Nel film celebrativo del Nobel, l’Ue si scorda dell’Italia

8 dicembre

In occasione della consegna del premio Nobel, è stato creato un filmato per raccontare l’Unione Europea. Una bella idea, ma non per noi: nelle immagini non c’è alcun riferimento all’Italia, né del passato né di ora. L’errore, dopo la mobilitazione dei diplomatici, sarà corretto. Ma il gusto in bocca resta amaro.

di Giovanni Del Re da Linkiesta del 7 dicembre 2012 Home

Quando si dice che l’Italia sparisce anche dalla storia dell’Unione Europea. Una piccola vicenda, in fondo, che però ha un alto valore simbolico. In occasione del Nobel all’Ue, assegnato dall’Accademia di Oslo il 12 ottobre scorso, e che sarà consegnato lunedì nelle mani dei più alti vertici comunitari alla presenza di numerosi capi di Stato e di governo, il Consiglio Ue ha preparato un video intitolato “From war to peace” che in 5 minuti e 43 secondi condensa gli inizi – dalla fine della Seconda Guerra Mondiale – e gli sviluppi del grande progetto, con l’allargamento a Est. Non senza dimenticare, però, anche la terribile pagina della guerra in Bosnia. Un video con numerose interviste a cittadini per strada, e con spezzoni con voci dei padri fondatori e altri big dell’Unione.

Il trattato che il 25 marzo 1957 dette origine alla Comunità economica europea fu firmato, si sa, a Roma. Tra i grandi padri dell’Europa figurano personaggi italiani di rango come Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli, solo per citare i due più famosi. Eppure per quei 5 minuti e 43 secondi gli autori del video hanno trovato spazio per 5 celebri francesi (per la precisione, nell’ordine, Robert Schuman, Jean Monnet, Paul Henri Spaak, Jacques Delors e Simon Veil),un britannico (Winston Churchill), un lussemburghese (Joseph Bech), un tedesco (Walter Hallenstein), un polacco (Bronislaw Geremek), un greco (George Papandreou) e un danese (Anders Fogh Rasmussen).

Un italiano? Niente da fare. Quello che però colpiscono sono anche le interviste in strada: due in Francia, tre in Germania, tre in Polonia, una in Spagna, tre in Bosnia Erzegovina. Forse era troppo costoso mandare un reporter in più stati, chissà, e certo poco meno di sei minuti non è molto. Forse però almeno una battuta a Roma si sarebbe potuta tirar fuori.

Certo, si potrà dire che vari altri Stati membri sono stati dimenticati. Verissimo. Tuttavia, certamente dei grandi paesi dell’Unione, e soprattutto dei grandi fondatori, l’unico dimenticato è proprio l’Italia. Un ennesimo segnale, se ce ne fosse bisogno, che i vertici europei non si scordano certo di Polonia o Spagna (per non parlare di Germania e Francia, o della Gran Bretagna), ma dell’Italia spesso e volentieri.

Qualche cronista solerte si è accorto della questione, e grazie a dei Tweet “ritwittati”, la notizia è finalmente arrivata anche alla Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Ue. Che si è messa subito in moto nei confronti del Consiglio. «Sono intervenuto molto rapidamente su chi di dovere a tutti i livelli, anche a quelli più alti – ha raccontato ai cronisti l’ambasciatore italiano 
all’Ue, Ferdinando Nelli Feroci – e il Consiglio ha riconosciuto
immediatamente la gaffe, ha riconosciuto che era stato commesso un errore e ha formulato le scuse formali».

Risultato: il video è stato corretto, almeno simbolicamente: 9 secondi a De Gasperi e 4 secondi sulla firma a Roma. Non molto (soprattutto in confronto alla massiccia presenza francese), ma meglio di niente. Una mini-vittoria italiana, anche se resta la domanda: perché senza proteste e arrabbiature troppo spesso, nell’Ue, il Belpaese viene dimenticato? La colpa, con tutta probabilità è da cercare non a Bruxelles, ma a Roma.

Immagine anteprima YouTube

________________________

Inserito su www.storiainrete.com l’8 dicembre 2012

Invia ad un amico Invia ad un amico     Stampa questo post Stampa questo post

Lascia un commento

*

* Attenzione: i commenti sono moderati. Storia In Rete si riserva la possibilità di non pubblicare commenti offensivi, lesivi dell'altrui reputazione, o comunque contro le leggi in vigore. In ogni caso, i commenti pubblicato non riflettono necessariamente la linea editoriale di Storia In Rete, che si impegna a stimolare e diffondere un dialogo il più possibile rispettoso di tutte le posizioni.