Ecco come è stato approvato il reato di “negazionismo”

17 ottobre

Caos in commissione Giustizia di palazzo Madama per l’emendamento sul negazionismo. Il primo firmatario il senatore è il senatore Pd Felice Casson. L’emendamento riforma l’articolo 414 del Codice penale e rende reato il negazionismo di crimini contro l’umanità e di genocidio. Il problema però è che la commissione è in fase deliberante indi per cui le modifiche che si stanno facendo ora in queste ore a Palazzo Madama potrebbero mettere in seria difficoltà il MoVimento 5 stelle. Tant’è che in rete c’è già chi tra gli elettori pentastellati protesta chiedendosi se queste siano le priorità del paese o se ci sia stata mai una consultazione larga sull’argomento (vedi caos reato clandestinità). Così, per ora, la votazione degli emendamenti è bloccata, mentre Nitto Palma (Pdl) riferisce che sull’argomento se ne riparlerà in aula, molto più avanti.

di Stefania Carboni da Giornalettismo del 16 ottobre 2013 Giornalettismo

NEGAZIONISMO: ECCO LE PENE – Nell’emendamento è prevista la reclusione fino a cinque anni. In caso di apologia e istigazione a delinquere si prevede un aggravante che la porta fino a sette anni e mezzo. Assente la Lega, astenuto il senatore del Psi Enrico Buemi, per tutti gli altri gruppi ci sono le firme necessarie. Nell’emendamento originale figurano le firme di Airola, Fucsia, Buccarella e tanti altri. Il problema però si è scatenato nella fase deliberante.

NEGAZIONISMO: GRASSO CHIAMA LA TAVERNA – In aula si scatena il caos. Su Facebook Buccarella esprime i suoi dubbi: «Colpo di mano sulla legge sul negazionismo: il presidente Grasso ha affidato alla commissione giustizia il potere deliberante in merito alla legge in discussione….ciò ha fatto senza aver chiesto parere al nostro capogruppo ed in spregio al regolamento…noi vogliamo che decida il parlamento, l’aula del senato in un dibattito pubblico su una materia delicatissima e piena di rischi anche alla luce del testo oggi redatto….». «Il presidente Grasso mi ha contattato per chiedermi la disponibilità sulla deliberante: io ho dato un primo assenso di massima riservandomi pero’ di consultarmi con il mio gruppo. E l’ho richiamato per avvisarlo della nostra contrarietà prima che concedesse la deliberante», spiega la capogruppo del M5S al Senato Paola Taverna. «Probabilmente – aggiunge – c’è stato un fraintendimento». Cosa è successo? Le modifiche sono immortalate dal senatore 5 stelle mentre sempre sul social network gli attivisti commentano la situazione:

movimento 5 stelle negazionismo

(Fonte Fb: Maurizio Buccarella)

Qui si trova l’emendamento nella sua versione originale. I problemi però non sono solo nei punti a e b ma nella sostituzione del primo articolo valido anche per chi nega “l’esistenza”.

movimento 5 stelle negazionismo 2

(Fonte Fb: Maurizio Buccarella)

Nel mentre esce dalla sala la notizia del no dichiarato dalla Taverna. In pochi sanno che la commissione è in fase deliberante.

I Radicali parlano di “incoerenza”. Qui le dichiarazioni dei senatori Perduca e Poretti:

Abbiamo oggi chiesto in commissione giustizia che si votasse in merito al passaggio alla sede referente sul disegno di legge cosiddetto “genocidio” che voleva criminalizzare il negazionismo in Italia come già avviene in altri paesi dell’Ue e ringraziamo gli otto senatori che hanno sostenuto la nostra richiesta. Oltre che esser scritto in modo incoerente al codice penale, quel disegno di legge creava le condizioni per rendere reato qualsiasi cosa “negasse la realtà”.

e sul “gombloddo” dell’ 11 settembre ci sono preoccupazioni tra i sostenitori 5 stelle:

movimento 5 stelle - negazionismo

NEGAZIONISMO: LA VERSIONE DI NITTO PALMA – «Mi sono sorpreso quando non un singolo ma un intero gruppo si è espresso contro la sede deliberante per l’approvazione sul ddl sul negazionismo». A parlare è Francesco Nitto Palma: «Personalmente non me l’aspettavo- ribadisce- immagino che il presidente Grasso prima di assumere la decisione si sia confrontato con i presidenti dei gruppi. Potevo attendermi, alla luce della seduta di ieri, qualche voce di dissenso interno o esterno, non che un intero gruppo chiedesse la revoca della deliberante». Poi aggiunge: «C’era la disponibilità ad apportare ulteriori modifiche che consentissero il varo del testo nella giornata di oggi. Probabilmente, ed e’ una mia valutazione personale, sarebbe stato un dato positivo dopo lo sforzo fatto in commissione e il pieno accordo dei gruppi parlamentari». Qualcuno, prosegue Palma «dimentica che qualche giorno fa è morto Erick Priebke e che sono state rese pubbliche alcune affermazioni che negavano l’esistenza delle camere a gas. Cosi’ indipendentemente sulla questione funerale si funerale no, non c’è dubbio come quanto accaduto mostri quanto sia vivo il ricordo di quei tempi. Per questo c’è la necessità di legiferare oggi. Se ne riparlerà in aula chissà quando. Quel varo della legge assumerà significato del tutto diverso da quello che poteva assumere oggi», sottolinea il senatore ancora notando come su questo punto c’era “assoluta sintonia” tra Pd, Pdl, Scelta Civica e Gal.

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L’Unione delle Camere Penali:

Al negazionismo si risponde con le armi della cultura non con quelle del diritto penale.

dal sito dell’Unione delle Camere Penali Italiane Home

Dopo il femminicidio la Shoah, continua la deriva simbolica del diritto penale che fa del male, prima di tutto, proprio ai simboli che usa.
L’introduzione anche in Italia del reato di “negazionismo” era stata annunciata da più di un Ministro negli ultimi anni ma si era sempre arenata anche a seguito del diffuso dissenso da parte di storici e giuristi.
Ora l’ipotesi viene frettolosamente e pressoché unanimemente riesumata dalla Commissione Giustizia del Senato, con un emendamento che, oltre ad ampliare ed aggravare le ipotesi di apologia di reato, porterebbe ad introdurre nell’art. 414 del codice penale una sanzione per chi “nega crimini di genocidio o contro l’umanità”.
Già vivificare una categoria di reati come quelli di apologia, che in una legislazione avanzata dovrebbero essere espunti, è operazione di retroguardia, ma inserire un reato di opinione, come quello che è la risultante della indicata modifica, è ancora più sbagliato.
La tragedia della Shoah è così fortemente scolpita nella storia e nella coscienza collettiva del nostro Paese, da non temere alcuno svilimento se una sparuta minoranza di persone la pone in dubbio o ne ridimensiona la portata. Anzi, proprio il rispetto che si deve al dramma della Shoah, e alle milioni di vittime innocenti che ha travolto, dovrebbe consigliare ai legislatori di evitare di trasformare il codice penale senza tener conto dei principi fondamentali del diritto moderno, abbandonando la via della risposta reattiva rispetto ai fatti di cronaca ed imboccando quella di un diritto penale minimo e costituzionalmente orientato.
Per contro, l’idea di arginare un’opinione – anche la più inaccettabile o infondata – con la sanzione penale è in contrasto con uno dei capisaldi della nostra Carta Costituzionale, la quale all’art. 21 comma 1 non pone limiti di sorta alla libertà di manifestazione del pensiero.
Ed il giudizio su un accadimento storico – per quanto contrastante con ogni generale e documentata evidenza o moralmente inaccettabile – in altro modo non può definirsi se non come un’opinione, che dunque non può mai essere impedita e repressa dalla giustizia penale: spetterà alla comunità scientifica rintuzzarla, ove sia il caso, e alla maturità dell’opinione pubblica democratica lasciare nell’isolamento chi la formula. A coloro che negano la Shoah bisogna rispondere con le armi della cultura, e, se si vuole, con la censura morale, ma non con il codice penale.
Del resto, anche un solo argine – benché eticamente condivisibile – all’esercizio delle libertà politiche (e tale è, prima fra tutte, la libertà di espressione) introduce un vulnus al principio che l’elenco di esse deve restare assolutamente incomprimibile: quell’elenco infatti, come diceva Calamandrei “non si può scorciare senza regredire verso la tirannide”.
Roma, 16 ottobre 2013
La Giunta

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