Vestirsi da principi La gran moda tra ’500 e ’600

22 maggio

 Bella l’idea, molto raffinata l’esecuzione, azzeccatissima la cornice che la ospita: nell’avvizzito panorama di mostre fatte tanto per fare spicca questa erudita rassegna intitolata «La Nuova Moda tra Cinquecento e Seicento», che si inaugura il prossimo 7 maggio (ore 17.30) e prosegue fino al 19 ottobre nella Villa d’Este di Tivoli.

dal Corriere della Sera del 27 aprile 2014 

Un’esposizione colta
Esposti pochi pezzi, ma quelli giusti: una ventina di dipinti e altrettanti abiti, oltre a una ricca selezione di stoffe e tessuti cinquecenteschi e seicenteschi originali — velluti cesellati, damaschi bicolore, rasi, lampassi — per provare a raccontare l’evoluzione della moda e del costume in Europa dagli inizi del Cinquecento fino al secolo successivo. Certamente un’esposizione colta e per addetti ai lavori, ma adatta anche a un pubblico più vasto per una sua connaturata componente scenografica (del tipo che non sarebbe dispiaciuta, per dirne uno, a un Luchino Visconti). Obiettivo dichiarato della rassegna — curata da Roberto Valeriani — quello di offrire una sintetica panoramica sulla moda del tempo attraverso il dialogo fra i dipinti, in cui sono rappresentati gli abiti, e una selezione di costumi di scena, contemporanei ma ideati e realizzati dalla celebre «Sartoria Farani», un bel pezzo di storia del cinema e del teatro in Italia. Opere di Sante Peranda, Lavinia Fontana, Luca Ferrari o Giovanni Maria Morandi: la selezione dei lavori pittorici presenti include alcuni ritratti provenienti da collezioni pubbliche e private, tra cui Galleria Estense e Museo Civico di Modena, Accademia Nazionale di San Luca, Castello Odescalchi di Bracciano, Palazzo Chigi in Ariccia, Palazzo Venezia, Palazzo Corsini, Palazzo Ducale di Mantova.

Il valore dell’abito
Sono state scelte sia figure maschili sia femminili, a esemplificare il valore rappresentativo dell’abito che durante l’epoca presa in esame ebbe una visibilità diversa e più ampia di quanto non avvenisse in precedenza: per lei, gonne e maniche rigonfie e voluminose ma che lasciano ben visibili collo e spalle; per lui, vestiti dai tagli più attillati e articolati abbandonando la consuetudine di utilizzare sopravvesti ampie e panneggiate. «Per raccontare l’evoluzione della moda e del costume in Europa dagli inizi del Cinquecento al secolo successivo — spiega Luigi Piccolo nel suo saggio in catalogo — possiamo tracciare tre momenti ben definiti. Il primo è caratterizzato dal Rinascimento italiano, il secolo che esalta la bellezza, la cultura e l’armonia, regole vigenti nelle corti italiane, nelle quali si formano futuri papi, cavalieri di ventura e principi. La seconda parte del Cinquecento inizia con l’avvento della Controriforma, il Concilio di Trento detta nuove regole e di conseguenza anche l’abito diventa austero e molto meno appariscente. Nella terza fase, con l’avvento del Seicento, inizia lento, ma inesorabile, il declino dell’Italia e della sua egemonia sulla moda. Nei ritratti del seicento i nobili vestono alla francese o alla spagnola, la moda italiana è ormai un lontano ricordo».

Merletti e galloni
A completare la mostra la selezione di tessuti, merletti e galloni ricamati provenienti dal Museo civico d’Arte di Modena e un’ulteriore sezione dedicata ai testi dell’epoca che testimoniano la diffusione dei modelli tramite la stampa. In catalogo (De Luca Editori d’Arte) saggi di Dario Beccarini, Marco Fortini, Lorenzo Lorenzini, Francesco Solinas, di Piccolo e di Valeriani. La mostra è promossa dalla Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici del Lazio, diretta da Giorgio Palandri. Con lui a inaugurare la rassegna anche il direttore di Villa d’Este Marina Cogotti e il direttore regionale del Mibac Federica Galloni (Orario: da martedì a domenica ore 8.30-18.30, tel. 0774.335850, www.villadestetivoli.info, biglietto unico mostra, Villa e giardini 11 euro).

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