Emancipazione degli schiavi? Sì, ma a pagamento (siamo inglesi…)

27 febbraio

Diventare ricchi, anzi, ricchissimi come ricompensa per avere venduto i propri schiavi. Non si tratta di un atto di generosità ben ricompensato, ma di un vero e proprio meccanismo di rimborso per chi, privandosi della proprietà della propria servitù, si è ritrovato con un capitale personale inferiore.

di Sara Pinotti da Lettera43 del 25 Febbraio 2013 Lettera43

È ciò che è avvenuto in Inghilterra nel XIX secolo, al tempo dell’abolizione della schiavitù: tra le famiglie che hanno ricevuto una fortuna per avere liberato i propri servi ci sarebbe anche quella del premier britannico David Cameron e del famoso scrittore George Orwell.

SPESI 20 MLN DI STERLINE NELL’800. La notizia è stata raccontata dall’Independent e arriva da Nick Draper dell’University College of London, il quale ha studiato a lungo le carte di epoca vittoriana, in particolare quelle dedicate ad accordi e ricompense per chi ha deciso di privarsi degli schiavi.
Dai documenti traspare che il governo inglese ha sborsato circa 20 milioni di sterline a partire dal 1833, anno di abolizione della schiavitù nelle colonie britanniche. I soldi sono stati destinati al risarcimento economico di 3 mila famiglie che hanno dovuto rinunciare alla ‘proprietà’ di persone di colore. Metà della cifra, 10 milioni, è finita nelle tasche dei coloni nei Caraibi e in Africa, l’altra metà a chi viveva in Inghilterra.
Come ha sottolineato il quotidiano, il totale è pari al 40% della spesa annuale del Tesoro inglese e anche a circa 16,5 miliardi di sterline di oggi.

SVELATI I NOMI DEGLI SCHIAVISTI. I documenti scoperti da Draper rappresentano una novità assoluta per il Regno Unito perché rivelano per la prima volta nomi e cognomi di chi è stato pagato dallo Stato in epoca vittoriana. Il risultato è un elenco di tutte le famiglie che stanno ancora beneficiando dell’abolizione della schiavitù nelle colonie del Regno Unito: in tanti, infatti, hanno fatto fortuna con i soldi ricevuti. «C’era una vera e propria frenesia al tempo riguardo ai rimborsi», ha spiegato Draper. La ricompensa maggiore è andata a James Blair, al tempo parlamentare e con numerose proprietà nel Marylebone, nel centro di Londra e in Scozia: gli sono arrivate 83.530 sterline, equivalenti a 65 milioni di oggi, per essersi privato dei 1.598 schiavi che possedeva, tutti provenienti dalla Guyana inglese.

L’antenato schiavista di Cameron è invece Sir James Duff, beneficiario di 4.101 sterline, circa 3 milioni attuali, per la privazione forzata di 202 membri della servitù che si occupava delle sue proprietà in Jamaica. Molto più fortunato un altro primo ministro, William Gladstone, il quale ha potuto usufruire delle 106.769 sterline ricevute dalla sua famiglia, una cifra pari a 83 milioni di oggi: l’abolizione della schiavitù avrebbe altrimenti rappresentato la rovina per i Gladstone che possedevano 2.508 schiavi, tutti impiegati nelle loro nove piantagioni.
Tra gli altri nomi illustri anche Orwell, il cui bis-nonno ha ottenuto 4.442 sterline per liberare 218 membri della servitù.

INVESTITI IN NUMEROSE OPERE. I soldi ricevuti dagli inglesi sono stati reinvestiti nei più svariati modi. Alcune famiglie li hanno impegnati nelle ferrovie e in progetti generalmente legati alla rivoluzione industriale; altri hanno esteso le proprie proprietà immobiliari in città e in campagna e altri ancora si sono dedicati a cause filantropiche.
«Vedere che i nomi dei proprietari di schiavi combaciano con quelli del XX secolo e di oggi è un segnale e un ricordo forte e intenso per non dimenticare l’origine della fortuna di molte famiglie».

LE RICHIESTE DI RISARCIMENTI. L’elenco dei coloni beneficiari è lungo ed è stato raccolto dal team di Draper all’interno di un database che si prevede sia aperto mercoledì 27 febbraio a uso pubblico. Non si tratta soltanto di famiglie benestanti, ma anche di medi e piccoli borghesi che con il cambiamento della legge in epoca vittoriana hanno dovuto privarsi dei servi.
Le conseguenze della diffusione di questi dati rappresentano una minaccia non solo per la reputazione di numerose famiglie britanniche, ma soprattutto per le richieste di risarcimento in atto da parte di molte colonie. In prima linea ci sono le Barbados, che da tempo chiedono degli atti riparativi per le ingiustizie inflitte ai propri cittadini al tempo della schiavitù.

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Inserito su storiainrete il 27 Febbraio 2013

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