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Abbiamo fatto 100! L’editoriale da “Storia in Rete” di febbraio

E siamo arrivati a 100. Permettete un momento di soddisfazione e stupore? Dieci anni fa, all’inizio di questo viaggio, il numero 100 sembrava una cosa così lontana da non pensarci neanche e invece, puntuale, è arrivato.

Editoriale da Storia in Rete n. 100 di Fabio Andriola

Ogni compleanno e ogni anniversario a cifra tonda porta con sé l’invito ad un bilancio: abbiamo mantenuto le promesse iniziali? Direi di sì: dal primo numero fino ad oggi «Storia in Rete» è stata davvero una voce dissonante nel panorama patinato e conformista delle riviste di storia italiane, praticamente tutte venute fuori dopo di noi e dopo essersi in vari casi “garantite” una patente di autorevolezza proveniente dall’estero, quasi che in Italia non ci siano abbastanza fosforo e argomenti per fare le cose senza per forza farsi dare dalla Gran Bretagna, dalla Spagna o dalla Germania quei galloni – e quei contenuti – ritenuti indispensabili per “far presa” sul pubblico. Chi nasce in un certo modo può aver la voglia o la capacità di andar a rompere le uova nel paniere e raccontare le cose del passato fuori dagli schemi del “politicamente corretto”? Certo che no e infatti… Ovviamente mettersi su questa strada ha avuto ed ha dei costi: pochi in questi anni sono venuti a darci una mano. Se siamo cresciuti – e siamo cresciuti – lo dobbiamo alla nostra tenacia, ai nostri lettori (la cui fedeltà spesso ci stupisce e ci emoziona) e a quella nutrita pattuglia di collaboratori che strada facendo si è andata ingrossando.

Preparati e disinteressati sono tanti quelli che ci hanno aiutato a confezionare uno dopo l’altro, mese dopo mese, i numeri di «Storia in Rete»: elencarli tutti (a cominciare dai soci della società editrice, dai membri del comitato scientifico e dal grande Luciano Garibaldi) sarebbe più che doveroso ma lo spazio è tiranno. Del resto basta scorrere un numero qualunque del nostro giornale per trovarne i nomi e gli articoli: a tutti loro va il mio grazie riconoscente e l’impegno a migliorare ancora il giornale a cui hanno voluto legare il loro lavoro. E qui veniamo alla novità di questo numero 100 che, già dalla copertina, si mostra completamente rinnovato e aggiornato graficamente: dietro questo lavoro (grande e faticoso oltre che di grande qualità) ci sono due nomi che voglio ricordare perché è soprattutto con loro che condivido la fatica e la sfida di ogni nuovo numero di «Storia in Rete»: sono Emanuele Mastrangelo e Marco Guerra, due colonne portanti di questo giornale che non può pretendere di essere “grande” ma ha dimostrato – anche grazie alla loro dedizione e professionalità – di essere quello che è: orgoglioso, indipendente al 100%, appassionato e, consentitemelo, anche un po’ coraggioso perché la Storia è terreno minato per tanti motivi ma noi non abbiamo mai avuto paura (e non ne avremo neanche in futuro) ad avventurarci nella terra di nessuno.


La specificità di «Storia In Rete» rispetto a tutti gli altri attori della scena editoriale – non solo in Italia a ben vedere – viene anche dalle nostre radici che, come ben sa chi ci conosce e come dichiara la nostra stessa “ragione sociale, affondano nel web: la rivista è la punta di diamante di un “sistema” che vede il sito www.storiainrete.com e la nostra pagina Facebook all’avanguardia nel dibattito e nell’offerta di contenuti e spunti. Da qualche mese si è aggiunta anche la nuova realtà di “Storia Doc” (www.storiadoc.com) il primo sito di documentari di storia in streaming e tra qualche tempo arriverà anche la nostra libreria virtuale: “La libreria di Storia” (www.libreriadistoria.com). E non ci fermeremo perché il connubio tra Storia e internet può essere ancora declinato in molti altri modi. Non saremo mai forse una vera e propria corazzata ma «la nave corsara, piccola e veloce» che annunciammo nell’editoriale del numero 1 ha dimostrato di saper tenere il mare e di poter affrontare le rotte meno convenzionali e sicure. Non è stato facile ma, del resto, non avremmo saputo fare altro e quindi siamo ben contenti di essere arrivati fin qui consapevoli che si tratta di una tappa e non del traguardo finale. Già i prossimi 100 numeri sono all’orizzonte e se non saranno anche migliori e più controcorrente di quelli pubblicati finora beh… che peste ci colga.

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