èStoria 2013: censura preventiva sulla questione Fenestrelle?

5 luglio

E’ stato pubblicato per i tipi de Il Cerchio “La vera storia dei prigionieri borbonici dei Savoia” di Francesco Mario Agnoli, patrocinato dall’associazione Identità Europea. La “lunga onda” delle celebrazioni del 150° della proclamazione del Regno d’Italia (1861-2011) ha lasciato dietro di sé una recrudescenza della polemica delle “ragioni del Sud” contro il Nord piemontese invasore, cui ha fatto da contraltare un rinnovato “partito piemontese” che ha in Aldo Cazzullo una delle firme più note. Fra le voci più accreditate di questo schieramento c’è senza dubbio lo storico torinese Alessandro Barbero, specialista di storia medievale e rinascimentale, che in un saggio polemico (“I prigionieri dei Savoia”, del 2012) ha radicalmente criticato i fondamenti storici non solo di un peculiare episodio storico (la deportazione dei prigionieri borbonici sconfitti e “non cooperanti” dopo il 1861 nell’ “universo concentrazionario” piemontese di Fenestrelle), ma di tutto il “revisionismo” meridionalista, tacciandolo di superficialità e utilizzo diffuso di menzogne propagandistiche.
Francesco Mario Agnoli, già “encomiasticamente” citato nel saggio di Barbero, benché “uomo del nord” ricostruisce in questo saggio l’intera vicenda, dimostrando che esattamente i documenti citati da Barbero nel suo saggio dimostrano il contrario di quanto egli abbia cercato di tirarci fuori; dandogli inoltre una opportuna lezione di stile. Al di là di “meridionalismo” e “partito piemontese”, un ritorno al reale, la riscoperta della verità storica. Ecco sul libro di Agnoli un’intervista ad Adolfo Morganti, presidente di Identità Europea.

di Giovanni Vinciguerra (Segreteria Identità Europea)

Prof. Morganti, lei è il Presidente dell’Associazione Identità Europea, che ha patrocinato l’uscita del saggio di Francesco Mario Agnoli “La vera storia dei prigionieri borbonici dei Savoia”, ed in tal veste era presente a Gorizia durante l’edizione del Festival E’Storia che si è chiuso il 26 maggio scorso sul tema “Banditi”. Cosa è successo?

Si è verificata una situazione veramente incresciosa. Dopo aver pattuito con ampio anticipo con l’organizzazione dell’eccellente manifestazione una presentazione del testo in oggetto con la presenza dell’Autore, cui avremmo voluto invitare il prof. Alessandro Barbero per garantire il necessario contraddittorio, nell’imminenza della manifestazione stessa abbiamo notato che la presentazione non compariva nel Programma di E’Storia. La segreteria della manifestazione ci ha comunicato che a causa dell’indisponibilità del prof. Barbero la presentazione non ci sarebbe stata. 

Ma qual’è il nesso fra il libro di Agnoli e il prof. Barbero?

Barbero, eccellente medievista, uscendo ineditamente dall’età di Mezzo ha recentemente pubblicato un saggio polemico, “I prigionieri dei Savoia”, in cui ha fortemente criticato metodi e tesi di quelli che definisce i revisionisti neoborbonici partendo da un singolo episodio storiografico, l’internamento a Fenestrelle e dintorni dei prigionieri borbonici dopo l’invasione del Regno delle Due Sicilie nel 1860-61; le sue conclusioni, sorrette da una vis polemica che non ha evitato toni molto pesanti sul piano personale, è che tutti coloro che si sono occupati del periodo risorgimentale sul fronte “revisionista” manchino dei fondamenti stessi della ricerca storiografica, essendo servi dello stereotipo che contrappone il “sud” oppresso al “nord” oppressore.

L’accusa coglie nel segno? Francesco Mario Agnoli è definibile un neoborbonico?

Ovviamente no, essendo di ceppo trentino ed essendo noto per le sue ricerche su Andreas Hofer, le Pasque Veronesi, la Repubblica Romana e le Insorgenze antiapoleoniche in Italia. Ma secondo Barbero avrebbe avuto il torto di segnare una prefazione ad un testo di uno di questi studiosi “meridionalisti”, ed evidentemente di condividere con costoro un orientamento “revisionista” sul periodo risorgimentale. Barbero dedica tre pagine del suo testo a questa singola prefazione di Agnoli, ignorandone la bibliografia e lasciandosi andare ad apprezzamenti sul suo conto obiettivamente grevi. Preso atto dell’affondo di Barbero, Agnoli ha voluto replicare sul piano delle tesi, e nel saggio sopra citato ha cercato di dimostrare che proprio i documenti citati da Barbero in chiave “filopiemontese” (come ognun ben sa Barbero è torinese) conducono a conclusioni esattamente opposte a quelle da lui sostenute nel suo libro.

Una normale polemica storiografica, quindi…

Normale e doverosa. È esattamente da questi scambi di opinioni, fondate sui documenti e non farcite di offese gratuite, che il dibattito storiografico può progredire. Altrimenti non rimane che la dittatura dell’insulto televisivo, anticamera all’egemonia del pensiero unico.

Quindi a vostro parere la presentazione dentro E’Storia del libro di Agnoli sarebbe saltata a causa delle tesi ivi espresse, critiche nei confronti del precedente saggio di Barbero…

Noi cerchiamo di mantenerci strettamente ai fatti che sono: a) la pattuizione di una presentazione del testo all’interno del festival E’Storia 2013; b) la reiterata comunicazione scritta da parte della Segreteria organizzativa della manifestazione che a causa della mancata disponibilità di Barbero a partecipare alla presentazione, questa non si sarebbe più tenuta.

E a Gorizia durante E’Storia che è successo?

Alcuni episodi divertenti. L’Editore del testo di Agnoli, Il Cerchio, ha usato un poco di ironia ed ha affisso nel proprio Stand alcuni cartelli che annunciavano la “non-presentazione” del libro all’interno del Festival. Ovviamente la cosa – in sé obiettivamente curiosa – ha fatto immediatamente il giro dei partecipanti e della stampa presente in loco. L’Editore risulta soddisfatto per la pubblicità ottenuta.

E il professor Barbero è venuto ad E’Storia?

È stato ovviamente presente a Gorizia per affrontare esattamente lo stesso tema del dibattito in questione, nel contesto di una tavola rotonda che, come ci ha confermato il giornalista meridionalista Pino Aprile che vi ha partecipato, è stata gradualmente ed obiettivamente addomesticata in senso rigorosamente filosavoiardo e pertanto è risultata ben poco utile. Sul punto in questione non abbiamo avuto il piacere di una sua parola in merito, né di conferma, né di smentita, benché fin dal mattino di venerdì 25 maggio Mario Bernardi Guardi sul Tempo di Roma avesse reso pubblica la querelle, divenuta quindi di pubblico dominio molto rapidamente.

In sintesi, perché avete così criticato questa cancellazione?

Perché odora di censura preventiva, e l’atteggiamento elusivo di tutte le parti in causa non aiuta certo a scacciare questo sospetto. Bisogna stare molto attenti a queste tentazioni, che sono ricorrenti: uccidere il dibattito storiografico in nome di una verità che “deve” essere confermata. Già durante i festeggiamenti del 150° della proclamazione del Regno d’Italia abbiamo dovuto prender atto di casi del genere, che comunque sono la prova provata della fragilità del “pensiero unico” risorgimentalista nel nostro paese. Quando si impedisce non solo il dibattito, ma la presentazione pubblica di tesi sgradite, si è alle porte di una nuova, inedita dittatura culturale azionista/giacobina, cui è necessario ribellarsi.

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Storia in Rete n. 85-86

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3 commenti


  1. “GRAZIE BARBERO”
    Su “IL MATTINO” di Napoli è apparso questo articolo di Gigi Fiore.
    Io “ringrazio” il prof(?)Barbero (medioevalista e non risorgimentalista)per il suo contributo dato affinchè si verificasse quel che poi è avvenuto.

    Fortezza di Fenestrelle, basta con la lapide! Distrutto il ricordo dei prigionieri meridionali

    “Anche se ne fosse morto solo uno di quei prigionieri, sarebbe giusto ricordarlo”. Fui chiaro, a Torino, con il professore Alessandro Barbero. Mi chiese cosa ne pensavo della lapide sistemata nel 2008 all’interno della fortezza-carcere di Fenestrelle. Fui chiaro mentre si dibatteva su un suo lavoro, nato da una ricerca impostata, in maniera limitata, quasi esclusivamente su documenti dell’Archivio storico di Torino. Limitava il numero dei morti tra i prigionieri dell’ex esercito delle Due Sicilie e dello Stato pontificio, rinchiusi dopo gli scontri con i garibaldini e le truppe piemontesi. Poche decine, ho più volte scritto, non certo migliaia. Ma pur sempre morti lontano dalle loro terre e in stato di prigionia.

    Voglia di revisionismo delle controstorie. Voglia di strizzare l’occhio ad un mercato che si era rilevato incuriosito dalle controstorie, senza che il mercato rispondesse a Barbero come sperava: il libro è rimasto lì, con il suo 2 per cento di documenti consultati tra quelli disponibili sulle prigionie risorgimentali tra il 1860 e il 1862. Senza aver chiuso la ricerca sul tema dei prigionieri di una guerra non dichiarata tra italiani.

    L’effetto violento di quel testo è stata, invece, la distruzione della lapide che non dava fastidio a nessuno. Era stata affissa dai Comitati presieduti da Fiore Marro e diceva: “Tra il 1860 e il 1861 vennero segregati nella fortezza di Fenestrelle migliaia di soldati dell’esercito delle Due Sicilie che si erano rifiutati di rinnegare il re e l’antica patria. Pochi tornarono a casa, i più morirono di stenti. I pochi che sanno s’inchinano”.

    Nulla di esplosivo, di “secessionista”, di violento. Un ricordo, come in migliaia di lapidi che inneggiano alle case e alle casette dove ha dormito o è solo passato (ma sarà poi sempre vero?) Giuseppe Garibaldi in Italia.

    Tra bar e spettacoli ameni, la fortezza di Fenestrelle, carcere duro del regno sardo-piemontese e poi dei primi anni dell’Italia unita, viene visitata dai turisti. Niente ricordo degli italiani che vennero rinchiusi tra quelle mura, dopo una guerra di conquista che portò all’annessione di territori dello Stato pontificio e dell’intero Mezzogiorno.

    Gli accademici che hanno ricordato quelle prigionie, come Roberto Martucci o Eugenio Di Rienzo, sono a volte guardati con diffidenza dai loro colleghi. Mentre monta la voglia accademica di avviare finalmente ricerche su temi sollevati anche da storici non di professione.

    Temi della nostra storia di 152 anni fa, su cui l’accademia si era seduta. E per anni ci si poteva chiedere a cosa servissero le cattedre di storia del Risorgimento se tutto era stato scritto, esplorato, interpretato. Molto invece era rimasto nel buio. E ci volle un non storico-accademico, come Franco Molfese, per fare finalmente luce per intero sulla storia del brigantraggio post-unitario, con documenti inediti.

    Misteri dell’Italia, che non sa davvero fare i conti con la propria storia. E, in questo clima, ci sta anche la distruzione della lapide a Fenestrelle, anticipata dalle parole di Barbero. Parlò di “lapide menzognera che l’amministrazione del forte ha incredibilmente acconsentito di collocare, su falsità che hanno influenzato un’opinione pubblica particolarmente incattivita e frustrata”.

    Così parlò il docente di storia medievale. Con toni di insolita violenza che contestava ad altri. L’effetto è stata la rimozione della lapide a Fenestrelle. Ridotta a pezzi. E non ritrovata da chi era tornato nel forte per rivederla.
    Gigi Di Fiore.

    Stralcio del comunicato del “Movimento Neoborbonico”.
    …..Distrutta la lapide di Fenestrelle: un’offesa grave (e inutile) alla memoria storica.
    Quali le “controindicazioni” di quella piccola lapide cristianamente rispettosa della nostra storia a fronte, tra l’altro, di migliaia di lapidi retoriche e bugiarde dedicate magari ai massacratori dei meridionali in giro per l’Italia? Quali le motivazioni per il suo spostamento dalla piazza ad una cella e da quella cella, in pezzi, in un contenitore di plastica? I cocci li hanno raccolti gli stessi Comitati durante la loro ultima manifestazione (già pronta, naturalmente, una nuova lapide…) Nessun collegamento, è ovvio, tra le polemiche di Barbero e la cancellazione di quel pezzetto di memoria storica ma ci aspettiamo, dopo il silenzio in occasione delle recenti cenette a lume di candela (burlesque compreso) oggettivamente poco rispettoso della stessa tragica e secolare storia di quel luogo di sofferenza e morte, un suo intervento contro chi, effettivamente “frustrato e incattivito”, ha pensato di fermare la dilagante e sacrosanta opera di ricostruzione di verità storica e memoria avviata dagli antichi Popoli delle Due Sicilie ma senza riuscirci e, anzi, rafforzandone addirittura le motivazioni: le lapidi del cuore e dell’anima non si possono più cancellare.” Gennaro De Crescenzo

    Il sottoscritto, nel provare esecrazione profonda per chi ha distrutto la lapide, “ringrazia” il prof(?) di storia medioevale, Alessandro Barbero, per il “suo contributo” affinchè ciò avvenisse. Nupo da Napoli

    Nunzio Porzio

    Nunzio Porzio

  2. http://www.ilmattino.it/MsgrNews/MED/20130709_lapide_a_pezzi.jpg

    Fenestrelle, distrutta la lapide
    sui prigionieri meridionali

    A+ A- Stampa
    Sabato scorso la scoperta: la lapide, affissa il 6 luglio 2008 dai Comitati Due Sicilie nella fortezza di Fenestrelle, è stata rimossa e fatta a pezzi. Il gesto è arrivato dopo le aspre polemiche degli ultimi mesi, sulla vicenda dei prigionieri meridionali rinchiusi nel forte-carcere dal 1860 al 1862.

    Polemiche storiche, sollevate dopo che finalmente qualche accademico aveva cominciato ad occuparsi di quei fatti, su cui, per primi, avevano iniziato ricerche storici non di professione. Esplodono subito nuove polemiche sulla lapide distrutta, che ricordava i prigionieri di una guerra non dichiarata, catturati dall’esercito piemontese.

    La guerra per l’annessione dell’ex stato delle Due Sicilie e di parti del territorio dello Stato pontificio al regno sardo-piemontese. La guerra che portò alla proclamazione del regno d’Italia il 21 marzo 1861.

    La notizia apparsa su: IL MATTINO del 9 luglio.
    Nupo.

    Nunzio Porzio

  3. A me appare del tutto evidente che il Sig. Barbero, non avendo in concomitanza nessuna uscita editoriale, abbia preferito rifugiarsi in un contesto più confortevole per le sue tesi (sempre le stesse da almeno 150 anni) e non entrare quindi in polemica, con le idee “scomode” di Mario Agnoli. E’ triste vedere come la storia e con lei le sofferenze dei popoli che ne disegnano i contorni, siano oggetto di così bassi e meschini mercimoni. In un epoca di globalizzazione planetaria e di una apparente trasformazione degli equilibri del continente europeo, sembra che la romantica retorica della ragion di stato si faccia da parte e lasci il passo a delle banali convenienze editoriali. Forse sbaglio, ma credo che la “missione” dello storico sia quello di decodificare correttamente il passato, al fine di meglio comprendere il presente e delineare così, le linee e gli indirizzi per il futuro. Qui, però, pare che ci si agiti giusto quel tanto che serve per vendere qualche libro in più; sarà forse un effetto del liberismo sfrenato tanto caro a quel capitalismo britannico che influenzò e, probabilmente, determinò l’Unità d’Italia? Mah!

    Giuseppe

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