Gli scienziati nazisti e quelle bombe all’LSD americane…

14 febbraio

Oltre 1600 scienziati nazisti lavorarono per il governo degli Stati Uniti preparandosi a combattere la «guerra totale» con l’Urss, e fra le armi che realizzarono ve ne era una a base di Lsd, per «portare scompiglio nell’Armata Rossa sul campo di battaglia» e «piegare le menti dei sovietici».

di Maurizio Molinari da “La Stampa” del 13 febbraio 2014 

A rivelare l’episodio inedito della Guerra fredda è la giornalista americana Annie Jacobsen con il libro Operation Paperclip, nel quale descrive il programma segreto dell’intelligente Usa con cui vennero reclutati gli ex scienziati di Adolf Hitler. Il primo passo, nei giorni immediatamente successivi alla resa della Germania, fu la creazione da parte dell’Us Army di Camp King, un centro di detenzione nei pressi di Francoforte dove gli scienziati furono raccolti assieme alle famiglie.

Nell’arco di tre mesi vennero trasferiti negli Stati Uniti, evitando accuse e processi per la collaborazione con Hitler, in cambio dell’impegno a lavorare, nei laboratori militari e di intelligence, alla realizzazione di un nuovo tipo di armi.

Washington era convinta che entro il 1952 vi sarebbe stata una «guerra totale» contro Mosca, con l’impiego di ogni tipo di armamenti – nucleare, chimico e batteriologico – e dunque aveva bisogno degli scienziati a cui Hitler aveva affidato lo sviluppo dei gas più aggressivi, come il sarin. Fra loro c’erano Walter Schreiber, ex ministro della Sanità del Terzo Reich, e il suo ex vice Kurt Blome che aveva partecipato alla ricerca sulle armi batteriologiche.

Dai laboratori militari nacquero così sostanze per la «guerra totale», incluso un allucinogeno basato sull’Lsd, considerato una «potenziale arma» perché prometteva di «far perdere il controllo ai soldati sovietici senza essere costretti a ucciderli». La Cia, formatasi dopo la fine del conflitto, mostrò un forte interesse per l’Lsd «militarizzato» immaginandone più usi, compreso quello di adoperarlo negli interrogatori dei sovietici detenuti per «fargli perdere il controllo» e «manipolarne le menti».

Nacque così un’altra operazione top secret, «Bluebird», che ipotizzava il ricorso all’Lsd «militare» a fini di controspionaggio ovvero per «fare il lavaggio del cervello alle spie sovietiche in maniera da cancellare ogni ricordo di conversazioni con agenti americani».

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