In vendita a 2 mln la casa dove visse Tiziano. Dubbi degli esperti

8 novembre

notizie-dal-mondo-della-storia1.png (90×90)Passeggiare nel giardino dove Tiziano traeva ispirazione e intratteneva gli ospiti, e coricarsi nella stessa stanza dove la leggenda vuole che l’artista ammirasse la laguna e in lontananza le sue montagne natìe del Cadore. La maggior parte degli appassionati del maestro dell’«Amor sacro e amor profano» può solo sognarlo magari, curiosando dal cancello del giardino veneziano non distante da fondamenta Nuove. Oggi però qualche facoltoso può trasformare questo sogno in realtà. Quella che tutti a Venezia chiamano «la casa del Tiziano» da ieri è infatti in vendita. Non tutto lo stabile ma un appartamento che occupa attico, secondo e terzo piano dell’immobile e soprattutto quei 150 metri quadrati di giardino a cui si accede attraverso una galleria verde, assoluta rarità per la città senz’auto.

di Gloria Bertasi dal Giornale del 7 novembre 2012 

L’annuncio è apparso martedì sui siti di «luxury homes» (case lussuose) e per un investimento tra i 1,9 e i 2,2 milioni di euro si promette di acquisire «l’autentica casa in cui il famoso pittore abitò per 45 anni e morì nel 1576», si legge sul sito web di Casaitalia international. A Venezia, in realtà gli esperti d’arte sono convinti che l’abitazione non sia davvero quella di Tiziano ma che l’affissione nel 1880 di una targa abbia accreditato una leggenda popolare priva di fondamento storico. A fine XIX secolo fu proprio l’amministrazione lagunare a affiggere l’insegna commemorativa che ancora oggi si trova a fianco del civico 5182 di Cannaregio: «Tiziano Vecellio qui per nove lustri abitò e morì nel 1576, Venezia nel quarto centenario pose». Forti di questa targa, le agenzie immobiliari mettono in vendita quindi «la casa di Tiziano».

Quella dimora che Pietro Aretino, il poeta dei «Sonetti lussuriosi» nonché mentore dell’artista che lo ritrasse a Venezia poco prima della sua morte, tanto invidiava a Tiziano. Il motivo? «Posta nella remota contrada dei Biri in parrocchia di San Cantiano, dal loggiato, cui ascendevasi da un vago giardino per la gradinata, la vista si stendeva sulla poetica laguna e sulle Alpi lontane », scriveva nel XVI secolo il Rettore Priscianese, ospite con l’Aretino e Sansovino di Tiziano. Tanto quell’abitazione era cara al pittore che nemmeno quando nel 1595 i dogi costruirono le fondamenta Nuove, oscurando la vista, l’avrebbe lasciata. Tutto però è avvolto nella leggenda, ricordano gli studiosi. Le descrizioni d’epoca indicano che il pittore vivesse nella casa costruita nel 1521 dal patrizio Alvise Polani e sarebbe stata anche la dimora di Francesco Da Ponte e Leonardo Corona. Nell’800 i restauri ne modificarono impianto e struttura e anche l’albero dalle «tonde foglie» raffigurato nel quadro di San Pietro Martire sarebbe stato sradicato. Non riuscendo più a identificare il palazzo (i complicati numeri civici di Venezia da allora sono cambiati), gli studiosi di Tiziano non si azzardano a confermare o smentire la leggenda.

Quasi nessuno poi è riuscito a vedere l’interno dello stabile su cui è stata posata la targa, la proprietà è privata e tutte le volte che qualche esperto in arte e restauri ha suonato ai campanelli non ha mai risposto nessuno. Le due agenzie che hanno in mano la vendita (Venice real estate e Casaitalia international) hanno le bocche cucite sull’identità dell’attuale proprietario. «Tutto quello che c’è da sapere è lì, in internet», dicono frettolosamente. L’ipotesi più accreditata tra le calli e i campi di San Canciano è che il lussuoso appartamento sia di una ricca americana che a Venezia viene davvero poco. I restauri sembrano tuttavia recenti, almeno da quanto si può vedere in internet. Affreschi bucolici decorano il salotto principale, una scalinata intarsiata collega terzo piano a attico e un secondo salottino è riscaldato dal tipico camino veneziano in pietra. Unico neo, i pavimenti ricoperti per lo più da moquette, il che potrebbe suffragare l’ipotesi che l’alloggio sfarzoso sia di un cittadino d’oltreoceano. Difficilmente – dicono in zona – un italiano avrebbe nascosto gli intarsi del veneziano con tappeti.

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Inserito su www.storiainrete.com il 9 novembre 2012

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