50 anni fa veniva lanciato il primo satellite italiano, il S.Marco

16 dicembre

Il programma San Marco: da 50 anni l'Italia nello spazioCinquant’anni fa l’Italia spediva in orbita il suo primo satellite artificiale, ma quel ricordo che segnava la nascita dello spazio nazionale si trascina ancora oggi nel fondo una lite giudiziaria tra accademici, cioè tra i protagonisti di allora e l’Università La Sapienza, nel cui ambito l’impresa era nata.

di Giovanni Caprara dal Corriere della Sera del 15 dicembre 2014 

Il 15 dicembre 1964 dalla base della Nasa di Wallops Island, sulla costa orientale degli Stati Uniti, un vettore Scout lanciava il San Marco-1, una sfera di 66 centimetri con all’interno uno strumento che misurava la densità dell’atmosfera. Così l’Italia diventava il terzo Paese dopo Unione Sovietica e Stati Uniti a lanciare un satellite. Il razzo e la base erano americani, però a schiacciare il pulsante e a governare la partenza erano stati i nostri ingegneri addestrati per un piano ambizioso.

Boom economico e spaziale

Agli inizi degli anni Sessanta il clima di rinascita favorito dal boom economico era accompagnato dal coraggio per imprese che a guardarle oggi sembrerebbero impossibili. A Milano la Montecatini finanziava un progetto di Giulio Natta del Politecnico il cui risultato, l’invenzione di una nuova plastica, lo portava a conquistare il premio Nobel per la chimica. A Roma Luigi Broglio proponeva la costruzione di una base spaziale all’equatore su piattaforme ancorate nell’oceano Indiano dalle quali far volare nel cosmo dei satelliti scientifici per studiare l’atmosfera. Broglio era professore alla Sapienza e alto ufficiale del Genio Aeronautico e, dimostrando eccezionale capacità, unì gli sforzi dei due mondi ai quali apparteneva ai quali si aggiungeva anche il Cnr.

Luigi Broglio

Ma Broglio era prima di tutto uno scienziato e, oltre a ideare il piano, inventava un satellite speciale, con al suo interno una bilancia che porterà il suo nome, e capace di misurare, appunto, le condizioni dell’alta atmosfera intorno all’equatore fino ad allora mai indagate. Propose il tutto alla Nasa dove aveva buone conoscenze, avendo trascorso un periodo di formazione negli Usa (Broglio era uno scienziato che aveva scelto di tornare in patria), che accettò fornendo gratuitamente i razzi Scout da lanciare in cambio dei dati scientifici raccolti. Il piano, infine, si materializzò grazie all’appoggio di Amintore Fanfani, allora presidente del Consiglio, che vedeva nello spazio uno strumento per proiettare l’Italia nel futuro tecnologico-economico.

Dieci lanci, dieci successi

La base in Kenya si realizzò e dal 1967 venivano lanciati altri quattro satelliti San Marco (l’ultimo nel 1988). La stessa Nasa affidava a Broglio la spedizione di quattro suoi satelliti astronomici ai quali si aggiunse uno inglese. Dieci lanci, dieci successi. Ma poi l’Italia spaziale guardò in altre direzioni, soprattutto all’Europa con l’Esa e il sogno di Broglio di dare all’Italia un’autonomia di accesso allo spazio costruendo anche un razzo da usare dalle piattaforme svanì, dissolvendosi prima in contrasti giudiziari tra l’Università e l’Asi (Agenzia spaziale italiana) e ora con gli ultimi protagonisti del San Marco.

Vertenza decennale

«Con La Sapienza si è raggiunto nel dicembre scorso un accordo che ha posto fine a ogni vertenza», precisa Barbara Negri, responsabile in Asi del coordinamento tecnico-scientifico. «L’Università rimane proprietaria delle basi e la gestione delle attività è dell’Asi. Anzi adesso abbiamo allo studio un programma di attività che riguarda l’utilizzo delle stazioni installate nel campo base sulla terraferma». Qui lavorano duecento kenyoti a vari livelli, guidati da quindici responsabili italiani di Telespazio e Vitrociset. Ora sono seguiti tre satelliti della Nasa più l’italiano Agile e anche i lanci del vettore europeo Ariane.

Piattaforme

Le piattaforme sono ormai inutilizzabili («al 90 per cento» dice Negri). «Stiamo definendo un proposta per l’Asi coinvolgendo l’Esa per lanciare razzi sonda con esperimenti scientifici almeno dalla piattaforma più grande, la San Marco. Si può fare, ed è colpevole non utilizzarla», dice Marcello Onofri, direttore del Centro di ricerca aerospaziale della Sapienza. «L’ipotesi è da considerare, anche se gli stessi razzi potrebbero essere lanciati dalla terraferma. Oggi, tuttavia, resta la preoccupazione per la sicurezza a causa delle minacce degli integralisti somali, ma ne stiamo discutendo con il governo del Kenya».

Cinquantenario

La ricorrenza dei 50 anni dal lancio del primo satellite italiano ha acceso diverse iniziative. Il Planetario di Torino, diretto dal professor Attilio Ferrari, ha organizzato nell’ambito di Infini.to una due giorni di celebrazioni tra passato e futuro dedicato a L’Italia nello spazio: 50° anniversario. Tra gli ospiti anche il primo astronauta italiano, Franco Malerba, e Barbara Negri dell’Asi. Il 15 dicembre all’Università La Sapienza di Roma si tiene il convegno 1964-2014: i primi 50 anni dell’Italia nello spazio con il professor Ugo Ponzi, componente del primo gruppo originario di Luigi Broglio. Il 16 dicembre inoltre presso l’Asi si terrà un altro convegno assieme all’Aeronautica Militare che si soffermerà in particolare sulle prospettive future.

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