Morto Rosario Bentivegna, l’uomo dell’attentato di Via Rasella

3 aprile

«Manca Carla questa sera». Un mese fa in Campidoglio Rosario Bentivegna, morto lunedì sera, aveva ricordato la persona a cui era stato più legato nella sua vita di partigiano e medico del lavoro: Carla Capponi, scomparsa qualche anno fa. Alla soglia dei novanta anni di età Bentivegna era intervenuto per presentare il libro della sua vita, «Senza fare di necessità virtù» uscito da Einaudi. Perno della pubblicazione, ancora una volta la determinazione con cui Bentivegna per tutta la sua lunga vita ha dovuto contrastare l’accusa di essersi sottratto ai tedeschi favorendo così la strage delle Fosse Ardeatine.
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di Paolo Brogi dal “Corriere della Sera” del 2 aprile 2012
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LA SUA VITA IN UN LIBRO – Un libro pubblicato per ricordare anche la sua famiglia siciliana, gli avi garibaldini (uno fu ad Aspromonte con Garibaldi), gli studi a Roma, il Guf e l’occupazione della Sapienza nel ’41, l’adesione all’antifascismo e quella ai gap di Antonello Trombadori diventando la colonna portante del gap “Carlo Pisacane”, quello di via Rasella. E poi nel corso degli anni, dopo essere stato in Iugoslavia e poi dopo il rientro in Italia per fare il medico, la stagione delle battaglie contro quella leggenda metropolitana che ha fatto da trampolino alle accuse di vigliaccheria e di essere stati la causa della feroce rappresaglia.

LA BATTAGLIA CONTRO I FALSI – In Campidoglio, presente Walter Veltroni, Bentivegna aveva ricordato di aver vinto l’ultimo processo nel 2010 facendo condannare per diffamazione il direttore di «Libero» Maurizio Belpietro. Sempre il solito leit motiv imperniato sulla falsa storia di una richiesta pubblica ai partigiani da parte delle autorità tedesche di presentarsi dopo l’attentato di via Rasella. «Ne hanno inventate di tutti i colori, che era un invito sui manifesti affissi per le strade oppure con un invito trasmesso alla radio… nulla di ciò è mai esistito. Ventidue ore dopo l’attentato i tedeschi hanno fatto la strage… Altro che mandare manifesti in tipografia». Bentivegna era membro onorario della presidenza dell’Anpi nazionale e di quella di Roma.

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Inserito su www.storiainrete.com il 2 aprile 2012

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Un commento


  1. Si potrebbero dire anche tante altre cose di Rosario Bentivegna, che dopo Via Rasella – tanto per non smentirsi – da comunista tutto d’un pezzo qual era, se ne andò a combattere con i titini tra il 1944 e il 1945.

    Adesso, insieme al Grande Giudice, avrà qualcosa da dire oltre che alle vittime delle Ardeatine anche al sottotenente Giorgio Barbarisi (ucciso a Roma il 5 giugno 1944) e soprattutto al piccolo Pietro Zuccheretti, 12 anni, tranciato a metà dalle bombe dei GAP di Via Rasella. Un uomo che vive orgoglioso di quello che ha fatto per quasi sett’anni lascia senza parole. Ma qualche parolina andrà detta però a quelli che con facilità gli hanno dato (e con lui anche ai suoi compagni…) l’etichetta di “eroe” e pure qualche medaglia…

    fabio

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