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L'Insolita Storia

Alida Valli e nave Vittorio Veneto: anniversari e memoria

Tra gli sport in cui l’Italia del terzo millennio sembra eccellere è quello di bucare le ricorrenze a cifra tonda. Centenari, bicentenari, cinquecentenari, bimillenari, non importa quanto tempo sia passato dall’evento oggetto d’anniversario: il paese rischia di fare la fine di quegli scolari che si dedicano ai compiti delle vacanze il fine-settimana prima del rientro in classe. Quest’attitudine di bucare gli anniversari è trasversale, accomuna classe politica e intelettuale, spesso con l’implicita e mai ammessa volontà che certi anniversari sono scomodi.

Centenario della Vittoria o di Caporetto?

Andò così con la Grande guerra e il Centenario della Vittoria passato in secondo piano a quello di Caporetto. Con Sacrari che si trovavano chiusi per manutenzione alla data del centenario, una data, quella del 4 novembre 2018 che era nota, come dire, da almeno un secolo. (Per chi volesse approfondire si rimanda alla prefazione di Eroi, Idrovolante Edizioni, 2018. Raccolta che un pugno di intelettuali un po’ avventurieri (tra cui lo scrivente) diede vita per celebrare nel nostro piccolo quel centenario).

Insomma, meglio “celebrare” i cento anni di Caporetto che quelli di Vittorio Veneto. D’altronde quando Mussolini incontrò Re Vittorio Emanuele III al termine della Marcia su Roma pare lo abbia salutato con «​Maestà, vi porto l’Italia di Vittorio Veneto». Frase apocrifa o di propaganda dell’epoca poco importa, quel centenario poteva suonare “sospetto”. Così come il centenario dell’Impresa di Fiume.

Bimillenari romani

E sospetto ad honorem divenne anche il bimillenario della morte di Ottaviano Augusto, che cadeva ne 2014. Qualche mostra e convegno, ma senza esagerare. Nel 1937 si era già celebrato il bimillenario della nascita, il 63 a.C., e all’epoca avevano fatto le cose in grande per sfruttare la ricorrenza in maniera propagandistica. Venne realizzata la Mostra Augustea della Romanità, il cui nucleo andò poi a formare il Museo della Civilità Romana, con il leggendario plastico di Italo Gismondi. Per non sbagliare, ed evitare sospetti, il Museo della Civiltà Romana è chiuso proprio dal 2014.

Il plastico di Gismondi: concepito per il bimillenario della nascita, inaccesibile dal bimillenario della morte (via Commons)

Ma il Ventennio, i suo prodromi e gli anniversari già sfruttati dalla propaganda d’allora, c’entra fino a un certo punto. Basti ricordare il caso del poeta latino Ovidio, contemporaneo di Augusto, e spedito in esilio proprio da Augusto stesso. Ovidio morì a Tomi, l’odierna Costanza in Romania, tra il 17 e il 18 dopo Cristo. La data non è certa, ma in Italia si spostò direttamente tutto al 2019, tant’è che persino il giornale online FanPage, che certamente non è testata che può essere accusata d’eccesi di patriottismo, titolò nel 2019: “L’Italia è quel paese dove si celebra Ovidio con 2 anni di ritardo sul bimillenario”. 

L’anno in più consentì al bimillenario (più uno) di Ovidio una discreta visibilità. Vista la figuraccia, tanto valeva fare le cose in grande, come il marito che dopo aver bucato l’anniversario prenota una cena fastosa la settimana dopo. Non mancarono mostre, convegni, pubblicazioni. E così il bimillenario di Ovidio può essere annoverato tra gli anniversari riusciti. Come i cinquecento anni dalla morte di Leonardo, 2019, i cinquecento dalla morte di Raffaello, 2020, e i settecento anni dalla morte di Dante, 2021.

Dante e i gelati

Per questo anno dedicato a Dante abbiamo anche i gelati dedicati alla Commedia che possiamo trovare anche in Autogrill (e pure con una certa filologia della trovata dantesca, visto che in passato il gelato in questione aveva proposto anche la serie dei “7 peccati capitali”). Ancora più pop di Benigni che legge e commenta Dante. Ma certamente se gli anniversari di Dante, Leonardo e Raffaello sono un’ottima occasione per mostre evento e marketing più o meno a tema culturale, e anniversari difficili da bucare, è anche vero che personaggi di quel calibro non hanno bisogno di ricorrenze a cifra tonda per essere ricordati e studiati.

Fortuntamente sappiamo chi sono Leonardo, Raffaello e Dante anche lontano dagli anniversari. La ricorrenza a doppio zero deve servire sopratutto a ricordare e quegli avvenimenti e quei personaggi la cui memoria collettiva è affievolita.

E che spesso sussiste ormai solo a livello locale o specialistico. Lo dimostrano il tricentenario della nascita di Giovanni Battista Pergolesi, 2010, o il cinquecentenario della morte di Donato Bramante, 2014. Entrambe casi in cui la ricorrenza è rimasta relegata nel doppio ambito accademico e locale. Senza diventare un’occasione per riscoprire personaggi di tal guisa a livello di immaginario collettivo.

E anche per un’artista simbolo dell’Italia del XX secolo come Federico Fellini, il 2020, centenario della nascita è passato in secondo piano. Certo complice i lockdown che mal si conciliano con le rassegne cinematografiche, al di là dell’attività del comitato per il centenario, i 100 anni di Fellini non sono entrati nell’immaginario collettivo. E forse l’immaginario di Fellini sarebbe stato altrettando adatto per un gelato di quello dantesco.

Cento anni di Alida Valli

Questo almanaccare di centerari e bicentari per rimarcare come una ricorrenza nazionale bucata non faccia più notizia. E così anche i cento anni della nascita di Alida Valli, il 31 maggio 2021, sono rimasti buoni al più per qualche pagina di giornale tra cultura e spettacoli. Magari omettendo dalla top ten dei suoi film “troppo compromessi con il regime”, come il doppio Noi Vivi  e Addio Kira!, affresco propagandista sull’Unione Sovietica tratto dal romanzo omonimo dell’esule russa Ayn Rand e che poteva vantare tra gli sceneggiatori un nome come Corrado Alvaro. Versione realizzata avere i diritti per la trasposizione, ma che la Rand e i suoi eredi in qualche modo “riconosceranno” nei primi anni ’80 in una versione ridotta. E già per questo aneddoto basterebbe per qualunque paginata di giornale online.

Alida Valli con Rossano Brazzi in Noi Vivi, 1941 (via Commons)

Alida Valli fu la prima diva italiana ad avere successo ad Hollywood, prima di Anna Magnani, Sofia Loren e Virna Lisi, venendo chiamata a Hollywood direttamente dal grande produttore Selznick. In questa breve parentesi lavorò con Hitchcock, Orson Welles e Frank Sinatra. Un grande nome del cinema internazionale e non solo italiano. Pure il centenario di Alida Valli è rimasto cosa locale, qualche retrospettiva e gli eventi promossi dalle associazioni degli esuli (Alida Valli era nata a Pola e rivendicò sempre con orgoglio la sua origine istriana e italiana). E come detto visto l’italica attitudine verso gli anniversari, era inevitabile che andasse così.

Alida Valli tra Fred MacMurray e Frank Sinatra nel Il miracolo delle campane, 1948

Vittorio Veneto: dal museo alla demolizione

E negli stessi giorni del centenario mancato di Alida Valli si incrocia un’altra storia di memoria e occasioni mancate. La storia è quella dell’incrociatore Vittorio Veneto che ha visto tramontare la possibilità di essere trasformata in una nave museo venendo destinata alla demolizione. L’incrociatore, varato nel 1967, fu nave ammiraglia della Marina Militare dal 1971 al 1987, e rappresentò il simbolo della rinascita della flotta militare italiana.

La Vittorio Veneto condotta fuori dal Mar Piccolo verso la demolizione in Turchia (via Francesco Manfuso – Taranto Buonasera)

Una rinascita non solo sul piano simbolico, ma perché l’incrociatore Vittorio Veneto rappresentò il tentativo italiano di porsi in un ruolo di primissimo piano in ambito NATO. Gli anni in cui prende forma il progetto del Vittorio Veneto sono i primi anni ’60 in cui la dottrina strategica nucleare degli Stati Uniti prevedeva un ruolo di deterrenza per l’Italia. In Puglia dal 1960 al 1963 l’Aeronautica Militare ebbe in dotazione 30 missili balistici a medio raggio PGM-19 Jupiter inquadrati nella 36ª Brigata aerea interdizione strategica. I missili, dotati di testate da 1,44 megatoni, venivano gestiti operativamente da unità congiunte italo-statunitensi. E nello stesso periodo fu valutata la possibilità di fornire all’Italia un lotto di 100 missili balistici UGM-27 Polaris a testata nucleare da inquadrare nella Marina Militare. Per questo motivo furono attrezzati sull’incrociatore Giuseppe Garibaldi dei tubi di lancio e venne avviato il progetto del Vittorio Veneto intorno alla possibilità di ospitare 4 Polaris.

I pozzi di lancio per i Polaris sul Giuseppe Garibaldi (via Commons)

La crisi di Cuba dell’ottobre 1962 portò gli Stati Uniti a ripensare il ruolo di deterrenza nei paesi NATO. Ma nonostante nella primavera del 1963 venisse sciolta la 36ª Brigata aerea, i Jupiter restituiti agli Stati Uniti, e fosse definitivamente tramontata la possibilità di dotare le proprie unità dei missili Polaris la marina iniziò le prove di lancio sul Garibaldi a partire dall’agosto 1963 con il lancio di simulacri di missili. Anche perché fin da subito l’Italia iniziò a valutare di dotarsi di una propria capacità di deterrenza nucleare attraverso il progetto del missile balistico nazionale Alfa. Progetto che metteva a frutto le competenze acquisite in ambito aerospaziale dal progetto San Marco, e che continuò fino a metà degli anni ’70, effettuando anche tre lanci di prova.

Con il Vittorio Veneto se ne va via quel pezzo di storia. Così come se ne va un altro pezzo, quello del salvataggio dei boat people vietnamiti nell’estate del 1979. Storia di coraggio (e capacità logistico-organizzative di prim’ordine) dimenticata e riscoperta nemmeno un paio di anni orsono grazie al giornalista Niccolò Zuliani: “Quando negli anni ’80 la marina militare italiana riuscì a fare l’impossibile“.

L’arrivo del Vittorio Veneto a Venezia con i profughi vietnamiti (via Termometro Politico – Nicolò Zuliani – Roberto Vivaldi)

Insomma tra le paratie del Vittorio Veneto oltre all’amianto che ne ha impedito la musealizzazione c’era un bel pezzo di storia patria. Storia che, del tutto casualmente, sanciva nel passare dal sogno del deterrente nucleare al salvataggio di profughi quell'”italiani brava gente” che stiamo facendo di tutto per dimenticare.

Vittorio Veneto e i 150 dell’Unità d’Italia

Ma cosa centra il centenario mancato di Alida Valli, con un progetto fallito di una nave museo? Perché quel progetto fallito di musealizzazione venne inquadrato, era il 2007, tra le possibili eventi da finanziare per il Centocinquantesimo dell’Unità d’Italia che fu nel 2011. Certo i costi per bonifica e musealizzazione sarebbero stati elevati, e non è detto che il museo sarebbe riuscito a ripagare i suoi costi. Se a Londra l’HMS Belfast è un esempio del successo di queste iniziative, in Francia l’incrociatore lanciamissili Colbert, coevo del Vittorio Veneto, nave museo dal 1993 al 2006 a Bordeaux, è stato destinato alla demolizione nel 2007 proprio per una questione di costi di gestione.

Il Vittorio Veneto trasformato in nave museo sarebbe potuto diventare quel simbolo permamente di un Centocinquantesimo che a dieci anni di distanza dal 2011 sembra rimasto purtroppo in buona parte confinato nell’effimero dallo slancio ideale dell’anniversario. Allo stesso modo la storia del Vittorio Veneto quattordici anni dopo la notizia del 2007 che lo vedeva protagonista del Centocinquantesimo insegna che sono proprio le ricorrenze a cifra tonda in cui c’è l’interesse e le opportunità economiche per investire nella Storia e farla diventare memoria collettiva.

Un monito per le ricorrenze future

Un centenario sottotono come quello di Alida Valli e l’occasione perduta del Vittorio Veneto per i 150 anni dell’Unità d’Italia diventano quindi un facile monito per le prossime ricorrenze a anniversari. Per prepararsi per tempo ormai basterebbero anche solo le pagine e le cronologie di Wikipedia. Pure prepararsi per tempo è solo il primo passo. Servono finanziamenti. E serve la giusta comunicazione. In assenza di questa anche le iniziative migliori rischiano di sparire nel tran tran quotidiano. Ci auguriamo che l’altro grande centenario del 2021, quello del Milite Ignoto, di cui sono state comunicate le iniziative nei giorni scorsi, possa segnare un cambio di passo.

Il treno per la mostra itinerante dei 90 anni del Milite Ignoto nel 2011, una delle iniziative per i 150 anni dell’Unità d’Italia (via difesa.it)

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