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Brasile: quella colonia nazista fatta dagli schiavi

Gli ultimi tre sopravvissuti alla schiavitù di una colonia nazista in Brasile, stanno chiedendo al governo del paese sudamericano risarcimenti e scuse ufficiali. La vicenda di questo piccolo angolo di Terzo Reich nel cuore dell’Amazzonia è stata rivelata di recente, quando i resti della fazenza Cruzeiro do Sul hanno rivelato mattoni marchiati con la svastica e altri ricordi di un passato filo-nazista, mostrando un tentativo nato ben prima della Seconda guerra mondiale, ad opera di un fanatico ammiratore di Hitler, Octavio Rocha Miranda. Miranda realizzò una fazenda nei suoi terreni, dove tutto – dal bestiame ai mattoni – era contrassegnato dalla svastica. Ma soprattutto per realizzare tutto ciò, Miranda ottenne in affidamento degli orfani, che poi utilizzò come schiavi. Era una pratica comune dei latifondisti, che potevano così avere manodopera a basso costo e senza controllo sociale. I giovani venivano sfruttati nella più dura delle maniere, e molti perirono di stenti e malattie. Sebbene la schiavitù fosse ancora praticata in Brasile, difficilmente giunse al livello di deumanizzazione realizzato da Miranda, che arrivò a chiamare con dei numeri i suoi schiavi. In Brasile e in altri Stati sudamericani emigrarono molti tedeschi, e un’ondata di duemila nuovi coloni fu favorita dall’organizzazione delle SS come eventuale futura base d’espansione nel continente. Durante la Seconda guerra mondiale – tuttavia – il Brasile passò dalla parte degli Alleati nonostante fosse governato da un dittatore simpatizzante di Mussolini. La fazenza Cruzeiro do Sul fu sequestrata e gli schiavi liberati.

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