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Delitto Matteotti, nuova pista: fece dossier su bische e petrolio

L’ultimo scritto e pubblicato da Giacomo Matteotti in vita, si conclude con queste parole: ”Petroli, bische”: una specie di messaggio in bottiglia. Dal 10 giugno 1924, data dell’assassinio del deputato socialista, gli studi su questo delitto politico non si contano. In occasione dell’anniversario del delitto, ecco un nuovo volume, “Al casinò con Mussolini. Gioco d’azzardo, massoneria ed esoterismo intorno all’ombra di Matteotti”, scritto da Riccardo Mandelli, (Lindau edizioni), che sicuramente farà discutere.

di S.B. da Agenzia Radicale del 9 giugno 2012 

”Tutti abbiamo imparato che Matteotti fu ucciso per la sua coraggiosa denuncia dei brogli e delle violenze elettorali fasciste, e in parte è vero – spiega l’autore all’Adnkronos – da qualche anno però si è fatta strada un’altra ipotesi, molto più vicina a quelle avanzate dai giornali subito dopo il suo rapimento sul lungotevere Arnaldo da Brescia, il 10 giugno 1924”.

Il deputato socialista – è la tesi dell’autore – ”stava indagando sui ‘decreti sporchi’ appena emanati dal governo: ricerche petrolifere e liberalizzazione delle case da gioco. La stampa di opposizione era scatenata, e in qualche caso anche quella fascista si mostrava critica. Che quei provvedimenti fossero frutto di corruzione era più che un sospetto”.

Matteotti, spiega l’autore, docente di storia in un liceo di Imperia, ”aveva ricevuto notizie riservate durante un viaggio in Inghilterra e Francia, e stava preparando un esplosivo dossier di denuncia. Nel suo mirino c’era l’accordo con la Sinclair Oil; ma anche e soprattutto il decreto che avrebbe permesso di aprire casinò su tutto il territorio nazionale”.

”Io mi sono concentrato sul tema del gioco d’azzardo – sottolinea ancora Mandelli – sono stato favorito dal fatto di abitare vicino al suo santuario italiano, il casinò di Sanremo”. ”La certezza assoluta non l’avremo forse mai – premette l’autore – ma una ricostruzione attendibile, basata su un’ampia documentazione archivistica, fa credere che Matteotti avesse messo il dito in una piaga di complicità che andava da grossi industriali e finanzieri alla Corona, da emissari del ‘principato dannunziano’, fino a fascisti di grande e piccolo calibro, come quelli che furono incaricati di eliminarlo”.

Quanto c’entrava Mussolini in tutto questo? Per Mandelli il capo del fascismo sarebbe stato ”al centro di queste trame affaristiche. La leggenda dell’’illibatezza’ del Duce ne esce decisamente a pezzi. Le prove sono schiaccianti. Sopprimere Matteotti era una necessità per un arco di soggetti che si identificava, in sostanza, con il fronte interventista. Un gruppo di complici che aveva trascinato in guerra il paese provocando seicentomila lutti, una ‘banda’ in cui il socialista di Predappio, con le sue campagne giornalistiche, aveva trovato un posto d’onore. Anche se poi lui cercava di non farsi fagocitare -sottolinea l’autore- di correre davanti agli altri agitando qualche brandello di idealismo”.

In quegli anni il gioco d’azzardo era diffuso. ”I documenti dell’Archivio di Stato descrivono una situazione non meno drammatica di quella attuale: si può dire che tutte le province d’Italia erano infestate di bische clandestine, non prive del solito contorno di rovine familiari, suicidi, prostituzione, usura, falsi, droga, criminalità. A Roma la polizia ne aveva scoperta una perfino in casa un senatore novantenne. Il gioco era proibito per legge ma tollerato, anche perché il divieto veniva aggirato con il sistema di un circolo ‘privato’ che poi dava libero accesso a tutti”. E la tolleranza era ”un modo per arrotondare gli stipendi dei funzionari statali che avrebbero dovuto esercitare i controlli”.

Un omicidio che in qualche modo avrebbe visto interessate ”le forze che avevano portato al potere il capo del fascismo: la grande finanza e l’industria. Glielo chiedevano – è la tesi di Mandelli – i suoi affamati gregari, compresa la manovalanza squadristica che eseguì il delitto. Alcuni di questi uomini stavano per diventare tenutari delle nuove sale da gioco”.

Dietro l’affare c’era ”una vasta associazione attiva da anni e connessa a settori della massoneria. Il gioco d’azzardo era una componente di un progetto di sfruttamento internazionale del turismo che comprendeva trasporti ferroviari di lusso, grandi alberghi, terme, località climatiche e balneari, teatri. Una componente fondamentale, anche perché il denaro vi scorreva senza controlli. Durante la guerra – rimarca Mandelli – questo sistema era stato al centro di famosi casi di spionaggio. Quindi aveva finanziato il fascismo. Dopo la marcia su Roma poteva passare alla riscossione del credito. Già nei primi mesi di governo il duce era sul punto di accontentare i suoi sponsor, poi aveva fatto una marcia indietro. Solo temporanea però”.

Di quali capitali e di quali uomini si trattava? ”Di quello delle banche statunitensi, dei grandi gruppi industriali e petroliferi, gli unici che potevano coordinare affari di simile complessità. Bische e petrolio avevano un collegamento sotterraneo. In Italia i fili erano tirati da alcune lobby finanziarie. In forma nascosta e indiretta, s’intende. Sulla facciata c’erano impresari teatrali, prestanome, faccendieri. Ma a un certo punto – conclude l’autore – la porta segreta si spalanca. Allora vediamo. Non tutto, ma abbastanza per restare a bocca aperta”.

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Inserito su www.storiainrete.com il 9 giugno 2012