Home Risorgimento Amore, studenti, melodramma. Quel Risorgimento sconosciuto

Amore, studenti, melodramma. Quel Risorgimento sconosciuto

Le parole nuove sono amore, emozioni patriottiche, melodramma. Una per tutte: giovani. Perché questo fu il Risorgimento, dice Carlotta Sorba docente all’università di Padova. Mica un museo polveroso, coi busti della triade d’ordinanza Mazzini-Garibaldi-Cavour. “A lungo – spiega la ricercatrice – quello dell’unità d’Italia è stato considerato argomento ammuffito e per eruditi locali, ma da qualche anno e grazie a un inedito filone di studi non è più così”. Ecco allora un’immagine mossa, persino più “pop” degli anni che precedettero il 1861. Con “Porta Pia” e “bersaglieri” che lasciano il posto a nozioni come “studenti” e “idea nazionalpatriottica”.

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di Marco Severo da “La Repubblica” del 16 febbraio 2011 Repubblica.it: il quotidiano online con tutte le notizie in tempo reale.

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Il vocabolario sconosciuto del Risorgimento si offre anche al pubblico, cerca di fare breccia. A Parma l’occasione sarà un ciclo di incontri, promosso dall’Istituto storico della Resistenza. Titolo non casuale: “Rileggere il Risorgimento, corso di aggiornamento per insegnanti aperto e studenti e cittadini”. Primo appuntamento mercoledì 23 febbraio, ore 16.30 nella sede dell’Isrec in vicolo delle Asse 5. Un pensiero speciale, nella preparazione del seminario, è stato riservato agli addetti ai lavori. “Principalmente ci rivolgiamo infatti ai docenti di storia – spiega professoressa la Sorba – proprio nell’intento di favorire un rinnovato approccio didattico”.

Ma le pagine del glossario risorgimentale 2011 sono per tutti, linguaggi e strumenti saranno alla portata di chiunque. “Parleremo di emozioni e di patriottismo – dice la ricercatrice, parmigiana ‘prestata’ all’università di Padova – di come l’idea di Italia, all’inizio dell’Ottocento quasi inconcepibile, sia diventata motivo di vita spingendo molti studenti ad abbandonare la famiglia e ad andare a combattere”. Furono i giovani a fare l’Italia. Lo dice e lo ripete Carlotta Sorba. “Tanti ragazzi parteciparono ai moti guidati all’amore per un’idea, realizzando la cosa forse più grande che il nostro popolo sia mai riuscito a fare: l’unità del Paese. Un fenomeno – dice la docente – che tuttora all’estero e soprattutto in Inghilterra affascina e suscita ammirazione”.

E giovane, trentenne, è lo storico che aprirà il ciclo di studi. Si chiama Gian Luca Fruci, è un ricercatore dell’università di Pisa e parlerà del “Risorgimento di massa”. La questione della “massa” sta molto a cuore a Marco Minardi, direttore dell’Isrec di Parma: “Quello della partecipazione delle folle all’unificazione dell’Italia – dice – è un tema molto dibattuto, ancora oggetto di interpretazioni. In ogni caso abbiamo voluto inserirlo nel ciclo di incontri, come dimostra del resto l’immagine scelta per la locandina”. Nel pieghevole dell’iniziativa si vedono le barricate di via D’Azeglio, ritratte su una litografia. Stavolta non c’entrano gli arditi di Picelli ma i parmigiani preunitari che scendono in strada e si preparano a ricevere l’esercito austriaco. Siamo nel 1859, si vedono schioppi e feluche. Mancano più di 60 anni all’arrivo di Italo Balbo e già il popolo dei borghi è in armi. “In realtà poi gli asburgici non arrivarono, ma è interessante notare la partecipazione della gente agli eventi” dice la Sorba.

Dopo il terzo e quarto incontro del seminario, dedicati agli studi sul Risorgimento e al ruolo dell’esercito nell’unificazione del Paese, sarà proprio la docente a chiudere con l’appuntamento del 18 marzo dedicato al melodramma: “Parlerò del teatro, dell’importanza rivestita dall’opera e dai palchi d’Italia nel Risorgimento” anticipa la ricercatrice. Del teatro come proto-televisione che infiammò i cuori e aggregò le anime: “E’ una fandonia assoluta – sorride la docente – che Verdi abbia scritto il Nabucco per chiamare alle armi la popolazione, ma è altrettanto vero che nei teatri la gente accogliesse con una stato d’animo particolare quell’opera, percepita in effetti come un invito alla rivoluzione”. Emozioni, giovani, melodramma. Non è più una parola studiare il Risorgimento.

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Inserito su www.storiainrete.com il 16 febbraio 2011

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