenti un Olocausto mi sembra un modo non accettabile di ricostruire la storia. In più, legare questa tragedia alla sorte degli esuli istriani non serve a fare chiarezza sui fatti». E poi si lancia a sostenere le tesi negazioniste. «Si cerca di tenere sempre alto il ricordo delle foibe, la tragica e disgraziata conclusione della Seconda guerra mondiale a Trieste, quando fu prelevato un numero non ancora certo di persone dall’esercito jugoslavo che aveva liberato Trieste nella primavera del ’45 (…). Alcuni sostengono si tratti di cinquemila prigionieri, altri quattromila, mentre gli ultimi dati storicamente accertati parlano di tremilacinquecento persone, di cui solo una parte fu gettata nelle caverne carsiche». Secondo Pahor, che abbraccia le tesi della storica negazionista Alessandra Kersevan, furono poche centinaia. «Poiché molti dei fermati, dopo un interrogatorio che aveva accertato la loro estraneità alle accuse, furono rilasciati». Anche qui viene allo scoperto il furbetto, che circoscrive la tragedia delle foibe e delle stragi a Trieste. Nel 1945, solo nel capoluogo giuliano e a Gorizia, i desaparecidos sono 5.700 (la lista completa dei nomi è contenuta nel volume Genocidio, curato dallo studioso Marco Pirina). Ma i massacri di italiani cominciano già dopo l’8 settembre 1943, quando con lo sbandamento del nostro esercito, i partigiani di Tito conquistano gran parte degli ex territori italiani in Istria e Dalmazia: le vittime sono tra 10 e 15mila.
L’autore poi cita il libro Borovnica ’45, in cui il campo di concentramento vicino a Lubiana sembra l’ufficio di un tribunale in cui i deportati, «se venivano riconosciuti incolpevoli erano lasciati in libertà».

La verità è ben diversa, come dimostra un rapporto del 5 ottobre 1945 dei Servizi Speciali del Ministero della Marina italiana, che raccoglie le testimonianze dei sopravvissuti. Il vitto era composto da due mestoli di acqua calda con bucce di patata; bastonate, torture, fucilazioni per motivi futili sono la normalità quotidiana. «Il 15 maggio 1945, due italiani lombardi, per essersi allontanati circa 200 metri dal campo, furono richiamati e subito martorizzati col seguente sistema: presi i due e avvicinati gomito a gomito, li legarono con un filo di ferro fissato per i lobi delle orecchie precedentemente bucato a mezzo di un filo arroventato. Dopo averli in questo senso assicurati, li caricavano di calci e pugni, fino a che i due si strapparono le orecchie. Come se ciò non bastasse a pagare il fallo, furono adoperati quali bersagli per allenare il comandante e le drugarize (partigiane titine ndr), colpirono i due con molti colpi di pistola, lasciandoli freddi sul posto…»: è una delle testimonianze sulle violenze nel lager. Su tremila internati, solo un migliaio sono tornati in Italia.

Tutto questo non incrina le certezze del nostro Pahor che, dopo aver espresso una sorta di ribrezzo per il Giorno del Ricordo, invita tutti a dare una ripassata alla storia, alla sua storia naturalmente. «Dimentichiamo, ricostruiamo una nuova vita comune, ma solo dopo aver spiegato come è andata la storia dal 1918 al 1945». In poche parole: i criminali siamo noi italiani.
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Inserito su www.storiainrete.com il 13 marzo 2012

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36 commenti


  1. beh, è ovvio che i criminali siamo noi italiani. Pahor si limita a riportare dati pacificamente riconosciuti dagli storici. come è pacifico il fatto che la Slovenia fu forzatamente occupata da coscritti italiani provenienti da diverse zone d’Italia per italianizzarla. usare il termine “negazionista” in questo contesto è più che vergognoso: è fascista.

    Jean Lafitte

  2. Pahor però ritiene che i soli “criminali” siano gli italiani trascurando il fatto che Tito commise crimini che non hanno nulla da invidiare a quelli fascisti. Nelle foibe ci finirono anche i partigiani che volevano che i territori italiani restassero italiani. Quello di Pahor è uno spettacolo già visto: i crimini del proprio partito vanno negati e, se questo non è possibile, giustificati.

    Mattia

  3. Solite falsificazioni slave e, vedo dai commenti, codazzi degli asserviti nostrani. Ma la storia sta lentamente iniziando a fare giustizia.

    Enrico

  4. invito i disinformati Mattia ed Enrico ad andarsi ad informare. la Jugoslavia di Tito ha sempre protetto le minoranze italiane. nel 1949, con soldi pubblici, fu fondata radio capodistria che trasmetteva in lingua italiana, l’esatto opposto di quello che avrebbe fatto uno stato ostile o addirittura genocida nei confronti degli italiani. gli eccidi delle c.d. “foibe” sono un falso storico, mai provato. triste vedere personaggi così disinformati e prevenuti, inbevuti di un anticomunismo bavoso, patetico e antistorico, oggi, nel 2012, quando per la prima volta nella storia un paese comunista come la Cina si accinge a diventare la prima potenza economica mondiale.

    Jean Lafitte

  5. Quando leggo interventi come quello di “Jean Lafitte” (blogger comunista) ho la tentazione di approvare leggi liberticide come quelle che condannano certi negazionismi e ma non altri… Ma poi mi riprendo e son contento così. Che ognuno pensi quello che vuole. Poi, però, risponda anche ad una domandina semplice semplice: ma come mai il più bieco revisionismo storico, bugiardo e fazioso, si esercita sempre e solo quando in discussione ci sono gli – ovviamente presunti – crimini di una parte: triangoli rossi, eccidi, le Foibe (“falso storico” eh…?), voltagabbana cui non viene mai ricordato il proprio passato imbarazzante mentre discettano ex cathedra (uno l’abbiamo anche al Quirinale ma mi viene in mente anche un certo Gunher Grass…). E mai il sospetto che le forzature possano esserci anche quando si tratta di “altri crimini” (penso in particolare all’esperienza fascista in Italia dal 1919 al 1945 ma anche a certi momenti della strategia della tensione come la strage di Bologna)? Ovviamente la mia questione è retorica visto che il Comunismo e i suoi derivati si fondano sulla “doppia morale”. Per cui quello che è imperdonabile se fatto dagli altri è perfettamente logico – o inesistente – se lo fanno quelli della mia parte. Chiudo registrando che il compagno Tito è stato un benefattore dell’Umanità…

    Fabio Andriola

    fabio

  6. lamento il fatto che il signor Andriola alla forza dei fatti , non potendo negare l’esistenza della radio da me citata , si rifugia in un discorso vago e ideologico. nessun revisionismo da parte mia, anzi, sostengo il modo in cui la storia è stata insegnata a scuola prima dell’avvento del regime berlusconiano e del revisionismo filofascista. non per ideologia, ma per semplice amore della verità.

    Jean Lafitte

  7. …e ovviamente non ti viene in mente il fatto che quello che ti hanno insegnato a scuola – magari in tempo di guerra fredda – poteva essere *un pochino* viziato da ideologia, mentre il revisionismo scientifico sta sudando sette camicie per scrostare la verità storica da tonnellate di incrostazioni ideologiche che la sommergono? Poi una frase come “regime berlusconiano e del revisionismo filofascista” si commenta da sé: totale assenza di senso del ridicolo, di spirito critico, totale appiattimento su un pastone ideologico precotto e scodellato nei piatti da qualche think-tank.
    Per quanto concerne il merito di quello che hai scritto, la data – da sola – potrebbe dirti qualcosa. “la Jugoslavia di Tito ha sempre protetto le minoranze italiane. nel 1949, con soldi pubblici, fu fondata radio capodistria”. Allora, il 1949 è QUATTRO anni dopo il 1945 (fine della guerra e inizio dell’esodo) e SEI anni dopo il 1943 (inizio degli infoibamenti). Quindi quel “da sempre” fa un pochino a botte con la realtà di quello che c’è stato prima del ’49. Ma giusto un pochino, eh…
    E poi: dal 1943-45 al 1949 ne è passata d’acqua sotto i ponti. Il rubinetto della violenza – laddove si poteva manovrare e non sempre lo si è voluto o potuto fare – è stato aperto o chiuso a seconda delle possibilità: che la Iugoslavia si buscasse tutta la Venezia Giulia fino al Tagliamento; che l’avesse fino alla Linea Morgan; che avesse la linea attuale, ma non Trieste… inoltre proprio nel 1949 Tito aspirava a prendersi pure Trieste, che era sotto governo militare alleato, e dunque una radio “italiana” di propaganda faceva comodo per cercare di gabellare ai triestini che south of the border c’era il “paradiso del proletariato”…

    Insomma, prima di sparare minchiate, la storia va quantomeno conosciuta in una prospettiva più ampia. Poi si possono anche sparare, ma quantomeno con una base di discussione. Così è proprio chiacchierare perchè qualcuno ti ha comprato una tastiera e una connessione a internet…

    emanuele

  8. Le foibe mai esistite? E Norma Cossetto, Francesco Bonifacio, Mario Blasich chi erano? Per non parlare di Tito difensore degli italiani. Ne ha fatti cacciare 300000 e questo lo ha ammesso anche il suo ex braccio destro Milovan Gilas

    Mattia

  9. fanno tenerezza certe castronerie che leggo. 1)proprio perché c’era la c.d. guerra fredda, episodi atti a dipingere i comunisti come criminali avrebbero dovuto abbondare nei libri di storia. invece niente…che peccato..
    2) quando sono gli altri a criticare una certa visione di un fatto storico si parla di “negazionismo”, altrimenti è “revisionismo scientifico” anche se di scientifico non ha nulla. molto obiettivo, molto onesto.
    3)”totale assenza di senso del ridicolo”. ecco appunto. apprezzo la tua autocritica.
    4) “totale appiattimento su un pastone ideologico precotto e scodellato nei piatti da qualche think-tank.” questo potrei dirlo io riguardo al revisionismo sulle c.d. Foibe. piuttosto mi piacerebbe sapere da quale think-tank verrebbe questo mio “pastone ideologico”
    5) 4 e 6 anni. ovvero, storicamente parlando, NULLA, o molto poco. ma non è questo il punto. se avessi studiato la storia sapresti che slavi e italiani hanno combattutto fianco a fianco durante la guerra contro il nazismo, anche quegli italiani che erano in jugoslavia. quindi ” Quindi quel “da sempre” fa un pochino a botte con la realtà di quello che c’è stato prima del ’49. Ma giusto un pochino, eh…”… quindi direi che ancora una volta hai detto una cazzata. ma andiamo avanti.
    6) ” inoltre proprio nel 1949 Tito aspirava a prendersi pure Trieste, che era sotto governo militare alleato, e dunque una radio “italiana” di propaganda faceva comodo per cercare di gabellare ai triestini”. Interessante. De Gasperi che voleva Trieste per l’Italia “padre della patria”. Tito che voleva fare la stessa cosa per la Jugoslavia invece era un lestofante che voleva “gabellare i triestini”. Poi, e qui, davvero si infrange il limite dell’assurdo vorrei capire come una radio possa cancellare dagli occhi degli italiani tutti questi eccidi subiti. forse perchè non sono mai esistiti?
    7) “Insomma, prima di sparare minchiate, la storia va quantomeno conosciuta in una prospettiva più ampia.” ecco, appunto, fatti un giro , passa qualche anno a studiare in una buona biblioteca , poi ripassa. vedrai che farai una figura meno barbina.

    riguardo Mattia. Foibe mai esistite. a meno che non ti riferisci alle buche. perchè di “pulizia etnica” non c’è traccia, neanche uno straccio di prova. Norma Cossetto era una militante fascista, uccisa perché fascista, come tanti croati e non. gli altri due non c’è nessuna prova che siano stati uccisi perché italiani. non si sa , invero, neanche per mano di chi siano morti. però solo perchè sono italiani, chissà come mai, ma no, non è una strumentalizzazione ideologica, devono essere considerati vittime di una “pulizia etnica”. Tito non ha fatto cacciare nessuno. Si è litato a restituire le case dei coloni italiani a chi le abitava prima. Per il resto ha trattato gli italiani certamente meglio di come sono stati trattati in Libia, per citare un altro posto dove il regime fascista aveva cercato di italianizzare con l’ emigrazione forzata.

    Jean Lafitte

  10. 1) peccato che se studiassi la storia anzichè andare alle sedute del Komsomol sapresti che all’epoca vi fu un insabbiamento trasversale della questione “foibe” per una serie di motivi che puoi tranquillamente trovare su ogni libro che oggi – finalmente – ne parla. Faceva comodo anche alla DC che non se ne parlasse.
    2) quando uno nega un fatto storico per ideologia è un negazionista. Non ci sono giri di parole né frasi di circostanza per definirlo alternativamente. Potremmo definirlo “diversamente attendibile” se per te va bene uguale.
    3) vabbè
    4) devo farti l’elenco di certi elementi poco raccomandabili di estrema sinistra che considerano “fascista” tutto ciò che non la pensa come loro e che dicono le stesse emerite cialtronerie che hai espresso tu nei precedenti commenti?
    5) ma certo, il fatto che Tito abbia finito la guerra accanto a Stalin eppoi se ne sia staccato con una rottura clamorosa non conta nulla. Così come il fatto che fra 1945 e 1947 sia stato semi-definito un confine fluido fino all’ultimo è una sciocchezza. E ancora il fatto che in Italia il PCI sia stato cacciato dal governo è un’inezia, per tacer di sciocchezze come la fondazione della NATO… poi la luna è fatta di formaggio ed Elvis è vivo e canta su Alpha Centauri IV… Che cambia fra 1945 e 1949? Poco o nulla, se ci pensi le prime tre cifre sono pure uguali! Che scemo a non notare questo fatto… azz…
    6) Stai facendo tutto tu. Tu hai detto che Tito era buono e voleva bene agli italiani, tanto che gli ha perfino “concesso graziosamente” una radio in lingua italiana (tante grazie, viva viva il Maresciallo!). Cosa questo c’entri con le foibe me lo devi spiegare tu. Salvo il fatto che Trieste è una città venetica e latina, e poi italiana, sia come libero comune che come parte dei domini di Aquileia, Venezia o degli Asburgo. C’è una piccola minoranza di sloveni arrivati col Medioevo, la qual cosa non mi spingerà certo a sostenere la legittimità delle pretese degli slavi di considerarla una “città slovena”.
    7) bla bla bla

    PS. i libri non si commentano prima d’averli letti. E il fatto che “Il Codice McCartney” non sia un libro sulla MORTE di Paul McCartney fa capire quanta cialtroneria vi sia nei tuoi commenti.

    emanuele

  11. Non c’è traccia di pulizia etnica a parte le persone scomparse, i corpi trovati all’interno delle fosse, l’esodo di centinaia di migliaia di persone con città abitate prevalentemente da italiani (e da secoli altro che coloni). Le consiglio di leggere i libri di Gianni Oliva e di Raoul Pupo o i risultati della commissione italo-slovena. Non commento poi l’uccisione di Norma Cossetto. La ragazza era sì fascista, ma aveva solo 23 anni, non aveva alcuna responsabilità e non era colpevole di nessun crimine, al contrario dei suoi assassini.

    Mattia

  12. Caro Mattia, è evidente che per alcune persone il semplice fatto d’essere stati “fascisti” all’epoca è più che sufficiente per giustificare uno stupro 17 contro una e successivo infoibamento da viva… il che vuol dire che dobbiamo baciare per terra se certa gente non è arrivata anche nei paesi dove vivevano i nostri nonni, sennò infoibavano anche loro e noi non staremmo qua a scrivere. Si accettano scommesse: quanto ci giochiamo che Raoul Pupo verrà liquidato come “propagandista neofascista” o “pidduista berlusconiano”? ;)

    emanuele

  13. Considerando che all’epoca la tessera di fascista era praticamente obbligatoria (se non l’avevi non lavoravi), i partigiani jugoslavi potevano ammazzare praticamente ogni italiano che incontravano e in quel caso la pulizia etnica ci sarebbe stata anche seguendo i ragionamenti di Jean. Sulla scommessa punterei sul “neofascista”.

    Mattia

  14. Beh, “se non l’avevi non lavoravi” valeva solo per alcuni uffici pubblici, dove – data la natura politica dello Stato – era obbligatoria (un po’ come il certificato di buona cristianità dato dal proprio parroco per lavorare in Vaticano). Comunque scommessa accettata. Se vinci ti dedico “Dance With Ghosts” dei Deuxvolt su Facebook dove ci sono anche filmati delle foibe ma sono sicuramente sporchi falsi della vile propaganda anti-titoista. ;)

    emanuele

  15. No, solitamente sulle foibe la parola d’ordine è “tombe di fascisti e criminali di guerra”.

    Mattia

  16. 1) fuffa
    2) un fatto storico, appunto. non una balla.
    3)vabbè il cazzo
    4)sarei curioso di vederlo
    5)non riesco a seguire le tue pippe mentali
    6) mai detto che Tito era un santo, amico degli italiani. ma non era neanche un genocida. cosa c’entri con le foibe, se le foibe , come sostenete voi, sono un episodio riconducibile a pulizia etnica, la politica nei confronti delle minoranza etnica…. il nesso viene da sè. già il fatto di considerare una città latina o slava o germanica presuppone una forma-mentis fascista.

    7)bla

    sulla “morte” di Paul McCartney. ho visto i video, ho visto il teschio. tutto suggerisce che voi sosteniate questa tesi. se lo fate solo per sensazionalismo, a fortiori, dimostrate la vostra scarsa serietà.

    @Mattia. peccato che manchino le prove. nemmeno uno straccio. poi se mi consigli di leggere Oliva e Pupo, diciamo che andiamo bel oltre lo sfondamento della soglie del ridicolo, andiamo nel fantasy.
    la ragazza era fascista, aveva già 23 anni. sullo presunto stupro non c’è alcuna prova. e poi quanti stupri avranno perpetrato gli eserciti italiani ma anche americani, francesi, inglesi durante la seconda guerra mondiale. e dunque? criminalizziamo gli alleati per questo?

    “Considerando che all’epoca la tessera di fascista era praticamente obbligatoria (se non l’avevi non lavoravi), i partigiani jugoslavi potevano ammazzare praticamente ogni italiano “… com’è che questi 300.000 “esuli” non sono stati toccati? semplice sono stati solo colpiti i collaborazionisti fascisti.di tutte le nazionalità. nessun genocidio.

    Jean Lafitte

  17. Emanuele abbiamo perso la scommessa. Nè fascisti, Nè berlusconiani semplicemente fantasy.

    Mattia

  18. Caro Jean Lafitte (blogger comunista che si conferma, appunto, comunista nella forma mentis e quindi inabile al dibattito senza preconcetti): il tuo giudizio sul libro che ho scritto su McCartney mi conferma, ma non ce n’era gran bisogno, che parli con straordinaria facilità di cose che non capisci, non hai letto o lettu superficialmente e che tuttavia credi di sapere. Su McCartney il peccato è veniale, su Foibe, Tito e i suoi infami spalleggiatori e complici (di crimini, non di sole idee) il tuo peccato è decisamente più grave. Ma una preghiera: vai a peccare altrove. Qui, su questo sito, hai potuto (e con te molti altri in questi anni) parlare e dire la tua senza nessuna censura. Su altri siti (e giornali) a chi la pensa come noi invece non viene neanche in linea ipotetica offerta un’analoga ospitalità. Per cui torna ad esercitare altrove l’attività intellettuale preferita dai comunisti di ieri e di oggi: affermare “verità” assolute e inconfutabili, applicare la legge della “doppia morale”, dare del “fascista a destra e a manca” e dirsi tutto questo – come un mantra – con quelli che la pensano come te e senza ascoltare null’altro. Da un certo punto di vista il sistema funziona senza dubbio, come dimostra il riprodursi di certi cliché nei decenni…

    Ce n’è solo uno che trovo insopportabile e che qualifica chi lo sostiene: le uccisioni, gli assassinii di quanti sono ritenuti “fascisti” si spiegano, si giustificano o si liquidano, spesso e volentieri col semplice fatto che appunto si trattava di “fascisti”. Io non penso che nessun criminale titino o comunista nel 1945 e dopo meritasse la morte non perché certi delitti non fossero abbastanza gravi ma perché è la morte in se che non va mai giustificata. Inoltre, il disprezzo, chi resta in vita, lo sente bruciare di più. E magari alla fine si pente…

    Adieu

    Fabio Andriola

    fabio

  19. Caro Mattia, lo sapevo: dovevo nascondere meglio i volumi de La Spada di Shannara che mi hanno regalato e non sono mai riuscito a leggere. In compenso è passato anche il direttore e sento odore di napalm. Lafitte flambè.

    emanuele

  20. “Caro Jean Lafitte (blogger comunista che si conferma, appunto, comunista nella forma mentis e quindi inabile al dibattito senza preconcetti)”

    ecco appunto. sconfitti sui fatti si passa all’attacco ad personam. e dopo l’attacco personale la censura. sul mio blog come su tanti altri come al mio siete liberi di commentare. certo , non potete pretendere di essere presi sul serio se mettete sullo stesso piano fascisti e comunisti, carnefici e vittime, genocidi e resistenti o addirittura invertite i fatti storici. nessuna doppia morale ma una morale unica in cui si riconoscono i meriti della Resistenza e le colpe dei carnefici nazifascisti. non si trattava di “fascisti” ma di fascisti senza virgolette ovvero di esseri disumani che predicavano e hanno praticato, contemporaneamente più genocidi (ebrei, zingari, polacchi, ma anche omosessuali, handicappati psichici e fisici, etc…). qui non si tratta di “meritare la morte” ma di rendere giustizia alle persone.

    Jean Lafitte

  21. Signor Lafitte. Noi, di fatti ne abbiamo a bizzeffe, lei invece, le uniche obbiezioni che ha portato sono una radio costruita nel ’49, smontata tra l’altro da Emanuele, e la negazione delle cose che le abbiamo detto. Fobie? Nessuna prova. Pulizia etnica? Neppure. I morti? solo fascisti. Gli esuli? Solo coloni. Inutile dirle che i “coloni” abitavano in quelle terre da secoli, che tra i morti nelle foibe (ma anche quelli arrestati o deportati)vi erano anche partigiani. La negazione delle testimonianze senza portare argomenti validi dalla propria parte è un tema ricorrente di molti negazionisti. Lo stesso Tito affermò l’esistenza delle foibe come luogo per occultare i cadaveri. E riguardo alla sua obbiezione sui 300000 esuli non giustiziati, c’è un detto, usato dai francesi in Algeria ma valido anche in questo caso per gli italiani “O la tomba o la valigia”. Personalmente me ne frego se un dittatore è fascista o comunista, per me resta sempre un dittatore e come tale mi fa solo ribrezzo.

    Mattia

  22. Oramai dalle risposte di Lafitte si evince la sua granitica fedeltà alla linea e all’ortodossia togliattiana. Direi però di aspettare che dal politburo del Partito arrivi presto o tardi il “contrordine compagni” col quale i trinariciuti cambiano orwellianamente idea restando fedeli alla linea. Tanto, presto o tardi TUTTI i partiti cambiano idea sulla qualunque.
    Anche se, il sospetto che Lafitte abbia ancora il ritratto del compagno Stalin sopra alla testiera del letto e che nessuno l’abbia avvisato che nel frattempo

    a) è finita la guerra fredda
    b) la propaganda comunista è stata smascherata come tale e non come “verità”
    c) è diventato chiaro all’universo mondo che gli “amici del proletariato” avevano ammazzato (con le migliori intenzioni, eh, mica li vogliamo mettere sullo stesso piano…) in 70 anni più poveri cristi di tutti gli altri dal 1789 a oggi messi insieme

    Al di là dell’ironia, una cosa mi fa incazzare. Che un cialtrone che cerca maldestramente di delegittimare il proprio interlocutore facendo “AH-HA voi pubblicizzata i libri su Paul McCartney morto!” senza aver letto una virgola di quel libro e così tentando di subodorare che “Storia in Rete” sia una specie di Cazzenger poi si lamenta quando gli sbattono in faccia l’evidenza della tragica (sua) realtà, cioè che è un blocchetto di tufo veterocomunista rimasto chiuso nel bunker antiatomico della guerra fredda per sessant’anni fino a diventare autistico e rifiutare anche solo l’ipotesi che le cose NON STANNO come scriveva l’Unità nel 1949.
    Una soddisfazione però non voglio dargliela: quella di potersi definire “censurato”. Lui non ha la minima idea di quello che vuol dire essere “censurati”. Ringraziasse il cielo e baciasse terra che ci sono siti liberi come questo dove è concessa libertà di espressione anche ai foratini da 3 come lui.

    emanuele

  23. “Noi, di fatti ne abbiamo a bizzeffe”

    no, solo chiacchiere.

    ” smontata tra l’altro da Emanuele”

    smontata? :D

    “Nessuna prova”
    così è.

    “Inutile dirle che i “coloni” abitavano in quelle terre da secoli”

    non è inutile, è falso.

    “La negazione delle testimonianze senza portare argomenti validi dalla propria parte è un tema ricorrente di molti negazionisti”

    i negazionisti siete voi. siete voi che vi definite “revisionisti scientifici”, perdonate l’ironia.

    “E riguardo alla sua obbiezione sui 300000 esuli non giustiziati, c’è un detto, usato dai francesi in Algeria ma valido anche in questo caso per gli italiani “O la tomba o la valigia”. ”
    peccato che ci siano ancora migliaia di italiani figli e nipoti di quelli che sono rimasti e, chissà come mai, non sono stati giustiziati in decenni di “dittatura”.

    “Anche se, il sospetto che Lafitte abbia ancora il ritratto del compagno Stalin sopra alla testiera del letto e che nessuno l’abbia avvisato che nel frattempo

    a) è finita la guerra fredda
    b) la propaganda comunista è stata smascherata come tale e non come “verità”
    c) è diventato chiaro all’universo mondo che gli “amici del proletariato” avevano ammazzato (con le migliori intenzioni, eh, mica li vogliamo mettere sullo stesso piano…) in 70 anni più poveri cristi di tutti gli altri dal 1789 a oggi messi insieme”

    a) la guerra fredda non è finita. a meno che non si voglia chiamare “calda” la guerra tra Cina e Stati Uniti…
    b) è la propaganda anticomunista che sta venendo giù. da Tienanmen in giù.
    c) pensa che per denutrizione , solo tra i bambini, e solo dal 1989 (data presa a caso) ad oggi, ci sono state più vittime di tutte le più astruse e esagerate stime sulle c.d. “morti del comunismo”.

    peccato che siamo nel 2012 e pensate di stare ancora negli anni 90.

    sul libro, non l’ho letto e non lo critico. ho criticato la maniera scorretta in cui è stato reclamizzato. Cazzenger in confronto a voi è un’autorità.

    Jean Lafitte

  24. E pensare che sui punti b) e c) siamo quasi completamente d’accordo. Il resto sarebbe da cestinare.

    L’unica obbiezione degna di risposta è quella sugli italiani rimasti in Istria e Dalmazia (fra cui alcuni miei parenti, so quindi ciò di cui parlo). La spiegazione è molto semplice, nella sua complessità. Le “foibe” (latu senso) non furono uno sterminio predeterminato a tavolino, ma una prassi comune nelle avanzate degli eserciti in quelle regioni: si massacra la classe dirigente dei conquistati e un po’ di gente che potrebbe risultare pericolosa, sperando o di far scappare tutti gli altri per poi occuparne i posti, oppure di terrorizzarla e tenerla buona buona. Tito – da buon politico che era – di tanto in tanto tirò la briglia a questi eccidi, specialmente quando occorreva la manodopera specializzata italiana per far funzionare gli impianti industriali (è il caso del nonno di un mio caro amico a Zara, che fu salvato perchè caldaista, ma quando s’accorse della malaparata, allorchè gli slavi avevano imparato a far funzionare le macchine e lui era divenuto superfluo, fuggì di notte portandosi moglie e figlioletto su una barca fino ad Ancona. Il fratello e tutti gli altri familiari pochi giorni dopo sparirono nel nulla).
    Dunque Tito – che aveva un’idea multietnica di Iugoslavia non guardava malamente gli italiani in Istria, li voleva solo proni ai suoi progetti. O così, oppure tutti oltreconfine. In entrambi i casi lo strumento delle foibe faceva gioco.
    Dovresti anche aggiungere che almeno 4000 dei 20000 italiani ancora in quelle terre non sono originari della Venezia Giulia, ma sono discendenti di operai comunisti che decisero di emigrare nel “paradiso del comunismo” per trovare colà lavoro. E molti di costoro vi rimasero, perchè la Iugoslavia tutto sommato negli anni Cinquanta non stava tanto peggio dell’Italia. Fra questi ci sono i miei parenti.

    emanuele

  25. Legga la definizione di pulizia etnica: non è necessario voler sterminare l’intera popolazione, ma è “sufficiente” uccidere una buona parte o gruppi mirati come la classe dirigente. Ad esempio a Srebrenica furono uccisi circa 7000 bosniaci e questo atto fu giudicato una pulizia etnica. Mi domando come faccia lei a dire che le foibe non sono mai esistite, ma poi ad ammettere che furono giustiziati i “fascisti” molti dei quali colpevoli solo di avere la tessera del partito (e che sembra che lei giustifichi)?

    Mattia

  26. Srebrenica è una bufala.

    @”Legga la definizione di pulizia etnica”? fatta da chi? Le Foibe sono esistite. sono fosse naturali. in cui durante la guerra sono state seppelliti dei cadaveri. punto.

    @ “ad ammettere che furono giustiziati i “fascisti” molti dei quali colpevoli solo di avere la tessera del partito (e che sembra che lei giustifichi)” .
    quello che conta è dire la verità. non ci fu nessuna “caccia all’italiano”, nessuna strategia mirata ad eliminare persone di nazionalità italiana. esattamente il contrario di quello che si sostiene. si è giustiziata, appunto, la “classe dirigente” fascista. giusto o meno è questo che è accaduto. nessun genocidio, nessuna pulizia etnica. il razzismo d’altronde è incompatibile con l’internazionalismo comunista.

    Jean Lafitte

  27. Persino storici dichiaratamente comunisti come Enzo Collotti o Antonio Moscato hanno ammesso (seppur con molte reticenze e approvando in certi casi tesi false) che il fatto è accaduto veramente. Per quale motivo Srebrenica è una bufala? Forse perché Milosevic era dichiaratamente comunista?

    Mattia

  28. “Per quale motivo Srebrenica è una bufala?”

    Perché non c’è uno straccio di prova. e ci sono invece molti indizi di manipolazioni. Non mi risulta che il prof. Moscato poi si occupi specificamente di questi temi. la prossima volta che lo sento via mail magari ne riparleremo.

    Jean Lafitte

  29. Antonio Moscato nega, contrariamente ad altri storici, che vi sia stata da parte di Tito una pulizia etnica, ma ammette che nelle foibe ci finirono anche persone che col fascismo non ebbero nulla a che fare e che furono colpevoli solo di volere che i territori italiani restassero italiani:”Gli arresti e le esecuzioni colpirono anche esponenti della sinistra, sopratutto socialisti non perché “italiani”, ma perché ostili all’annessione di Trieste alla Jugoslavia” tratto dal suo articolo “Le foibe, senza miti” disponibile sul suo sito.

    Mattia

  30. Il razzismo è incompatibile con l’internazionalismo comunista. Certo. Peccato che l’internazionalismo puro è come la povertà evangelica: nel mondo reale non funziona, e da Lenin in avanti si è fatto del tatticismo la via maestra (anche perchè senza essere un po’ tattici, col cavolo che nel 1917 in Russia la spuntavano i bolscevichi…). Stalin e Tito hanno sfruttato le caratteristiche precipue dei loro popoli come chiavi del successo nella guerra contro l’Asse. Dire che il “razzismo” non può far parte del bagaglio comunista è come dire quindi che il Vaticano è povero perchè nel Vangelo c’è scritto così. Fra il dire e il fare…

    Quanto all’eliminazione della classe dirigente, la cosa sposta poco o punto la questione. In Italia durante il Fascismo erano TUTTI fascisti (salvo pochi irriducibili), per convinzione o per conformismo. Quindi dire che nelle foibe (o comunque morti ammazzati per mano slava) son finiti solo i “fascisti” è lo stesso che dire “gli italiani” (e senza contare che anche parecchi antifascisti non graditi ai titini son finiti infoibati… con la qual cosa il discorso della “punizione dei criminali fascisti” è morto e sepolto. Direi infoibato, anzi). E tutto ciò non sposta di una virgola: il piano, molto elastico, era: “se riusciamo a papparci tutto fino al Tagliamento si fa una settima repubblica socialista iugoslava (e la classe dirigente la decidiamo noi); se non ci danno abbastanza Venezia Giulia da farci una repubblica socialista iugoslava, che se ne vadano pure, lasciandoci gli operai specializzati q.b., e al posto loro ci schiaffiamo un po’ di sfollati che ne abbiamo pure troppi”.

    emanuele

  31. Domandina per il “genio illuminato” che si nasconde dietro il nome “Jean Lafitte”: se ammazzare un fascista non è poi così grave e, in fondo, comprensibile e giustificabile, allora anche Nilde Jotti (tesserata al Fascio fino a tutto il 1943 – “Storia In Rete” ha pubblicato il documento nell’ultimo numero-)poteva essere ammazzata tranquillamente se fosse passata dalle parti dei Titini e dei loro complici italo-comunisti.
    Era, ovviamente, tanto per dire e dimostrare una cosa: ammesso e non concesso che il Fascismo sia stato davvero quella cosa mostruosamene mitologica che quelli come Lafitte pensano sia stato (“Il Male assoluto…”) e non una realtà estremamente sfaccettata (anche perché fu un regime non ideologico in senso stretto), non c’è spazio per un sospetto? E cioé che i “fascisti” spesso lo fossero solo di tessera o magari “sotto copertura”. O magari in fase di transizione? Buona parte dell’antifascismo è transitato – e ha sostato a lungo – sotto le insegne del Regime: ma se Bocca, Scalfari, Ingrao e centinaia d’altri si fossero trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato sarebbero finiti ammazzati, nessuno avrebbe saputo delle loro incertezze e delle loro furbizie, e anni dopo avrebbero trovato un Jean Lafitte pronto a sostenere le ragioni dei loro assassini !!!
    La storia di quegli anni è piena di comunisti e socialisti passati al Fascismo (a cominciare da un certo Nicola Bombacci – di cui Lafitte adesso ci dirà tutto il male possibile) e di Fascisti passati al Comunismo dopo il 1945: non solo voltagabbana ma anche persone con una loro coerenza interna (ad esempio molti sindacalisti fascisti riempirono i quadri dirigenti della CGIL…)che è stata spiegata e documentata in vari libri. Cui rimando Jean Lafitte così comincia a studiare un po’ e la smette di sparare cazzate su cose che ha solo annusato probabilmente in qualche fogna di sezione di nostalgici comunisti.

    Bibliografia:

    Paolo Buchignani – Fascisti Rossi – Mondadori

    Giuseppe Parlaro – La sinistra fascista – Il Mulino

    Paolo Neglie – Fratelli in camicia nera – Il Mulino

    fabio

  32. basterebbe citare la già citata Norma Cossetto per mandare all’aria tutti i vostri inutili, stucchevoli e fuorvianti commenti. questa storia dimostra come agli italiani sospettati di collaborazionismo con gli aguzzini fascisti veniva offerta la possibilità dell’abiura. quindi alla Iotti, ad Ingrao etc… non sarebbe stato torto un capello, come non è stato torto un capello a migliaia di italiani che fascisti non erano.

    Jean Lafitte

  33. Qui l’unico aguzzino che vedo sei tu che ti accanisci senza pietà sulla logica…

    fabio

  34. E certo, se uno non “abiura” è giusto sia mandato al rogo… e pensare che i fascisti davano solo l’olio di ricino a chi non la pensava come loro. Certo che non avevano davvero capito un cavolo. Dovevano seppellirli vivi i dissidenti, così forse oggi ti starebbero simpatici…
    Il bello di questa immane CAZZATA che hai scritto è che il concetto di “aguzzino” prevede che siano stati commessi dei gesti di inaudita violenza contro il prossimo. Ebbene, per te se uno è stato aguzzino, ma poi ha “abiurato” ed è passato “nell’ala marciante della storia” i suoi “crimini” vengono prescritti e non solo non deve più essere infoibato, ma può anche permettersi di pontificare o magari d’essere osannato. Non ho mai visto un diaframma fra “criminale” e “uomo per bene” così sottile e permeabile…

    emanuele

  35. Signor Lafitte ha sentito il signor Moscato o ha letto i suoi articoli? Se la risposta è affermativa mi dica se ha cambiato idea sulle foibe oppure anche lui ha cominciato a scrivere “fantasy”?

    Mattia

  36. Caro Jean Lafitte, vedere la storia a “senso unico”, come fa Lei, è, a parer mio, sbagliato, scorretto. Lei, da ciò che scrive, sembra accettare come veritiera la versione di Pahor, pur non avendo letto il suo testo. Parla di revisione berlusconiana dimenticando che, per 70 anni, i testi di storia sono stati scritti dalla sinistra (i docenti di lettere e storia erano soprattutto comunisti), primi revisionisti della Storia Patria. Una propaganda martellante che ancora oggi produce i suoi effetti. Inoltre Lei da dei criminali agli italiani. Così facendo, però, dimostra la Sua ignoranza in materia (perché non si legge qualcosa sugli Asburgo, sulla politica austro-ungarica e balcanica dell’Ottocento, magari dai testi di epoca pre-fascista? Vedrà quanti “stracci di prova” le finiscono sotto gli occhi!) e rafforza in me l’idea che Lei non sia nemmeno italiano. Mi sbaglio? E’ forse un nazionalista slavo? O è uno di quei comunisti sfegatati pronti a negare la verità per amore di partito? A questo punto mi domando se lei sia pure un sostenitore del titoismo. Se così fosse, mi duole ricordarle che il suo “santo” protettore Tito è oggi considerato da storici no italiani e neutrali quali il Rummel (al contrario del Pahor, che è assolutamente di parte) autore di democidi, di crimini etnici e contro l’umanità, e per questo non diverso da Hitler e Stalin. Dati interessanti possono essere ritrovati pure negli archivi di Mosca. Radio Capodistria? Guardi che ricevette pure finanziamenti italiani e se si rispetta la lingua italiana non è per tolleranza slava, ma per gli accordi di Londra, ed è il minimo, considerando che quelle zone erano popolate più da italiani che da slavi. Inoltre ancora oggi ci sono discriminazioni e posso dirLe che hanno interrotto le trasmissioni in italiano per mesi. Legga i recenti articoli di Kocjan sul Piccolo di Trieste. Quando Lei dice che Tito “difendeva gli italiani” tocca davvero il fondo. Altro che “difendere gli italiani”. Vada a leggersi il testo diario di un partigiano, uno dei tanti libri sui fattacci dell’ultima guerra, così forse capisce meglio la politica criminale di Tito, e di come gli stessi partigiani italiani che combattevano per lui nel 1944 venissero umiliati, traditi, torturati e uccisi dai cari titini; o magari si rilegga le dichiarazioni del braccio destro di Tito, quel Kardelj che con Gilas e altri fece propaganda anti-italiana in Istria. Mi creda, Lei dovrebbe documentarsi meglio ed evitare wikipedia.

    Antonio

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