Il bando ai concerti in Russia e quel residuato della RAI

10 settembre

Vedendo i programmi delle reti RAI pochi potrebbero pensare che esiste una Commissione parlamentare di vigilanza sui suoi programmi. E’ tale l’insulsaggine del 90% della programmazione che l’idea che l’azienda svolga un servizio pubblico, con tanto di canone, sul quale una Commissione parlamentare vigila risulta semplicemente comica.

di Aldo G. Ricci per Storia in Rete

E invece alcuni dei solerti parlamentari vigilano, eccome! L’altra sera Rai Uno ha mandato in onda in replica un concerto con Al Bano e Romina Power tenuto a Mosca circa un anno fa. Apriti cielo! Un concerto da Mosca proprio in concomitanza con il vertice NATO sulla crisi ucraina. Una aberrazione. “E’ opportuno che i vertici RAI spieghino chi ha preso una decisione del genere” chiedono a gran voce alcuni parlamentari della Commissione. E aggiungono: “Viene da domandarsi se ci sia qualcuno che verifica i palinsesti della RAI”.

E’ una bella domanda alla quale ci possono essere solo risposte desolanti. Ma in questo caso non è questo il vero problema. Piuttosto andare a vedere chi sono gli indignati vigilanti che protestano. Ecco i loro nomi: Michele Anzaldi, Lorenza Bonaccorsi e Gero Grassi. Fassina chi? Avrebbe detto qualcuno in un altro contesto.
In certi casi la realtà supera la fantasia. I tre vigilanti sono tutti e tre esponenti del PD, ovvero l’erede dei DS, del PDS e infine del PCI, il partito che fino all’implosione dell’URSS ha vissuto allegramente alle spalle dei cittadini sovietici, che per la maggior parte facevano la fame anche per il gran numero di valigette piene di dollari ( i rubli non funzionavano allo scopo) che venivano spedite per il mondo per sovvenzionare i vari partiti comunisti.
Il compagno G (Greganti) non ha mai parlato e il PCI è scampato a Mani Pulite. Ma i suoi figli o nipotini sputano nel piatto dove hanno mangiato fino all’altro ieri e questo non è di buon gusto oltre a mancare di senso dell’umorismo e di senso storico.

Senso dell’umorismo perché sparare su un concerto di Al Bano a Mosca di un anno fa invece di indignarsi per la zavorra che ci viene propinata quotidianamente è come sparare con un cannone per colpire una zanzara.
Senso storico perché molte menti lucide hanno spiegato in queste settimane la complessità della crisi ucraina e le sue radici nella storia della Russia che da centinaia di anni a questa parte ha avuto quella regione all’interno dei suoi confini come limes verso l’Occidente. La prudenza (la Merkel insegni) e gli interessi dell’Europa dovrebbero insegnare a non essere più realisti del re (USA) e trattare il problema con il realismo che richiede.
Ma dobbiamo accontentarci delle risposte della Mogherini, che con aria pensosa ci informa che la soluzione della crisi ucraina “è politica”, che fa il paio con l’avanspettacolo del nostro premier che per parlare di Mare Nostrum all’estero, ricordando la lezione di Totò, lo definisce our sea. In questo contesto la crociata dei tre pieddini contro il concerto di Al Bano a Mosca non fa una piega. Questo è lo spirito dei tempi.

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