SOMME 1916 – Il grande macello

12 giugno

Il primo giorno della battaglia della Somme fu (e rimane a tutt’oggi) il giorno più sanguinoso nella storia dei conflitti del Regno Unito. L’attacco iniziato alle 7.30 di quel mattino costò infatti ben 20.000 morti e 40.000 feriti. Gli elenchi delle perdite riempirono pagine e pagine dei quotidiani. Per di più, a causa del particolare sistema di reclutamento per gruppi omogenei (il cosiddetto «Pal system») con il quale erano stati formati molti dei reggimenti mandati all’assalto, alcuni quartieri e distretti del nord industriale persero una parte molto rilevante della popolazione maschile in età attiva. Ma le ripercussioni furono molto più ampie. La Somme fu una ferita devastante per l’intera Inghilterra e si fece sentire in ogni angolo del Paese, a tutti i livelli della società. Nella battaglia rimasero uccisi ragazzi dei quartieri più poveri dell’East End di Londra, ma anche il figlio del primo ministro, Raymond Asquith, ufficiale delle Grenadier Guards. Lo scopo dell’attacco era quello di sfondare la linea delle trincee tedesche nei pressi del centro del fronte occidentale, per ottenere una netta vittoria sulle forze che avevano invaso la Francia. La battaglia aveva inoltre lo scopo di scoraggiare i tedeschi dalla prosecuzione della grande offensiva scatenata contro i francesi a Verdun, allora in pieno svolgimento. L’offensiva della Somme era una tra le diverse offensive che gli alleati avevano concordato di sferrare il dicembre precedente. Infatti, durante la battaglia della Somme, i russi attaccarono in Ucraina (la famosa offensiva di Brusilov) e gli italiani scatenarono l’ennesimo assalto sulla linea del fiume Isonzo. I francesi, tenacemente aggrappati alle difese di Verdun, furono comunque in grado di inviare truppe sufficienti a prendere parte all’offensiva sulla Somme. Il loro contributo fu un attacco a sud del settore britannico, vicino a Peronne, proprio dove le linee tenute dai due eserciti alleati si univano. Nel 1916 il Regno Unito aveva ormai schierato un milione di uomini in Francia estendendo progressivamente la lunghezza del fronte coperto dalle proprie unità. Questo incremento della forza dell’esercito fu reso possibile durante il 1915 dall’invio in Francia dei battaglioni territoriali, poi dalla formazione di nuove divisioni di volontari o «divisioni di Kitchener», così definite dal nome del ministro della guerra britannico che ne aveva fortemente caldeggiato la costituzione. Ai primi di settembre del 1914 Lord Kitchener si era infatti rivolto alla popolazione chiedendo volontari in scaglioni di 100.000 uomini. Nel 1916 i primi cinque di questi scaglioni formarono circa 30 divisioni, che andarono a unirsi alle 10 di regolari e alle 14 dei territoriali. Determinato a raccogliere senza indugio le truppe per il suo «New Army», Lord Kitchener promise che i gruppi di volontari raccolti da una sede di reclutamento sarebbero stati assegnati allo stesso reparto. Il risultato furono quelli che vennero rapidamente definiti dalla stampa come «pal battalion» (battaglioni di amici), spesso formati da uomini di una stessa fabbrica o impresa che decidevano di offrirsi volontari in massa. Per fare un esempio, i quattro battaglioni di Liverpool provenivano principalmente dal personale degli uffici delle grandi compagnie di navigazione transatlantiche, mentre i quattro battaglioni di Manchester provenivano dagli impiegati delle aziende tessili. Altri battaglioni di questo tipo vennero formati dagli abitanti di specifiche cittadine. Il battaglione Accrington Pals, per esempio, formava l’Undicesimo East Lancs; Leeds fu la base di reclutamento del Quindicesimo West Yorkshire e Hull quella del Dodicesimo East Yorkshire (gli Hull Sportsmen). La Trentunesima divisione era composta esclusivamente di «battaglioni di amici», quattro dei quali provenienti da Hull. Il principio del reclutamento di volontari in comunità ristrette produsse anche il Glasgow Tramways Battalion (il battaglione dei tranvieri di Glasgow) e il Gateshead Commercials, formato dai commessi dei negozi della città scozzese. Il Decimo Lincolns era anche detto Grimsby Chums (i ragazzi di Grimsby). In effetti, ci furono battaglioni di questo tipo reclutati anche a Londra e nel sudest, ma questo tipo di reclutamento fu un fenomeno particolarmente diffuso soprattutto nelle città industriali del nord. Questi battaglioni erano solitamente interamente composti da soldati reclutati nei ceti più bassi della società inglese e quindi non avevano propri ufficiali. Questo portò alla costituzione di reparti che vedevano la stravagante unione di falangi di operai del nord e ufficiali comandanti provenienti dalle più prestigiose scuole private del sud. Peraltro, proprio il comando esercitato nei battaglioni del New Army contribuì a definire il clima sociale del Regno Unito negli anni successivi al conflitto. Molti di quegli ufficiali furono infatti così turbati dalle condizioni di vita testimoniate dai propri soldati provenienti dalla classe operaia da decidere di impegnarsi a favore di importanti riforme politiche e sociali. I volontari voluti da Kitchener vennero in stragrande maggioranza assegnati a reparti di fanteria, ma l’esercito che attendeva di attaccare sulla Somme il primo luglio del 1916 disponeva anche di una forza di artiglieria davvero imponente. A questa forza era stato assegnato l’ambizioso compito di assicurare il successo dell’offensiva distruggendo le trincee tedesche e i loro occupanti. Una settimana prima dell’inizio dell’offensiva vera e propria venne avviato un bombardamento incessante delle linee nemiche. L’artiglieria scagliò un milione di granate ad alto potenziale sulle linee tedesche. Il bombardamento fu così prolungato e i suoi effetti apparenti furono così sbalorditivi da convincere gli ufficiali a informare i propri reparti, in perfetta buona fede, che l’attraversamento della terra di nessuno sarebbe avvenuto senza incontrare nessuna resistenza dalle linee tedesche. La realtà era però ben diversa. Il bombardamento aveva in effetti prodotto danni enormi, ma largamente superficiali. I tedeschi avevano avuto a disposizione un anno intero per preparare le proprie difese e avevano scavato rifugi di enormi dimensioni a grande profondità nel sottosuolo calcareo della Somme. Ben protetti da questi rifugi, attesero pazientemente la fine del bombardamento preliminare. Inoltre, il bombardamento fallì anche nel secondo compito cruciale che gli era stato assegnato, ovvero la distruzione delle distese di filo spinato poste a protezione delle trincee tedesche. Per di più, l’artiglieria britannica non riuscì neppure a ridurre al silenzio la sua controparte tedesca. I cannoni tedeschi ancora attivi aprirono il fuoco con risultati devastanti non appena la fanteria britannica iniziò ad attraversare la terra di nessuno. Alle 7.20 del mattino del primo luglio, il lungo bombardamento preliminare terminò, avvisando la fanteria in attesa dell’imminenza dell’ora zero. Alle 7.25, la fanteria lasciò le proprie trincee e uscì allo scoperto nella terra di nessuno. Alle 7.30, al suono dei fischietti degli ufficiali, la fanteria iniziò ad avanzare, oppressa dal peso del proprio equipaggiamento. Molti portavano con sé 30 kg di munizioni, razioni alimentari, utensili per il trinceramento e bobine di filo spinato. Non appena i tedeschi videro che le linee di attacco inglesi erano in movimento, si affrettarono a raggiungere i parapetti delle trincee e ad installare in tutta fretta le mitragliatrici. Nei primi minuti, la fanteria britannica che avanzava in lunghe file compatte venne falciata senza pietà dal fuoco nemico. Qua e là, dove il filo spinato era stato abbattuto e le trincee spazzate via, i britannici riuscirono a penetrare nelle linee tedesche e a catturare posizioni e prigionieri. In particolare, si registrarono grossi successi al centro del campo di battaglia, ovvero a nord di Thiepval, proprio dove oggi si trova l’arco del monumento ai caduti di Lutyens. L’avanzata si esaurì solo perché gli uomini che dovevano effettuarla erano morti o così sgomenti dalle perdite subite da non poter avanzare oltre. Alcuni battaglioni avevano semplicemente cessato di esistere. Entro mezzogiorno l’avanzata si era ormai arrestata quasi ovunque, anche se lo sforzo offensivo si mantenne elevato per l’intera giornata. L’alto comando, che aveva perso contatto con le prime ondate della fanteria non appena queste avevano lasciato le loro trincee, non aveva alcuna idea di quello che era accaduto. Il generale Douglas Haig, comandante della forza di spedizione britannica, era ancora persuaso di poter continuare l’offensiva il giorno seguente. Nessuno all’alto comando aveva la minima idea delle perdite, dato che il numero dei feriti era così elevato che superava la possibilità dei servizi medici di trasportarli nelle retrovie. All’epoca, erano necessari quattro uomini per ogni barella e il viaggio verso la più vicina postazione di pronto soccorso poteva durare diverse ore. Oggi si comincia a considerare che tra i 20.000 morti del primo di luglio molti siano in realtà feriti che spirarono prima di poter essere soccorsi. Gli orrori del primo di luglio misero fine a ogni reale possibilità di vittoria della grande offensiva britannica. Solo nella parte meridionale del campo di battaglia, nel settore dei più esperti francesi, si erano ottenuti reali risultati. Il generale Haig era comunque determinato a proseguire le operazioni e durante il resto di luglio e agosto gettò truppe fresche sul campo di battaglia per tentare di sfondare la tenace resistenza dei tedeschi. Nelle truppe fresche erano inclusi reparti australiani e canadesi. Si registrò una modesta avanzata ma la cosiddetta «fase di attrito» della battaglia non fu ben coordinata. A metà di settembre, tuttavia, si produsse uno sforzo più mirato che riuscì a conquistare parte delle alture che dominavano il lato orientale del campo di battaglia. Questo rinnovato sforzo offensivo britannico fu coadiuvato dall’esordio assoluto di una nuova arma: il carro armato. Questi primi modelli di tank erano piuttosto fragili e tendevano a guastarsi sin troppo spesso, ma nelle occasioni in cui si riuscì a conservarne l’efficienza gettarono lo scompiglio tra i difensori tedeschi e consentirono alla fanteria britannica di catturare intere sezioni delle trincee nemiche con perdite comparativamente lievi. Haig non ammise la fine della battaglia della Somme sino alla metà di novembre. Per quella data, i britannici avevano ottenuto una penetrazione di circa 11 chilometri. Questa modesta avanzata era però costata loro circa 420.000 perdite fra morti, feriti e dispersi; i francesi avevano subito perdite per più di 200.000 uomini. È comunque un errore concludere che la battaglia della Somme sia stata del tutto inutile. I tedeschi persero mezzo milione di uomini e i loro comandanti hanno sempre dichiarato che le perdite subite nella battaglia della Somme produssero danni irreparabili nella macchina militare tedesca. La Somme fu la fine del vecchio esercito tedesco prebellico che da quel momento in poi perse definitivamente ogni residuo vantaggio qualitativo. Oggi il panorama della Somme non porta più alcun segno degli scontri che lo sconvolsero novanta anni fa. I boschi spazzati via dai bombardamenti ora sono nuovamente rigogliosi e le linee delle trincee sono coperte da un lussureggiante manto erboso. La regione ha interamente recuperato la sua straordinaria bellezza paesaggistica e la produttività dei suoi campi. Il solo segno esteriore della battaglia, oltre alle dozzine di camposanti, è il fatto che nessun edificio della zona è precedente al 1920.

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4 commenti


  1. Ottima sintesi. Un contributo alla memoria di quei poveri ragazzi.

    Alberto Mancini

  2. Puntuale e interessante.Complimenti.

    luca

  3. Sto leggendo La caduta dei giganti di Follet. Questo ottimo riassunto mi ha aiutato a meglio comprendere quello che è effetivamente successo. Bravi e grazie

    Raimondo Massa

  4. […] SOMME 1916 – Il grande macello […]

    1 luglio 1916: il giorno più lungo | Amanti della storia

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