Nazione o Fazione? Un dilemma tutto italiano

14 luglio

Il 17 luglio 1936 l”Alzamiento nacional” dava il via alla guerra civile spagnola. Terribile e fratricida come ogni guerra civile il conflitto, che per ragioni ideologiche aveva coinvolto militari e volontari provenienti da tutta l’Europa (anche il Messico socialista di Lázaro Cárdenas del Río aveva inviato 300 combattenti, oltre a contributi economici ed aerei da combattimento), si concluderà il 1° aprile del 1939. Appena un anno dopo la fine delle ostilità, nel 1940, iniziava la costruzione de la Valle de los Caidos, una cattedrale nella Sierra de Guadarrama presso Madrid, per onorare tutti i caduti di quella guerra, sia repubblicani che falangisti.

di Cosma Ferrarese da ilVostro Quotidiano Online del 12 luglio 2012

IL MONUMENTO DI GETTYSBURG – Molto meno avevano impiegato gli Stati Uniti d’America a comprendere la necessità di un momento di ideale riconciliazione fra Nordisti e Sudisti in lotta ed a costruire a Gettysburg, a soli 4 mesi dalla omonima sanguinosa battaglia, il proprio cimitero di guerra dove i caduti delle due fazioni hanno trovato cristiana sepoltura uno accanto all’altro. Abramo Lincoln, con la guerra civile ancora in atto, inaugurava quel monumento nazionale con l’ideale che in quella guerra nessun soldato, del nord o del sud, era morto invano. In quella circostanza Lincoln aveva affermato esplicitamente: “noi non possiamo inaugurare, non possiamo consacrare, non possiamo santificare questo suolo. I coraggiosi uomini, vivi e morti, che qui combatterono, lo hanno consacrato ben al di là del nostro piccolo potere di aggiungere o detrarre. Il mondo noterà appena, né a lungo ricorderà, ciò che qui diciamo ma mai potrà dimenticare ciò che essi qui fecero”.

IN ITALIA INVECE LA STORIA DIVIDE – L’Italia, al contrario, preferisce dividersi sulla propria storia, privilegiando la memoria di una sola parte; quella dei vincitori. Non c’è, infatti, un luogo che raccolga idealmente le spoglie di tutti i caduti della nostra guerra civile né, ovviamente, c’è un giorno che possa essere vissuto come momento di autentica unità nazionale. Il 2 giugno lo si attende solo per dare fuoco alle polveri della polemica; quest’anno anche i terremotati sono diventati un pretesto utile all’uopo. Il 4 novembre si celebra la giornata dell’unità nazionale e delle Forze Armate; una “giornata” – quindi non una festa, a partire dal 1977 – che incontra l’ostilità di chi, per ragioni ideologiche, la vive come contraltare alla festa del 25 aprile.

INASCOLTATO L’APPELLO DI VIOLANTE – Ancora oggi la ricorrenza del 25 aprile non può svolgere il ruolo di saldare il popolo italiano ad una identità largamente riconosciuta perché quella festa, per essere di tutti, dovrebbe celebrare un momento di massima aggregazione della nazione. Nessun discorso istituzionale riconosce il valore del sacrificio di chi è morto “dalla parte sbagliata”. Nobile, certamente, il tentativo di Luciano Violante che il 10 maggio 1996, nel suo discorso di insediamento alla Presidenza della Camera dei Deputati, lanciò uno storico appello alla riconciliazione tra le forze che si richiamano alla resistenza e la destra post-fascista. Violante parlò di “volontà di non escludere una parte di quelle memorie” e di “esigenza di comprendere le ragioni di chi aveva combattuto dall’altra parte”. Intenzione lodevole, dicevamo, ma priva di effetti pratici.

LA FAZIONE E’ PIU’ FORTE DELLA NAZIONE – Eppure sarebbe sufficiente che ognuno chiedesse a se stesso quali siano i valori per i quali sarebbe disposto a sacrificare la vita e, coerentemente, cercasse di trasporre quei nobili intenti in chi milita, o ha militato, nel campo avverso. Non ne siamo capaci! La fazione è sempre più forte della nazione al punto che, nei discorsi ufficiali, si continua a sostenere la necessità del sentimento unitario degli italiani nello stesso momento in cui si valorizza solo ciò che divide il nostro popolo. Una logica difficile da comprendere senza dover ammettere una patente ipocrisia, sorretta da una insopprimibile presunzione di parte.

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Inserito su www.storiainrete.com il 14 luglio 2012

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Un commento


  1. Effettivamente è ingiustificabile che a 67 anni dalla fine della guerra sussistano quelle fazioni

    Cesare

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