La Normandia vuole diventare sito Unesco, è il turismo di guerra

23 agosto

Le cinque spiagge del D-Day, che hanno visto lo sbarco degli alleati in Normandia nel 1944, provano a diventare “Patrimonio dell’Umanità” con il bollino Unesco. Richiesta particolare, mai un campo di battaglia è stato promosso a patrimonio dell’umanità. Ma il turismo di guerra sta diventando un fenomeno, anche in Italia.

di Stefano Ciavatta da Linkiesta del 19 agosto 2012 Home

Le cinque spiagge del D-Day (Omaha, Utah, Sword, Juno, Gold), che hanno visto lo sbarco degli alleati in Normandia nel 1944, provano a diventare “Patrimonio dell’Umanità” con il bollino Unesco. A fine 2013 l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura deciderà quali saranno i nuovi luoghi del mondo da considerare intoccabili. Nel 2014 cadrà l’anniversario dei 70 anni dallo sbarco. Burocraticamente l’impresa di arrivare in tempo alle celebrazioni sembra impossibile, anche se l’idea delle spiagge non è una novità: “arenata nelle secche della burocrazia, è stata rilanciata nel 2009”, come ha ricordato “La Stampa”.

Il fatto è che non è neanche la sola proposta francese per l’Unesco: ce ne sono altre 34, di cui alcune giacciono in attesa dal 1996. Ogni anno ciascun paese ne può sostenere una. Delle altre non si parla, Omaha invece fa notizia perché mai un campo di battaglia è stato promosso a patrimonio dell’umanità. Ci sono criteri severi da superare, una spinta potrebbe darla Hollande che ha dato il suo sostegno all’iniziativa del presidente regionale Laurent Beauvais, ma i lunghi processi di approvazione potrebbero far scivolare la candidatura a nomina ufficiale oltre le celebrazioni del 2014. In una intervista a “France24”, Alessandro Balsamo dell’Unesco ha dichiarato che «uno dei principali ostacoli è proprio il fatto di essere un campo di battaglia, ma esistono modi meno complicati dell’ottenere una candidatura per proteggere quel sito».

In un certo senso però la Normandia di Sainte-Mere-Eglise, Pointe du Hoc, Sainte Marie du Mont, Colleville e Caen, Bayeux e Omaha Beach, Arromanches e Carentan ha già vinto. Preservare e valorizzare le cinque spiagge, come da richiesta Unesco per l’assegnazione, non richiederà infatti grandi sforzi agli enti locali che comunque useranno il dossier da inviare all’Unesco per rilanciare l’interesse verso il 2014. La Normandia «dove piove sempre mentre nel resto della Francia c’è sempre sole» come recita un manifesto ironico che si vende in ogni negozio, ha creato da anni un turismo parallelo, volutamente storico, per non dire militare, legato non solo alla memoria dei reduci ma anche a un forte immaginario visivo moderno che coinvolge tutti. Interi paesi e località sul mare si reggono solo su quello.

Come in tutti i teatri di guerra lo scenario bisogna averlo negli occhi, altrimenti lo sguardo è monco. Nella Normandia del D-Day non ci sono piramidi né cattedrali, né regge né templi. In mezzo a una campagna del nord Europa dai colori autunnali ci sono resti sparsi di fortificazioni, postazioni radar, trincee, cannoni, ponti di ferro abbandonati in mare e sulla sabbia, musei piccoli e grandi. Il cimitero americano di Colville, che sovrasta l’immensa spiaggia di Omaha, è in realtà «un pezzo di terra conquistato per seppellirci i morti», come disse il generale Clark: monumentale per le 9387 croci bianche su distese d’erba verde lucida per la pioggia, ma spartano nella sua origine. Ovunque puoi incontrare cippi sulle strade, ogni incrocio ricorda un eroe, un soldato ucciso, e poi ancora lapidi, steli commemorative, monumenti del cordoglio a rammentare il sacrificio dei diecimila soldati alleati morti nello sbarco. Ma il tentativo della memorialistica istituzionale di cristalizzare i ricordi generati dai luoghi si è infranto negli anni contro un immaginario vivissimo dato dal cinema, dalla tv, dalla letteratura e dai videogiochi. È ormai lontana la desolazione immortalata nel 1945 dalla copertina di “Stars and Stripes Magazine”, dove la carcassa di un anfibio giace solitaria sulla spiagga di Omaha mentre una giovane coppia aggira il relitto con un po’ di timore. Per paradosso l’immaginario che nasce con le foto sfocate dell’inviato di guerra Robert Capa (il resto del rullino andò bruciato in fase di sviluppo per la troppa fretta dell’agenzia) è diventato sempre più ampio e nitido.

La prima spallata l’ha data il bestseller di Cornelius Ryan, “Il giorno più lungo” (1959), diventato poi il film omonimo del 1962, un kolossal con un cast esagerato (John Wayne, Robert Mitchum, Henry Fonda, Richard Burton, Rod Steiger e molti altri). Ma è stato il “Salvate il soldato Ryan” di Spielberg nel 1998 a riaprire l’immaginario sulla Normandia dopo la sbornia del filone Vietnam. Premiato con l’oscar per la regia, “Ryan” ha raccontato per la prima volta in maniera iperrealistica le fasi dello sbarco a Omaha, diventando una pietra miliare del genere. Il costoso e difficile film ha avuto così tanto successo da convincere Spielberg e Tom Hanks a produrre la serie tv HBO “Band of Brothers” (2001) basata sul bestseller di Stephen E. Ambrose. Finalmente anche i reduci del fronte europeo potevano avere le loro storie sullo schermo. Anche la premiazione agli Emmy fu un evento, con il maggiore Dick Winters sul palco insieme ad Hanks e Spielberg. Non solo, il soldato Ryan è diventato anche l’apripista dei videogiochi del genere, tra i più venduti in assoluto da anni. È stato lo stesso Spielberg a scrivere il primo episodio della serie “Medal of Honor” (1999), poi cinque anni dopo sono entrati a fare concorrenza “Call of duty” e “Brothers in Arms”, a cui si è aggiunto “Battlefield 1942”. Titoli che si sono dovuti confrontare graficamente e narrativamente con il film, e che sono diventati videogame seriali, con alle spalle mega produzioni e community di utenti molto organizzate. Tutto questo ha rinfocolato l’immaginario delle spiagge e della campagna di Normandia.

Non solo virtualmente si può accede al mondo delle spiagge. Anche in Italia ci sono guide per viaggi storici (una per tutte, “Viaggi e storia” pubblicato da Mattioli 1885) e tour operator del turismo di guerra . “Sulle orme della storia” ha poco meno di due anni di vita: organizza viaggi e mette a disposizione guide specifiche per i siti della Linea gotica, Montecassino, Redipuglia ma anche per la Normandia, le Ardenne, Verdun, Stalingrado, El Alamein. Danilo Dolcini ha avuto l’idea del marchio e del sito: “In Italia siamo almeno vent’anni indietro rispetto al turismo storico di Francia, Germania e Inghilterra. Oppure l’America: il prossimo anno sarà il 150° della sanguinosa battaglia di Gettysburgh nella guerra di secessione americana, saranno presenti migliaia di persone alla rievocazione. Sono paesi in cui c’è più sensibilità sull’argomento, quello della memoria nazionale è un sentimento non abbandonato. Tra enti, proloco e agenzie la realtà italiana del turismo storico è frammentata. Siamo ancora giovani per fare un bilancio, ma a giudicare dal numero di appassionati, dal collezionista ai turisti, dallo studente al nipote del reduce, l’interesse è davvero notevole. Siamo stati tante volte in Russia per via della campagna dell’Armir e in Africa a El-Alamein . Finalmente a novembre ci sarà a Ferrara la prima fiera del turismo storico. Ma l’appuntamento più importante rimane il centenario dell’inizio della Grande guerra (1915): purtroppo in Italia si muovono solo realtà regionali come il Friuli.

Tra i concorrenti di Omaha per l’Unesco ci sono proprio “tredici dipartimenti dell’est della Francia che hanno chiesto il riconoscimento per i campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale” come ha scritto “La Stampa”, un anniversario più importante che per la Francia cade anch’esso nel 2014.

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Inserito su www.storiainrete.com il 23 agosto 2012

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