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Alaska: cancellato il “Columbus day” per “antirazzismo”…

È Cristoforo Colombo, l’ultima vittima del buonismo dilagante. Il nostro Cristoforo Colombo, perseguitato in vita e morto in povertà e ora vilipeso pure in morto.

di Ivan Francese dal Giornale del 13/10/2015 il Giornale, ultime notizie

A seguire le cronache americane degli ultimi anni, qualche attento osservatore si sarà forse accorto di una moda – a dire il vero ormai non più tanto recente – che tende a svalutare la figura del navigatore genovese, associato ai pur esecrabili massacri delle popolazioni indigene da parte degli Europei.

È così che lo Stato dell’Alaska – di cui forse, effettivamente, Colombo non ha mai nemmeno sospettato l’esistenza, ha deciso di mettere al bando la ricorrenza del cosiddetto “Columbus Day” (il 12 ottobre, anniversario dello sbarco a San Salvador) per sostituirlo con un più neutro (o almeno così si crede) “Giorno dei popoli indigeni”.

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Il governatore Bill Walker ha dichiarato che l’Alaska è stata costruita sulle comunità dei popoli indigeni della regione, senza cui essa non esisterebbe nemmeno: “Lo Stato dell’Alaska contrasta il razzismo sistematico verso le popolazioni indigene e promuove delle politiche che ne esaltino la storia e le radici.”

Singolare, peraltro, la tesi di Walker secondo cui l’Alaska è abitata dalle popolazioni indigene da “tempi immemorabili”: anche prima di Colombo, vi furono dunque altri “scopritori”. Chi ha più diritto? Ai posteri l’ardua sentenza.

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Non è misconoscendo la portata storica di un avvenimento come la scoperta del continente americano da parte di Colombo che si renderà giustizia alle popolazioni indigene inermi massacrate barbaramente – per buona parte, peraltro, in secoli molto successivi alla morte dell’esploratore italiano.

Attendiamo ansiosi, nel frattempo il giorno in cui il congresso proporrà la messa al bando del nome “America” (mutuato dall’europeo Vespucci) per sostituirlo con un cacofonico ma più accettabile “Stati Uniti dei Popoli Indigeni”.

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