Bologna: laurea in Storia ma senza studiare l’Unità d’Italia

3 febbraio

Gli studenti dell’ateneo bolognese devono fare a meno della storia del Risorgimento. Anche se si laureano in Storia. Un “buco” che colpisce nei piani di studio ma cui nessuno sembra voler porre rimedio visto che i programmi offerti dal corso di studi si interrompono con i moti del 1831 e con l’insurrezione nazionale del 1848, per ripartire poi dalla fine dell’Ottocento. Mancano proprio quei quarant’anni che sono stati decisivi per l’unità d’Italia. Una svista? Una scelta voluta? I docenti interpellati spiegano che il caso non riguarda solo Bologna ma molte altre università dove la storia del Risorgimento risulta in declino o è addirittura scomparsa.

dal Secolo d’Italia del 15 gennaio 2014 Secolo d'Italia

Un periodo che, nella complessa e relativa periodizzazione della Storia, è sempre stato al centro di dibattiti. Gli uomini che fecero l’Italia – i Mazzini, Cavour, D’Azeglio, Garibaldi, fino a Depretis e Giolitti – in questo modo non vengono affrontati dagli studenti. Per il professore Gian Paolo Brizzi, del corso di Storia Moderna, ”il tema non si è aperto solo a Bologna, ma è ampiamente diffuso nel nostro Paese”. Il professore ha spiegato che ”con l’espansione accademica della Storia contemporanea gli storici contemporaneisti hanno prima assunto la partizione cronologica 1815-1945 poi, assecondando i propri interessi di ricerca, hanno abbandonato l’Ottocento specializzandosi sul XX secolo, mentre Storia del Risorgimento decadeva rapidamente dopo gli anni Sessanta”. Il vuoto che si è creato a livello nazionale è uno dei temi che le ”associazioni storiche dibattono e che ha prodotto una prima estensione dei manuali più recenti di Storia moderna al 1848”. Brizzi ha comunque riconosciuto ”l’esigenza di formulare una soluzione concordata fra le varie discipline storiche che assicuri una conoscenza del XIX secolo che non sia affidata alla diligenza di qualche docente”.

Il vuoto ha comunque stupito il direttore del Dipartimento di Storia cultura e civiltà di Bologna, Giuseppe Sassatelli, che si è detto all’oscuro del problema. ”Non c’è alcun limite nell’insegnamento di ciascun professore, ognuno può coprire gli aspetti che preferisce – ha spiegato – certo è che lasciare dei buchi dall’antichità ad oggi è deleterio per gli studenti”. Sassatelli ha anche fatto una promessa: ”Prendo atto della situazione e mi faccio carico di questa mancanza, è un impegno che prendo personalmente”. Il problema era già stato posto dal professore Paolo Prodi, che lo aveva definito ”ambiguo”. Nel suo saggio Introduzione allo studio della storia moderna aveva spiegato che ”dopo gli sviluppi degli ultimi decenni e la marginalizzazione della Storia del Risorgimento si ha nell’insegnamento universitario quasi un buco nero o terra di nessuno che ricopre gran parte dell’Ottocento e che si estende almeno sino alla prima guerra mondiale”.

 

SE NON TE LO INSEGNANO ALL’UNIVERSITA’, IL RISORGIMENTO PUOI STUDIARLO SU STORIA IN RETE!

Speciale n. 1 "1861, nascita di una Nazione"

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8 commenti


  1. E certo! Il risorgimento è scomparso e non viene più riproposto. Perchè? Ma perchè sono venute a galla tutte le verità tenute nascoste per oltre 150 anni. Tutte le “nefandezze” perpetrate dai “fratelli d’italia” piemontesi, tutti gli eccidi, gli stupri, “le carognate”, interi paesi rasi al suolo,uccisione di preti, fanciulli, ragazze, donne, uomini, saccheggi, spoliazioni e altro ai danni delle popolazioni del Sud, con la scusa di “liberarli” (da chi?), oramai sono di dominio pubblico e non potendo, esse, essere più celate, conviene che non se ne parli. Quindi aboliamo dalla storia “il falso mito del risorgimento”. Meno se ne parla, meglio è. Ma Vi sbagliate cari signori, la gente del Sud che ha dignità, non dimentica… Nupo da Napoli |

    Nupo

  2. Perchè?

    Vuoi mica far conoscere ai beoti italioti le stragi di Bronte o di Pontelandolfo?
    Così…le prime che mi vengono in mente…
    O i “plebisciti” voati dall’1% della popolazione?

    Nic

  3. I beoti italioti non sanno che prima dei plebisciti sabaudi nessuno aveva diritto di voto e cianciano di democrazia, ed ignorano le porcate che i bravi contadinotti bigotti e analfabeti fecero a Bronte ed anche a Pontelandolfo prima delle feroci rappresaglie.Leggono solo qualche aneddoto su situcci improvvisati gestiti da soggetti salariati dalle oligarchie localistiche mafiose.I beoti italioti preferiscono sputare sulla propria storia(ignorando che presto in epoca di globalizzazione il loro localismo ottuso e medievale li trasformerà in sudditi di cinesi, arabi, russi o africani) blaterando dei saccheggi sabaudi,sorvolando vergognosamente su quelli veri e e sugli stupri e e gli assassinii compiuti per secoli da luridi briganti ai danni dei loro compaesani.Già perchè all’epoca del Borbone esisteva la censura,ma loro non lo sanno….Non sanno che per secoli delinquenti e assassini dominavano indisturbati,prezzolati da latifondisti e preti ed anche da RE, altro che fregnacce sul brigantaggio come presa di coscienza dei diritti dei contadini.Crocco si vantava di mangiare a sbafo nelle terre dei signorotti e di essere da loro riverito e temuto(vedi famiglia Fortunato)…Così come oggi in quelle stesse terre,ma anche pìù a Nord si preferisce tacere sulle infamie di una classe politica corrotta fino al midollo per riscrivere il passato al solo scopo di legittimare l’esistente.Se in passato i potenti erano tutti assassini,almeno oggi sono solo ladri.I beoti italiani non leggono libri veri di storia,ma solo libelli scandalistici scritti da gente ignorante che consciamente o incosciamente è complice di un sistema mafioso e lercio come quello pseudodemocratico vigente,lercio dappertutto da destra a sinistra,grilli parlanti compresi.I beoti italioti preferiscono la pax mafiosa,pagare il pizzo per stare “tranquilli” e non sanno che le Nazioni,tutte,si costruiscono con il sangue,non pagando il pizzo ai delinquenti o ai briganti per quieto vivere o per avere il posticino di “lavoro”.I beoti italioti infine ignorano che dopo la seconda guerra mondiale il popolo italiano fu chiamato a pronunciarsi a suffragio universale maschile tramite referendum tra monarchia(i Savoia) e repubblica.E nonostante che il comportamento della monarchia durante l’ultimo conflitto mondiale fosse stato tutt’altro che cristallino,al Sud la monarchia stravinse con punte del 75 per cento a Napoli e in Sicilia.Come mai se i Savoia erano razzisti antimeridionali ,assassini etc,etc,come recita certa paccottiglia diffusa ad arte dagli ascari dei politicanti del sud,gente che fino a 50 anni aveva le pezze al sedere e oggi ha fatto i miliardi.Oppure sono attendibili il De Boca,padre e figlio?Il primo funzionario della Resistenza comunista,il secondo leghista di stretta osservanza?Sostanzialmente senza il voto del Centronord avremmo avuto ancora i Savoia al potere.Come mai questo semplice dato è completamente trascurato dallo scadente e fazioso pseudorevisionismo antirisorgimentale che qualcuno vuole spacciare per seria ricerca storica controcorrente,mentre è solo spazzatura utile a sminuire le responsabilità di classi politiche locali di livello pietoso e a nascondere le ruberie loro e dei loro innumerevoli servi…E’ovvio che c’è bisogno di studiare meglio il Risorgimento,cioè il periodo che va dall’arrivo di Napoleone al compimento dell’unità nazionale,gli slogan beceri vanno bene allo stadio,all’osteria e spesso sul web.Così come sarebbe necessario approfondire seriamente la storia degli Stati italiani preunitari( e non per glorificare il trisavolo grande brigante) sotto molteplici profili per rendersi conto della situazione preesistente e del peso politico inesistente di essi e della loro scarsissima considerazione sul piano internazinale.Tranne il Piemonte di Cavour dal 1848 in poi.

    Ernesto

  4. …e figurati se “Ernesto a Foria” (che non è un cantante) non interveniva nella discussione con le sue “strampalate teorie”. Si “i democratici”(o liberal-massonici) piemontesi diedero “diritto di voto” nei loro plebisciti(?) ai garibaldini, agli ufficiali del loro esercito, ai loro alleati camorristi e/o maf(f)iosi, mentre “i bravi contadinotti bigotti e analfabeti fecero porcate a Bronte” credendo che gli”editti di Garibardo” che promettevano terre ai contadini sarebbero stati rispettati. E non mi voglio soffermare su tutte quelle “farneticanti” affermazione sempre del ns. “Ernesto a Foria” (che ,ripeto, non è un cantante)sull’ignoranza (se non erro la regione che a quei tempi aveva il più alto tasso di analfabetismo con il 93% era la sardegna che se ricordo bene faceva parte del “regno di Sardegna” e quindi del piemonte o nò?), oppure che la Maf(f)ia in Sicilia prima e la Camorra in Campania poi furono “istituzionalizzate” da “Garibardo” a cui diedero un valido contributo affinchè “compisse le sue imprese”, o nò? e per lui, sempre il ns “Ernesto a Foria”e mi ripeto, che non è un cantante, forse era un delitto il fatto che “negli arretrati territori del Sud” non vi era emigrazione fino al 1870 (cosa che al nord, specie nel Veneto, era copiosa)e che solo dal 1870, dopo 10 anni di aspre lotte sostenute “dai derelitti ed ignoranti contadini” e daì ” delinquenti e assassini nonchè luridi briganti che si vantavano (come Crocco) di mangiare a sbafo nelle terre dei signorotti e di essere da loro riveriti e temuti(specialmente dalla famiglia Fortunato)” i quali combattevano per i loro diritti, per le loro terre e sopratutto per la Loro Patria, furono costretti, con la forza, ad abbandonare la loro terra, le loro case e molti anche i loro affetti. E questo perchè “furono liberati” dai loro “fratelli d’italia”. Non parliamo poi di quello che “combinarono” sempre quei “contadini bigotti e analfabeti” a Casalduni e Pontelandolfo colpevoli di aver cacciato quei ” vili invasori” che senza neanche la dichiarazione di guerra vennero a saccheggiare e ad invadere le loro terre. -Ma come si permettono questi marrani di opporre resistenza?! Essi meritano che i loro paesi “ipso jure” siano rasi al suolo. A chi affidare questo compito? Ma naturalmente ai bersaglieri, chi meglio di loro può effettuare lavori di “macelleria”?.- DAL DIARIO DEL BERSAGLIERE MARGOLFO “Mi toccò in sorte il n° 15”.: “…Al mattino del mercoledì, giorno 14, riceviamo l’ordine superiore di entrare nel comune di Pontelandolfo, fucilare gli abitanti,meno i figli, le donne e gli infermi, ed incendiarlo.
    Difatti un po’ prima di arrivare al paese incontrammo i briganti attaccandoli, ed in breve i briganti correvano davanti a noi. Entrammo nel paese: subito abbiamo incominciato a fucilare i preti (63) ed uomini,quanti capitava, indi il soldato saccheggiava,ed infine abbiamo dato l’incendio al paese, abitato da circa 4.500 abitanti. Quale desolazione, non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti, e chi sotto le rovine delle case.
    Noi invece durante l’incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava, ma che fare? non si poteva mangiare per la gran stanchezza
    della marcia di 13 ore…” Vorrei far notare al ns. “Ernesto a Foria” (che non è un cantante) che questo stralcio è tratto dal diario di uno dei partecipanti al Massacro di Pontelandolfono e che sicuramente egli non è uno di quelli che “come recita certa paccottiglia diffusa ad arte dagli ascari dei politicanti del sud,gente che fino a 50 anni aveva le pezze nel sedere e oggi ha fatto i miliardi..e che non sono attendibili” Sicuramente gli attendibili sono altri, forse come il prof. Barbero che da esperto di storia medioevale sostiene che i morti a fenestrelle furono solamente 4 (o forse 5?). o come il buon Aldo Cazzullo che, ed era ora, da un pò di tempo ha finito di scrivere le sue “cazzullate”. Io so solo una cosa, che il piemonte, con i soldi del Sud, raddrizzò le sue traballanti casse deficitarie, appianando tutti i debiti che aveva contratto. Ecco lo “spirito di liberazione” che esso nutriva per il Sud. “Ernesto a Foria” (che non è un cantante), cordialità. Nupo da Napoli.

    Nupo

  5. Ringrazio Napo orso capo per i complimenti che ricambio.Per il resto esprimo il mio disappunto perchè codesto forum concede cotanto spazio ad un piccolo fan della Civiltà Cattolica o all’ex direttore di Gggente e di Oggi,Pino Aprilo.Anzitutto non è vero che l’emigrazione inizia dopo il 1861 al Sud(peraltro riguarda anche il Piemonte),in secondo luogo non è che se uno sta fermo in un posto significa che ci stia magnificamemte,tutt’altro.Certo nelle contrade desolate del Regno delle Due Sicilie,dove imperversavano violenza arretratezza,miseria ed isolamento(non c’erano strade decenti,condizione che favorì enormemmente il brigantaggio unitamente alla povertà spaventosa dei ceti contadini,cosa di cui i gazzettieri del regno,ovviamente non parlavano) dove dovevano spostarsi migliaia di disgraziati che a malappena conocevano il luogo in cui erano nati?Nazione Del Sud? Con i Borbone?Ah ah.La famosa nazionalizzazione delle masse operata da Ferdinando II, che regalò una villa ad Ischia al brigante calabrese Giosafatte Talarico per tenerselo buono… .Certo c’erano briganti anche con il movimento patriottico.Crocco non era prima con Garibaldi?Una volta che le sue malefatte non gli vengono perdonate viene reclutato e pagato dai Borbone.Molti briganti sono prezzolati dai Borbone,dal Papa,da Napoleone III che voleva che l’Italia si fermasse al nord o al massimo al centro,dai tanti legittimisti filoborbonici europei dal Tristany,al Borjes, al la Grange,così come Ninco Nanco era un delinquente comune ,evaso dopo i fatti del 1860.Il Piemonte era indebitato perchè Cavour aveva intrpreso un’opera di modernizzazione sconosciuta all'”avanzatissimo regno di Ferdinando II”,costruendo canali,ferrovie,strade,acquedotti,potenziando il porto di Genova,sottraendo l’istruzione ai preti e combattendo l’analfabetismo il cui livello medio al nord era al 60 per cento,al Sud in Calabria e in Sicilia si arrivava a punte del 90 per cento.La rete ferroviaria al Sud,seppure molto più esteso del Regno di Sardegna era infinitamemte inferiore.Intere zone,soprattutto quelle interne,Abruzzi,Molise,Basilicata,Calabria, erano fuori dal mondo e dalla civiltà,lo diceva Nitti,non lo dico io.Non esisteva se non in forma limitata una borghesia,una classe media capace di spirito di iniziativa, e ne vediamo ancora le conseguenze .I Borbone si limitavano a tesaurizzare le risorse,senza fare investimenti,per questo erano pieni di soldi,non facevano quasi nulla.Dopo l’unità i denari furono utilizzati per creare una rete feroviaria e stradale inesistente.Ma ovviamente i detrattori antisabaudi,così coraggiosi a Savoia morti e stramorti,negheranno anche questo…Fatto sta che nella mia regione,la Calabria,ma credo anche in buona parte del Sud,gli ultimi interventi sulla linea ferroviaria jonica risalgono al periodo fascista,i primi agli anni 70 del 800. Nonostante la fantastica era dell’oro vissuta durante il periodo borbonico,le menti più aperte del Regno,quelli che avevano i mezzi per muoversi,si traserirono in centinaia o migliaia nel Regno sabaudo,dopo i moti del 1848 che interessarono anche il Meridione.Il meglio della cultura meridionale,gli Spaventa, i Ferrara, Massari, i De Sanctis e tanti altri,oggi sostanzialmente dimenticati e irrisi dal conformismo neoborbonico ,giacchè oggi purtroppo in molte contrade del Sud e non solo dominano incontrastati a livello politico ed anche culturale gruppi di briganti legalizzati.Una volta almeno stavano nei boschi,oggi sono giornalisti,assessori ,sindaci…Un bel progresso!.P.s.Cavour,nonostante il debito del regno,non aveva alcuna intenzione di scendere al Sud, lo fece solo per evitare che Garibaldi, che aveva un largo seguito anche al Sud e fu mosso ad agire dal gruppo siciliano facente capo a Crispi, desse vita ad un governo rivoluzionario che le potenze dominanti europee non avrebbero certo sopportato.In ultima analisi mi limito a constatare che certe bizzarre quanto pittoresche teorie sul primato italiano o addittura mondiale(bum! bum ! Terza potenza industriale lo ha addirittura definito il pennarulo Aprile Pino) del Regno delle due Sicilie non trovano alcun riscontro in nessuno studio storiografico serio fuori dall’Italia,nè oggi,nè ieri.

    Ernesto

  6. Vedo che “Ernesto” (stavolta senza a Foria)è stato sollecito a rispondere e però scrive sempre le stesse cose, trite e ritrite, ma lo giustifico perchè essendo Calabrese (di Catanzaro), come tutti i suoi coonterranei (e non lo dico io, ma si dice)” ten ‘a capa tosta”. Lui continua a considerare quel “manipolo di terroristi” che lasciarono Il Regno per l’esilio (e non migranti) per sfuggire alle “torture” della legge e andare a cospirare in Piemonte (mi riferisco a, detto da lui il 22 ottobre 2012, 14:37-ricordi Ernesto? :”…Esistono fenomeni migratori interni o internazionali anche prima certo non della stessa intensità di fine ottocento o primi del novecento.( Non è che le persone emigrino subito dopo il marzo del 1861 inferocite con Garibaldi,Cavour o Vittorio Emanuele II, come vorrebbe qualche mattacchione che forse ha alzato un pò il gomito o è risentito perchè il Napoli ha perso).Mi riferivo prima agli esuli italiani per motivi politici, molti dei quali Meridionali (siciliani compresi), costretti a trovare rifugio prevalentemente nel Piemonte sabaudo,dove l’atteggiamento di Cavour e Vittorio Emanuele II verso gli esuli è…”. Ecco, questi erano “gli emigranti” ante 1870 di Ernesto. Poi mi vieni a dire:”..certo nelle contrade desolate del Regno …imperversavano violenza, arretratezza, miseria, isolamento..” e chi più ne ha, più ne metta (un pò come la denigrazione dell’epoca, che “lavorava bene” per gettare fango sul regno. Poi chissà perchè “il grande tour”, tutta l’Europa lo propagandava per il Sud ( forse sbaglio. Per il piemonte?). Chissà perchè”le contrade desolate” facevano parte della “Campania felix”. Sui briganti (e non Briganti, i (B)riganti sono tutt’altra cosa, sono partigiani)già ti risposi il 15 ottobre 2012, 18:29 Su:” Fenestrelle e il genocidio dei Borbonici” e ti scrissi (per rammentartelo):”… Si è vero c’erano i briganti,feroci e autori di efferatissimi delitti, ma questi li trovavi in ogni angolo della penisola, in quel periodo analizzato (La tua disanima si limita, con qualche piccola eccezione, al 1800). Ebbene, in Piemonte operavano i famosi “Mayno della Spinetta e “il Bersagliere” Pietro Mottino,poi mostri di provata crudeltà: dai “Fratelli di Narzole” al sanguinario Francesco Delpero, passando per “La jena di San Giorgio”. Sull’argomento puoi leggere: Briganti del Piemonte. Alessandro Mondo(Autore).
    Nella Romagna, invece,troviamo Alfonso Piccolomini “duca di Montemariano” (che, alla fine del ’500, mise in atto azioni di brigantaggio nei territori al confine fra la Romagna toscana e quella pontificia.La banda era composta da malfattori toscani, romagnoli e marchigiani. Celeberrimo, qualche anno più tardi, Stefano Pelloni, detto “il “Passatore”, che viene ucciso il 23 marzo 1851.
    Differente invece il “Brigantaggio” post-unitario. Quelli non erano Briganti, erano “Partigiani”…”Dici ancora:” …Crocco non era prima con Garibaldi?…”. Giusto! E io ti chiedo, prima ancora di “Garibardo” non era un soldato borbonico ?. Dici ancora:..”Il Piemonte era indebitato perchè Cavour aveva intrpreso un’opera di modernizzazione sconosciuta all’”avanzatissimo regno di Ferdinando II”,costruendo bla,bla,bla…”. No caro, il piemonte era indebitato fino al collo per la sua mania di “Wargames” senza risultati alcuni, dato che puntualmente ne usciva con “batoste clamorose” e con le ossa rotte.
    Per quanto riguarda “l’analfabetismo” , voglio citare uno studio fatto dalla CGIL Lombarda: “Istruzione da:CGIL notiziario Lombardia n° 30 del marzo 2011. Numero speciale: 150° dell’Unità d’Italia. “…Gli Stati preunitari hanno modelli scolastici molto diversi tra loro per qualità, durata e gratuità… all’idea che i giovani fossero nati per servire la patria e che la loro educazione non dovesse essere un problema privato, ma una questione pubblica e quindi politica. Il modello prevedeva diversi ordini di scuola. Lo Stato Pontificio era quello meno avanzato, non prevedeva alcun sistema di istruzione. Vi erano solo scuole private secondarie gestite dai vari ordini religiosi….Il tasso di analfabetismo era molto alto. Ma anche il Regno di Sardegna non se la passava granchè bene.Fino al 1815 la situazione resta di grande arretratezza. Da un’indagine dell’epoca risulta che a Torino ( A TORINO non a Napoli) solo l’8% della popolazione sapesse leggere e scrivere. Lo Stato che aveva dato maggiore impulso alla scuola era il Granducato di Toscana,… Anche il Regno delle Due Sicilie opera nell’alveo dell’assolutismo illuminato di quell’epoca muovendosi verso la statizzazione delle scuole, togliendole al controllo del curialismo. Si istituiscono università e scuole professionali,così come si diffondono le scuole elementari, imponendo ai conventi il pagamento del 10% delle loro rendite a favore dell’Azienda dell’Educazione. Si fa strada insomma l’idea della funzione pubblica dell’educazione vista come sviluppo del giovane “utile allo Stato”…. Questo studio, ripeto è stato fatto dalla CGIL LOMBARDA.

    Ma agli inizi del Novecento (Regno d’italia) la situazione non era molto migliorata:
    33 milioni di abitanti di cui 23 milioni analfabeti.
    (Il problema dell’analfabetismo – Didattica Museale | Istruzione.it archivio.pubblica.istruzione.it ›)

    “La rete ferroviaria al Sud,seppure molto più esteso del Regno di Sardegna era infinitamemte inferiore.Intere…”
    Premesso che il Piemonte le locomotive le acquistò dai Borbone e premesso ciò che tu ben sai, che devo dire che i progetti rimasero sulla carta per il succedersi degli avvenimenti? Non dimenticare che la Napoli-Portici era solo un pezzo della tratta Capua-Nocera. Non dimenticare che la 1^ galleria ferroviaria costruita nel mondo è quella che da Nocera porta a Codola(SA).Se ricordo bene la flotta Mercantile era la 3^ (o 2^?) sul Continente. Non mi piace ripetermi ma io ti ho dato esaurientissime risposte già il 23 ottobre 2012, 15:11 ( sempre su “Fenestrelle e il genocidio…”) quando tu mi chiamasti “provocatore” : “… Però certo è che l’egregio sig.Nunzio o nupo è nu pocu provocatore…..” Tutte quelle risposte (che puoi verificare)fanno sembrare ridicola la tua tesi secondo cui i: ” Borbone si limitavano a tesaurizzare le risorse,senza fare investimenti,per questo erano pieni di soldi,non facevano quasi nulla.

    “Il meglio della cultura meridionale,gli Spaventa, i Ferrara, Massari, i De Sanctis e tanti altri,oggi sostanzialmente dimenticati e irrisi…” I traditori del Regno vorrai dire! Io aggiungerei ad essi anche Poerio, Don Liborio (il più grande traditore della storia), lo stesso Settembrini, autore delle famose lettere di Gladstone Sulla “negazione di Dio”. Quello stesso Settembrini che poi, nel 1870, ai giovani universitari che si lamentavano con lui (Rettore)dell’andamento dell’Università, rispose: ” Figli miei, bestemmiate la memoria di Ferdinando II, è sua la colpa di tutto questo! Professore, come c’entra quello lì? Si, c’entra; se egli invece di essere clemente avesse impiccato noi altri, oggi non si starebbe a questo; fu benevolo, e noi facemmo peggio”. (Dalle memorie di L.Settembrini).

    Dici ancora:”… oggi purtroppo in molte contrade del Sud e non solo dominano incontrastati a livello politico ed anche culturale gruppi di briganti legalizzati.Una volta almeno stavano nei boschi,oggi sono giornalisti,assessori ,sindaci…”. E chi li ha legalizzati i briganti e i mafiosi, non è stato forse il “Garibardo” per i suoi loschi disegni? in quanto a Cavour: “Cavour,nonostante il debito del regno,non aveva alcuna intenzione di scendere al Sud, lo fece solo per evitare che Garibaldi, che aveva un largo seguito anche al Sud e fu mosso ad agire dal gruppo siciliano facente capo a Crispi,…”. Tutte balle. Cavour aveva da tempo messo gli occhi sulle floride casse del Regno. Che il Piemonte avesse pianificato l’annessione… per rimpinguare le dissestate casse statali risulta fin dal 1854…
    Il bieco Cavour, già dal 1854 progettò uno sbarco in Calabria (Toh!, guarda si parla di Calabria).
    Si convenne… che il ministro avrebbe fornito cinquecento bersaglieri congedati dall’esercito, cento ufficiali, cinquemila fucili, due milioni di lire. L’imbarco sarebbe avvenuto in Sardegna, dopo la prima spedizione, altre si sarebbero succedute: riuscita l’inserruzione di Reggio,si attaccherebbe il fuoco a Messina e in tutta l’isola, si farebbero insorgere gli Abruzzi e la Basilicata…Alla fine i tre calabresi ( Romeo, Plutino e Mauro)…….Il conte di Cavour rimase soddisfatto e noi uscimmo pieni di speranze…
    Da Giovanni La Cecilia- Memorie storico-politiche dal 1820 al 1876. pagg.334-5.
    Sempre a proposito della Calabria se ricordo bene (Mongiana, Ferdinandea…) a quel tempo qualche opificio esisteva…oggi invece?
    Nupo da Napoli

    Nupo

  7. Ma come si fa a parlare di tradimento di un Regno nato a tavolino in ossequio alla volontà di Spagna,Austria,Inghilterra,Francia, Russia,ecc,ecc, senza consultare minimamente l’amato popolo del Sud da parte dei democraticissimi e intelligentissimi Borbone,modello di civiltà in tutto il pianeta?Si può parlare di Nazione borbonica o del Sud nel periodo 1734-1860? Mi duole per te che immagino(spero) coerente borbonico clerico reazionario e non “borbonico democratico progressista”(contraddizione evidente ma possibile nel rigore storico-politico dell’Italia contemporanea),ma il concetto di nazione nasce con la Rivoluzione francese e con i “malvagi giacobini”… Semmai giusto affondamento di una dinastia che ha sempre morticato i migliori talenti e le migliori energie del Mezzogiorno,premiando i servi e i codardi e gli incapaci.Noti analogia con il presente? Io si…Grande potenza si il vecchio reame… Anche se militarmente non valeva nulla,Ma se ce lo dicono alcuni cantanti di grido ,Gegè Bennato, Eddy Napoli e Ciruzzo il posteggiatore allora dobbiamo dire in coro si Napoli era la più bella,ricca e grande metropoli dell’universo e così valeva per le province,anche se molti viaggiatori stranieri erano di parere ben diverso(una casa editrice calabrese,la Rubbettino, oltre ai “memorabili” scritti di Lino Patruno, sta pubblicando una serie di scritti di viaggiatori stranieri al Sud dal 700 in poi) e gli stessi napoletani consigliavano loro di non scendere in terre come la Calabria, in quelle terre c’erano solo miseria e brigantaggio.Ma saranno stati massoni disfattisti o napoletani razzisti anticalabresi.Sulla rivalità tra Napoli e Sicilia,non mancava l’odio di parte dei siciliani verso Napoli si sofferma Denis Mac Smith, un noto storico inglese non certo filosabaudo. Rosario Romeo lo accusò di dilettantismo,sensazionalismo e superficialità. Erano gli anni 60.Oggi nella società dello spettacolo la Storia la fanno loro.La storia è una cosa seria,buffoni e burattini non la faranno mai,cantava Edoardo Bennato,fratello di Gegè, un altro “ribelle” con il portafoglio gonfio Lo cito visto che a Nupo piacciono i cantanti.. Ma credo che avesse torto.Saluti e baci.Sì sono caputosta su questo tema,tu pure mi pare…quindi mi sembra superfluo proseguire la discussione.

    Ernesto

  8. E’ meglio!E’ meglio. “A lavà a capa o’ cuccio se perde ‘o tiempo, l’acqua e ‘o sapone “.

    Nupo

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