Lourdes, l’indagine di Vittorio Messori sull’apparizione mariana

24 ottobre

Un appoggio alla fede, una «maniglia», così definisce Messori le apparizioni di Lourdes nel suo intenso e meditato libro Bernadette non ci ha ingannati. Un’indagine storica sulla verità di Lourdes, in uscita oggi per Mondadori (pp. 340, euro 18,50); un concentrato di approfondimenti e una lettura che cattura subito per quel suo tipico, efficace intrecciare ricordi personali, storia, cronaca e teologia. Quanto accadde nel 1858 in uno sperduto villaggio pirenaico, dove sarebbe stato costruito un santuario mariano fra i più visitati al mondo fu propriamente una «rivelazione privata», che nulla aggiunge alla Rivelazione pubblica chiusasi con l’ultimo apostolo e tuttavia riconosciuta come soprannaturale e dono di grazia per via delle guarigioni miracolose.

di Mario Iannaccone da Avvenire del 9 ottobre 2012  LogoAvvenire

Come tutte le rivelazioni private riconosciute, anche le apparizioni di Lourdes non entrano a far parte del depositum fidei, perché il fedele è libero di non credervi. Private ma anche pubbliche, osserva Messori, se è vero che lì «ogni anno passa come pellegrino, guidando folle di altri pellegrini, il 20% dell’episcopato mondiale». Qui all’umile, illetterata, Bernadette furono affidati alcuni messaggi: la chiamata al pentimento, l’invito alla conversione e poi, in modo più specifico, il «dire ai preti che si costruisca qui una cappella e si venga in processione«. Infine, la Vergine si qualificò come «Immacolata Concezione», dogma proclamato nel 1854. La fanciulla sopportò la sofferenza d’essere considerata pazza, mentitrice, manipolata, maligna. Fu visitata come un’alienata, guardata a vista, messa alla gogna da intellettuali allora famosi come quello Zola che promise la rivelazione di documenti segreti che in realtà non esistevano. Entrò in convento non per fuggire, ma per abbracciare il Mistero che aveva visto e con cui aveva persino parlato. Intanto, nonostante il clima ostile della Francia anticlericale, si costruiva un grande santuario, dove oggi si celebrano messe e s’allungano processioni quotidiane.

E poi iniziarono le guarigioni. Perché il mistero di Lourdes in primis incoraggia i malati dell’anima e del corpo, a ricalco della guarigione del paralitico al quale Gesù – equiparando il peccato alla malattia – disse: «Coraggio, figlio, i tuoi peccati ti sono perdonati!». Allo stesso modo la Vergine di Lourdes, in uno dei suoi messaggi, esortò: «Andate a bere alla fontana e a lavarvi», riferendosi alla guarigione degli infermi e della fede. Se confrontate all’enorme numero di pellegrini, le 67 guarigioni inspiegabili sono rare ed è inesplicabile, alla ragione umana, il criterio d’elezione dei miracolati: furono guariti dei ricchi invece che dei poveri; vi fu chi guarì prodigiosamente per poi morire dopo in un banale incidente. Ciò sta a significare che quei prodigi sono un mero segno che rimanda alla vera guarigione «offerta qui non a pochi ma a tutti». Del resto, si legge nel Vangelo: «Se non vedete segni e prodigi voi non credete» (Gv, 4,48). La sorgente che scaturì da quella grotta usata dai contadini è, come in una delle più belle poesie di san Giovanni della Croce, un segno dell’abbondanza eucaristica. Attorno a questi fatti, piccoli e grandi, che ruotano attorno alla vita di santa Bernadette, sofferente e perseguitata, Messori rievoca i tanti attori del dramma: i contrari per puntiglio, gli increduli, gli arrabbiati, coloro che si convertirono.

La ragazzina non cedette mai giurando, serena, d’aver detto la verità, soltanto la verità. Così si snoda, capitolo per capitolo, pacato e rigoroso, il libro di Messori, che ricostruisce per esteso la vicenda. Come altri testi di questo autore, esso trasmette una forte tensione: si sente, si avverte che c’è molto di più. Altro potrebbe essere scritto, molto altro preme sotto gli eventi più noti. Nella sua ricerca, svolta a contatto con i maggiori studiosi di Lourdes come René Laurentin, Messori registra coincidenze significative, casi che sfidano la probabilità, simmetrie misteriose, difficili da inserire in un solo libro. In parte, questo materiale confluirà in un secondo volume annunciato dallo scrittore il quale, infine, giunge alla ferma convinzione che Bernadette non ci ha ingannati, che ha detto il vero. Ciò che ha visto, ciò che ha fatto e ci ha lasciato, porta il segno del dono divino.

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L’8 dicembre, Fatima e i segni della Storia

Anche il Corriere ha ricordato, con una pagina intera, i vent’anni da quanto successe in una dacia a Viskuli, nella foresta di Pushcha, in Bielorussia. I primi presidenti eletti democraticamente dalle tre repubbliche slave dell’Urss – Russia, Ucraina, Bielorussia – firmarono il documento che sanciva «la cessazione dell’Unione Sovietica in quanto entità statale» e lo smembramento del primo Stato comunista della storia. Una decisione imprevista, non soltanto dai soliti «esperti», ma anche dagli stessi protagonisti dell’incontro. Ciò che si voleva non era la fine dell’Urss ma un patto federale rinnovato. E invece, pochi giorni dopo, la notte di Natale, la bandiera rossa con la falce e martello era ammainata per sempre dalla cupola più alta del Cremlino e al suo posto risaliva il tricolore dell’impero di Pietro il Grande. La firma del russo Eltsin, dell’ucraino Kravchuk e del bielorusso Shushkevic sul documento in cui la seconda potenza mondiale decideva di suicidarsi fu apposta l’8 dicembre del 1991. Era il giorno della ricorrenza liturgica dell’Immacolata Concezione.

di Vittorio Messori dal Corriere della Sera del 14 dicembre 2011 Corriere della Sera

Come impedire ai credenti di pensare alle parole della Signora di Fatima, parole pronunciate nel 1917, in perfetta coincidenza con la presa del potere da parte di Lenin? «La Russia spanderà i suoi errori nel mondo, provocando guerre e persecuzioni contro la Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, intere nazioni saranno annientate». Ma, aveva concluso l’Apparizione davanti ai tre bambini che ignoravano persino la parola Russia, «ma alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà». La fine annunciata nel 1917 dall’Immacolata giungeva, non solo nel «suo» giorno, ma alla vigilia dei 70 anni dalla fondazione ufficiale dell’Urss. Qui i credenti potevano pensare al Salmo 90: «Settanta sono gli anni dell’uomo…». E settanta pure la massima durata delle opere dell’uomo, se fondate sulla persecuzione di ogni religione. E che dire del simbolismo, sin troppo esplicito, di quella bandiera del primo Stato ufficialmente ateo della storia ammainata dal Cremlino, davanti alle televisioni del mondo, nel giorno in cui il calendario gregoriano, seguito dalla maggioranza dei cristiani, celebra la nascita di Cristo?

Come è giusto – nella prospettiva del Dio biblico che si rivela e al contempo si cela, lasciando alla libertà dell’uomo la scelta tra l’accoglienza e il rifiuto – com’è giusto, dunque, se i credenti vedono qui dei «segni», per gli increduli ci sono solo coincidenze. Coincidenze che, però, sembrano attirate da quell’enigmatico 8 di dicembre. Si veda quell’altra storia davvero singolare della bandiera europea. Il Consiglio d’Europa indisse nel 1950 un concorso internazionale per un vessillo del Continente. Parteciparono centinaia di artisti e di grafici ma i bozzetti, i più numerosi, che contenevano una croce furono bocciati dai socialisti e dai laicisti in genere. Soltanto nel 1955 la commissione, presieduta da Paul Lévy, un ebreo, si decise per una bandiera azzurra con al centro 12 stelle d’oro disposte in cerchio. L’idea piacque, tanto che nel 1986 lo stendardo fu adottato come ufficiale anche dalla Comunità Europea, cambiando solo in argento l’oro delle stelle. Ci fu sconcerto, però, e rammarico, in molti, quando si conobbe il retroscena: l’autore era Arsène Heitz, un grafico belga poco noto, devoto mariano fervente. L’azzurro è il colore della Vergine e le stelle sono quelle che circondano il capo della Donna dell’Apocalisse in cui la Tradizione riconosce Maria. Quanto al dodici, è quello delle dodici tribù di Israele, dei dodici apostoli e delle dodici stelle che stanno sulla Medaglia Miracolosa voluta nel 1830 dalla Vergine stessa e che Heitz portava sempre al collo, da buon devoto. Ma c’è di più, visto che per la firma solenne del documento che adottava la bandiera, nel 1955, si cercò una data che convenisse a tutti i politici che venivano a Strasburgo dall’Europa intera. Nessuno, al Consiglio, si accorse che il giorno prescelto non era come gli altri, per i credenti: era, infatti, pure qui, l’8 dicembre. E la Medaglia che era servita da modello al grafico porta incisa una invocazione proprio all’Immacolata Concezione.

Vediamo un altro caso, tra i molti possibili, di coincidenza per alcuni, di segno per altri. Un caso in cui la storia dell’Urss si intreccia ancora una volta con Fatima. Nel 1945 Mosca aveva ottenuto la zona più importante, quella di Vienna, delle quattro in cui era stata divisa l’Austria dagli alleati. Il ministro degli Esteri sovietico, Molotov, disse e ripetè che Mosca mai si sarebbe ritirata da ciò che aveva occupato e tutti si aspettavano che, come a Praga, i comunisti organizzassero un colpo di Stato per andare da soli al potere nell’intera Austria. Le stesse cancellerie occidentali sembravano rassegnate. Ma non si rassegnò un francescano, padre Petrus che, tornato dalla prigionia proprio in Urss, andò in pellegrinaggio nel santuario nazionale austriaco, a Mariazell. Lì fu sorpreso da una voce interiore che gli disse: «Pregate tutti il Rosario e la vostra Patria sarà salva». Buon organizzatore, padre Petrus promosse una «Crociata nazionale del Rosario», nello spirito esplicito di Fatima, che in breve tempo raccolse milioni di austriaci, compreso lo stesso Cancelliere, Leopold Figl. Giorno e notte, grandi masse si riunivano nelle città e nelle campagne, recitando la corona e Vienna era percorsa da imponenti processioni, sorvegliate con ostilità, nel suo settore, dall’Armata Rossa. Gli anni passarono senza che l’occupazione cessasse, per l’ostinazione russa, ma il popolo non si stancava di pregare.

Ed ecco che, nel 1955, l’Urss comunicò di essere disposta a ridare all’Austria l’indipendenza, in cambio della neutralità. I governi occidentali furono colti di sorpresa da una decisione inaspettata e unica, sia prima che dopo: mai, come aveva ricordato Molotov, mai, l’Urss accettò di ritirarsi spontaneamente da un Paese occupato. Ma non si sorpresero coloro che da anni pregavano per la «Crociata del Rosario»: in effetti la Conferenza internazionale che portò in due giorni al Trattato sulla fine dell’occupazione fu inaugurata, con la dovuta solennità, nell’ex palazzo imperiale di Vienna il 13 maggio. L’anniversario, cioè, della prima apparizione di Fatima.
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Inserito su www.storiainrete.com il 24 ottobre 2012

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