Attacco all’Acqui Storia: veleni e querele contro il premio

21 ottobre

L’ANPI provinciale di Alessandria attacca il Premio Acqui Storia, minacciando epurazioni. Arriva perfino una querela a un autore “colpevole” di aver fatto revisionismo toccando i sancta sanctorum della Resistenza. E un quotidiano autorevole come “La Stampa” in un articolo comparso domenica 20 ottobre immagina che il responsabile del Premio, l’assessore Carlo Sburlati, abbia lanciato un littorio “me ne frego” dal palco. Fatto ovviamente mai avvenuto. L’indipendenza di questo premio storico – oramai il più autorevole d’Italia e fra i primi d’Europa – dà fastidio a molti. Così come dà fastidio il revisionismo storico che riceve riconoscimenti per l’impegno scientifico al posto delle tradizionali e paludate opere celebrative e retoriche. [SiR]

 

Acqui Terme: Cardini contro la legge bavaglio sulla ricerca: “La storia è revisione continua”

 

di Augusto Grandi da Il Barbadillo del 21 ottobre 2013 

“La storia o è revisione continua o non è storia”. Franco Cardini, il più grande medievista italiano, non lascia dubbi sul suo pensiero relativo alla legge che questa maggioranza di analfabeti vuole introdurre per negare la libertà di pensiero. E si è visto in occasione delle consegne del Premio Acqui Storia cosa intendano, i politicamente corretti, per analisti storica e verità. Con tanto di denuncia – anche per ricostituzione del Partito Fascista – non solo nei confronti di chi scrive libri che pongono dei dubbi su alcune ricostruzioni, ma pure nei confronti delle giurie che hanno votato per questi libri.

E visto che i politicamente corretti sono anche lettori scarsamente attenti, tra i denunciati figurano pure i giurati che hanno votato per un altro libro, dedicato a Verlaine e Rimbaud. Ma forse, in questo odio per tutto ciò che non è stato approvato ufficialmente, il denunciante avrà pensato che i due poeti francesi siano dei facho, seguaci di Marine Le Pen. Ma, a livello di menzogna e falsificazione, si sta andando decisamente oltre.

La Stampa attacca pesantemente l’organizzazione del premio (forse perché il vincitore di una delle sezioni, quello più contestato, è un giornalista del Corriere della Sera), inventandosi anche un “me ne frego” lanciato pubblicamente dal responsabile dell’Acqui Storia. Curioso che, a sentire la pubblica dichiarazione, sia stato solo il giornalista che non era presente, e non le mille persone che affollavano il teatro. E neppure le telecamere. Ma si va oltre. Perché l’Anpi della provincia di Alessandria ordina di premiare solo i libri in cui sia ricordata la Divisione Acqui, a cui è dedicato il nome del Premio. Come se al Premio Strega potessero partecipare solo i libri in cui si parla di bevande alcoliche ed al Campiello i libri su Venezia. Non importa la qualità dei volumi, basta che siano politicamente corretti. Un delirio senza fine. Eppure il direttore della Stampa non era parso molto schifato quando era andato ad Acqui a ritirare il premio assegnatogli dai feroci revisionisti. Ma questo, ovviamente, non viene ricordato.

Così come, nel delirio collettivo e senza fondo, si ignorano completamente i nefasti effetti della lotta contro il revisionismo storico. Perché i custodi della verità rivelata non sono soltanto i politici di oggi. Sono occorsi duemila anni per iniziare a raccontare una verità diversa su Nerone. E gli antirevisionisti hanno bloccato, per decenni, la scoperta del funzionamento della lingua dei Maya. Non per motivi ideologici, ma perché lo studioso americano che aveva sbagliato tutto non tollerava che dei giovani (per di più russi) fossero arrivati dove lui non era arrivato. E lo stesso vale per gli scienziati. Senza revisionismo saremmo ancora all’idea della Terra come centro, immobile, dell’Universo. Il revisionismo è la base della cultura, storica come pure scientifica ed anche linguistica. Ma i custodi della verità sopravvivono solo se non vengono smascherate le loro menzogne.

Anpi: “Premio Acqui Storia lontano dai criteri ispiratori”

Il premio fu istituito nel 1968, da un’idea di Cino Chiodo, Piero Galliano, Ercole Tasca e Marcello Venturi, per ravvivare e onorare il ricordo della Divisione Acqui e del suo sacrificio, consumatosi nel settembre 1943 nelle isole ioniche di Cefalonia e Corfù, ma anche per diffondere la consapevolezza che la ricerca storica è uno dei fondamenti del progresso morale, culturale e sociale della nazione.

di Redazione da AlessandriaNews del 21 ottobre 2013 

Secondo l’Anpi, l’edizione 2013 “premia come romanzo storico ‘L’Ultima notte dei fratelli Cervi’ di Dario Fertilio, un saggio fondato su affermazioni storicamente smentite che gettano discredito sui Fratelli Cervi e sull’antifascismo”. Ecco il testo integrale del comunicato.
L’A.N.P.I. Provinciale di Alessandria manifesta la propria contrarietà per i criteri con i quali sono state selezionate le opere vincitrici del Premio Acqui Storia 2013.
Gli argomenti trattati dagli autori, spesso dichiaratamente avversi all’antifascismo e alla Resistenza, sono lontani dai valori che ispirarono il premio sin dall’origine e talora di scarso valore storico. Le opere premiate, inoltre, non contengono il benché minimo cenno all’eccidio della Divisione Acqui perpetrato dai nazisti a Cefalonia e Corfù e il fatto appare ancora più grave perché accade nell’edizione del 70° anniversario. O forse ciò è irrilevante dal momento che neppure l’amministrazione comunale si è ricordata di celebrare i caduti della Divisione che porta il nome della Città?
Al Comune di Acqui Terme e a tutti gli Enti patrocinanti che sostengono anche economicamente il Premio, chiediamo che cosa abbiano in comune gli autori premiati e molti dei “Testimoni del tempo“, fra i quali si annoverano personaggi recentemente candidati in liste di forze notoriamente neofasciste, con i valori fondanti del Premio stesso e con l’eccidio di Cefalonia.
Nell’edizione di quest’anno, si premia come romanzo storico “L’Ultima notte dei fratelli Cervi” di Dario Fertilio, un saggio fondato su affermazioni storicamente smentite che gettano discredito sui Fratelli Cervi e sull’antifascismo; d’altronde lo stesso autore non ha mai negato il suo disprezzo per l’antifascismo! Lo riteniamo un oltraggio alla Città di Acqui Terme, ai fondatori del Premio e alla memoria della Divisione Acqui.
L’A.N.P.I. , in nome di quei valori che ispirano la nostra Repubblica democratica ed antifascista si impegnerà affinché la direzione del Premio sia emendata per il futuro da personaggi che oltre a negare i valori della Resistenza, simpatizzino per la destra neofascista.

E ovviamente le reazioni e le repliche non si sono fatte attendere: già dalla mattinata di ieri il primo intervento è stato quello del sindaco, Enrico Bertero. “Ritengo si tratti di accuse prive di ogni fondamento visto che il Premio Acqui Storia oggi unisce tutti nel segno di valori importanti per la nostra nazione. Proprio per questo valore, già dalla passata edizione, abbiamo voluto la presenza dei reduci della Divisione Acqui”. Nessun commento ufficiale invece dal responsabile esecutivo del Premio, Carlo Sburlati. Mentre a commentare la querelle è il famoso scrittore Giampaolo Pansa, presente ieri alla premiazione: “Ridicolo. Chi si occupa di storia, è per forza un revisionista….io ci ho scritto anche un libro!”.

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