Foibe, la “variante mineraria”. Sempre dei soliti titini…

13 marzo

In Slovenia il fantasma di Tito continua ad aleggiare minaccioso e molti che preferiscono non ricordare, tanti non vogliono sapere. Lo conferma lo strano silenzio che circonda “Huda jama”, ossia “grotta maligna”, una miniera abbandonata vicino a Laško dove nell’estate del 1945 le milizie comuniste gettarono i corpi degli oppositori veri o presunti del nuovo regime jugoslavo. Nel pozzo dell’orrore finirono non solo gli uomini della Bela Garda (la guardia bianca slovena, una formazione anticomunista filotedesca) ma anche e soprattutto religiosi, piccoli proprietari, contadini “ricchi” e tanti poveracci presi a caso. Una mattanza orrenda e silenziata sino all’implosione della Jugoslavia.

di Mara Bianchi da Destra.it del 3 marzo 2014

Negli anni Novanta qualcuno iniziò a ricordare vecchie ferite mai rimarginate, orrori taciuti ma non dimenticati. Con prudenza s’iniziò a parlare del terrorismo di stato titoista e delle vittime, in Croazia, in Serbia, in Slovenia. Cinque anni fa, su pressione della diaspora anticomunista slovena, una squadra di minatori armati di demolitori e picconi arrivò a Laško e distrusse il diaframma di cemento armato con cui i titini avevano sigillato la galleria. Nei cunicoli vennero rinvenuti quasi 3mila cadaveri.

Fino ad oggi la Commissione governativa d’inchiesta, guidata dallo storico Jože Dežman, ha ritrovato e “certificato” 800 salme ma i lavori “stranamente” si sono interrotti da tempo. Furibondo il professo Dežman ha più volte sollecitato il governo affinché si completi il recupero dei resti di tutti i giustiziati e si dichiari il pozzo monumento nazionale aprendo sul posto un museo per i visitatori. Ma i desiderata del docente purtroppo continuano a cadere nel nulla. Messa alle strette, la direttrice della sezione per veterani di guerra e vittime dei crimini di guerra del ministero del Lavoro Dragica Bac ha confermato che i lavori alla Huda jama potrebbero iniziare quest’anno ma ha anche precisato che già da oggi mancano 50mila euro. Insomma, meglio risparmiare e dimenticare. Agli sloveni Tito fa ancora paura.

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6 commenti


  1. .. (cito) “.. il fantasma di Tito continua ad aleggiare minaccioso”

    scusate eh, ma sono solo alla seconda lettura di un vostro articolo (oggi la prima che “passo” sul vostro sito) e TROVO GIA’ di NUOVO un TITOLO.. sciocco :

    adesso aspetterò(forse) gli “esperti” di STORIA(con la S maiuscola, SENZA orientamenti politici, “””ovv”””…) jugoslava,

    ma se LOGICA e Buon Senso van ancora a Braccetto con la Storia(VERA) : tito fu una delle poche cose che UNIFICO’ la jugo (al costo di ? forse, ma sempre in QUEL senso lavora !!)

    le Foibe (Vere o “arricchite” che siano) in questo caso ad opera slava (perchè ci son altre storie appunto..) SEGUIRONO (che significa Avvennero Dopo..) le “epurazioni” e “condizionamenti” italiani nell’area (basti l’es ALBANIA, per avere la MISURA di quanto NON E’ MAI STATO RESO PUBBLICO del “resto”.. non vi pare ??)

    quindi

    COSA “CAVOLO” LA MENATE(si può dire?) con ste storie “alla Redivivo-Pansa” ???

    ma andiamo, speravo foste un (sito) serio ma,
    SPERAVO

    appunto.

    Gajira Norimaki

  2. basterebbe aggiungere al tuo discorso che:
    – un conto è far cambiare nome a qualche slavo da “sgardellic” a “sgardelli” (cosa peraltro avvenuta sporadicamente) e imporre l’uso della lingua italiana (come del resto faceva ogni altro paese europeo verso le minoranze allogene, vedi Francesi in Alsazia) un altro è infoibare la gente.
    – la c.d. “italianizzazione forzata” di quelle terre non nasce come Minerva armata dalla testa di Giove, ma è a sua volta figlia dell’oppressione degli italiani condotta dai croati e dagli sloveni aizzati dal governo austroungarico, tant’è che la pulizia etnica dell’elemento italiano in Dalmazia inizia a metà Ottocento…
    Per il resto, almeno qua nessuno ha negato mai quello che hanno fatto gli italiani oltreadriatico. Certo, la questione albanese è alquanto discutibile… non mi risulta che in Albania si sia imposta un’italianizzazione, anzi…

    emanuele

  3. Concordo con Emanuele: tutta la questione va presa a partire dalla politica anti-italiana dell’Austria a metà Ottocento. Francesco Giuseppe, ancora oggi troppo osannato (ma presto metteremo un po’ in chiaro le cose su “Storia In Rete”) dai soliti allocchi di casa nostra che aspettano sempre un’occasione per sputare sul Tricolore sognando e strologando di Sacro Romano Impero, ha le prima responsabilità di quello che avvenne perché fece una chiara scelta politica e cioè privilegiare certe etnie a discapito delle altre. Poi tutti fecero la loro parte: ma chi comincia non ha le stesse responsabilità di chi reagisce. Poi, chiarita la dinamica dei fatti ognuno la pensa come vuole. Ma i fatti vanno chiariti e messi nell’esatta sequenza cronologica. Se no si fa della propaganda… Detto questo, Tito ( e i suoi) è stato oggettivamente un Boia e un Criminale come hanno ben sperimentato non solo gli italiani.

    Fabio Andriola

  4. Sarebbe ora di finirla infatti con la stucchevole e falsa retorica del buon impero austro-ungarico esempio di concordia,magari modello multietnico di convivenza, poichè retto da un buonissimo imperatore,bravo,bello e santo,in quanto cattolico e timorato di Dio,nonchè amico e protettore-protetto dai Papi.Gli allocchi di casa nostra che sputano sul Tricolore sono molti ancora oggi, anzi moltissimi.Divide et impera.E temo che spesso siano non solo merluzzi in buona fede,ma gente prezzolata

    Ernesto

  5. Caro Ernesto,

    stiamo già pensando ad un ampio dossier sulle magagne del tanto strombazzato impero asburgico. Non servirà a far cambiare idee ai tromboni separatisti di casa nostra ma almeno qualche elemento in chiaro lo si metterà. E ognuno si regolerà come crede.

    Fabio Andriola

  6. Non dimenticatevi neppure il ruolo avuto dall’impero asburgico e da quello tedesco nel genocidio degli armeni:

    http://www.nuovomonitorenapoletano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1588:il-genocidio-armeno-e-la-complicita-degli-imperi-centrali&catid=84&Itemid=28

    Con buona pace del mito della “Austria felix”, che tale mai fu.

    Dante

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