Abbiamo fatto 100! L’editoriale da “Storia in Rete” di febbraio

28 febbraio

E siamo arrivati a 100. Permettete un momento di soddisfazione e stupore? Dieci anni fa, all’inizio di questo viaggio, il numero 100 sembrava una cosa così lontana da non pensarci neanche e invece, puntuale, è arrivato.

Editoriale da Storia in Rete n. 100 di Fabio Andriola

Ogni compleanno e ogni anniversario a cifra tonda porta con sé l’invito ad un bilancio: abbiamo mantenuto le promesse iniziali? Direi di sì: dal primo numero fino ad oggi «Storia in Rete» è stata davvero una voce dissonante nel panorama patinato e conformista delle riviste di storia italiane, praticamente tutte venute fuori dopo di noi e dopo essersi in vari casi “garantite” una patente di autorevolezza proveniente dall’estero, quasi che in Italia non ci siano abbastanza fosforo e argomenti per fare le cose senza per forza farsi dare dalla Gran Bretagna, dalla Spagna o dalla Germania quei galloni – e quei contenuti – ritenuti indispensabili per “far presa” sul pubblico. Chi nasce in un certo modo può aver la voglia o la capacità di andar a rompere le uova nel paniere e raccontare le cose del passato fuori dagli schemi del “politicamente corretto”? Certo che no e infatti… Ovviamente mettersi su questa strada ha avuto ed ha dei costi: pochi in questi anni sono venuti a darci una mano. Se siamo cresciuti – e siamo cresciuti – lo dobbiamo alla nostra tenacia, ai nostri lettori (la cui fedeltà spesso ci stupisce e ci emoziona) e a quella nutrita pattuglia di collaboratori che strada facendo si è andata ingrossando.

Preparati e disinteressati sono tanti quelli che ci hanno aiutato a confezionare uno dopo l’altro, mese dopo mese, i numeri di «Storia in Rete»: elencarli tutti (a cominciare dai soci della società editrice, dai membri del comitato scientifico e dal grande Luciano Garibaldi) sarebbe più che doveroso ma lo spazio è tiranno. Del resto basta scorrere un numero qualunque del nostro giornale per trovarne i nomi e gli articoli: a tutti loro va il mio grazie riconoscente e l’impegno a migliorare ancora il giornale a cui hanno voluto legare il loro lavoro. E qui veniamo alla novità di questo numero 100 che, già dalla copertina, si mostra completamente rinnovato e aggiornato graficamente: dietro questo lavoro (grande e faticoso oltre che di grande qualità) ci sono due nomi che voglio ricordare perché è soprattutto con loro che condivido la fatica e la sfida di ogni nuovo numero di «Storia in Rete»: sono Emanuele Mastrangelo e Marco Guerra, due colonne portanti di questo giornale che non può pretendere di essere “grande” ma ha dimostrato – anche grazie alla loro dedizione e professionalità – di essere quello che è: orgoglioso, indipendente al 100%, appassionato e, consentitemelo, anche un po’ coraggioso perché la Storia è terreno minato per tanti motivi ma noi non abbiamo mai avuto paura (e non ne avremo neanche in futuro) ad avventurarci nella terra di nessuno.

1a_copertina[1]_resize COP_001 COR storia 100La specificità di «Storia In Rete» rispetto a tutti gli altri attori della scena editoriale – non solo in Italia a ben vedere – viene anche dalle nostre radici che, come ben sa chi ci conosce e come dichiara la nostra stessa “ragione sociale, affondano nel web: la rivista è la punta di diamante di un “sistema” che vede il sito www.storiainrete.com e la nostra pagina Facebook all’avanguardia nel dibattito e nell’offerta di contenuti e spunti. Da qualche mese si è aggiunta anche la nuova realtà di “Storia Doc” (www.storiadoc.com) il primo sito di documentari di storia in streaming e tra qualche tempo arriverà anche la nostra libreria virtuale: “La libreria di Storia” (www.libreriadistoria.com). E non ci fermeremo perché il connubio tra Storia e internet può essere ancora declinato in molti altri modi. Non saremo mai forse una vera e propria corazzata ma «la nave corsara, piccola e veloce» che annunciammo nell’editoriale del numero 1 ha dimostrato di saper tenere il mare e di poter affrontare le rotte meno convenzionali e sicure. Non è stato facile ma, del resto, non avremmo saputo fare altro e quindi siamo ben contenti di essere arrivati fin qui consapevoli che si tratta di una tappa e non del traguardo finale. Già i prossimi 100 numeri sono all’orizzonte e se non saranno anche migliori e più controcorrente di quelli pubblicati finora beh… che peste ci colga.

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