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“I Borgia” su Sky. Il Rinascimento ridotto a fotoromanzo

In una celebre lettera datata da Roma il 16 luglio 1501 Agostino Vespucci descriveva a Niccolò Machiavelli gli abusi, le prepotenze, le ruberie di papa Alessandro VI, i benefici ecclesiastici venduti come meloni al mercato, la giustizia in balìa del miglior offerente, il palazzo papale trasformato in «postribulo d’ogni spurcitie». È la corrusca immagine della Roma borgiana, dipinta da molti cronisti del tempo (talora tutt’altro che disinteressati) e poi consolidata da una tradizione storiografica compiaciuta di addentrarsi nei segreti recessi della congiura e dell’incesto, tra pugnali nell’ombra, veleni di cospiratori e «bellissime fraudi» di potenti senza scrupoli, come ebbe a scrivere il segretario fiorentino, nel narrare la spregiudicata azione politica del duca Valentino, ivi compreso il modo da lui «tenuto nello ammazzare Vitellozzo Vitelli».
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di Massimo Firpo da “Il Corriere della Sera” del 14 luglio 2011 Corriere della Sera.it
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Un Rinascimento di maniera, buono forse per film e telefilm destinati a spettatori desiderosi di aggiungere (Dan Brown insegna) al solito cocktail di sesso, violenza, mistero anche una robusta spruzzata di cardinali lascivi o pontefici corrotti. Ma vale forse la pena di ricordare che negli anni di papa Borgia (1492-1503) e del suo successore e fiero avversario, il bellicoso Giulio II (1503-1513), per limitarsi a un solo ventennio, Ludovico Ariosto scrisse l’ Orlando Furioso e Baldassar Castiglione Il Cort egiano, Giorgione dipinse La Tempesta e Leonardo La Vergine delle rocce, La Gioconda e L’ultima cena, mentre Giovanni Bellini offriva una ben diversa immagine del potere nel mirabile ritratto del doge Leonardo Loredan; oppure, per tornare ai palazzi vaticani, che proprio allora Michelangelo vi affrescò la volta della Sistina e Raffaello le Stanze, mentre Bramante progettava la nuova basilica di San Pietro. Ed era un Rinascimento ormai tanto maturo da far spirare il suo vento di rinnovamento culturale e artistico anche fra i «barbari» d’oltralpe, che fossero il Thomas More dell’Utopia, l’Erasmo da Rotterdam dell’Elogio della pazzia o il sommo Albrecht Dürer. Ma a volte lo schermo televisivo è troppo piccolo per affacciarsi su quelle grandezze di ingegno, di sapere, di creatività, e funziona meglio come buco della serratura per guardare in qualche «postribulo d’ogni spurcitie». Così suggeriscono talvolta i telefilm sui Borgia trasmessi in questi giorni da Sky.

In una celebre lettera datata da Roma il 16 luglio 1501 Agostino Vespucci descriveva a Niccolò Machiavelli gli abusi, le prepotenze, le ruberie di papa Alessandro VI, i benefici ecclesiastici venduti come meloni al mercato, la giustizia in balìa del miglior offerente, il palazzo papale trasformato in «postribulo d’ogni spurcitie». È la corrusca immagine della Roma borgiana, dipinta da molti cronisti del tempo (talora tutt’altro che disinteressati) e poi consolidata da una tradizione storiografica compiaciuta di addentrarsi nei segreti recessi della congiura e dell’incesto, tra pugnali nell’ombra, veleni di cospiratori e «bellissime fraudi» di potenti senza scrupoli, come ebbe a scrivere il segretario fiorentino, nel narrare la spregiudicata azione politica del duca Valentino, ivi compreso il modo da lui «tenuto nello ammazzare Vitellozzo Vitelli».Un Rinascimento di maniera, buono forse per film e telefilm destinati a spettatori desiderosi di aggiungere (Dan Brown insegna) al solito cocktail di sesso, violenza, mistero anche una robusta spruzzata di cardinali lascivi o pontefici corrotti. Ma vale forse la pena di ricordare che negli anni di papa Borgia (1492-1503) e del suo successore e fiero avversario, il bellicoso Giulio II (1503-1513), per limitarsi a un solo ventennio, Ludovico Ariosto scrisse l’ Orlando Furioso e Baldassar Castiglione Il Cort egiano, Giorgione dipinse La Tempesta e Leonardo La Vergine delle rocce, La Gioconda e L’ultima cena, mentre Giovanni Bellini offriva una ben diversa immagine del potere nel mirabile ritratto del doge Leonardo Loredan; oppure, per tornare ai palazzi vaticani, che proprio allora Michelangelo vi affrescò la volta della Sistina e Raffaello le Stanze, mentre Bramante progettava la nuova basilica di San Pietro. Ed era un Rinascimento ormai tanto maturo da far spirare il suo vento di rinnovamento culturale e artistico anche fra i «barbari» d’oltralpe, che fossero il Thomas More dell’Utopia, l’Erasmo da Rotterdam dell’Elogio della pazzia o il sommo Albrecht Dürer. Ma a volte lo schermo televisivo è troppo piccolo per affacciarsi su quelle grandezze di ingegno, di sapere, di creatività, e funziona meglio come buco della serratura per guardare in qualche «postribulo d’ogni spurcitie». Così suggeriscono talvolta i telefilm sui Borgia trasmessi in questi giorni da Sky.

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Inserito su www.storiainrete.com il 18 luglio 2011

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