Togliatti in mostra alla Camera: ancora il Peggiore

14 dicembre

L’avevamo previsto e così è stato. Per chiudere l’anno delle celebrazioni per il cinquantesimo della morte del Peggiore, si è mossa la Camera dei Deputati che ha aperto la sala della Regina per ospitare una mostra dedicata a Togliatti padre della Costituzione, annunciata con grande enfasi dalla presidente Laura Boldrini.
Una mostra multimediale, come si dice oggi, centrata sul periodo 1944 (ritorno dalla Russia del Nostro) 1948 (entrata in vigore della Costituzione), con excursus anche sugli anni precedenti e quelli successivi, fino alla morte.

di Aldo G. Ricci per Storia in Rete

La mostra promossa dall’Istituto Gramsci (prevedibile) è nata con la collaborazione dell’Archivio Centrale dello Stato (che ha perso un’occasione per portare un po’ di verità sul personaggio) e dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio (istituto allineato al Gramsci). Inutile dire che nulla delle infinite colpe che possono essere imputate al Peggiore, e che abbiamo più volte ricostruito anche su questo sito, trovano posto nella mostra. Limitiamoci a due punti.

La famosa svolta di Salerno, fiore all’occhiello per decenni dei comunisti, che prevedeva la collaborazione con Badoglio e il Re (contro il parere degli altri partiti di sinistra del CLN) per affrettare la fine della guerra, è stata presentata per anni come una mirabile invenzione strategica del Nostro, finché i documenti non hanno dimostrato inequivocabilmente che era un ordine tassativo di Stalin. Vi è traccia di questo? NO!

Togliatti padre della Costituzione. È vero l’aveva votata, ma poche settimane dopo, alla vigilia delle elezioni dell’aprile del 1948, trattava con l’ambasciatore sovietico a Roma la possibilità di una rivolta armata per prendere il potere (vietata dai russi in nome degli accordi di Yalta). Un padre della Costituzione pronto quindi a stracciarla in nome dalla rivoluzione o a considerarla un innocuo pezzo di carta, così come era la costituzione dell’URSS, tanto bella nei manuali e mai applicata. Vi è traccia di questo nella mostra? Ancora una volta NO!
Il tempo dell’ipocrisia e dei santini è sempre maturo di frutti avvelenati.

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Lo schiaffo della Boldrini e Napolitano agli italiani morti in Urss

l43-boldrini-napolitano-130317203540_bigUno schiaffo morale a tutti gli italiani morti in Urss a ridosso del ventennio fascista. Non ci sono altre parole per definire ciò che hanno fatto ieri Giorgio Napolitano e Laura Boldrini. I due, infatti, hanno inaugurato a Montecitorio la mostra intitolata “Palmiro Togliatti, un padre della Costituzione”, rendendo omaggio all’ex segretario del Pci.

Promossa dalla Fondazione Istituto Gramsci, dall’Archivio centrale dello Stato e dall’Archivio storico della Camera dei deputati, l’esposizione, si legge in un comunicato, intende “ravvivare la memoria di un protagonista della rinascita democratica del nostro Paese”. «Quella che inauguriamo oggi è una mostra bellissima, di grande impatto, che valorizza moltissimo l’aspetto pubblico ma anche il privato di Palmiro Togliatti», ha detto il presidente della Camera, Laura Boldrini. «La mostra dovrebbe essere di ispirazione per tutti: per i cittadini e anche per noi che abbiamo una responsabilità istituzionale». Il tema principale riguarda l’attività svolta da Palmiro Togliatti dal marzo 1944 – data del suo rientro in Italia dopo oltre 18 anni di esilio – alla promulgazione della Costituzione della Repubblica italiana nel gennaio 1948.

Peccato, però, che tutto il periodo antecedente sia stato come al solito dimenticato nel valutare l’opportunità, almeno per quanto riguarda la Camera, di ospitare una mostra dedicata a uno come Togliatti. Perché il Migliore non è stato solo “Un padre della Costituzione” (purtroppo storicamente è così, avendo questi partecipato alla stesura della nostra Carta costituzionale) ma anche tanto altro: cittadino sovietico, membro del Comintern, vicerè di Stalin durante la guerra civile spagnola, ma soprattutto responsabile di non aver fatto nulla per impedire che tanti italiani morissero nella terra di Russia a ridosso del ventennio fascista.

Nel suo “A Mosca solo andata – La tragica avventura dei comunisti italiani in Russia”, Arrigo Petacco ha raccontato una delle pagine meno note e più nere della nostra storia, riportando alla luce le vicende di migliaia di comunisti italiani accorsi in Urss per contribuire all’edificazione del primo Stato socialista, ma finiti per morire nel sistema dei Gulag sovietici.

A metà degli anni Sessanta la direzione del PCI, pur di non danneggiare la reputazione del partito, decise una vera e propria “damntatio memoriae” nei confronti dei propri “compagni”. Paolo Robotti, spietato inquisitore stalinista ai tempi delle purghe e cognato di Palmiro Togliatti, chiese al partito, invano, il permesso di pubblicare le proprie memorie nel tentativo, piuttosto tardivo, di riabilitare tutti quei giovani comunisti, perlopiù operai, braccianti e artigiani provenienti dal Piemonte, caduti vittime dell’ideologia comunista.

Fondamentale fu in quegli anni il ruolo giocato da Palmiro Togliatti, futuro segretario del Pci e, per l’appunto, “Padre della Costituzione”, il quale, pur di garantirsi la salvezza personale, oltre che quella politica, non si adoperò mai veramente per evitare la carneficina di italiani. Dopo la guerra, il Pci di Togliatti tenne nascoste le disavventure che questi semplici militanti subirono. Perfino dopo che Kruscev ebbe riabilitato i comunisti russi condannati ingiustamente dal suo predecessore. Un giorno Robotti si presentò davanti al cognato consegnando una lista contenente i nomi dei compagni italiani da riabilitare. Togliatti la lesse, si fermò un instante a riflettere, poi la accartocciò, gettandola nel cestino. «Queste cose sono da dimenticare. Meglio non parlarne», sentenziò. Lo hanno preso in parola.

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