Acqui Storia: intervento in aula Senato contro il Premio

28 ottobre

notizie-dal-mondo-della-storia1.png (90×90)Presentato in Senato un intervento del senatore del Partito Democratico Gaetano Borioli contro il Premio Acqui Storia. Il prestigioso evento è stato infatti al centro di polemiche in particolar modo per il riconoscimento conferito quest’anno al romanzo storico di Dario Fertilio “L’ultima notte dei fratelli Cervi” (Marsilio), che racconta la vicenda dei sette partigiani fucilati dai fascisti con una lettura revisionista che non è piaciuta all’ANPI.

Nell’intervento del senatore Borioli tuttavia si va oltre, affermando che “le istituzioni pubbliche non hanno fatto un minimo riferimento al ricordo dell’eccidio in cui caddero circa 10.000 fanti ed ufficiali italiani”. Una dichiarazione erronea, poiché durante la serata di gala oltre al consueto ricordo dei caduti della divisione Acqui (che non furono 10 mila ma notevolmente di meno come dimostrato da alcuni studi recenti, fra i quali quelli di Massimo Filippini, figlio di uno dei caduti nell’episodio) è stato omaggiato dalle autorità e dagli ospiti un reduce della divisione Acqui, accolto dal pubblico con vivi e commossi applausi e manifestazioni di patriottismo. [SiR]

Legislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 130 del 23/10/2013

 

Sul premio Acqui Storia

 

BORIOLI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BORIOLI (PD). Signor Presidente, svolgo questo mio breve intervento per richiamare l’attenzione dell’Aula su un accadimento dello scorso fine settimana in provincia di Alessandria, precisamente ad Acqui Terme con l’edizione annuale del premio Acqui Storia.

Quello di Acqui Storia – credo sia noto a molti colleghi – è uno dei premi più prestigiosi di storia contemporanea, istituito alla fine degli anni Sessanta per ricordare l’eccidio della 33a Divisione di fanteria che dalla cittadina termale prende il nome, trucidata a Cefalonia e a Corfù. Oltretutto, di quell’eccidio, nel settembre di quest’anno, ricorreva il 70° anniversario.

Nel corso dell’ormai pluridecennale storia che vanta alle proprie spalle il premio Acqui Storia, sono state premiate personalità del mondo e della ricerca storica di diversa estrazione culturale, dando sempre corso ad un pluralismo che in qualche modo è una espressione di assoluta qualità. Quanto è successo quest’anno, però, è molto grave: il premio Acqui Storia, proprio in occasione del 70° anniversario, non solo si è svolto senza nemmeno che le istituzioni pubbliche, che ad esso danno vita, abbiano fatto un minimo riferimento al ricordo dell’eccidio in cui caddero circa 10.000 fanti ed ufficiali italiani – e che il presidente Ciampi ha definito il primo atto della Resistenza – ma addirittura, attraverso un programma, in una sua parte significativa, ha avuto in realtà il sapore, non già di mettere a confronto il libero dibattito delle idee delle ricostruzioni storiografiche, ma di smantellare e scalfire in profondità, alla radice, il nucleo fondamentale di una verità storica che ha affidato a quella vicenda e alla liberazione italiana l’elemento costitutivo e fondativo della nostra democrazia.

Ho già scritto una lettera al Presidente della Repubblica e alla Presidenza del Senato – quel premio si fregia dell’adesione del Senato della Repubblica – perché credo non si possa consentire, fermo restando il rispetto delle opinioni di tutti, che occasioni come quella, che dovrebbero servire a celebrare e a ricordare la memoria costitutiva della nostra democrazia, servano invece a riscrivere e a stravolgere la storia. È un fatto molto grave che desidero segnalare all’Aula e che anticipo poi compendierò in una lettera che sarà inviata anche alla Presidenza. (Applausi dai Gruppi PD e M5S e del senatore Laniece).

PRESIDENTE. Sarà mio dovere segnalare quanto da lei riferito alla Presidenza.

 

IL REDUCE DELLA DIVISIONE ACQUI OMAGGIATO DAL SINDACO DI ACQUI TERME ALLA CERIMONIA DI PREMIAZIONE LO SCORSO 19 OTTOBRE

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3 commenti


  1. Sono la solita storica della domenica, e ripeto ciò che ho scritto a commento di un articolo su Riscossa Cristiana, a firma del nostro Luciano Garibaldi: la verità storica si può stabilire per legge?

    Annarosa Berselli

  2. Dopo tanti anni di ricerche e di studi ho la sventura di leggere quanto ha detto il Sen. Borioli sulla vicenda di Cefalonia di cui mostra di sapere poco o niente.
    Ciò mi costringe alla replica che segue onde sintetizzare ancora una volta come andarono i fatti in cui ebbi la sventura di perdere a soli sette anni mio Padre magg. Fedrico Filippini comandante del Genio della div. ‘Acqui’.
    Questo il testo:
    La div. Acqui non stava a Cefalonia ‘sua sponte’ o per diporto ma era una delle sette Divisioni dipendenti dal Comando dell’11^ Armata italiana di stanza ad Atene il cui Com. te gen. Carlo Vecchiarelli -dopo l’armistizio concluso da Badoglio- ordino’ alle dipendenti divisioni -compresa ovviamente la stessa ‘Acqui’- di cedere le armi pesanti ai tedeschi non per un ottuso filogermanesimo ma unicamente perchè l’esame della situazione dopo l’8 settembre non consentiva alternative meno che mai guerresche contro gli stessi. Tutte le divisioni (meno la ‘Pinerolo’ che non obbedì e fini massacrata dai partigiani greci)obbedirono immediatamente a tale ordine e cedettero le armi ai tedeschi che ne internarono gli uomini (‘i cd IMI’). A Cefalonia il gen. Gandin consultò gli Uff. li Comandanti di Corpo e il loro parere fu quello di ESEGUIRE L’ORDINE DI CEDERE LE ARMI. Purtroppo ci furono alcuni uff.li inferiori e quasi tutti di complemento tra cui si distinsero il cap. Pampaloni e il ten. Apollonio che -fuori da qualsiasi norma disciplinare- incitarono una parte dei loro soldati dipendenti -tutti dell’Artiglieria- a ribellarsi al prevedibile ordine del Comandante additato come traditore mentre il suo intendimento era soltanto diretto all’esecuzione dell’Ordine ricevuto dal Comando dell’XI^ Armata di Atene. Avvennero pertanto episodi di insubordinazione gravissimi quali il lancio di una bomba contro l’auto del gen Gandin o l’uccisione di un Capitano da parte di un nostro M.llo di Marina ed altri episodi simili che provocarono continui rinvii dell’esecuzione dell’ordine del gen. Vecchiarelli facendo sì che il fuggiasco governo Badoglio, una volta giunto a Brindisi, inviasse il successivo 13 settembre al malcapitato Gandin un ORDINE DI RESISTERE ai tedeschi che chiedevano l’osservanza del precedente Ordine di Vecchiarelli.
    Detto Ordine fu la CAUSA DELLA TRAGEDIA poichè venne inviato SENZA CHE IL GOVERNO BADOGLIO AVESSE PREVENTIVAMENTE DICHIARATO GUERRA ALLA GERMANIA con la conseguenza che i nostri Militari non poterono godere della TUTELA riservata ai ‘PRIGIONIERI DI GUERRA’ dalla Comvenzione di Ginevra e assunsero la qualifica di ‘franchi tiratori’ come tali fucilabili appena catturati. A conferma di ciò si ebbe il 29 settembre -a tragedia avvenuta- un drammatico colloquio a bordo della corazzata Nelson nelle acque di Malta per la firma del cd armistizio lungo tra il governo Badoglio ed il Com. te Alleato Eisemhower che rimproverò aspramente ai membri del governo italiano di non aver dichiarato alla Germania con l’effetto di far fucilare come ‘partigiani’ o ‘franchi tiratori’ i nsotri Militari catturati di cui i tedeschi fucilarono SOLO 129 UFFICIALI Ufficiali alla famosa ‘Casetta Rossa’ il 24 settembre e 7 TRA CUI MIO PADRE MAGG. FEDERICO FILIPPINI il giorno successivo 25.
    Aggiungo -ad ulteriore SMENTITA di quanto affermato dal sen. Borioli- che i Morti A CEFALONIA PER MANO TEDESCA furono in totale meno di 1700 e che i poveri Ufficiali -NON ESISTENDO UNO STATO DI GUERRA TRA ITALIA E GERMANIA- vennero fucilati perchè considerati ‘capi di franchi tiratori’ e ‘franchi tiratori’ essi stessi. La truppa NON venne fucilata e ciò risulta chiaramente dall’UFFICIO ALBO D’ORO DEL MINISTERO DIFESA DOVE I MORTI -A CEFALONIA- SONO QUANTIFICATI IN 1.639 (Milleseicentotrentanove)ESCLUSI altri sfortunati periti nel naufragio di tre navi che li trasportavano in continente (circa 1300) e pochissimi altri che NON tornarono dalla prigionia.
    L’Ufficio ONORANZE AI CADUTI del Ministero Difesa in via Sforza a Roma è la FONTE CUI HO HO ATTINTO TALI NOTIZIE. Per conferma invito a rivolgersi ad esso il Sen. Borioli per evitargli altre brutte figure in seguito-
    avv. Massimo Filippini
    orfano del magg- Federico Filippini fucilato dai tedeschi il 25/9/1943 a Cefalonia
    —————-
    Autore de ‘LA VERA STORIA DELL’ECCIDIO DI CEFALONIA 1998 (CDL ed. Pavia) e 2001 (MA.RO ed. Copiano (PV)
    LA TRAGEDIA DI CEFALONIA. UNA VERITA’ SCOMODA – IBN ed. Roma 2004
    I CADUTI DI CEFALONIA: FINE DI UN MITO – IBN ed. Roma 2006
    ___________

    PS. Copia dela presente sarà inviata dal sottoacritto al PRES. DELLA REPUBBLICA
    Massimo Filippini

    Massimo Filippini

  3. Da quando il prestigioso premio ha iniziato a premiare testi per il loro spessore,, e non perché fedeli alla vulgata resistenziale, è iniziata l’opera disfattista da parte di chi per anni ha fatto si che i premiati fossero sempre quegli autori che invece della storia, quella vera, fatta su documenti e ricerche, hanno privilegiato le “balle” rosse!
    Filippini, onore a Suo padre e a quanti, come Lui, furono condannati a morte da quell’ordine scellerato..

    Adriano Cutaia

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