Dai disegni alle foto: così cambia l’eros dal 1900 al 1969

17 luglio

STORIA DELLE PIN UPAll’inizio si pagavano degli artisti per dipingere corpi femminili da favola, poi si passò alle più economiche e realistiche fotografie – La patria del porno in Europa era la Germania, poi, dopo la guerra, in America arrivò Hugh Hefner con il suo “Playboy”, e tutto cambiò per sempre…

DAGOREPORT del 16 luglio 2013 dal “Daily Mail” logo

Che ai maschietti sia sempre piaciuto ammirare corpi femminili nudi o poco vestiti, è fuor di dubbio. Eppure, con il passare degli anni, il concetto e il gusto della pornografia si è assai evoluto. O, per meglio dire, si è trasformato. In un libro di Dian Henson, “History of Pin-up Magazines” (“Storia delle riviste sulle pin-up”), si ripercorre la storia di questa particolare forma d’arte (si potrebbe definire così?), dal 1900 al 1969. Quando insomma le fantasie maschili si concentravano soprattutto su un genere particolarmente attraente: quello delle cosiddette “pin-up”.

I tempi della pornografia come la intendiamo oggi, e cioè quella cinematografica, erano ancora abbastanza lontani (almeno per un consumo di massa), per cui il “mezzo” più diffuso erano sicuramente le riviste. «Fino alla Seconda guerra mondiale, le copertine venivano disegnate», racconta Henson, «ma con la povertà successiva al conflitto gli editori tagliavano le spese ovunque potevano. Per cui smisero di pagare gli esosi artisti che dipingevano. Nel frattempo, durante la guerra, gli uomini si erano abituati alle foto di donne nude, e preferivano queste rappresentazioni più realistiche».

Ecco quindi la prima grande svolta: l’abbandono dei disegni per le foto. A dire il vero, riviste come “Vanity Fair” già pubblicavano dai primi del Novecento degli scatti di donne, le quali però quasi mai apparivano completamente nude.

Le prime riviste di settore nacquero dopo la Prima guerra mondiale. I Paesi più votati al porno erano sicuramente la Francia, che poteva vantare pubblicazioni come “La Vie Parisienne”, “Le Frou-Frou”, “L’Etude Academique” e “Le Sourire” (che erano perlopiù guide ai locali notturni), ma soprattutto la Germania. Qui addirittura già venivano pubblicate foto di nudi integrali di donne e uomini, tanto che tutte le riviste che se ne occupavano, come “Kraft und Schonheit” (“Forza e Bellezza”) e “Die Schonheit” (La Bellezza”) vennero vietate durante la Seconda guerra mondiale.  E così, a partire dal 1953, la vera rivoluzione si compì in America, dove Hugh Hefner con il suo “Playboy” divenne il capostipite del genere.

Hanson ha stilato una classifica delle migliori cinque “conigliette”: al primo posto regna Marilyn Monroe, seguita dalla splendida Bettie Page e poi da Jayne Mansfield, June Wilkinson e Diane Webber. «Mentre le ultime tre sono conosciute soprattutto per i loro grossi seni, le altre due più per il loro volto e il loro carisma. La faccia vince sempre», ha sentenziato l’autore. Dagli anni Settanta in poi, il concetto di pin-up è via via scomparso, lasciando spazio a una nudità più esplicita. Mostrando qualcosa in più, ma togliendo, forse, un bel po’ di magia.

STORIA DELLE PIN UP STORIA DELLE PIN UP STORIA DELLE PIN UP STORIA DELLE PIN UP

Invia ad un amico Invia ad un amico     Stampa questo post Stampa questo post

Lascia un commento

*

* Attenzione: i commenti sono moderati. Storia In Rete si riserva la possibilità di non pubblicare commenti offensivi, lesivi dell'altrui reputazione, o comunque contro le leggi in vigore. In ogni caso, i commenti pubblicato non riflettono necessariamente la linea editoriale di Storia In Rete, che si impegna a stimolare e diffondere un dialogo il più possibile rispettoso di tutte le posizioni.