Germania: sì a euro ma in cambio deindustrializzazione dell’Italia

25 giugno

Riprendiamo questo post dal blog “Il Jester”. Il post linka a una lezione tenuta dall’economista Nino Galloni che però – nella sua lunghezza – non si limita a trattare dell’episodio evidenziato dal Jester. Merita in ogni caso di essere ascoltata tutta. (SiR)

da “Il Jester” del 10 giugno 2012 

Se ascoltate questa intervista in video, vi renderete conto della mostruosità del progetto che ha demolito l’Italia (industriale) a partire dalla fine degli anni ’80.

In sintesi (poi voi potete vedervi il video), l’Italia voleva cambiare la sua economia in meglio, affinché fosse più competitiva e meno dipendente dall’Europa. Poi la Germania si è riunita, e Kohl fece un accordo con Mitterand. La Francia avrebbe appoggiato l’unificazione tedesca, ma in cambio la Germania avrebbe dovuto rinunciare al marco. La Germania accettò, ma come contropartita ulteriore chiese alla Francia un progetto di deindustrializzazione dell’Italia, poiché se l’Italia si fosse mantenuta forte dal punto di vista produttivo-industriale, l’accordo tra Kohl e Mitterrand sarebbe rimasto lettera morta e la Germania avrebbe pagato pesantemente sia la rinuncia al marco che la sua riunificazione. Da qui la svendita dei nostri gioielli alla fine degli anni ’80, sotto una duplice pressione: esterna (l’abbiamo letta) e interna, di quegli affaristi cioè che con la privatizzazione a prezzi di saldo avrebbero fatto un bel po’ di grassi affari alle spalle della collettività.

Beh, che dire? Il funzionario ha confermato di fatto quanto già fu dichiarato da Visco e Prodi. Ci hanno letteralmente fottuto e continuano a fotterci.
Il video:

Immagine anteprima YouTube

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7 commenti


  1. direi che citando “il Jester” siete andati oltre il fondo. siete sprofondati nella fossa delle Marianne.

    Jean Lafitte

  2. Ah sì? Io pensavo che il fondo l’avevamo toccato coi tuoi commenti!

    emanuele

  3. Nino Galloni ha pubblicato, nel 2007, un libro dal titolo “Il grande mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria” e già nel 2005 aveva dato alle stampe “Misteri dell’euro misfatti della finanza”. A differenza dei vari soloni europeisti, questo economista è stato davvero in grado di anticipare l’evoluzione economica successiva, non si è svegliato una mattina del 2012 prevedendo il passato o, magari, negando la realtà pur di difendere l’euro.

    Giorgio

  4. Come uscire dalla crisi ? Il contributo di Galloni appare assolutamente insufficiente.Il bilancio dello Stato è costituito da numerosi titoli e capitoli sia in entrata che in spesa.Ritengo che la società debba riflettere sulla necessità di mantenere l’attuale organizzazione politica,costituita da enti intermedi inutili e dannosi,quali le Regioni e le province;inoltre,appare indispensabile sopprimere la camera dei deputati e ridurre al 50% il numero dei senatori per snellire l’iter di approvazione delle leggi ed i costi relativi.Gli interventi sono numerosi e ne cito solo alcuni,quali la soppressione dei finanziamenti ai partiti,l’abrogazione dei costosi ballottaggi,che servono solo ai partiti;la legge Pinto causa un esborso pari all’1% del PIL;i corpi di reato,costitutiti da veicoli a motore,comportano spese esorbitanti ingiustificati;i contributi alle aziende dovrebbero essere azzerati;il fattore di produzione umano è stato progressivamente sostituito con le macchine,creando disoccupazione e crisi.Il settore primario è poco curato;occorrerebbero investimenti ed agevolazioni a cooperative di giovani,sotto l’aspetto fiscale.L’economista Galloni si sofferma su aspetti che sono poco rilevanti concretamente senza offrire alternative praticabili.

    luigi

  5. Certo che di cazzate ne girano in rete. Se volete possiamo organizzare un confronto con questo “economista” dove demolirò una ad una le sue tesi sballate. Io sono uno storico economico, ma vero però, non un buffone.

    Simone Rossi

  6. Caro Rossi, il pezzo de “Il Jester” non è opera nostra, noi l’abbiamo solo ripreso come rassegna stampa come facciamo di consuetudine. Quindi non sarebbe facile per noi organizzare una tavola rotonda con gli autori e lei. In ogni caso, se vuole può inviarci una sua risposta su quegli argomenti che pubblicheremmo.

    emanuele

  7. Nel depauperamento delle nostre industrie di stato, il ridanciano prof. Prodi si è dato molto da fare…..quasi un Monti ante litteram….A chi toccherà proseguire l’opera di demolizione? In un Paese normale, questi personaggi sarebbero perseguiti per alto tradimento ma qui parlano di eventuali collocazioni sul Colle. Siamo alla follia pura e senza vergogna.

    Luigi Maria Ventola

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