Storia in Rete 109-110, novembre-dicembre

19 novembre

Storia in Rete di novembre-dicembre affronta il tema più scabroso della storia italiana del ‘900: la Guerra Civile. Negata fino agli anni Ottanta dalla storiografia, ancora oggi c’è chi vorrebbe che il racconto degli anni 1943-1945 (e oltre…) fosse fatto secondo la vulgata resistenziale. Prova ne è il film “Il Segreto di Italia” che racconta la strage di Codevigo e che per uscire nelle sale ha dovuto attendere quattro faticosi anni.

Così Storia in Rete ha deciso di ripercorrere alcuni capitoli di quel tragico periodo, da Porzus a Codevigo, dalla vera storia di Dante Di Nanni a quella di Edgardo Sogno, dalle vicende della Repubblica partigiana della Valdossola a quelle dei preti assassinati durante (e dopo) la Guerra Civile, dagli aspetti ideali che trasformarono una lotta di liberazione in una “san Bartolomeo di repubblichini” ai misteri della “missione giapponese” nelle valli del Pasubio, per finire con un’inchiesta su come ancora sia difficile su Wikipedia accettare la storiografia più aggiornata su questo tema.

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3 commenti


  1. Ah… immagino abbiate scritto che i partigiani ammazzavano i repubblichini obbligati ad arruolarsi e quindi non tutti fascisti…

    Sì è vero che c’era in molti casi l’obbligo di leva nonchè (in tutti i casi) la pena di morte per i renitenti… e che quindi l’esercito repubblichino non era composto solo da fascisti. Peccato però (per la vostra ricostruzione storica propagandistica e anticomunista) che le vittime dei partigiani sono state 10.000-15.000… un po’ poche per poter dire che i partigiani ammazzavano i repubblichini indiscriminatamente.

    Più logico che le vittime dei partigiani siano stati i fascisti che non erano scappati nel cuore della notte dai loro paesi… e si sapeva chi fossero. Oppure chi si era arruolato in corpi volontari come le brigate nere o le ausiliarie.

    i-pod keroro

  2. Se “immagini” vuol dire che non hai letto l’articolo. Se non l’hai letto, il commento è sul nulla.
    Inoltre la statistica è una scienza seria, non roba da bar. Per cui, le cifre vanno date carte alla mano e non così tanto per far scena, secondo poi, quel “più logico” fa a botte con una enorme casistica ben documentata di casi individuale la cui somma totale cambia alquanto le tue conclusioni.
    Lascia fare la storia a chi la sa fare, fa’ il piacere…

    emanuele

  3. Mi imbatto nelle Sue farneticanti asserzioni, i-pod keroro, e vedo che Lei ha “alto” il senso della obiettività storica. E’ rimasto all’età della pietra. Si ostina a chiamare “repubblichini”, i repubblicani sociali del 1943-1945. Aspettavamo con ansia le Sue patetiche e deprimenti considerazioni. Non posso discutere colla gentucola come Lei, che non ha neanche il coraggio di firmarsi con nome e cognome, perché scenderei al suo squallido livello e Mi batterebbe per le Sue esperienza, impreparazione, faziosità ed acidità acute.

    Alessandro De Felice

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