Giovanni Gentile “assassinato”? Guai a chi lo dice…

27 febbraio

Ho letto un’incredibile notizia su la Repubblica. Viene presentato come crimine di revisionismo un convegno su Giovanni Gentile organizzato dall’Università della Sorbona a Parigi a cui ha contribuito anche l’Istituto di cultura italiano.

di Marcello Veneziani da Il Giornale del 24 febbraio 2013

Un non meglio precisato gruppo di studiosi (una banda, un nucleo armato, un clan, un soviet?) ha protestato per la seguente definizione di Gentile: «il filosofo dell’idealismo che fu teorico dell’atto puro, rifondatore del liceo italiano e che finì tragicamente i suoi giorni, vittima della guerra civile nel 1944, assassinato a Firenze da una banda di partigiani». La presentazione, scrive la Repubblica, ha «ovviamente suscitato molte proteste». Mi chiedo dov’è la ragione dell’ovvia protesta? Non c’è una virgola che non sia storicamente vera. Non si può dire la verità pura e nuda? Dove finisce la storia e la sua pensosa sorella, la filosofia, con queste miserabili censure? È proibito dire che Gentile fu «assassinato da una banda di partigiani», bisogna forse dire che fu giustiziato da eroici combattenti, offendendo sia Gentile sia coloro che hanno eroicamente combattuto senza uccidere inermi filosofi? La Sorbona dedica finalmente un convegno al nostro grande filosofo e noi ci indigniamo. Ma la direttrice dell’Istituto, sotto pressione della banda di imprecisati studiosi (se sono studiosi di storia e di filosofia dovrebbero vergognarsi) «ha finalmente cambiato» il testo, annuncia fiera la Repubblica. Giustizia è fatta. Si replica l’assassinio di Gentile a Parigi, col plauso de la Repubblica.

 

 

RICHIESTA DI DELUCIDAZIONI DA PARTE DELL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI PARIGI

da www.avaaz.org

Con il presente documento si richiede espressamente alla Dottoressa Marina Valensise, Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi un comunicato ufficiale di delucidazioni riguardo ai fatti inerenti alla presentazione del seminario Giovanni Gentile: un pensiero in atto, svoltosi il 2 febbraio 2013 presso i locali dell’Università della Sorbona di Parigi e sponsorizzato dal medesimo Istituto Italiano di Cultura. 

I FATTI
Il 30 gennaio sul sito dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, viene annunciato un seminario in onore di Giovanni Gentile. La presentazione in italiano è così formulata: “Giovanni Gentile: un pensiero in atto: In occasione della traduzione in francese di Spirito, atto puro e de La Rinascita dell’Idealismo presso le Edizioni Hermann, Andrea Bellantone, specialista del filosofo italiano, e docente all’Istituto Cattolico di Parigi, organizza un convegno alla Sorbona attorno al pensiero del grande filosofo del XX secolo Giovanni Gentile”.

Cliccando sulla dicitura “français”, la presentazione continua e istruisce il lettore francese definendo Gentile “il filosofo dell’idealismo che fu teorico dell’atto puro, rifondatore del liceo italiano e che finì tragicamente i suoi giorni, vittima della guerra civile del 1944, assassinato a Firenze da una banda di partigiani”.

Il 30 gennaio medesimo, la presente nota biografica scatena immediatamente accese e sdegnate reazioni. Enrico Persico Licer, Presidente della sezione ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) di Parigi invia una lettera di protesta alla Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, Dott.ssa Marina Valensise e per conoscenza al console generale Andrea Cavallari; Elio Rampino, presidente della Sezione ANPI della Repubblica Ceca, scrive una lettera di protesta alla Dottoressa Marina Valensise; Olivier Favier, storico e italianista francese, scrive un vibrante articolo di protesta sul sito onnedormirajamais.org; una lettera, redatta in italiano e in francese, è indirizzata alla Dott.ssa Marina Valensise da moltissimi cittadini italiani e francesi che ribadiscono con forza di avere a cuore i fondamenti delle loro rispettive Repubbliche. 

Sempre il 30 gennaio, il Professor Andrea Bellantone, organizzatore del seminario su Giovanni Gentile nonché professore di Filosofia Moderna presso l’istituto Universitario Cattolico di Parigi, scrive diverse e-mail indirizzate a Olivier Favier, nelle quali assicura a più riprese la sua totale non adesione alla presentazione di Gentile, così come redatta dall’Istituto Italiano di Cultura di Parigi.

Il 31 gennaio il sito dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi corregge la nota biografica su Gentile in questi termini: “rifondatore del liceo sotto il fascismo e che finì tragicamente i suoi giorni, pagando i suoi errori politici in favore della dittatura, all’epoca della guerra civile e di Liberazione.”

Il 2 febbraio, come previsto, si svolge il seminario, secondo una normale e ineccepibile prassi accademica. La partenza anticipata della direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, Dottoressa Marina Valensise, non le permette di dare spiegazioni sul testo contestato o di rispondere a domande sullo stesso durante il dibattito con gli astanti, tra cui erano presenti, tra gli altri, dei rappresentanti della sezione di Parigi dell’ANPI, Bruna Lo Biundo, francesista e ricercatrice per diversi istituti storici, Gerardo Maffei, autore e regista italiano e Olivier Favier. 

Ad oggi nessuna spiegazione ufficiale o in via privata è stata fornita ai mittenti delle lettere di protesta dal loro destinatario. 
MOTIVAZIONI E CONTESTO
Giovanni Gentile, da un punto di vista storico, che non può essere ignorato tanto il suo pensiero si conforma alle sue azioni, è un gerarca fascista: Ministro della Pubblica Istruzione, nominato da Mussolini, dal 1922 al 1924; redattore del Manifesto degli intellettuali fascisti del 1925; dal 1928 al 1941 ricopre importanti cariche universitarie e accademiche; nel 1938 è il primo firmatario del Manifesto della Razza (apertamente antisemita); il 24 giugno 1943, in una fase critica della seconda guerra mondiale, tiene al Campidoglio il tristemente famoso Discorso agli italiani, che esorta la nazione a restare unita sotto la guida del Duce e che porterà alla fondazione della Repubblica Sociale Italiana; dal 1943 alla morte nel 1944 segue Mussolini a Salò (RSI).

L’articolo 1 della Costituzione Italiana sancisce che «L’Italia è una Repubblica Democratica», quindi fondata su valori, che essa condivide con la Francia, che sono contro ogni forma di dittatura, a fortiori fascista. La lotta di tutti coloro che si opposero al fascismo storico ha avuto forme e colori politici diversi. Tra esse è innegabile, dal punto di vista storico, l’importanza della lotta armata partigiana. Il 25 aprile, festa nazionale italiana, si celebra la « Liberazione » dell’Italia dal fascismo ad opera delle forze alleate e dei partigiani italiani.

Assodati questi fatti, è doveroso indignarsi che un’Istituzione Italiana, finanziata da denaro pubblico, faccia uso di termini quali «guerra civile» per definire la guerra di Liberazione, e «banda» per definire i resistenti italiani, facendo inoltre passare per «vittima» uno dei maggiori intellettuali del fascismo e istigatore della leva forzata per la difesa della Repubblica di Salò.
Sdegno tanto più necessario in un momento in cui sono chiari e sempre più presenti i segnali di un nuovo revisionismo che va ben al di là dei confini italiani e che per l’Italia, tra i molteplici esempi, si manifesta con il discorso del 27 gennaio 2013 all’inaugurazione del Memoriale della Shoah di Milano in cui Silvio Berlusconi dichiara «Il fatto delle leggi razziali è la peggior colpa del leader Mussolini che per tanti altri versi invece aveva fatto bene»; con la costruzione, finanziata dalla Regione Lazio, nell’agosto 2012, di un mausoleo al criminale di guerra Rodolfo Graziani, generale d’armata fascista e ministro della difesa della Repubblica di Salò; con la richiesta di disegno di legge presentata nel 29 marzo 2011 dal senatore del Pdl, Cristano De Eccher, al Senato per l’abolizione della XII norma transitoria e finale della Costituzione Italiana, ovvero quella che sancisce il reato commesso da chiunque «faccia propaganda per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista», oppure da chiunque «pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».

Olivier Favier, storico e italianista, redattore della petizione
Bruna Lo Biundo, francesista e ricercatrice per diversi istituti storici, redattrice della petizione
Gerardo Maffei, autore e regista, redattore della petizione
Maria Cristina Mastrangeli, traduttrice e regista, redattrice della petizione

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Inserito su www.storiainrete.com il 27 febbraio 2013

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13 commenti


  1. Quando si uccide una persona senza essere stata sottoposta preventivamente ad un regolare processo, si tratta chiaramente di assassinio: pertanto non so che cosa abbiano da recriminare i fieri eredi degli eroici partigiani che hanno tolto la vita a una persona inerme. Sarebbe come sparare ad un bambino. E chi aveva dato loro quel potere di vita e di morte che hanno esercitato con bestiale alacrità in un delirio di sangue? Sarebbe stato meglio se avessero taciuto ma loro non capiranno mai tutto il male che hanno fatto. E smettiamola con la frottola che hanno liberato l’Italia; se fosse dipeso da loro avremmo ancora qui i Tedeschi. Basta raccontare bugie, ne abbiamo le tasche piene di questa gente che non ha mai fatto niente di buono, per non dire altro.

    Luigi Maria Ventola

  2. Sono totalmente d’accordo con l’intervento del signor Luigi Maria Ventola. In questo caso è proprio il caso di aggiungere ( dato i fatti) che la mamma dei grulli è sempre incinta. Ogni riferimento ai come come Enrico Persico Licer ( e agli ancora tanti come lui) non è casuale….

    Ubaldo Croce

  3. Errata corrige: Ogni riferimento ai tipi come Enrico Persico Licer ( e ai tanti come lui) non è casuale…

    Ubaldo Croce

  4. Bisogna immediatamente chiudere tutti i finanziamenti pubblici a tutti i parassiti delle varie sedi dell’ANPI, in Italia ed all’estero. Questa è mafia, camorra istuzionalizzata da 67 anni ad oggi. Gente che non ha mai lavorato per la verità, ma solo per perpetuare i loro privilegi e la loro vergognosa paranoia menzognera e persecutoria. Ora basta! Lor signori non rappresentano nessuno se non i loro tornaconti mascherati da falsa indignazione pelosa.

    Alessandro De Felice

  5. Concordo in pieno con quanto scritto dal dott. Alessandro De Felice.E aggiungo: Si dovrebbe vergognare la signora Valensise,perchè di fronte a minacce di stampo camorristico-mafioso,da parte dei parassiti privilegiati,professionisti della menzogna dell’ANPI,mantenuti a sbafo dai fessi contribuenti italiani e dai poveri pensionati che non arrivano a fine mese,invece di far valere il coraggio della verità,ha pensato bene di mettersi a tappetino e a lustrare le scarpe dei “signorotti” dell’oligarchia partigiana-resistenziale italiota.E si ricordi la signora Valensise di questo motto:” Se un uomo ( o una donna) non è disposto a correre qualche rischio ( posticino di potere culturale a Parigi)per le sue idee ;o le sue idee non valgono nulla oppure non vale niente lui ( o lei)”.Le urla del silenzio dei poveri pensionati italiani e dei disabili indigenti,meriterebbero immediatamente che i fondi destinati all’ANPI e ad altre congreghe simili venissero a loro destinati.Perchè dopo 67 anni di privilegi e monopoli,i nodi sono arrivati al pettine.

    Ubaldo Croce

  6. Caro Croce, Caro De Felice,

    neanch’io ho grande stima dell’Anpi e delle sue tesi o dei suoi atteggiamenti. Ma vi devo invitare a moderare i toni perché su questo sito tutti possono parlare ma senza eccedere e certe espressioni sono, almeno per questo sito, assolutamente fuori luogo. Per cui, quanto prima, provvederemo ad emendare i vostri commenti dalle frasi più offensive. Sono certo che potrete tornare ad esprimervi con toni e argomentazioni più raffinate. Grazie

    Fabio Andriola

    Fabio Andriola

  7. Riscontro i due successivi commenti alle mie considerazioni, frutto di solo buon senso, di ieri 10 marzo 2013. Egr. Direttore Andriola, sperando di essere consono ai <> di cui Lei auspicava precedentemente un utilizzo nella questione “Assassinio di Giovanni Gentile-convegno parigino”, pur non potendo essere in disaccordo con il senso profondo delle affermazioni espresse dal sig. Ubaldo Croce, auspicando – da par mio – una vera Tangentopoli della Cultura italiana che faccia luce sugli affari connessi all’assegnazione delle cattedre universitarie ed ai dottorati di ricerca ed ai finanziamenti (senza alcuna discussione critica o confronto da decenni accordati a discutibili carrozzoni per portaborse di unico colore), La invito, nel concreto pragmatismo nemico di ogni velleitarismo, a farsi promotore (attraverso la Sua pregevole rivista) di una petizione volta allo stabilimento di una Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui finanziamenti ottenuti dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (costituita in Ente Morale dal 5 aprile 1945) ed alle sue sedi estere. Poiché non è chiaro allo scrivente ed ad ogni altro contribuente italiano, a cosa ed a chi serva mantenere all’estero dei signori che ritengono che Giovanni Gentile sia morto inciampando su uno scalino e/o che sia stato assassinato da illuminati difensori della libertà antifascista, paladini della correttezza morale. Salutissimi a Lei ed allo staff di <> che leggo sempre con serio interesse.
    Dott. Alessandro De Felice

    Alessandro De Felice

  8. Riscontro i due successivi commenti alle mie considerazioni, frutto di solo buon senso, di ieri 10 marzo 2013. Egr. Direttore Andriola, sperando di essere consono ai “toni ed alle argomentazioni più raffinate” di cui Lei auspicava precedentemente un utilizzo nella questione “Assassinio di Giovanni Gentile-convegno parigino”, pur non potendo essere in disaccordo con il senso profondo delle affermazioni espresse dal sig. Ubaldo Croce, auspicando – da par mio – una vera Tangentopoli della Cultura italiana che faccia luce sugli affari connessi all’assegnazione delle cattedre universitarie ed ai dottorati di ricerca ed ai finanziamenti (senza alcuna discussione critica o confronto da decenni accordati a discutibili carrozzoni per portaborse di unico colore), La invito, nel concreto pragmatismo nemico di ogni velleitarismo, a farsi promotore (attraverso la Sua pregevole rivista) di una petizione volta allo stabilimento di una Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui finanziamenti ottenuti dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (costituita in Ente Morale dal 5 aprile 1945) ed alle sue sedi estere. Poiché non è chiaro allo scrivente ed ad ogni altro contribuente italiano, a cosa ed a chi serva mantenere all’estero dei signori che ritengono che Giovanni Gentile sia morto inciampando su uno scalino e/o che sia stato assassinato da illuminati difensori della libertà antifascista, paladini della correttezza morale. Salutissimi a Lei ed allo staff di <> che leggo sempre con serio interesse.
    Dott. Alessandro De Felice

    Alessandro De Felice

  9. L’autore del gesto fu il toscano Bruno Fanciullacci per chi non lo sapesse Medaglia d’Oro al VM. Il predetto è così tratteggiato nel sito web dell’ANPI:
    Bruno Fanciullacci
    Nato a Pieve di Nievole (Pistoia) il 13 novembre 1919, caduto a Firenze il 15 luglio 1944, operaio, proclamato nel 1944 Eroe nazionale dal Comando generale delle Brigate Garibaldi, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.
    _______________

    Trattandosi di una Medaglia d’Oro al V. M. ogni commento appare….. SUPERFLUO (!!)
    Massimo Filippini

    Massimo Filippini

  10. Caro dott. Andriola,
    mi dispiace se mi sono lasciato andare troppo (forse) col mio spiritaccio combattivo.Ma certe cose veramente sono difficili da sopportare. In ogni caso, le chiedo scusa se cosi è stato. Certamente sarà ( e dovrà) essere mia premura evitare certi riscaldamenti d’animo. Ci puo’ contare.
    Un carissimo saluto.
    Ubaldo croce

    Ubaldo Croce

  11. Entro nel merito pur non potendo essere super-preciso in quanto sono tutt’ora all’estero, quindi lontano dai miei documenti.
    Ho scritto non so quante volte che il “partigiano” per le convenzioni di guerra dell’epoca era un “fuori-legge”. Infatti le convenzioni di guerra sopra citate prevedevano che per essere considerati LEGITTIMI COMBATTENTI si dovevano osservare i seguenti requisiti:
    1) indossare una divisa conosciuta dal nemico;
    2) dipendere da ufficiali responsabili;
    3) portare apertamente le armi;
    4) riconoscere le convenzioniu di guerra.
    Nessuno dei su indicati requisiti erano osservate dal “partigiano”, quindi, almeno per le Convenzioni di guerra, era un ILLEGITTIMO COMBATTENTE, quini se uccideva una qualsiasi persona, militare o civile, commetteva un ASSASSINIO; quindi…
    Inoltre, ripeto sono lontano dai miei documenti quindi non posso essere supe-preciso, ma ricordo che ho allegato in uno dei miei libri un documento del comune di Firenze che attesta che Fanciullacci mori’ dopo la guerra e non nel 1944. Di conseguenza, mi ripeto, se quanto scritto rispetta quanto ricordo, anche la morte “eroica” del Fanciullacci e’ un’altra delle tante “bufole” raccontate sulla “resistenza”.
    Un cordiale saluto.
    Filippo Giannini

    filippo giannini

  12. Quanto sopravvive del pensiero e del genio di Giovanni Gentile che esaltava la funzione dello Stato nelll’attuale pseudodestra italiana che è null’altro che un accozzaglia di individui asserviti ai capricci di un losco faccendiere ?Cosa resta del nazionalismo in quelli che si dichiarano eredi del fascismo,ma in realtà sono spesso nostalgici di ridicoli municipalismi e di dinastie familiari straniere imposte dall’Austria?Chiediamocelo prima di fare processi all’Anpi che ritengo certamente faziosa.

    Ernesto

  13. Sottoscrivo i pareri di Massimo Filippini e di Ernesto. Ma non confinerei Gentile ed il Fascismo alla categoria di “Destra”. Il 30 maggio 1920, in un sulfureo pezzo dal titolo “La montagna e i topi”, uscito su “Il Popolo d’Italia”, Mussolini scrive: “Per noi le parole destra e sinistra sono vuote di senso. Ci sono dei vecchi e dei giovani liberali coi quali possiamo andare benissimo d’accordo in materia di politica interna ed estera; mentre esistono delle insuperabili incompatibilità fra noi e certi elementi della più avanzata e più sociale o socialistoide democrazia. Noi giudichiamo gli uomini e i partiti non dalle loro etichette esteriori, ma dalla loro intima sostanza e dalla loro attività”. E, a mio avviso, a partire dal 1943, l’unico vero Partito Comunista in Italia fu il Partito Fascista Repubblicano di Pavolini e Bombacci, il Lenin di Romagna. Aggiungo che non c’è stato peggior nemico del Fascismo storico dei neofascisti targati MSI almirantiano e pagati da CIA o Mossad (leggi “Strategia della tensione”). Aveva, da ultimo, assolutamente ragione Bettino Craxi quando, nei primi anni ’90 del secolo scorso, all’insorgere del fenomeno Lega Nord, definiva l’accozzaglia in questione come “destra confusa e bastarda”.
    Saluti a tutti.
    Alessandro De Felice

    Alessandro De Felice

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