La storia d’Italia come “terra di frontiera”

9 dicembre

Copertina_ConfiniConflitti-3-350x496Marco Valle non è uno storico professionista e questo lo differenzia da alcuni “professori di storia”, sacerdoti del mainstream, officianti del «politicamente corretto» che hanno fatto del loro «mestiere» un esercizio stanco e ripetitivo, simile a tanti altri lavori soffocati dalla monotonia della routine impiegatizia. Marco Valle non è neppure un amateur, un semplice dilettante, un orecchiante dell’analisi del passato che usurpa, come sempre più spesso accade nei talk shows e sulle pagine dei giornali, il titolo di storico. Marco Valle è invece un amante esigente e vigoroso ma insieme devoto e rispettoso della storia indagata nella sua lunga, complessa, accidentata, mai rettilinea continuità temporale, nella quale ogni evento del passato si fa stimolo e opportunità per pensare la dinamica del presente.

di Eugenio Di Rienzo dal Lanostrastoria del 3 dicembre 2014 La nostra storia

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Marco Valle è soprattutto un «uomo di frontiera (triestino di origine istriana, italiano e croato per sangue e cultura), che, come altri suoi illustri conterranei, Biagio Marin, Claudio Magris e il meno noto Franco Vegliani, conosce, per esperienza biografica e memoria familiare, la ricchezza e la miseria, i rischi e i vantaggi, i lutti e le occasioni vitali delle «terre di confine». Luoghi dell’anima e dello spirito, e non mere espressioni geografiche, che, smarrendo ciclicamente la loro natura di ponte inter-etnico e inter-culturale, si trasformano in «terre di sangue», in teatro d’inestinguibili conflitti razziali e religiosi. In quelle regioni, infatti, come ha scritto un altro «man on the border», il bosniaco Ivo Andrić, «la progressione del tempo lineare non riesce a comprimere quell’oscuro fondo della coscienza, dove vivono e fermentano i sentimenti fondamentali e le indistruttibili persuasioni delle singole razze, fedi, caste; sentimenti e persuasioni che, apparentemente morti e seppelliti, preparano per successivi, lontani tempi, inaudite metamorfosi e catastrofi senza le quali, a quanto pare, non possono esistere i popoli».
Da questo complesso patrimonio esistenziale e culturale è un nato un volume di saggi, che si presenta intrigante e inquietante già dal titolo: “Conflitti e confini. Uomini, Imperi e sovranità nazionale” (Eclettica, 2014, pp. 312, € 18,00). Nel libro, che nonostante il suo apparente carattere frammentario è provvisto di una salda coerenza tematica, Valle indaga il drammatico destino del nostro «confine orientale» negli ultimi anni del secondo conflitto e nel primo decenio del secondo dopoguerra. Non solo gli orrori delle foibe, ma anche il martirio di Zara (così bene rappresentato in un dolente saggio di Paolo Simoncelli) e quello di Trieste, violentata dall’odioso e sanguinario protettorato militare britannico, prolungatosi fino all’ottobre 1954, come dalla breve (maggio-giugno 1945) ma efferata e cruenta occupazione dell’IX Korpus dell’Esercito di liberazione titino. E ancora Valle ci rammenta l’oscuro fato dei territori giuliani, dove nel febbraio 1945 i gappisti comunisti, trasformandosi in «volonterosi carnefici» al servizio della politica di potenza della nuova Iugoslavia comunista, trucidarono un reparto di partigiani cattolici e nazionalisti della Brigata Osoppo che, dopo essersi battuti contro le forze d’occupazione germaniche e le milizie della Repubblica Sociale Italiana, si opponevano alla slavizzazione forzata della regione.

Ma Valle non dimentica di mostrarci anche il rovescio di queste funeste vicende, quando ci parla della stolta e gratuita intolleranza del regime fascista verso le popolazioni slave dell’Istria e della Dalmazia, e quando ricorda l’esistenza delle «foibe degli altri» ricostruendo la mattanza delle “milizie bianche” slovene, cattoliche e anticomuniste (i Domobranci) e dei loro congiunti (donne, anziani, bambini) avvenuta nel maggio del 1945 per mano del terrorismo di Stato titoista che poi eresse un vero e proprio «monumento all’infamia» con la costruzione del gulag di Goli Otok. Il campo di sterminio, ubicato in un isolotto posto a breve distanza dalla costa croata, dove dal 1949 al 1955, trovarono la morte, per fame, malattie, maltrattamenti, migliaia di dissidenti al regime di Belgrado, tra i quali molti comunisti italiani di fede stalinista che sconsideratamente avevano oltrepassato il valico di Opicina alla ricerca del «paradiso socialista».

La ricerca di Valle non si limita in ogni modo alla guerreggiata area di confine del litorale adriatico. Per Valle è l’Italia intera, grande piattaforma al centro dell’antico Mare nostrum latino e poi pisano, genovese, veneziano, a essere «terra di frontiera». L’eccezionale posizione geopolitica del nostro Paese gli consentì, infatti, di essere il principale avamposto della Cristianità nella lotta contro l’Islam, il grande emporio degli scambi commerciali tra Europa, Africa settentrionale, Levante, il fecondo laboratorio d’ibridazione di popoli, religioni e culture. Questa stessa posizione lo condannò, tuttavia, ultimata la conquista francese della Corsica (1768), a divenire una volta per sempre la semplice pedina del «Grande Gioco mediterraneo» che, con la decadenza della Spagna dal rango di Big Power, ebbe come uniche protagoniste Parigi e Londra.

E’ soprattutto la più ingombrante presenza inglese nel Mediterraneo che desta l’interesse dell’autore di “Conflitti e confini”. La contesa anglo-francese per l’egemonia sul «grande lago salato», apertasi fin da quando con la pace di Utrecht del 1714 la Gran Bretagna si aggiudicò il controllo di Minorca e Gibilterra e acuitasi prima ancora della spedizione di Bonaparte in Egitto del 1798, fu di fondamentale importanza nell’imprimere una svolta sabauda e unitaria al nostro Risorgimento. Qui Valle sposa senza esitazioni la prospettiva, sviluppatasi in questi ultimi anni, che individua nel sistema delle relazioni internazionali, nella debolezza diplomatica e militare del Regno delle Due Sicilie e nell’azione di Londra i fattori decisivi del crollo del regime borbonico.

Si tratta di una prospettiva coraggiosa, innovativa e indispensabile se si vuole davvero delineare una nuova storia politica del Mediterraneo e della “Guerra Fredda”, ingaggiata, tra metà e fine del XIX secolo, dalle due principali Potenze marittime europee per affermare la loro supremazia sul «Grande Spazio» marittimo che, grazie al Canale di Suez (edificato tra 1859 e 1869), uscì dalla subordinazione nella quale lo aveva rinchiuso, fin dal Cinquecento, lo sviluppo delle rotte oceaniche. Grazie al taglio dell’istmo, che separava Porto Said da Suez, il Mediterraneo riacquistò allora una piena centralità economica, politica e strategica come «passaggio a sud-est» tra Atlantico e Oceano Indiano e quindi come «vena iugulare» dell’Impero britannico, offrendo la possibilità di consentire la navigazione dall’Europa all’Asia senza circumnavigare l’Africa lungo la rotta del Capo di Buona Speranza.

Dal 1859 il Regno Unito, già padrone di Gibilterra e di Malta, non poté quindi tollerare la presenza di una Potenza ostile o semplicemente estranea alla sua sfera egemonica (come il Regno di Napoli o un’Italia infeudata alla politica di Parigi) che, posta al centro del Mediterraneo, fosse stata in grado di minacciare dalle coste siciliane la principale linea di comunicazione commerciale e militare tra la madrepatria l’India britannica. Dopo aver smaccatamente appoggiato la spedizione di Garibaldi, prima consentendo lo sbarco degli insurgents in camicia rossa a Marsala poi permettendo il loro passaggio in Calabria, nonostante la decisa opposizione di Napoleone III, Londra riconobbe immediatamente, sempre in un’ottica antifrancese, il Regno d’Italia, nel tentativo di porre una forte ipoteca sulla politica estera della nuova organizzazione statale. Come osservò Federico Chabod in un breve, lucido saggio del 1940 si trattò di un grave errore di valutazione. Le bronzee leggi della Geopolitica costringevano, infatti, il giovane Stato a esercitare una politica navale e internazionale attiva e autonoma. Per riprendere una frase di Fernand Braudel, ricordata da Valle, «l’Italia ha sempre trovato nel Mediterraneo il segno del proprio destino poiché essa ne costituisce l’asse mediano e le è dunque naturale il sogno e la possibilità di dominare quel mare in tutta la sua estensione».

Giustamente Valle sostiene che fu proprio il maggior artefice dell’unità italiana a essere pervaso da questa «passione mediterranea» che la vulgata storiografica ha erroneamente attribuito al solo Francesco Crispi e poi Mussolini. Nella nota preliminare al bilancio del ministero della Marina, per l’anno 1861, Cavour, primo Presidente del Consiglio italiano, che cumulava anche l’interim di quel dicastero, affermò, infatti, che «colui che è preposto all’amministrazione delle cose di mare di uno Stato collocato in mezzo al Mediterraneo, ricco di invidiabile estensione di coste e di una numerosa popolazione marinara, deve sentire il dovere di dare il più ampio sviluppo alle risorse navali della Nazione, valendosi degli elementi di forza che ha trovato nella nuove province». Era un progetto che, collegato a quello di un’organizzazione federalistica del nuovo Regno in senso fiscale e amministrativo anch’essa ideata da Cavour, avrebbe forse impedito e almeno contenuto in limiti sopportabili la nascita del divario economico Nord-Sud-Est. Un divario che lo sviluppo del processo unitario dopo il 1861, principalmente seppur non esclusivamente incentrato sulla promozione delle potenzialità del futuro «triangolo industriale», provocò col risultato di mettere a repentaglio, ieri come oggi, la stessa coesione nazionale.

Se veramente voleva esistere come Stato pienamente sovrano e poi resistere alle sfide lanciate da una situazione internazionale in rapida via di trasformazione, la Nuova Italia, ormai affacciata su tre teatri marittimi, come lo era stata la media Potenza napoletana, doveva, secondo Cavour, cessare di privilegiare a senso unico la «tensione lotaringica» del Piemonte principalmente rivolta verso Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi. Il nostro Paese non poteva, infatti, non puntare anche su una coraggiosa e intraprendente politica mediterranea in grado di consolidarne la precaria indipendenza e di offrire nuove occasioni di sviluppo alle regioni meridionali e orientali storicamente orientate verso la Penisola balcanica, l’Africa settentrionale e l’immenso litorale islamico esteso dall’Anatolia alla Tunisia.

Per portare a compimento questo programma, Cavour reputava indispensabile creare un grande marina mercantile che avrebbe consentito al Regno di Vittorio Emanuele II di non dipendere dalle flotte di altri Paesi per i suoi scambi economici. Occorreva poi sostenere con sovvenzioni statali le Società di navigazione nazionali disposte ad assicurare collegamenti regolari tra l’Italia e le Americhe e infine favorire il rapido passaggio dalla propulsione velica a quella a motore. Non minore attenzione doveva essere riservata anche alla marina militare. In caso di guerra o di crisi internazionali, le rotte marittime, solcate dal nostro naviglio, richiedevano di essere difese da un dispositivo bellico adeguato perché, come la Gran Bretagna aveva insegnato, commercio e guerra navale erano due facce della stessa medaglia.

La prematura scomparsa di Cavour impedì disgraziatamente che questo ambizioso piano fosse gestito dal suo creatore, il quale sicuramente avrebbe inserito l’Italia, a migliori condizioni, nel nuovo grande e promettente ciclo storico che l’apertura dell’arteria di Suez consegnava alle Talassocrazie europee. Valle non manca comunque di evidenziare che il più stretto nucleo dei collaboratori dello statista piemontese, che gli subentrarono alla guida del Paese, fu sostanzialmente in grado di seguire l’itinerario tracciato dal loro predecessore. Sfidando il malcontento e l’irritazione di Parigi, Vienna e Londra, questi uomini, superata la grave crisi di Lissa, provvidero alla costruzione di una potente Armata di mare, di un’eccellente flotta commerciale e di un’industria siderurgica e cantieristica di alto livello (non tributaria di quella inglese), rendendo possibile una futura espansione della Penisola nell’oltremare. Grazie agli sforzi e alle competenze di tre ottimi ministri della Marina (Augusto Riboty, Benedetto Brin, Simone de Saint Bon), nell’ultimo trentennio del XIX secolo i vascelli della «Terza Roma», per usare l’espressione coniata da Mazzini, assicurarono una stabile presenza italiana nel Levante, nel Mar Mero, nel Mar Rosso, sulle sponde africane e si spinsero fino al Rio de la Plata per assicurare la protezione dei nostri emigranti.

Al netto di queste importanti realizzazioni, i successori di Cavour, condizionati dalle debolezze strutturali di un Paese ancora disunito di fatto, arretrato nel Settentrione come nel Meridione e parossisticamente impegnato in una sfibrante opera di Nation-building e di modernizzazione, non furono in grado di mettere a fuoco con la stessa lucidità il grande disegno mediterraneo del loro precursore. Come Valle ci ricorda, Ricasoli, Rattazzi, Menabrea, Lanza, Minghetti, Depretis, di Rudinì, Crispi, Giolitti si affacciarono sulla scena internazionale privi di una proposta politica globale che forse necessariamente, vista la difficile situazione dell’Italia, ma certo troppo spesso li fece oscillare tra spericolato avventurismo e rivendicazione di un’orgogliosa volontà di potenza (entrambi incompatibili con le ridotte risorse disponibili), opportunismo, eccessiva prudenza, acquiescenza verso l’agenda dettata da più vigorosi partners europei, esclusivo interesse per i problemi della politica interna. Alla ricerca di un equilibrio marittimo e continentale, che avrebbe dovuto tutelare la media Potenza italiana dalla minaccia di avversari storici e di nuovi potenziali nemici, sicuramente a noi superiori per forza e determinazione, la strategia dei nostri governanti si sviluppò di necessità, fino al 1914, nel tentativo di tessere una sottile e a volte ambigua opera di mediazione tra Germania e Francia e in seguito tra Triplice Alleanza e Regno Unito.

Con sperimentato realismo, annota Valle, il Foreign Office tentò di gestire a suo vantaggio il moderato protagonismo delle cancellerie di Firenze e Roma – non pregiudizialmente avverse ma neppure supinamente subalterne alla dominante Albione – e di anestetizzare le nostre pulsioni espansionistiche e coloniali. Se dal 1861 fino ai primi del Novecento. Londra continuò a valutare il Regno d’Italia come un necessario contrappeso alla presenza francese nel Mediterraneo, pure essa ci rifiutò nel 1863 l’acquisto delle Isole Ionie e dall’anno successivo scoraggiò sistematicamente le nostre ambizioni sulla Tunisia che nel 1881 fu infine sottoposta al protettorato di Parigi. Anche la modesta presenza italiana nel Mar Rosso e in Africa Orientale fu guardata con malcelato sospetto dall’Inghilterra che ci concesse graziosamente il benestare a una limitata espansione in quell’area solo dopo il successo della sanguinosa rivolta islamista contro la dominazione anglo-egiziana del Sudan che iniziata nel 1881 terminò, come guerra guerregiata, nell’aprile 1896 con la vittoriosa difesa di Cassala da parte delle nostre truppe.

Infine, se il consenso di Withehall si rivelò determinate, sul piano diplomatico, per consentire a Giolitti la conquista della Libia nel 1911, la coeva occupazione italiana del Dodecaneso fu giudicata invece dall’Inghilterra come un’indebita intrusione nell’Egeo e come una virtuale minaccia alle basi cipriote della Mediterranean Fleet e alla sicurezza di Suez. Questi malumori e questi sospetti riaffiorarono con forza, già nel periodo immediatamente precedente la fine del primo conflitto mondiale, nel primissimo dopoguerra e fino al 1920. Allora Francia e Regno Unito, i nostri maggiori alleati nella sanguinosa contesa contro gli Imperi centrali, sostennero e fomentarono le rivendicazioni anti-italiane di Atene e Belgrado, tentarono di escludere Roma dalla spartizione dell’Impero ottomano e manovrarono con grande attivismo e spregiudicatezza per impedire o limitare drasticamente un possibile incremento della nostra presenza militare e della nostra influenza politica nello Ionio, nei Balcani e nel Levante.

Partendo da queste premesse, osserva ancora Valle, è agevole comprendere la durissima reazione di Londra contro l’invasione dell’Etiopia del 1935 che rischiava d’infrangere il secolare equilibrio mediterraneo favorevole al Regno Unito. Con la decisione di Mussolini di chiudere l’annosa partita del Corno d’Africa, l’Italia fascista portava a compimento le ambizioni coloniali del Risorgimento liberale e democratico (si pensi a Mazzini) ma indirettamente minacciava la stessa tenuta dell’Impero britannico, già resa precaria dai movimenti nazionalisti indiani e arabi, dall’espansionismo russo in Afghanistan, da quello giapponese in Oriente e dall’insidiosa penetrazione economica statunitense nella Penisola arabica, in Iran, in Iraq. L’incapacità di Roma di non prevedere il livello della risposta britannica a quella sfida e quella di Londra di non aver saputo valutare nella loro esatta e in fondo limitata dimensione gli obiettivi dell’imperialismo littorio furono entrambe uno sbaglio fatale. La crisi anglo-italiana del 1935-1936, che rischiò di provocare un vero conflitto nella fluida frontiera del Mediterraneo, distrusse i promettenti presupposti della «Grande alleanza» antinazista, in grado di raggruppare i vincitori del 1918 e in prospettiva la stessa Unione Sovietica, e costituì una delle cause non occasionali della dinamica che, di lì a pochi anni, contribuirono a spalancare le porte del Tempio di Giano di quasi tutte le capitali europee.

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29 commenti


  1. Adesso che ci prepareremo alle ondate invernali della Shoah e della memoria selettiva, nessuno vuole parlare del motivo ufficiale per cui venne decisa la conquista della Etiopia. Un motivo democratico ed anti-razzista: la liberazione delle popolazioni etiopiche dalla schiavitù tollerata dal signor Hailé Selassié al secolo Tafari Makonnen Woldemikael, tanto osannato dalle “democrazie” occidentali (anche se Churchill in segreto dette ragione a Mussolini). Il 14 ottobre 1935 ad Adua il governo fascista (con la firma di Emilio De Bono) promulgò il bando che metteva fuori legge lo schiavismo nella regione del Tigrè.
    Ed è un peccato che la negritudine fascista sia ignorata dalle attuali elites afroamericane del rastafarianesimo. L’ultimo negus è considerato dagli aderenti al rastafarianesimo il nuovo Messia e la seconda incarnazione di Gesù. Il rastafarianesimo accetta tutti i dogmi del cristianesimo ortodosso etiope, il credo che il negus ha sempre praticato nella sua vita. È la religione più praticata in Giamaica ed è famosa per il reggae (e il suo maggior esponente, Bob Marley), l’uso della marijuana per uso medico e meditativo, i dreadlocks e l’uso dei colori della bandiera etiope (rosso, giallo, verde) nell’abbigliamento. Tra i seguaci di questa religione, Hailé Selassié è ritenuto Gesù Cristo stesso ritornato in gloria per regnare con un Nome Nuovo, l’incarnazione di Jah, il Dio supremo, venuto sulla terra per liberare le nazioni dal male nazifascista ed in primis la popolazione nera, come profetizzato da Marcus Garvey. Il nome del movimento Rastafari deriva dal nome di battesimo dell’Imperatore Ras Tafarì, che in amarico significa “Capo da temere”. Selassié concesse delle terre (le terre di Sciasciamanna) per il rimpatrio dei giamaicani Rastafari. Gli afroamericani, i rastafariani e gli africani tutti è bene che conoscano la negritudine fascista di Ezra Pound e la negritudine di Leni Riefenstahl, molto più anti-razzisti delle popolazioni cosiddette democratiche bianche o WASP occidentali.
    E’ bene che la gente conosca il bando fascista anti-schiavista di De Bono del 14 ottobre 1935.
    “Genti del Tigrè, UDITE. Voi sapete che dove sventola la Bandiera ivi è la libertà. Perciò nel vostro Paese la schiavitù, sotto qualsiasi forma, è soppressa. Gli schiavi che sono attualmente in Tigrè sono liberi ed è vietata la compera e la vendita degli schiavi. Chi contravverrà alle disposizioni del presente bando sarà severamente punito, siccome trasgressore agli ordini del Governo.
    Dato ad Adua il 14 ottobre 1935-XIII E.F.
    (3 teekmt 1928)
    DE BONO”.

    Ed è bene che i sacerdoti dell’industria dell’Olocausto se ne ricordino.

    Alessandro De Felice

  2. dove sventola la Bandiera italiana.

    Alessandro De Felice

  3. E non venitemi a parlare dei gas di Graziani per piacere. E l’iprite di Churchill? Ne vogliamo parlare? Nell’aprile 1942 Churchill offrì a Stalin mille tonnellate di gas mostarda. Ed i gas britannici nel futuro Iraq nel 1916-17? Ed il bombardamento britannico su Bari l’11 settembre 1943 con il gas occultato? Ne vogliamo parlare?

    Alessandro De Felice

  4. EMILIO DE BONO scriveva nel suo bando fascista anti-schiavista: “dove sventola la Bandiera italiana ivi è la libertà. Perciò nel vostro Paese la schiavitù, sotto qualsiasi forma, è soppressa”.
    Mussolini, dopo Abramo Lincoln e prima di J.F.Kennedy e Bob Kennedy, è stato il vero ed unico antischiavista del XX secolo, e dispiace che nessuno menzioni che il 14 ottobre 1935 l’Italia fascista abolì la schiavitù praticata dal signor Hailé Selassié in Etiopia. Ri-Scrivere la storia significa portare la luce là dove vige l’ombra della ignoranza ed il lezzo antifascista della malafede.

    Alessandro De Felice

  5. Ancora una volta devo chiedere la cortesia di usare toni e termini più pacati verso chiunque e in qualunque contesto. Per sostenere le proprie ragioni non c’è bisogno di usare certe espressioni inutilmente polemiche. Se questo appello dovesse restare disatteso provvederemo a cancellare i post ritenuti sconvenienti, almeno per gli standard di questo sito. Grazie

    Fabio Andriola

  6. Caro Fabio,
    i toni di De Felice ( Alessandro) saranno pure non pacati….Ed è vero. Ma mettiti nei di panni di chi,per decenni e decenni si deve sorbire una marea di bugie ( per non dire di molto,ma molto peggio…)e capirai… Tu stesso, che la storia la conosci molto bene, ( come hai ben dimostrato nei tuoi libri) dovresti saperlo.
    Cari saluti.
    Ubaldo Croce

    Ubaldo Croce

  7. Proprio perché lo so posso dire che le cose si possono dire senza trascendere perché poi, oltretutto, certa gente non aspetta altro per buttare tutto in caciara e squalificare il contraddittore per come dice le cose e trascurandone volutamente il senso.

    Fabio Andriola

  8. Signor De Felice che cosa scrive?
    “Ed il bombardamento britannico su Bari l’11 settembre 1943 con il gas occultato? Ne vogliamo parlare?”!
    Furono i bombardieri tedeschi a bombardare le navi americane presenti nel porto di Bari, compresa una Liberty che trasportava armi chimiche.
    A partire dal 1965-67 il fatto è stato ampiamente trattato! All’epoca quasi tutti i soldati e marinai alleati presenti a Bari erano all’oscuro del carico trasportato dalla John Harvey. Le prime vittime dell’iprite contenuta nelle 2000 bombe tipo M47A1 trasportate dalla John Harvey furono infatti i marinai e i soldati americani: più di ottanta morti e oltre 500 feriti/contaminati. Sui 1000 e oltre civili morti nel bombardamento è assai diffile fare speculazioni su quanti siano stati uccisi dall’iprite. Ricordiamo che i bombardieri tedeschi che attaccarono furono 100-105 Junkers Ju 88 e che vennero colpite aanche altre navi che trasportavano munizioni oltre a un oleodotto. Vi furono tutta una serie di esplosioni ed incendi che causarono complessivamente più di 1000 morti tra i soldati alleati e oltre 100 morti tra i civili.
    Le bombe all’iprite erano americane, così come americana era la nave che le trasportava!
    Naturalmente è deprecabile / scandaloso l’aver lasciato all’oscuro di tutto le autorità italiane per oltre vent’anni.

    Sull’argomento suggerisco in particolare “La partecipazione tedesca alla guerra aeronavale nel Mediterraneo (1940-1945)” di Francesco Mattesini e Alberto Santoni, che come ebbe a dire qualcuno è “un’opera “impietosa” che fa meditare a lungo circa la nostra dichiarazione di guerra e la sua successiva condotta…”

    Admiral Canoga

  9. Non faccia finta di non capire Admiral Canoga, il bombardamento fu tedesco (dopo avvistamento da parte di un Me 210 comandato dal Tenente Warner Hahn che riferì alla Luftwaffe) su navi britanniche ed USA il 2 dicembre 1943. Il raid tedesco sul porto di Bari provocò l’esplosione di un consistente quantitativo di bombe chimiche e di altre pericolose armi contenute nelle stive di alcune navi americane e britanniche. Una rigidissima censura militare anglo-americana bloccò ogni informazione sulle gravissime conseguenze di quella catastrofe. Nonostante la sua rilevanza, anche sotto il profilo strettamente militare, il disastro di Bari del dicembre 1943 non è stato oggetto di una particolare attenzione storiografica. Solo nei primi anni ’70 del XX secolo Glenn B. Infield, un ex Maggiore dell’U.S. Air Force, forniva una originale ricostruzione basata sulle fonti militari e su un gran numero di interviste di sopravvisuti e testimoni, dando alle stampe un saggio, “Disaster at Bari” (The Macmillan Company, New York, 1971) tradotto e ublicato dall’editore Adda nel 1977. Nel 2003 il testo è stato ristampato dalle Edizioni Pugliesi SrL di Martina Franca per conto di Maria Adda snc, colla seguente titolazione: Glenn B. Infield, “Disastro a Bari. La storia inedita del più grave episodio di guerra chimica nel secondo conflitto mondiale” con saggio introduttivo di Giorgio Assennato e Vito Antonio Leuzzi, da me acquistato nel 2004.

    Alessandro De Felice

  10. Sì certamente, 2 dicembre e non 11 settembre 1943… Vede signor De Felice, ha perfettamente ragione se vuole insinuare che la presenza di quelle bombe d’aereo (perchè tali erano le M47A1)sulla SS John Harvey fosse altamente sospetta e che sia un possibile/probabile indizio della volontà anglo-americana di impiegare quel tipo di armi contro obiettivi tedeschi, e che forse poco importava se tali obiettivi fossero civili o militari, che si trovassero in Italia o nella penisola balcanica, o in Baviera o che l’impiego di tali ordigni avrebbe avuto qualche conseguenza anche per le generazioni future.
    Come già ricordato, è sicuramente deprecabile il silenzio americano/alleato al riguardo, ma d’altra parte si era in tempo di guerra e tutti i belligeranti nel corso del conflitto tennero segrete tante informazioni sugli eventi/sulle tragedie/sugli armamenti/ sui “crimini di guerra”/sugli affondamenti/sulle perdite subite.
    Non è che l’esistenza degli Einsantzgruppen o quanto deciso in quella villa sul lago Wannsee fossero cose di dominio pubblico!
    Il punto è che colui che dichiarò guerra agli Stati Uniti e al Regno Unito si chiamava Benito Mussolini e lo fece avendo a disposizione le Regie Forze Armate Italiane e senza aver tenuto nel dovuto conto quanto accaduto in Etiopia e in Spagna nonostante le gravi lacune emerse in quei due teatri operativi e nonostante gli esorbitanti costi sostenuti dal “Sistema Paese”. E Mussolini nel 1925 chiamò a ricoprire la fascistissima carica di Capo di Stato Maggiore Generale un certo Pietro Badoglio, sostituito poi da un certo Ugo Cavallero. E Mussolini è anche colui che “non degnò d’un guardo” Romeo Bernotti e diede ascolto a certi “ammiragli liguri”. Ergo come si può far passare il figlio del fabbro di Predappio, (per carità, persona rispettabilissima e ammirabile mangiapreti, da bravo romagnolo), o se si preferisce il Caporale collega del Caporale Boemo, per grande stratega o grande capo militare?
    Dopo aver fatto i bulletti nel Mediterraneo e aver fatto tanti-troppi proclami da fanfaroni abbiamo scoperto che oltreoceano c’era qualcuno molto più grosso, più cattivo, più armato, più cinico e più determinato di noi. Noi si teorizzava e si proclamava, poi con tanta prepotenza si andava a rompere le scatole a tutti i nostri vicini (rimediando anche mediocri figure)… poi arrivavano “quelli” che facevano, bombardavano, distruggevano sistematicamente “su scala industriale” allo stesso modo dei cattivissimi tedeschi. E quelli inventarono il concetto di “danno collaterale”(si badi bene: ben prima di Desert Storm o dell’aggressione alla Serbia), ergo un morto civile ucciso dal vincitore è un danno collaterale mentre un civile ucciso dal perdente di turno, nazista, fascista, comunista, sovietico, panasianista o islamico che sia, è un “crimine di guerra”. Si sa e si sapeva da parecchio tempo che calvinisti, protestanti, anglicani ed ebrei non porgono l’altra guancia e che hanno un inesauribile desiderio di vendetta!
    Noi teorizzammo con Douhet (quando in realtà nel contesto del Mediterraneo avremmo dovuto attribuire maggiore importanza alle idee di Amedeo Mecozzi), quelli costruirono oltre 12000 B-17, oltre 19000 B-24, oltre 7000 Lancaster e oltre 6000 Halifax, il B-29 e le 2 bombe atomiche. Studiarono a tavolino come provocare il “fuersturm” o gli incendi a catena sulle città giapponesi.
    Sono quelli che attaccarono Mers el Kebir e l’incrociatore Lamotte-Picquet. Dunque, dichiarare loro guerra fu una stupidaggine iperbolica, non ci sono giustificazioni.
    Come scriveva Francesco Saverio Nitti “l’Italia, conquistatrice del mondo durante l’antichità romana, museo di tutte le arti del medio evo, mirabile nella civiltà moderna per i suoi sforzi di rinnovazione è, e rimane tuttavia, un paese molto povero: soprattutto essa soffre d’impécuniosité, deficienza di danaro, deficienza di capitali”. Dovremmo sempre ricordarlo.
    Purtroppo quello che deve essere scritto nei libri di storia lo decidono quasi sempre i vincitori.
    E’ dunque bene evitare di fare i furbetti di turno con le “guerre parallele”: si finisce per combinare grossi guai cui non si sa porre rimedio e si alimenta l’ilarità altrui.

    Admiral Canoga

  11. Devo dedurre che Lei utilizza l’episodio, gravissimo, del sicuro impiego di armi chimiche da parte anglo-statunitense in quella vicenda del dicembre 1943, per sferrare un altro, inutile quanto ovvio attacco alla politica di Mussolini. Il regime fascista cadde per una erronea impostazione della politica estera in quel frangente cruciale del XX secolo che copre l’anno 1939-1940. Questo è un dato politico di fatto. Si può – come scrive Lei – suscitare “l’ilarità altrui” se si pone mano a “guerre parallele”, avallate da carteggi segreti che costano la vita ad uno dei 2 interlocutori a fine partita. “Dichiarare loro guerra fu una stupidaggine iperbolica, non ci sono giustificazioni”, scrive Lei e, colla logica retrospettiva, non mi sogno di contraddirLa, anche se il concetto di guerra totale (una volta che si è parte del Patto Tripartito) può, a chi ne è partecipe e “prigioniero”, essere una necessità diplomatico-militare.
    Ma qualcuno, nel 1990, parlò, a proposito del nostro ingresso in guerra del 10 giugno 1940, di passaggio (imprevedibile ed imprevisto) dalla “guerra breve alla guerra lunga”. Qui si situa la radice nervosa di ogni discussione. Pregiudizi ed ilarità varie messe da parte.

    Alessandro De Felice

  12. Signor De Felice Lei sa benissimo che Patto Tripartito o no, il Giappone si guardò bene dal dichiarare guerra alla Russia di Stalin, specie dopo aver sperimentato a Nomonhan cosa fosse la guerra meccanizzata contro un nemico ben armato, ben preparato e assai determinato e che oltretutto aveva utilizzato abbastanza bene l’aviazione tattica quasi in ossequio alle teorie di Mecozzi.
    Tutto questo nonostante le gravi intemperanza dello Tsugi Masanobu di turno.
    Ergo, se è comprensible la dichiarazione di guerra alla Gran Bretagna, è del tutto assurda la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti, avvenuta quando la situazione per le Regie Forze Armate e per l’industria nazionale era diventata già piuttosto difficile.
    E’ altrettanto incomprensibile che si dichiari guerra a una Francia in ginocchio e che poi si subisca il bombardamento navale di Genova o che ci si faccia mettere fuori combattimento 3 corazzate nella celebre notte di Taranto, a 5 mesi dall’entrata in guerra.
    Perchè vede signor De Felice in guerra conta parecchio anche il modo in cui si perde. O vogliamo paragonare la caduta di Pantelleria a Okinawa e quella di Lampedusa, di cui quasi mai nessun militare e nessuno storico parla, ma che la dice lunga su chi erano e a cosa pensavano gli italiani nel 1943, con Iwo Jima o Tarawa o se si preferisce, Attu?
    Detto questo, possiamo strapparci i capelli per le bombe all’iprite che saltarono per aria a Bari, ma non risulta che tali bombe siano mai state impiegate in operazioni. Ciò non significa affatto che altri carichi simili non abbiano seguito le truppe alleate negli sbarchi in Italia e in Europa del 1943 e 1944.
    Non sono certo le bombe all’iprite di Bari a rendere più o meno colpevoli e cattivi coloro che hanno bombardato ripetutamente le popolazioni civili delle città tedesche, austriache, italiane, ceche e che hanno disseminato bombe anche in tutta la Francia e che sono gli stessi che sganciarono le 2 atomiche e che bombardarono la popolazione civile di Tokio nel febbraio e nel marzo del 1945 col preciso scopo di abbrustolirla grazie all’impiego del napalm. Ma finiamo sempre lì: quelli hanno vinto e hanno imposto al mondo la loro versione della storia. Gli altri, gli sconfitti, non possono però essere fatti passare per degli agnellini indifesi costretti da cause di forza maggiore a dichiarare una guerra che non volevano… Anche perchè coloro che hanno subito le angherie dei suddetti sconfitti sono piuttosto numerosi.

    Admiral Canoga

  13. Se vuole continuare a scaraventarsi col senno del poi su Mussolini e l’esito del II conflitto mondiale (non da lui solo) gestito, si accomodi pure: non sarà il primo, né l’ultimo, anche se La ritengo troppo persona seria per accomunarLa ai “signori” e “signore” che infierirono a Piazzale Loreto sui cadaveri fascisti il 29 aprile 1945. Questo sport della eterna mortificazione dei vinti non mi ha mai appassionato. E’ la solita ricerca del Capo (e del Capro) espiatorio, che dai tempi di Giordano Bruno, Cola di Rienzo fino a Bettino Craxi, è una squallida costante della piccineria del popolo italiano. Che si autoassolve sempre coi riti mortuari della purificazione “rivoluzionaria” (al servizio degli altri). Ed anche il discorso sulla guerra alla Russia stalinista meriterebbe la spiegazione del perché, proprio dopo l’incontro della mattinata del 25 luglio 1943 tra Mussolini (ancora Primo Ministro, Duce e Segretario di Stato della monarchia costituzionale sabaudo-fascista) e Shinrokuro Hidaka (ambasciatore nipponico a Roma) volto a costringere Ribbentrop ed Hitler a fare pace separata col Cremlino (cosa che il Duce aveva già preparato per l’Italia tramite il ruolo di Ugo Luca addetto militare in Turchia), il Re Vittorio Emanuele III fece arrestare lo stesso 25 luglio 1943 Mussolini medesimo, facendo naufragare il progetto di sganciamento da Berlino (almeno nel teatro sovietico ed orientale), i cui sviluppi nessuno può prevedere quali sarebbero stati. E Lei che giudica. Non io. Ma è stato Lei a voler dilatare una questione circoscritta (quella delle armi chimiche anglo-statunitensi) ad altri scenari. Il disastro chimico di Bari del dicembre 1943 certamente non presentò alcun aspetto positivo. “Tutto ciò che provocò fu morte e sofferenze per migliaia di persone e, secondo l’opinione di molti esperti militari, prolungò la guerra e provocò più ingenti perdite di quelle previste durante lo sbarco in Normandia” (Glenn Infield, “Disastro a Bari”, Adda Editore, 2003, p. 303). Se avesse qualche dubbio, egr. Admiral Canoga, potrebbe esserLe utile l’analisi dei vetrini di campioni patologici dei soldati (e non) colpiti dall’azotato di iprite che le autorità inglesi o statunitensi sicuramente non avrebbero difficoltà a mostrarLe. Dopo tutto ciò, parafrasando Paul Valery,
    “si presume che nessuno ignori il linguaggio”…..

    Alessandro De Felice

  14. Cari signori Alessandro De Felice a Admiral Canoga,
    vi vorrei ringraziarvi per i vostri magnifici interventi.
    Duetti cosi sono piu’ che salutari e fanno capire molte cose a chi vuol capire. pertanto,se acconsentite,visto che lei,signor Canoga ha parlato di Pantelleria,Lampedusa etc.aveta mai sentito parlare dell’ammiraglio della Regia Marina,che fu pure capo del SIM dal 1940,fino all’8 settembre 1943,ammiraglio Franco Maugeri?
    Lo sapevate che ,se non erro,nel maggio 1946 fu insignito dalla Marina Usa,con la medaglia del Congresso ( massima onorificanza Usa) per gli alti servigi resi alla marina medesima (usa) durante la II Guerra Mondiale? Lo sapevate che scrisse ( solo per il pubblico di lingua inglese,ma mai tradotto in italiano….) le sue memorie col titolo:” From the ashes of disgrace”,curato dal giornalista americano Victor Rosen ed edito dall’editore Reynal & Hitchock, 1948,New York? Lo sapevate che il capo del nostro contro spionaggio ( sempre della Regia Marina),ammiraglio Massimo Girosi era anch’egli al servizio degli usa ( alleati) e aveva un fratello antifascista,che viveva negli usa ( Marcello Girosi,diventato pure socio del fu marito di Sofia Loren e produttore cinematografico Carlo Ponti),a cui fece pervenire sensibilissime notizie di carattere militare a nostro danno e a favore degli Alleati? Vi sarei grato di un vostro commento in merito. http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/personaggi/maugeri.htm Grazie per una vostra eventuale risposta e cordialità.

    Ubaldo Croce

    Ubaldo croce

  15. Gentile redazione di “Storia in rete”,se potete postate questa come lettera anzichè la prima che vi ho mandato.Purtroppo la mia tastiera mi ha fatto dei brutti scherzi.Grazie

    Cari signori Alessandro De Felice a Admiral Canoga,
    vi vorrei ringraziarvi per i vostri magnifici interventi.
    Duetti cosi sono piu’ che salutari e fanno capire molte cose a chi vuol capire. Pertanto,se acconsentite,visto che lei signor Canoga ha parlato di Pantelleria,Lampedusa etc.avete mai sentito parlare dell’ammiraglio della Regia Marina,che fu pure capo del SIM dal 1940,fino all’8 settembre 1943,ammiraglio Franco Maugeri?
    Lo sapevate che ,se non erro,nel maggio 1946, fu insignito dalla Marina Usa,con la medaglia del Congresso ( massima onorificanza Usa) per gli alti servigi resi alla marina medesima (usa) durante la II Guerra Mondiale? Lo sapevate che scrisse ( solo per il pubblico di lingua inglese,ma mai tradotto in italiano….) le sue memorie col titolo:” From the ashes of disgrace”,curato dal giornalista americano Victor Rosen ed edito dall’editore Reynal & Hitchock, 1948,New York? Lo sapevate che il capo del nostro contro spionaggio ( sempre della Regia Marina),ammiraglio Massimo Girosi era anch’egli al servizio degli usa ( alleati) e aveva un fratello antifascista,che viveva pure negli usa ( Marcello Girosi,diventato nel dopo guerra pure socio del fu marito di Sofia Loren e produttore cinematografico Carlo Ponti),a cui fece pervenire sensibilissime notizie di carattere militare a nostro danno e a favore degli Alleati? Vi sarei grato di un vostro commento in merito. http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/personaggi/maugeri.htm Grazie per una vostra eventuale risposta e cordialità.

    Ubaldo Croce

    Ubaldo croce

  16. Signor Croce i fatti da Lei citati sull’Ammiraglio Maugeri sono cose note da tempo: anche sul web si discute sull’argomento già da anni. Tenga presente che l’ultima volta che ho letto i libri di Trizzino, i tanto celebrati “Navi e Poltrone” e “Settembre Nero”, erano gli anni ’80, e il Professor Alberto Santoni aveva da poco rivelato agli italiani l’esistenza di ULTRA: per intenderci, all’epoca il Dottor Enrico Cernuschi non aveva ancora iniziato i suoi studi sulle decrittazioni inglesi e italiane della Guerra in Mediterraneo.
    Le ricordo anche che l’ottimo “Uomini sul fondo” del Dottor Giorgio Giorgerini, ove vengono chiarite molte vicende relative ai sommergibili della Regia Marina e vengono smontate alcune tesi che stanno alla base di “Settembre Nero” del Trizzino, è uscito nel 1994.
    Riassumendo, non vi è alcun dubbio che l’Ammiraglio Maugeri fosse un anti-fascista o più esattamente un anti-mussoliniano e che dopo l’8 settembre 1943 abbia collaborato attivamente e indefessamente con gli alleati, così come è indiscutibile che egli abbia avuto un ruolo importante nella costituzione della Marina Militare Italiana e nell’inserimento della stessa tra le Marine della NATO. E’ altrettanto vero che il Maugeri, come tanti altri ufficiali della Regia Marina, nutrisse “da sempre” sentimenti filo-britannici / filo-atlantici: Le ricordo anche che alcuni ufficiali di Marina avevano mogli americane/inglesi/francesi e/o parenti che erano emigrati negli USA, in Gran Bretagna e in Francia. D’altra parte tale sentimento era comune a quello di alcuni membri di Casa Savoia (nobile dinastia francofona, ricordiamocelo), di Italo Balbo (Le ricordo che quando Balbo arrivò a Chicago venne accolto nientemeno che da Patrick Bellinger, Naval Aviator N. 4, nonchè comandante degli “atlantici” dell’US Naval Aviation nel 1919) e di Galeazzo Ciano. Non è però mai stato dimostrato che il Maugeri prima del 25 luglio o dell’8 settembre 1943 fosse una spia al soldo degli alleati.
    Le vicende che riguardano l’ammiraglio Girosi sono invece molto più oscure. Benchè non si possa affermare con assoluta certezza che fosse una spia alleata, è lecito supporre che egli stesso e/o i suoi uomini fossero in stretto contatto con ambienti atlantici e filo-atlantici. Ma Le ripeto, anche in questo caso non sono ancora emersi documenti ufficiali che possano “incriminare” l’operato del Girosi in quanto “spia al servizio del nemico” prima del 25 luglio 1943.
    Tenga però presente che buona parte delle tesi avanzate da Antonino Trizzino sono state smontate completamente da quanto emerso a partire dagli anni ’70.
    In generale possiamo dire che chi era al governo in quegli anni non aveva il polso della situazione, aveva sottovalutato i sentimenti del popolo italiano, indotto da oltre cinquant’anni di propaganda nazionalistica a covare odio anti-austriaco e, di riflesso, anche anti-tedesco, aveva dimenticato che la lobby degli industriali e le caste militari italiane si erano formate/evolute all’ombra della Francia e della Gran Bretagna (pensi alle navi della Regia Marina dal 1890 al 1915, o ai cannoni e agli aerei del Regio Esercito nella I GM – che aerei pilotava Francesco Baracca? -, agli interessi di Vickers, Armstrong o Standard Oil in Italia).
    La Regia Marina degli anni ’20 era sì “in competizione” con la Royale francese ma si ispirava fortemente alla Royal Navy e contava sulla presenza della Mediterranean Fleet per controbilanciare le ambizioni francesi. Come ben saprà, lo stesso Churchill negli anni ’20 era un sostenitore del Fascismo Italiano e di Mussolini. Ciò che portò ad una crisi insanabile tra Regno Unito e Regno d’Italia fu l’invasione dell’Etiopia.
    La domanda è: come mai nelle Regie Forze Armate fecero carriera tanti personaggi che alla prova dei fatti si dimostrarono assolutamente incapaci mentre certi ufficiali assai in gamba, che c’erano eccome, vennero quasi sempre ostacolati, umiliati e puniti?
    Certo che tra l’operato di Bruno Brivonesi e quello di Tanaka Raizo c’è qualche differenza, o no?
    Non sarà stato abile quanto Yamashita o Homma, ma che fine ha fatto Giovanni Messe? Perchè si inviò in Russia Italo Gariboldi a rompergli le scatole?
    Sia ben chiaro, non si può far di tutta l’erba un fascio: personaggi come Carlo Fecia di Cossato meritano il massimo rispetto, così come Teseo Tesei ed è altrettanto vero che troppo spesso i vari storici da tavolino e i diversi intellettuali cibernetici dimenticano il grande sacrificio di “quei fessi dei CT”, come ad esempio il coraggioso ma sfortunato Capitano Aldo Cocchia e lo sventurato equipaggio del “suo” Da Recco.
    Dunque signor Croce, se da un lato è doveroso manifestare dubbi su diversi personaggi che si occuparono di “intelligence” fino al fatidico 8 settembre, bisogna anche ricordare che “il pesce puzza dalla testa” e che certe gravissime lacune strutturali delle Regie Forze Armate, lacune di cui anche chi all’epoca esercitava il potere in Italia era responsabile, non avrebbero mai e poi mai consentito di confrontarsi vittoriosamente con potenze quali la Russia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Al massimo con quelle “zucche dal carattere bellicoso” si poteva silurare a tradimento un vecchio incrociatore greco!

    Admiral Canoga

  17. Gentile sig.Admiral Canoga,
    grazie per la Sua risposta. Con rispetto parlando Le devo dire che il Suo articolo assomiglia un po’ a quel bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Mi spiego meglio:se non si capisce ( e purtroppo molti chi in buona fede e chi in mala fede continuano a ciurlare nel manico)che l’Italia è un paese sempre in vendita,non ne veniamo mai a capo del perchè e del per come certe cose sono andate come sono andate e perchè oggi siamo quel che siamo.Questo deve essere un punto fermo.Altrimenti ci inganniamo l’un l’altro.Purtroppo, il problema,il dilemma è cornuto.In poche parole,ancor prima che Sua Eccellenza Primo Ministro Benito Mussolini,capo del Regio Governo Italiano,quel stramaledetto 10 giugno 1940 si affaccio’ la noto balcone di Palazzo Venezia sull’anonima piazza e pronunciasse la dichiarazione di guerra alla Francia e alla Gran Bretagna i giochi erono già fatti.Tutto era già stato ben preparato fin nei minimi dettagli. Tutto era già stato venduto.E non da pochi mesi,ma da anni.Almeno dopo i fatti di Corfu’ dell’agosto 1923.Il primo campanello d’allarme avvenne quando Mussolini autorizzo’ il siluramento del Generale Di Giorgio ( che era uno dei pochi seri innovatori delle Regie Forze Armate e aveva un piano di ristrutturazione molto efficiente e quindi fu fatto fuori…Purtroppo in Italia ancora si usa far cosi…). L’altro campanello d’allarme ( assolutamente fatale) fu quando nel 1925 avallo’ al nomina a capo di Stato Maggiore delle Regie Forze Armate Pietro Badoglio ( l’essere piu’ infame e vile che mai sia nato in Italia).Proprio su questo punto anche tra i deputati del Regio Parlamento,ci fu un’avvocato di Livorno che scrisse una lettera a Mussolini e lo avviso’ di stare molto attento ad avallare Badoglio. Nonostante queste avvisaglie,Badoglio fu nominato capo di Stato Maggiore del R.E.I.E questa fu la disgrazia primaria. Il resto non fu che la conseguenza non solo di questa nomina,ma anche ( e soprattutto)di chi stava veramente dietro a questa nomina.Lei,cita anche lo storico,si fa per dire..della Marina Alberto Santoni e la sua ( di Santoni) fissa della macchina decrittatrice britannica Ultra. Purtroppo questa favoletta,propagata in Italia quando Trizzino era già ( se non quasi) passato a “miglior vita” è stata scientificamente e letteralmente smontata in un tribunale USA nel 1985.Infatti,quell’anno fu scoperto (siamo nel 1985,quarant’anni anni dopo la fine della II Guerra Mondiale,non lo si dimentichi…)fu fatto un processo contro un sergente della US Navy,adetto cifra,che fu corrotto dai servizi sovietici e vendette loro i codici segreti di comunicazione della US navy.Non solo. Una parte dei matematici decrittatori inglesi che lavoravano a Bletchley Park erono monitorati dall’NKVD e alcuni di loro,subito dopo la fine del conflitto se ne scapparono nell’URSS. In sostanza,come mi spiego’ bene uno che se ne intendeva eccome di queste cose,il dott.Franco Bandini,in un’incotro che ebbi con lui il 2 gennaio 2004,la macchina ULTRA è stata unicamente una lepre meccanica per i gonzi che ancora dormono sulla neve e sognano che i porci volano. Su questo caso,ho avuto,circa 20 anni fa,un durissimo scontro,nel tribunale di Roma con Alberto Santoni e gli ho fatto fare una bruttissima figura ( per informazioni puo’ chiedere al mio avvocato di allora,dott. Daniele Fabrizi che sta a Roma).L’unico serio libro in merito che fece Santoni fu “Da Lissa alle falkland”. Poi,quando ebbe la cattedra di storia all’Accademia Navale di Livorno cambio’ registro….e comincio’ a mistificare ( per non dir di peggio).Ma andiamo avanti. Nel settembre 1988,lo storico Piero Baroni,fece un’interessantissima intervista al fu Ammiraglio Luigi Donini ( già Capo di Stato Maggiore della Marina negli anni 70). L’Ammiraglio Luigi Donnini durante la II Guerra Mondiale era Tenente di Vascello adetto cifra ed esperto decrittatore.In quell’intervista,smonto’tecnicamente,in maniera chiarissima tutte le favole santoniane ultriste.L’intervista in questione il dott.Piero Baroni ( già giornalista Rai-Radio 2,corrispondente estero,attualmente in pensione,vive a Roma)l’ha riportata in due suoi ben documentati libri: 1) I condottieri della disfatta; 2) La vittoria tradita ( libri pubblicati verso la fine degli anni 90 e inizio anni 2000).E se le interessa ( e non vale solo per lei) il dott.Baroni ha pubblicato anche ( tra il 1996 e il 2012 se non erro) anche i seguenti lavori sull’argomento in questione: 1) Una Patria venduta; 2) La guerra del Radar 3) l’8 settembre 1943,il tradimento, 4) Come e perché si perde una guerra; 5) 1935-1943,la fabbrica della sconfitta.Specialmente di questi due ultimi libri che le ho citato,nel caso non l’avesse già fatto Le consiglio caldamente la lettura. Qui di seguito le mando un link di un’intervista fatta al dott. Baroni lo scorso mese di dicembre 2016. https://www.youtube.com/watch?v=CaNhmrxNRCU&t=597s Per quanto riguarda Trizzino ( che non era l’ultimo arrivato…) non è stata smontata nessuna tesi. Neanche a pagamento.Se le dovesse capitare di leggere la sentenza fatta al processo Trizzino dal Tribunale di Milano se ne renderà conto.Non solo. Un’agente inglese,tale Bennet Lawrence ,in un suo libro di memorie,tradotto anche in italiano ( seppur edulcorato,perchè la verità fa male,come cantava una certa Caterina Caselli)afferma testualmente che fu il materiale umano,le informazioni che questi fornivano a dare agli alleati enormi vantaggi tattico strategici e non la macchina Ultra, Che poi la vera macchina da scoprire non era l’Ultra,ma l’ENIGMA,su cui c’è tutta una storia veramente interessante da sapere.E qui si dovrebbe tirare in ballo anche l’ammiraglio Canaris,il maugeri tedesco ( lo fa chiaramente capire nelle sue memorie il generale Cesare Amè, generale dei servizi durante la II Guerra Mondiale).Purtroppo,come lei conclude,il pesce puzza dalla testa ed è vero.Infatti,la cosa che vorrei veramente capire,che quando ci penso non ne riesco a venire a capo è questo:come mai Mussolini durante l’impresa Etiopica del 1935-36 era attentissimo,concentrato e determinato a far si che tutte si concludesse bene ( come avvenne)e poi,dove ci giocammo tutto,ma proprio tutto dal 10 giugno 1940,fu quasi assente,apatico,floscio,il fantasma di sè stesso o quasi. Un comportamento veramente su cui nessuno,assolutamente nessuno ha indagato bene.Questi dubbi mi hanno assalito esattamente dall’8 settembre 1993 ( 50° anniversario della schifezza) quando RAI 2,fece una trasmissione al riguardo.Nello studio di Roma vi erono : lo storico Renzo De Felice,Giulio Andreotti,Lucio e da Villari e da Milano Indro Montanelli. Conduceva quella trasmissione il figlio di Massimo Caprara(che fu segretario di Togliatti), Maurizio Caprara. Quando si passo’ ad intervistare Montanelli,Montanelli racconto’ che quando fu mandato dal Corriere della Sera sul fronte greco-albanese,si incontro’ coi gerarchi fascisti ( Bottai,De Vecchi Val Cismon,Grandi etc.)i quali anzichè dare l’esempio ( come Mussolini desiderava)e galvanizzare le nostre truppe su quel fronte giocavano a fare i disfattisti e desideravano la fine del Regime Fascista. E Mussolini ne venne informato e NON fece nulla…E se penso a Bottai che era li anche lui a fare il disfattista e poi,dopo il 25 luglio 1943,scappa dall’Italia e si va ad arruolare nella Legione francese,in cui si dimostra un bravissimo sotto ufficiale e viene pure decorato per un’azione eroica contro i tedeschi in Francia ( quando sul fronte greco-albanese faceva lo gnorri nella primavera del 1941 e l partita era tutta da giocare) mi fa girare i cosidetti ancor di piu’.Non so se mi son spiegato.Infine vengo a Maugeri.Maugeri fu a capo del SIM dal 1940 fino all’8 settembre 1943 ed era un’agente degli Alleati.Su questo non ci piove.Negarlo non è corretto. Mugeri oltre ad aver scritto un libro in inglese,in cui ha chiaramente fatto capire che tradiva da sempre,è stato pure premiato,con una cerimonia segreta,al largo di Genova nel mese di maggio del 1946,con la medaglia del Congresso ( massima onoreficenza usa) per gli alti servigi resi alle Marine Alleate ( anglo americane). Nel 1954 ci fu un clamoroso processo che fu fatto dalla Redazione del periodico “Asso di bastoni”,cappeggiato dal giornalista ( e già inviato di guerra) Pietro Caporilli. In quel processo,che fu fatto tra mille difficoltà,alla fine venne ammesso ( dato i fatti denunciati e non chiacchiere) che Maugeri se la intendeva col nemico. Maugeri era allora Ammiraglio Comandante della nuova Marina ( non piu’ Regia..) per il basso Tirreno. Dopo quel processo,visto i fatti che saltarono fuori,Maugeri fu costretto a dimettersi,ricattando certi suoi colleghi…e grazie a questo mantenne il grado e fu mandato a svolgere altri compiti in Marina.Mi sono spiegato? Spero di si.Infine paragonare l’ammiraglio della Marina Imperiale Giapponese Tanaka Raizo ,con i nostrani Girosi e Brinovesi si rischia la querela da parte di Tanaka. Paragone ,seppur comparativo ( conoscendo i veri giapponesi,quelli non americanizzati)impossibile a farsi.
    Cordiali saluti.

    Ubaldo Croce

    Ubaldo croce

  18. Su Bari comunque si è andati avanti rispetto all’ottimo libro di Glenn Infield che però fu scritto nel 1971, cioè prima che venissero declassificati i documenti fondamentali sulla vicenda.
    Segnalo nel 2002 “Poisonous Inferno” di George Southern, un ex cannoniere dello HMS Zetland che si trovava a Bari e che ricostruisce le vicende attraverso nuove testimonianze e documenti inediti ritrovati ai National Archives di Londra.
    E poi nel 2014 il mio “Top secret Bari – 2 dicembre 1943” (Castelvecchi Editore), approfondimento storiografico delle ricerche da me svolte per il documentario andato in onda su La Grande Storia.
    In particolare si riporta il Bari Report, i risultati della commissione d’inchiesta voluta da Eisenhower, che dimostra come le massime autorità del porto fossero perfettamente a conoscenza della presenza dell’iprite nella stiva della Harvey tanto che si pensò di affondare la nave, prima che esplodesse per conto proprio alle 21.25. E come si decise l’apposizione del segreto, presa non dalle autorità portuali, ma dall’HQ2 di Bari in una riunione tenuta il 3 dicembre alle ore 14.25. E di come le autorità italiane siano venute a conoscenze del carico di iprite sulla nave con info giunte al Maresciallo Messe e la tragedia dei marinai del Barletta che morirono a causa dei gas poichè la nave era in rada di traverso alla Harvey.

    Francesco Morra

  19. Essendo stato chiamato in causa dal signor Ubaldo Croce, non posso, a parte qualche errore ortografico, che sottoscrivere in toto il Suo intervento legato alla indecente figura della Marina (Regia) o che dir si voglia, italiana prima e dopo l’8 settembre 1943, su cui brilla, in solitaria controtendenza ed assoluta grandezza, la luminosa e prometeica figura dell’Ammiraglio Carlo Bergamini che il signor Admiral Canoga, che farebbe bene a firmarsi con nome e cognome, non conosce o, sarebbe più grave, evita di citarlo dati i nodi che dovrebbero venire al pettine. “Quando c’è il pettine”, direbbe Leonardo Sciascia. La si finisca di citare il signor Alberto Santoni come autorità indiscussa sulla storia navale della II guerra mondiale. Questo signore, citato di continuo da Admiral Canoga, in fatto di storia navale tedesca ed internazionale, il meno che si può dire è che non ha capito niente. Santoni ha una visione provinciale degli sviluppi politici mondiali, al pari di tutti (o quasi, escluderei Carlo Jean e pochi altri) i docenti delle accademie militari italiane asserviti/e ai comandi NATO dal 1949, ai quali – docenti totalmente ignoranti (“ignorante” è colui che ignora) di storia politica e diplomazia d’intelligence del periodo 1939-1945 e non propaganda antifascista politicamente corretta – è totalmente delegato il compito di formare “culturalmente” le nuove leve militari della attuale repubblica italiana, ha (hanno) una visione gretta e provinciale del ruolo dell’Italia negli scacchieri politico-militari ormai da 70 anni. Il discorso ci porterebbe lontano, perché la censura, il controllo censorio globale (su una nazione sconfitta) esercitato dalle autorità anglo-statunitensi sulla formazione della intelligenza italiana si fa sentire in ambito soprattutto militare, prima che mediatico, giornalistico, scolastico ed universitario ancora adesso dopo 72 anni. Ed il deficit impressionante manifestato da Admiral Canoga ne è marchiana attestazione. Il quale cita, mettendo assieme cose assolutamente fuori contesto e fuori argomento (col solito vizio di sproloquiare dilatando ad episodi non pertinenti trattazioni su cui viene chiamato in causa), Italo Balbo e Casa Savoia. Sappia, egregio Admiral Canoga alias non so chi, che i filmati della crociera del decennale americana (1933) e di quella in Brasile nel 1931 sono tuttora attentamente censurati dalla attuale aeronautica italiana (dato il trionfale seguito al fascismo visibile in essi (invito a Balbo di Rockefeller e FDRoosevelt inclusi) che non vuole che siano visti dal pubblico italiano (chissà per quali oscuri motivi di becero antifascismo), e di essi non bisogna fare divulgazione (esistono i filmati con sottotitoli in inglese-americano, ciò significa che in quei Paesi possono liberamente vedersi, in Italia No!). Su ordine di chi? E perché? La voce che li commenta è quella del compianto Claudio Capone. Io li ho visionati. La RAI non li ha mai trasmessi integralmente coi sottotitoli in lingua inglese. Perché?
    Balbo non fu esente da fesserie, avallate da Mussolini, vedi siluramento di De Pinedo. Si oppose alla concessione di bombardieri alla Regia Marina e alla realizzazione di navi portaerei che riteneva avrebbero sottratto fondi e materiale alla Regia Aeronautica riducendo anche l’indipendenza della neonata arma aerea. La mancata realizzazione di portaerei influirà negativamente sulle operazioni della Regia Marina nel secondo conflitto mondiale (vedasi battaglia di Capo Matapan), ma sarebbe un errore attribuirne la responsabilità alla sola opposizione di Balbo, vista la posizione conservatrice dei vertici della Regia Marina prima del 10 giugno 1940.
    Mi chiedo se la sudditanza vergognosa dell’Italia agli occupanti-invasori anglo-americani ed alla NATO, tuttora in vigore dal 1943, tuttora all’opera, strage di USTICA inclusa (col relativo codazzo di familiari interessati non a fare la luce, ma a fare sfruttamento politico come per la strage straniera di Bologna, vergognosamente e menzogneramente definita ancora “fascista”), non debba una volta per tutte finire. E che ben vengano personaggi come Vladimir Putin a seminare dubbi anti-atlantici in terra nostra. Se ciò avverrà, anche la casta militare italiota antifascista ed i docenti delle accademie militari, nelle mani di signorine-dottoresse radicalchic o “comuniste” che la fanno da padrone negli archivi storici degli Stati Maggiori del Ministero della Difesa (col cui placet organizzano convegni partigiano-antifascisti coi soldi del contribuente italiano), dovranno adeguarsi. Chiedete notizie al riguardo all’avvocato Massimo Filippini, uomo di verità, che da 40 anni lotta perché venga messa a nudo la infamia antiscientifica della falsa ricostruzione pseudo storica della tragedia di Cefalonia, in cui lo stesso Filippini, per nulla filo-tedesco, perse il padre, per mano germanica. Ma per colpa di un manipolo di militari italiani, vigliacchi ed antifascisti.
    Quanto al Trizzino, se non sia simpatico al signor Admiral Canoga è un problema suo. Ma nessuno La autorizza a deformarne caricaturalmente il ruolo, negli anni bui della sconfitta italiana e della prostituzione intellettuale filo-Usa e filo-britannica delle pecore dell’antifascismo conformista.

    Alessandro De Felice

  20. Signor De Felice Lei ma con tutto il dovuto rispetto Lei ha una pallida idea di chi fosse Patrick Bellinger e di quale oggetto Italo Balbo gli abbia portato dall’Italia o lo ignora, così come ignora, nel senso che non conosce tanti mezzi militari che spesso nei Suoi interventi cita a sproposito?
    Le rendo noto che a pagina 180 del volume di Paolo E. Coletta “Patrick N.L.Bellinger and U.S.Naval Aviation” è riprodotta una foto di Italo Balbo e Patrick Bellinger la cui didascalia recita “Bellinger served as escort officer for Italo Balbo, in whites, during the latter’s visit to Washington in 1934” (io ho il sospetto che la foto sia del 1933, ma questa è solo la mia banale e forse errata convinzione). A pagina 179 il Coletta riporta le disposizioni che un tal personaggio di nome Ernest King diede a Bellinger riguardo al ricevimento di Balbo del 1933. Ora, si ricorda per caso che relazioni ci fossero tra tale FDR, Bellinger, gli “altri atlantici americani” e King? Per quale motivo Balbo andò ad omaggiare Bellinger e non Read, Mitscher o Towers?
    Se Le cito Aldo Cocchia secondo Lei non so chi fosse Carlo Bergamini? Se Le sta antipatico il Santoni, francamente sono fatti Suoi. Pur non condividendo sempre quanto scrisse, mi pare decisamente provinciale dire che non abbia capito nulla della II GM. Forse La urta quello che, senza troppa reverenza per la Patria, scrisse col Mattesini sulla partecipazione tedesca alla guerra aeronavale in Mediterraneo? Dovrebbe sapere che tra i due il più cattivello al riguardo è il Mattesini! E dovrebbe anche sapere che furono proprio questi due signori, e in particolare il Mattesini, a scrivere nero su bianco che la principale colpevole del mancato sviluppo della nave portaerei in Italia fu la Regia Marina.
    Francamente se devo parlare o scrivere seriamente e con cognizione di causa di Regia Marina vado a tirar fuori libri e articoli di Fraccaroli, Bargoni, Gay, Rastelli, Andò, Arra, Accorsi, Santoni, Galuppini, Mattesini, De Toro, Bagnasco, Brescia, Cosentino, Ramoino, Brescia, Bagnasco …. o a cercare nella mia collezione le foto degli archivi Barilli, Occhini, Pucci, Fraccaroli o Marius Bar… piuttosto che contemplare i volumi di Rocca, Bandini, Trizzino.. e questo nonostante sia un grande estimatore di Fabio Cusin!
    Non lo sapremo mai, ma probabilmente il Professor Santoni se potesse leggere quanto Lei signor De Felice continua periodicamente a scrivere sull’ambasciatore Hidaka Shinrokuro si metterebbe a ridere come un matto, ricordandoci che “Shikishima no Yamato-gokoro wo hito towaba, asahi ni niou yamazakura bana” e invitandoLa ad andarsi a studiare il viaggio verso l’Europa dell’Asaka Maru e quello che combinarono in Germania e in Italia le delegazioni dell’Esercito Imperiale e della Marina Imperiale (già, a che cosa si mostrarono interessati gli ufficili giapponesi circa le vicende di Taranto?). Ovvero, gli ultimi al mondo ad essere interessati alla cessazione delle ostilità tra Germania e Unione Sovietica nel 1943 erano proprio i giapponesi, i quali già dalla primavera 1941, al di là dei convenevoli, avevano (giustamente) una pessima opinione circa le reali capacità belliche delle Regie Forze Armate Italiane.
    Del Suo papello contro l’americanismo francamente non so che farmene, visto che da tempo, su un altro sito web mi firmo così “Mr President, I feel that I must tell you that the senior officers of the Navy do not have the trust and confidence in the civilian leadership of this country that is essential for the successful prosecution of a war in the Pacific – James Otto Richardson CinC U.S. Fleet (06 01 1940 – 01 02 1941) to FDR” e ricordo spesso i libri di Skipper Steely, cito Harry Yarnell e Thomas Hart o “la crociera dell’USS Lanikai” e i volumi di William Bartsch!
    Già, mai sentito parlare di Sandro Sandri, dell’US Panay, dell’Ammiraglio Yarnell, di quel tale Ammiraglio Hasegawa?
    Se Lei preferisce la dietrologia, i complotti e i what if, faccia pure: io preferisco occuparmi di cannonate, di bombe sganciate, di siluri lanciati e di documenti che attestino quanto avvenuto, dei rapoporti sulle operazioni piuttosto che delle testimonianze sui sentito dire. Questione di gusti! Ma francamente ritenere che in Italia vi fossero degli alti ufficiali delle forze armate che prima del 25 luglio 1943 collaborassero di propria iniziativa con gli alleati, senza previo consenso di Casa Savoia, è come credere alle basi di dischi volanti nazisti in Antardide!
    L’avvocato Filippini ha il mio massimo rispetto e condivido totalmente la sua lotta contro l’insopportabile retorica ufficiale sugli eventi di Cefalonia.

    Admiral Canoga

  21. Signor Croce il Capitano di Vascello Maugeri fino al maggio 1941 era imbarcato sull’incrociatore pesante Bolzano in qualità di comandante. Partecipò alle tristi vicende che portarono a Matapan agli ordini dell’ammiraglio Sansonetti, il quale comandava la divisione incrociatori composta da Trieste, Trento e Bolzano.
    Ergo sarebbe un’enorme castroneria o panzana colossale attribuire al presunto tradimento del Maugeri la sconfitta di Matapan, sebbene qualche imbecille periodicamente lo faccia.

    Admiral Canoga

  22. Torniamo a Bari 1943 e dintorni – Premesso che le valutazioni sull’importanza degli effetti del bombardamento, per quanto notevoli e non trascurabili, da parte di storici e personaggi da Lei citati, Signor De Felice, sono ampiamente confutabili e posto che, qualora non lo avesse capito, quando Le cito certi ammiragli della US Navy, e soprattutto quando mi riferisco ad Ernest King, non lo faccio a casaccio visto che vi sono evidenti collegamenti con la visione talassocratica del mondo di tale FDR e di tutte le dinastie dei Roosevelt, tanto quelli di Oyster Bay quanto quelli di Hyde Park, e quanto avvenne in Nord Africa e Mediterraneo nel 1942-1943, a partire dall’impiego del carrier battle group dell’USS Ranger e delle “jeep carrier”e al successivo mancato impiego delle nuove “fleet carrier” nel Mare Nostrum (“Towers-Yarnell effect”?), mi sarei aspettato che Lei tirasse fuori argomenti e documenti ben più importanti relativamente alla guerra chimica (non?) condotta dagli alleati e soprattutto dagli americani più che dagli inglesi. Capisco l’odio atavico (reminescenza ancestrale?)per la Perfida Albione, che nemmeno al sottoscritto sta particolarmente simpatica,ma quantomeno si accusino gli inglesi per quello che hanno fatto e non per colpe che non hanno….
    Altrimenti Signor De Felice si corre il rischio di veder turbato il proprio sonno dai fantasmi di Oskar Parkes e Stephen Roskill, oltre a quello dell’immancabile “Lord ABC” e nella speranza che quello di Arthur Marder non attraversi l’Oceano!
    Signor De Felice ci sono tanti dettagli sull’operatività delle varie forze armate nella seconda guerra mondiale che a mio avviso (ma io sono assai fallibile, erro cinque volte su quattro e anche più) meriterebbero maggior attenzione che non le ipotesi sulle intenzioni su quello che avrebbero voluto fare o sul dove potrebbero essere fuggiti certi personaggi! Si è mai chiesto come quasi nessuno “storico main-stream” parli del fatto che presso tutte le catene di comando delle varie Air Forces americane, partendo appunto dall’Air Force di turno nel teatro operativo xy, passando per gli Air Command, e arrivando agli Air Wing e talvolta persino agli Air Group vi fosse sempre, e ripeto sempre, un distaccamento del CWS dell’USAAF, ovvero un distaccamento del Chemical Warfare Service? Dobbiamo credere alla storiella preconfezionata secondo cui questi specialisti si sono occupati e dovessero occuparsi soprattutto / quasi esclusivamente di napalm e affini?
    Cosa accadde alle centinaia di bombe chimiche che erano state distribuite alle varie Forze Aeree dell’USAAF in giro per il mondo? Cosa ne fecero gli americani una volta finita la guerra? Anche a guerra in corso, per la verità!
    Banalmente, posto che la bomba M47 poteva contenere aggressivi chimici o napalm:
    http://weaponsman.com/wp-content/uploads/2015/01/M-47-chemical-bomb.pdf
    http://www.underwatertimes.com/news2/dumping_chemical_weapons.pdf
    http://www.wood.army.mil/chmdsd/images/pdfs/Summer%2010/Walk-Flying%20Dragon-final.pdf
    http://mustardgas.org/Sydney-A-Chemical-Weapons-Depot-and-Dumping-Ground.pdf
    http://www.underwatertimes.com/news2/dumping_chemical_weapons.pdf
    http://www.trbas.com/media/media/acrobat/2005-10/20226301.pdf

    Quanto al mio nomignolo, mi spiace Le dia fastidio. Sappia solo che è mio preciso dovere usarlo: è un coraggioso atto di irriverenza e riguarda una pagina tragicomica della mia passata vita lavorativa. Mi fermo qua perché i rischi sono troppi e potrei non essere in grado di far fronte alle eventuali conseguenze, visto che l’Italia abbonda di attaccabrighe e di azzeccagarbugli pronti a dar loro ascolto.

    Certo che, con tutto il dovuto rispetto, dare dell’asservito anche a quegli Ufficiali della Marina Militare che misero in opera il celeberrimo “trattamento Birindelli” significa quantomeno non aver nemmeno mai cercato di camminare, marciare o correre in quel piazzale davanti al brigantino Alfredo Cappellini…

    Forse un po’ di rispetto per De Giorgi padre e figlio sarebbe doveroso, più che continuare a tessere le lodi di un dittatore da opera buffa complice di un sovrano da operetta! Ma si sa, viva Cavagnari e chi non ebbe nulla da eccepire su quel pazzesco modo ultra-accentratore di esercitare il Comando sulle Forze Navali!

    Domandina domandina, chi mai sostituì l’1 febbraio 1943, tale Ugo Cavallero (assai probabilmente un incapace, ma notoriamente amico personale di tale Kesserling) con Vittorio Ambrosio, notoriamente un antitedesco?

    Forse è stata la solita lobby rasta-cannabinoide-giudaico-pluto-falsamente-democratico-certamente-massonica con mire indicibili/inimmaginabili nei settori Oil&Gas e Mines&Quarries che oggi sta dominando il nostro clima grazie alle scie chimiche?

    Admiral Canoga

  23. Signor Morra grazie per le Sue segnalazioni.

    Admiral Canoga

  24. Signor Croce grazie per i consigli dui filmati e gli scritti del Dottor Baroni. Parte di ciò che dice è ampiamente condivisibile, specie quello che riguarda il radar. Non concordo però su Matapan, su Maugeri, sui traditori, sull’inefficacia di ULTRA. Nell’intervista rilasciata vi sono alcune imprecisioni / sopravvalutazioni sulla Fleet Air Arm e sulle portaerei inglesi. Affermare poi che un siluro sia un arma economica non è esatto: un siluro è una macchina e come tale costava molto di più di una bomba aviolanciata di pari potenza. Ricordiamo che per buona parte della durata della guerra gli aerosiluranti imbarcati britannici impiegati in Mediterraneo furono i Swordfish (dizione Marcon) e gli Albacore, con certo Barracuda e Avenger! E nonostante questo riuscirono ad infliggere un sacco di danni alla Regia Marina! Però non possiamo attribuire ai traditori l’inefficacia dei pezzi antiaerei: si ricorda cosa accadde alla Bismarck contro lo stesso tipo di biplani della FAA?
    Una domanda: per enciclopedia delle navi il Dottor Baroni intende forse gli annuari Flottes de Combat? Perchè nel caso Le ricordo che qualche copia veniva regolarmente acquistata dalla Regia Marina, al pari dei quanto veniva fatto con il Jane’s Fighting Ships, o con il Weyers Flottentachenbuch. Questi volumi erano in libera vendita e di solito era compito degli addetti navali delle varie ambasciate italiane procurarsene qualche copia. Il Dottor Baroni dovrebbe sapere che alcune copie di questi volumi finirono in una celebre collezione / archivio navale che fino ai primi anni ’70 dello scorso secolo era ospitata al civico 47 di Via d’Azeglio, a Bologna, archivio che ancora oggi, a quarant’anni e passa dalla morte di quel famoso collezionista / appassionato di storia e fotografia navale, viene spesso citato. Ora purtroppo tutto quel materiale si trova a Stoccarda, in quella famosa biblioteca di Stoccarda che vide tra i curatori anche il Professor Jürgen Rohwer.
    Grazie ancora per le informazioni. Saluti.

    Admiral Canoga

  25. Caro sig.Admiral,
    lei prendendo posizione su Maugeri ( oltre a Ultra e sciocchezze varie) si mette sullo stesso piano dell’avvocato delle cause perse.La metta come vuole ma non si scappa.E’ vero che Maugeri divenne capo del SIM nel maggio 1941 e li rimase fino all’8 settembre 1943. Ma questo cosa cambia?Il fatto che poi era ( perchè vi era) sull’incrociatore Bolzano durante la carneficina ( e non battaglia) di Matapan non cambia una virgola.Il briccone non era il solo che remava contro e non dal 10 giugno 1940,ma da molto prima.Quindi,non cambia. assolutamente niente.Fanno testo le sue memorie fatte pubblicare solamente in inglese ( chissà perché..),in cui afferma candidamente che lui parteggiava per gli Alleati e da questi fu poi premiato a guerra finita ( maggio 1946 se non erro) su una nave della US navy,al largo di Genova,in forma segreta con la medaglia del Congresso ( massima onoreficenza USA) per gli altri servigi resi ai governi Alleati e americano in particolare.Le sue ( di Maugeri) memorie pubblicate pochi anni la fine della guerra ( di cui già le ho scritto) furono intercettate negli USA da un italiano,amico del giornalista ( e già corrispondente di guerra sui sommergibili) Pietro Caporilli;il quale avviso’ Caporilli di cio’ che aveva fra le mani e gli mando’ una copia.Caporilli davanti a tanto popo’ di materiale ando’ a nozze. Infilizo’ il Maugeri che fu un piacere ( si fa per dire).Maugeri,”l’onorato” Maugeri querelo’ ( peggio di uno con la faccia di bronzo) Caporilli ( che nel dopoguerra fu fondatore e direttore del periodico “Asso di bastoni”).e ne scaturi’ un processo. Alla fine di questo processo,dopo varie vicissitudini,Maugeri fu costretto a lasciare il Comando navale per il basso Tirreno ( testuale).In un paese serio avrebbe come minimo dovuto subire una degradazione in tronco. Ma il Maugeri ( che non era proprio un pesce grosso) monaccio’di tirare in ballo altri nomi piu’ altisonanti. E per non far scoppiare il polverone,fu spedito,sempre nell’ambito della nuova Marina Repubblicana,a svolgere mansioni meno prestigiose e da allora spari’ di scena,conservando sempre il grado. Questi sono i fatti. Che a lei piacciano o no cosi è.Il fatto che poi Lei non concorda su Matapan e altre amenità che lei scrive sul caso del tradimento irridendo Trizzino è soltanto affar suo,ma nulla ha a che fare con la storia dei fatti,con la precisa dinamica dei fatti.La battaglia di Matapan fu ,invece,una vera trappola preparata a danno della nostra Marina. Il suo detestato Trizzino,ha evidenziato anche le prove di tutto cio’. Ma vedo che lei vuol dormire sulla neve sognando che i porci volano. Ma non è cosi.Le dico solo che un giorno prima dello scontro con la flotta inglese,furono mandati due radiomessaggi ( in chiaro e non in cifra) ,facendo agli inglesi un bel “regalo” su un piatto d’oro e non d’argento.Infatti,grazie a quei radiomessaggi intercettati dagli inglesi ( e a Supermarina lo sapevano che potevano essere intercettati) riuscirono a localizzare la nostra flotta e con gli apparati radar ( che gli inglesi avevano e noi no,seppur lo aveva brevettato e inventato anche il prof.Ugo Tiberio,Uffciale del Genio Navale,che fece gli sperimenti proprio sotto il comando di Angelo Iachino che allora dirigeva l’Accademia Navale di Livorno)fecero il tiro al piccione. Il resto sono solo favolette. Se a lei fa piacere crederci si accomodi. Nessuno glie lo proibisce.Ma nel suo disquisire Lei si dimentica di un particolare molto importante. Le faccio presente,tanto per farglielo ricordare (e forse ragionare) che l’Italia il 10 febbraio 1947,firmo’ un vergognosissimo dicktat ( e non trattato di pace ch’è un’altra cosa)che mai nazione al mondo sconfitta,da quando l’uomo sulla terra ha fatto storia gli è mai capitato di firmare.In quel dicktat,composto di circa 150 punti,ci sono due punti molto significativi. Uno è l’articolo 16,che vietava al nuovo governo italiano di punire chi tradi il paese dal 10 giugno 1940 fino al 10 febbraio 1947. L’altro il 17,che vietava ( e tutt’ora vieta) la ricostituzione del Partito fascista. Casualamente (?),ma non troppo,16+17= 33….Ma guarda un po’…Le dice niente tutto cio’? O ancora vogliamo dire (vuole dire) ch’è tutto “merito” di Ultra?Per sua conoscenza ( ammesso che lei non lo sappia,ma non ci credo…) quel trattato è tutt’ora valido,in quantochè,nessun governo di questa repubblica,povera repubblica italiana l’ha mai denunciato.E questo è tutto dire… In merito alla sua risposta di prima,menzionandomi gli ammiragli “galant’uomini” Brivonesi etc,ci aggiungerei anche l’ammiraglio Pavesi,che dai suoi sottoposti a Pantelleria fu denominato il Pavido…Infine,se ha tempo e volontà si legga ( o si rilegga ancora nel caso l’avesse già fatto) cio’ che disse il filosofo liberale e antifascista Benedetto Croce ( non è stato un mio parente)in un suo unico e serio discorso che tenne il 24 luglio (0 27 luglio) del 1947,davanti All’Assemblea Costituente,che doveva rettificare il dicktat parigino del 10 febbraio 1947. Se lo legga ( o rilegga). Ne vale proprio la pena. Anche nel caso dovesse darle fastidio,se lo legga ugualmente.A differenza di Lei che si è abbeverato da Santoni e gente varia,io certe informazioni le ho avuto da chi è stato sul campo e non da chi ha scritto libri di “storia” copiando dagli altri o facendo il passa parola,o peggio ancora la solita propaganda trita e ritrita impostaci dagli Alleati.Ho avuto la fortuna di incontrare un personaggio italiano ( che lavora nel nord Europa),il cui nonno fu un’abilissimo agente segreto italiano durante la II Guerra Mondiale e fu addestrato ( negli anni 20 e trenta) da un pezzo grosso dei nostri servizi.Era il Capitano di Vascello Marino Laureati,autore del colpo di Zurigo ,presso dell’Imperial Consolato Austro-Ungarico che grazie al quale ( a quel colpo) riusci’ a smascherare un gruppo non trascurabile di sabotatori e traditori italiani ( e non) al servizio dell’Austria,durante la Prima Guerra Mondiale http://www.lavocedelmarinaio.com/2014/02/21-2-1917-il-colpo-di-zurigo-la-marina-si-vendica/. Il signore in questione è compaesano di Maugerie conosceva benissima tutta la famiglia ( e non solo di Maugeri,Maugeri non era proprio un pesce grosso,non lo si dimentichi..) Infine, merito al dott.Piero Baroni,le consiglio di scrivere direttamente a lui:
    aporeo@hotmail.it e Le risponderà a suoi quesiti.Gli scriva pure ( se lo farà) a mio nome.
    Cordiali slauti.
    Ubaldo Croce

    Ubaldo croce

    Ubaldo croce

  26. Admiral Canoga, si firmi con nome e cognome, se ha il ponte tra i pantaloni. Non ha risposto sul Suo silenzio circa Bergamini. Riscontro i Suoi logorroici vaniloqui in cui cerca di fare sfoggio di cultura che denotano mancanza di ricerche d’archivio e altre insignificanti amenità. Continua a chiamarmi “signor De Felice”, anche se ho due lauree (di cui una in Storia Contemporanea e Storia delle Relazioni Internazionali) ed i miei saggi storici, benché da Lei del tutto ignorati (voce del verbo “ignorare”), si trovino nelle biblioteche delle università statunitensi e tedesche e siano stati recensiti a Cambridge. La Sua tanto decantata (e fasulla) pseudo conoscenza della storia navale della II seconda guerra mondiale ho già dimostrato prima quanto sia solo autoreferenziale piaggeria verso Mattesini, Santoni & Co., e ridicola allorché sbaglia la data del bombardamento tedesco sulle navi alleate a Bari ed allorché non conosceva e non aveva la benché minima idea di chi fosse Glenn Infield e cosa avesse scritto sulla questione delle armi chimiche britanniche e statunitensi. Quanto poi ad Italo Balbo non ha capito un tubo del mio intervento. Ma Lei raggiunge il colmo della pochezza storiografica quando si permette di ridicolizzare la figura di Shironkuro Hidaka e del nevralgico suo incontro con Mussolini nella tarda mattinata del 25 luglio 1943. Di tale incontro, e della sua straordinaria rilevanza parlano sia i Documenti Diplomatici Italiani editi dall’Istituto Poligrafico dello Stato a cura dell’archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri sia lo stesso Renzo de Felice, cugino di mio padre, nel suo tomo (trattasi di due volumi) su “Mussolini l’Alleato” pubblicati da Einaudi nel 1990. Ma sì continui pure chiamarmi “signor De Felice”, poiché è meglio essere signori piuttosto che dottori. E si vada a studiare un po’ la Storia. Quella Vera del XX secolo. E vada a visitare di persona, di tasca propria, gli archivi britannici e quelli sudamericani oltre che quelli italiani e statunitensi (ed acquistare materiale archivistico o fotografarlo), prima di vantarsi di questo e quest’altro. Se la cultura storiografica è un frutto, Lei è solo la buccia. La polpa è un’altra cosa. Tanto Le dovevo.

    Alessandro De Felice

  27. Poi visto che Lei ride molto (sbeffeggiando) di Shinrokuro Hidaka, che è il centro nevralgico da cui passa e scompare una copia del carteggio segreto Mussolini-Churchill, si metta pure a ridere su tutta la faccenda. Ridicolizzi oltre che il sottoscritto, anche Renzo De Felice, Fabio Andriola, Roberto Festorazzi, Luciano Garibaldi, Angelo Paratico, Dino Campini, Giovanni Dolfin, Pietro Carradori e tutti noi creduloni che, a differenza di Lei, Franzinelli, Paolo Mieli e Sergio Romano (depositari del nulla spacciato per verità), facciamo ricerche in silenzio e non spettacolo giornalistico. Mi creda, alla Sua saccenteria da pensionato perditempo del web, non risponderò più, perché il mio tempo è importante, e la vita è breve.

    Alessandro De Felice

  28. Doppio Dottor De Felice ha perfettamente ragione su tutto quanto, a partire dal fatto che sono stato io a scrivere il 7 gennaio 2015 alle ore 01:38 “e il bombardamento britannico su Bari dell’11 settembre 1943?”, pur avendo iniziato a visitare questo sito, che prima ignoravo, nel gennaio 2017. Ma sono solo un insignificante ensionato perditempo e non conosco la storia dell’aeronautica o navale quanto Lei. Dopo tutto Adplf Hitler è pur sempre fuggito in Argentina a bordo di un U-Boot Tipo XXI dopo essere scappato da Berlino a bordo di un Arado…..un Arado Ar 234B!

    Admiral Canoga

  29. Refusi di stampa: pensionato e Adolf. Ulteriore conferma della mia pochezza. Me ne farò una ragione!

    Admiral Canoga

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