Le donne e l’Inquisizione, un capitolo poco esplorato

16 giugno

Streghe, eretiche, mistiche, ebree, bigame, concubine, schiave, convertite… Sono numerose le protagoniste di saggi e incontri sull’inquisizione, ma ha detto la storica Marina Caffiero introducendo martedì scorso i lavori del convegno “L’inquisizione e le donne”, che si è svolto a Roma a cura dell’università La Sapienza e della Congregazione del Sant’uffizio, è la prima volta che un incontro di studi viene dedicato a questo specifico tema.

di Dino Messina dal corriere della sera blog lanostrastoria del 15 giugno 2014

Così, ancora oggi non sappiamo quanto siano state complessivamente le inquisite, le condannate e così via. Nonostante alcuni lavori specifici, come quello fondamentale di Andrea Del Col sull’Italia del Rinascimento abbiano per esempio “ridimensionato sia i numeri dei processi sia delle condanne a morte (circa 700 processi con 250-270 condanne capitali certe tra 1400 e 1541) e una percentuale di condanne a morte che era del 22 per cento per gli uomini e di ben il 40 per cento per le donne”. Questa percentuale si spiega con il fatto che si riferisce al periodo culminante della caccia alle streghe, ma non risponde alla domanda di carattere storico-sociale: chi erano concretamente le inquisite?

Nei processi, risponde la storica Caffiero, tutti i ceti sociali sono rappresentati, dalla gentildonna alla popolana. Così “i reati non sono esclusivamente quelli ritenuti di pertinenza femminile (stregoneria, infanticidio)”, ma troviamo false sante, visionarie e anche scrittrici, come Maria d’Agreda, la mistica spagnola vissuta nella prima metà del Seicento che sosteneva di aver visitato le Americhe senza mai uscire dal convento.
I processi dell’Inquisizione ci raccontano non soltanto una storia di repressione, ma anche un universo di libertà, perché documentano pratiche e stili di vita ben lontani dalla morale cattolica. “Emerge – sostiene Caffiero – una libertà disinvolta di comportamento, ad esempio nei rapporti sessuali e nella frequenza della bigamia e del concubinato, e soprattutto di movimento sul territorio. Mobilità con spostamenti frequenti in tutta Europa, falsificazione di identità e di documenti, travestimenti anche maschili, dissimulazione della propria fede, facilità della conversione”. Dagli archivi dell’Inquisizione esce insomma un mondo di trasgressioni e un’emancipazione femminile che furono soltanto in minima parte sanzionati.

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Storia in Rete n. 47

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