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	<title>Storia In Rete &#187; In primo piano</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Storia In Rete</description>
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		<title>Corte dell&#8217;Aja: no a risarcimento per vittime italiane dei nazisti</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 17:39:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[corte dell'Aja]]></category>
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		<category><![CDATA[stragi naziste]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.flipnews.org/italia/underground_3/blog/images/storiesmarzabotto.JPG" alt="" width="90" height="90" />La Corte internazionale di giustizia dell&#8217;Aja ha accolto il ricorso della Germania contro l&#8217;Italia per ottenere il blocco delle indennità alle vittime dei crimini nazisti. Secondo la sentenza l&#8217;Italia «ha mancato di riconoscere l&#8217;immunità riconosciuta dal diritto internazionale» a Berlino&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.flipnews.org/italia/underground_3/blog/images/storiesmarzabotto.JPG" alt="" width="90" height="90" />La Corte internazionale di giustizia dell&#8217;Aja ha accolto il ricorso della Germania contro l&#8217;Italia per ottenere il blocco delle indennità alle vittime dei crimini nazisti. Secondo la sentenza l&#8217;Italia «ha mancato di riconoscere l&#8217;immunità riconosciuta dal diritto internazionale» a Berlino per i reati commessi dal Terzo Reich. La lettura della sentenza è durata 80 minuti. La Corte ha accolto tutti i punti di ricorso presentati dalla Germania che accusava l&#8217;Italia e il suo sistema giudiziario di «venire meno ai suoi obblighi di rispetto nei confronti dell&#8217;immunità di uno stato sovrano come la Germania in virtù del diritto internazionale». La Corte dell&#8217;Aja ha poi concordato con la richiesta di Berlino di «ordinare all&#8217;Italia di prendere tutte le misure necessarie» affinché le decisioni della giustizia italiana che contravvengono alla sua immunità siano prive d&#8217;effetto e che i suoi tribunali non pronunzino più sentenze su simili casi».<br />
.<br />
da www.corriere.it del 3 febbraio 2012 <img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/c/c2/Corriere_della_Sera_logo.svg/260px-Corriere_della_Sera_logo.svg.png" alt="Logo di Corriere della SeraCorriere.itCorriere TV" width="156" height="14" /><br />
.</p>
<p>LA CASSAZIONE &#8211; La sentenza arriva dopo che nel 2008 per la prima volta la Corte di Cassazione aveva condannato lo Stato tedesco a risarcire i familiari delle vittime delle stragi compiute durante l&#8217;occupazione tedesca. La Cassazione aveva infatti respinto infatti il ricorso presentato dalla Germania contro la sentenza della Corte d’appello militare di Roma che aveva condannato Berlino a pagare i danni alle parti civili nei processi per l&#8217;eccidio nazista compiuto il 29 giugno 1944 in provincia di Arezzo a Civitella, Cornia e San Pancrazio, in cui vennero trucidate 203 persone, tutte civili e in gran parte donne e bambini. La sentenza della Cassazione a suo tempo era stata considerata un precedente storico sancendo per la prima volta il diritto per le vittime delle stragi naziste ad essere risarcite nell&#8217;ambito di un procedimento penale. Prima di allora c&#8217;erano state solo delle sentenze nelle cause civili per risarcimento danni chiesto dai cosiddetti «schiavi di Hitler». Nessun altro Paese al mondo aveva mai intentato cause di risarcimento nei confronti della Germania in ottemperanza alla clausola dell&#8217;immunità giurisdizionale. Il contenzioso tra Roma e Berlino ha portato all&#8217;iscrizione di un&#8217;ipoteca giudiziaria su Villa Vigoni, centro culturale italo-tedesco in provincia di Como.</p>
<p><object id="polyshowEmbed" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="240" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="name" value="polyshowEmbed" /><param name="align" value="middle" /><param name="flashvars" value="configId=4&amp;configUrl=../content/conf/CorrierePolymediaShow_embedded_400.xml&amp;autostart=false&amp;configAdvLabel=embed&amp;configNielsenLabel=embed&amp;videoId=725f995a-4e72-11e1-af4c-6a00aeffb10f&amp;videoUrl=http://static2.video.corriereobjects.it/widget/content/video/rss/video_725f995a-4e72-11e1-af4c-6a00aeffb10f.rss&amp;logo=http://static2.video.corriereobjects.it/widget/img/logocorriere.png&amp;channelName=DAL%20MONDO&amp;advChannel=Dal%20Mondo&amp;nielsenChannel=Dal%20Mondo&amp;videoChannelLabel=Dal%20Mondo&amp;advTemplateUrl=http://video.corriere.it/widget/content/adv/advtemplate_108.xml&amp;newsPaper=corriere&amp;clickUrl=http://video.corriere.it/" /><param name="src" value="http://static2.video.corriereobjects.it/widget/swf/CorrierePolymediaShow.swf" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="quality" value="high" /><embed id="polyshowEmbed" type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="240" src="http://static2.video.corriereobjects.it/widget/swf/CorrierePolymediaShow.swf" quality="high" allowfullscreen="true" wmode="transparent" flashvars="configId=4&amp;configUrl=../content/conf/CorrierePolymediaShow_embedded_400.xml&amp;autostart=false&amp;configAdvLabel=embed&amp;configNielsenLabel=embed&amp;videoId=725f995a-4e72-11e1-af4c-6a00aeffb10f&amp;videoUrl=http://static2.video.corriereobjects.it/widget/content/video/rss/video_725f995a-4e72-11e1-af4c-6a00aeffb10f.rss&amp;logo=http://static2.video.corriereobjects.it/widget/img/logocorriere.png&amp;channelName=DAL%20MONDO&amp;advChannel=Dal%20Mondo&amp;nielsenChannel=Dal%20Mondo&amp;videoChannelLabel=Dal%20Mondo&amp;advTemplateUrl=http://video.corriere.it/widget/content/adv/advtemplate_108.xml&amp;newsPaper=corriere&amp;clickUrl=http://video.corriere.it/" align="middle" name="polyshowEmbed"></embed></object></p>
<p>MINISTRO DEGLI ESTERI &#8211; Sulla sentenza dell&#8217;Aja è intervenuto anche il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Santagata per il quale l&#8217;Italia «rispetta» la sentenza emessa dalla Corte dell&#8217;Aja anche se «i suoi contenuti non coincidono con le sue posizioni e al tempo stesso intende proseguire ad affrontare insieme alla Germania tutti gli aspetti che derivano dalle dolorose vicende della Seconda Guerra Mondiale».</p>
<p>«COLLABORIAMO CON L&#8217;ITALIA» &#8211; Da Berlino il ministro degli Esteri, Guido Westerwelle, ha commentato all&#8217;Ansa: «Applicheremo tutte le questioni inerenti a questo giudizio in collaborazione con i nostri amici italiani, nello spirito di relazioni bilaterali strette e di piena fiducia». «Accolgo positivamente &#8211; ha detto ancora Westerwelle &#8211; il giudizio odierno della Corte internazionale di giustizia che conferma la nostra concezione del diritto sotto il profilo della immunità degli Stati». «Un chiarimento non era solo nell&#8217;interesse tedesco &#8211; ha aggiunto &#8211; ma piuttosto nell&#8217;interessa della comunità internazionale. È bene che noi abbiamo ottenuto una certezza del diritto».</p>
<p>_________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 4 febbraio 2012</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Il Codice McCartney&#8221; presentato a Roma il 5 febbraio</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 09:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[<div><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://fabiocaironi.files.wordpress.com/2011/10/il-codice-mccartney.png" alt="" width="90" height="120" /> Il Prossimo 5 febbraio 2012 verrà presentato a Roma il nuovo libro di Fabio Andriola e Alessandra Gigante: <strong>Il Codice McCartney</strong> (Rizzoli), dedicato ad una  delle &#8220;leggende&#8221; (che poi come si vedrà, tanto leggenda non è&#8230;) più  famose e complicate del</div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://fabiocaironi.files.wordpress.com/2011/10/il-codice-mccartney.png" alt="" width="90" height="120" /> Il Prossimo 5 febbraio 2012 verrà presentato a Roma il nuovo libro di Fabio Andriola e Alessandra Gigante: <strong>Il Codice McCartney</strong> (Rizzoli), dedicato ad una  delle &#8220;leggende&#8221; (che poi come si vedrà, tanto leggenda non è&#8230;) più  famose e complicate del XX secolo: la presunta morte di Paul McCartney  nel 1966 e la sua sostituzione con un sosia.</div>
<div>La presentazione si terrà presso il Centro Culturale Aldo Fabrizi – San Basilio, Via Corinaldo/angolo Via Treia – Roma</div>
<div><strong><span style="text-decoration: underline;">DOMENICA 5 FEBBRAIO ORE 17:00</span></strong></div>
<div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><br />
<small><a style="color: #0000ff; text-align: left;" href="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;source=embed&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=via+corinaldo++roma&amp;aq=&amp;sll=41.442726,12.392578&amp;sspn=28.481297,67.631836&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Via+Corinaldo,+00156+Roma,+Lazio&amp;t=m&amp;z=14&amp;iwloc=A">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small></strong></p>
<p><strong> </strong><strong> </strong><strong> </strong></p>
</div>
<div><strong>“Cinquantesimo anniversario Love me do 1962 – 2012”</strong>: mostra, presentazione libri, film e musica</div>
<div>
<ul>
<li>- ore 17:00: apertura manifestazione con mostra sui Beatles</li>
<li>-  ore 17:15: Fabio Andriola e Alessandra Gigante presentano “Il Codice  McCartney”. Intervengono Guido Pugnetti, saggista ed esperto di musica e  Giusto Toni esperto di mass media</li>
<li>- ore 18:30: anteprima del film “George Harrison-Living in the material world” di Martin Scorsese</li>
</ul>
</div>
<div>L’iniziativa è organizzata in collaborazione con il “Beatles Fan Club”.L’ingresso è libero.</div>
<div><a href="http://www.centroaldofabrizi.roma.it/" target="_blank">www.centroaldofabrizi.roma.it</a></div>
<div>Per saperne di più sul libro: <a href="http://www.codicemccartney.it/" target="_blank">www.codicemccartney.it</a></div>
<div>___________________________</div>
<div>Inserito su www.storiainrete.com il 2 febbraio 2012</div>
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		<title>La tragedia dimenticata degli italiani di Crimea deportati</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 14:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Deportazioni]]></category>
		<category><![CDATA[gulag]]></category>
		<category><![CDATA[Italiani di Crimea]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Stalin]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.monarchia.it/crimea_2009/crimea_2009.008.jpg" alt="" width="90" height="90" />Il 29 gennaio del 1942, mentre le truppe nazifasciste tentavano di conquistare l&#8217;attuale Ucraina, su ordine di Joseph Stalin iniziò la deportazione degli italiani di Crimea. Circa quattromila persone furono caricate sui carri bestiame e trasferite nei campi di lavoro&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.monarchia.it/crimea_2009/crimea_2009.008.jpg" alt="" width="90" height="90" />Il 29 gennaio del 1942, mentre le truppe nazifasciste tentavano di conquistare l&#8217;attuale Ucraina, su ordine di Joseph Stalin iniziò la deportazione degli italiani di Crimea. Circa quattromila persone furono caricate sui carri bestiame e trasferite nei campi di lavoro dell&#8217;Asia centrale. La maggior parte morì ancora prima di arrivare a destinazione, altri perirono sotto i lavori forzati. Solo un minima parte riuscì a salvarsi. Oggi in Crimea vivono circa 300 tra deportati e loro discendenti. A differenza delle altre minoranze che abitavano nella regione e subirono la stessa sorte, agli italiani non è stato riconosciuto lo status di deportati, né è stata restituita la cittadinanza del paese d&#8217;origine.</p>
<p>.</p>
<p>dal &#8220;Corriere della Sera&#8221; del 27 gennaio 2012 <img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/c/c2/Corriere_della_Sera_logo.svg/260px-Corriere_della_Sera_logo.svg.png" alt="Logo di Corriere della SeraCorriere.itCorriere TV" /></p>
<p><object id="polyshowEmbed" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="240" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="name" value="polyshowEmbed" /><param name="align" value="middle" /><param name="flashvars" value="configId=4&amp;configUrl=../content/conf/CorrierePolymediaShow_embedded_400.xml&amp;autostart=false&amp;configAdvLabel=embed&amp;configNielsenLabel=embed&amp;videoId=a5f50b18-48d4-11e1-b976-995c60acee8e&amp;videoUrl=http://static2.video.corriereobjects.it/widget/content/video/rss/video_a5f50b18-48d4-11e1-b976-995c60acee8e.rss&amp;logo=http://static2.video.corriereobjects.it/widget/img/logocorriere.png&amp;channelName=LE%20INCHIESTE&amp;advChannel=le%20inchieste&amp;nielsenChannel=le%20inchieste&amp;videoChannelLabel=le%20inchieste&amp;advTemplateUrl=http://video.corriere.it/widget/content/adv/advtemplate_108.xml&amp;newsPaper=corriere&amp;clickUrl=http://video.corriere.it/" /><param name="src" value="http://static2.video.corriereobjects.it/widget/swf/CorrierePolymediaShow.swf" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="quality" value="high" /><embed id="polyshowEmbed" type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="240" src="http://static2.video.corriereobjects.it/widget/swf/CorrierePolymediaShow.swf" quality="high" allowfullscreen="true" wmode="transparent" flashvars="configId=4&amp;configUrl=../content/conf/CorrierePolymediaShow_embedded_400.xml&amp;autostart=false&amp;configAdvLabel=embed&amp;configNielsenLabel=embed&amp;videoId=a5f50b18-48d4-11e1-b976-995c60acee8e&amp;videoUrl=http://static2.video.corriereobjects.it/widget/content/video/rss/video_a5f50b18-48d4-11e1-b976-995c60acee8e.rss&amp;logo=http://static2.video.corriereobjects.it/widget/img/logocorriere.png&amp;channelName=LE%20INCHIESTE&amp;advChannel=le%20inchieste&amp;nielsenChannel=le%20inchieste&amp;videoChannelLabel=le%20inchieste&amp;advTemplateUrl=http://video.corriere.it/widget/content/adv/advtemplate_108.xml&amp;newsPaper=corriere&amp;clickUrl=http://video.corriere.it/" align="middle" name="polyshowEmbed"></embed></object></p>
<p>___________________________</p>
<p>VUOI SAPERNE DI PIU&#8217;?</p>
<p>Giulia Giacchetti Boiko &#8211; Giulio Vignoli, <em>L&#8217;olocausto sconosciuto. Lo sterminio degli Italiani di Crimea</em>, Edizioni Settimo Sigillo, Roma, 2008</p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/libreria/">ORDINABILE ATTRAVERSO  LA LIBRERIA VIRTUALE DI STORIA IN RETE</a></p>
<p>90 pagine, 13 euro</p>
<p><img src="http://www.lankelot.eu/sites/default/files/crimeadue.jpg?1262428319" alt="" /></p>
<p>____________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 27 gennaio 2012</p>
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		<title>La Rievocazione Storica incontra &#8220;Storia in Rete&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:56:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[CERS]]></category>
		<category><![CDATA[rievocazione]]></category>
		<category><![CDATA[Storia in Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.cersonweb.org/~i/didat.jpg" alt="" width="90" height="90" />
<p>Far rivivere la Storia non è solo un vezzo per indossare costumi o fare folklore. E’ una maniera scientifica per ricreare sperimentalmente il passato e far progredire le nostre conoscenze su di esso. Ma anche un business che perﬁno in tempi di</p></div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.cersonweb.org/~i/didat.jpg" alt="" width="90" height="90" />
<p>Far rivivere la Storia non è solo un vezzo per indossare costumi o fare folklore. E’ una maniera scientifica per ricreare sperimentalmente il passato e far progredire le nostre conoscenze su di esso. Ma anche un business che perﬁno in tempi di crisi conosce fl essioni minime e che è indicato dalle istituzioni europee come il futuro dell’industria del turismo. A partire da questo numero «Storia in Rete» inizia una collaborazione con «Ars Historiae», la rivista del Consorzio Europeo Rievocazioni Storiche per presentare ai suoi lettori il mondo della Rievocazione in tutti i suoi aspetti.</p>
</div>
<div>.</div>
<div>di Massimo Andreoli, presidente del <a href="http://www.cersonweb.org/webstart/">CERS</a>, da &#8220;<strong><span style="color: #993300;">Storia in Rete</span></strong>&#8221; n. 75</div>
<p>.</p>
<p>La Rievocazione è principalmente un efficace strumento al servizio dei divulgatori, che offre la possibilità di esperienze empiriche a supporto di teorie e studi (si pensi ad esempio a ricostruzioni di armi da getto o di artigliere antiche che altrimenti non avremmo modo di vedere “in azione”), di attività artigianali (attraverso la riscoperta delle antiche tecniche di lavorazione dei diversi materiali), di laboratori didattici (che avvicinano i più giovani alla storia e alla cultura dei luoghi). Ma è anche un modo suggestivo e coinvolgente di farsi “intrattenere” dalla storia, o per meglio dire dalla sua più credibile ed emozionante ipotesi ricostruttiva.</p>
<p>Potersi trovare di fronte ad un cavaliere medievale, ad un volontario risorgimentale, ad un soldato della I o della II Guerra mondiale alle prese con le sue mansioni quotidiane, specialmente se inserito in un  adeguato contesto ambientale, rappresenta sicuramente un’esperienza che da sola stimola chiunque a riprendere in mano un libro, a ritornare sulle proprie convinzioni, a rimettere parzialmente in discussione la propria conoscenza. E questo uno dei motivi per cui credo che la Rievocazione Storica possa interessare molto i lettori di “Storia in Rete”: ma poiché penso che non tutti siano già così esperti o appassionati di Living History, mi corre l’obbligo in questo primo inserto di introdurre cosa sia in effetti la Rievocazione Storica, quali i suoi strumenti principali, i suoi obiettivi, le due finalità.</p>
<p>Secondo la definizione proposta dal CERS e approvata da diversi enti e istituzioni, per Rievocazione Storica si intende quell’attività che, attraverso iniziative d’intrattenimento con personaggi in abiti storici appropriati e allestimenti appositamente realizzati, intende operare un’efficace azione di promozione della conoscenza storica e della cultura locale.</p>
<p>Fare Rievocazione Storica significa, quindi, proporre al pubblico in modo fondato e credibile: avvenimenti, personaggi, mestieri artigianali, rituali civici (ad esempio i Palii) del proprio passato. Pertanto, la Rievocazione Storica non può prescindere da una fase preliminare di studio, ricerca, approfondimento, sperimentazione pratica e/o apprendimento.</p>
<p>Metodologia fondamentale per la fase di studio che deve precedere la realizzazione di qualsivoglia Rievocazione Storica è la corretta lettura e interpretazione delle testimonianze relative al fenomeno storico per il quale si intende allestire l’iniziativa:</p>
<p>a) fonti primarie di ogni tipo (archivistiche, ambientali, iconografiche, orali, ecc.)</p>
<p>b) fonti indirette (testi di storia generale, libri e ricerche di storia locale, ecc.).</p>
<p>Per una più corretta ed esaustiva lettura delle fonti, specie di quelle più antiche, si rende spesso necessario il supporto di uno studioso qualificato (citiamo ad esempio il Docente Universitario in Paleografia).</p>
<p>Ecco quindi un altro esempio di come l’attività rievocativa non possa fare a meno di un costante contatto con il mondo accademico e museale, con il quale poter instaurare una collaborazione bilaterale incentrata sullo scambio di informazioni ed esperienze.</p>
<p>_______________________________________</p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2012/01/articolo-rievocazione.pdf">GUARDA L&#8217;ANTEPRIMA DELL&#8217;ARTICOLO IN PDF</a></p>
<p>L&#8217;articolo di Massimo Andreoli è pubblicato su <a href="http://www.storiainrete.com/5968/edicola/storia-in-rete-numero-75-gennaio-2012/">STORIA IN RETE n. 75</a>, in edicola e in <a href="http://storiainrete.myshopify.com/products/storia-in-rete-n-75">PDF</a></p>
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		<title>Genocidio armeno o algerino? è scontro fra Francia e Turchia</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 23:57:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_NfNYD8bJzzM/SBDyMyQzicI/AAAAAAAAAZU/Vm1ZnSQF0Ys/s400/teste%2Barmeni.jpg" alt="" width="90" height="90" />Assume toni sempre più ruvidi la crisi diplomatica tra Parigi e Ankara, con il premier turco Recep Erdogan che oggi ha accusato la Francia di aver perpetrato un &#8220;genocidio&#8221; durante il periodo coloniale in Algeria all’indomani dell’adozione da parte dell’Assemblea&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_NfNYD8bJzzM/SBDyMyQzicI/AAAAAAAAAZU/Vm1ZnSQF0Ys/s400/teste%2Barmeni.jpg" alt="" width="90" height="90" />Assume toni sempre più ruvidi la crisi diplomatica tra Parigi e Ankara, con il premier turco Recep Erdogan che oggi ha accusato la Francia di aver perpetrato un &#8220;genocidio&#8221; durante il periodo coloniale in Algeria all’indomani dell’adozione da parte dell’Assemblea nazionale parigina della legge che punisce la negazione dei genocidi, incluso quello armeno del 1915. Reazione ritenuta «eccessiva» dalle autorità transalpine, che invitano la Turchia alla «moderazione», ma cercano comunque di ricucire.</p>
<div>.</div>
<div>da &#8220;La Stampa&#8221; del 23 dicembre 2011 <img src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/top/lastampatop2.gif" alt="" width="221" height="34" /></div>
<div>.</div>
<div id="_mcePaste">«Si stima che il 15% della popolazione algerina è stata massacrata dai francesi a partire dal 1945. Si tratta di un genocidio», ha accusato Erdogan in una conferenza stampa a Istanbul, alludendo alle violenze commesse dai francesi durante il processo di indipendenza dell’Algeria tra il 1945 e il 1962. Poi l’affondo diretto e violento contro il presidente francese Nicolas Sarkozy e la sua famiglia: «Se Sarkozy non sa che c’è stato un genocidio, può chiederlo a suo padre, Pal Sarkozy, che è stato legionario in Algeria negli anni ’40». «Sono sicuro che (Pal Sarkozy, ndr.) ha molte cose da raccontare a suo figlio sui massacri commessi dai francesi in Algeria», ha detto ancora Erdogan, aggiungendo: «Gli algerini sono stati bruciati collettivamente nei forni. Sono stati martoriati senza pietà». A cinque mesi dalle presidenziali del 2012, «Sarkozy &#8211; ha tagliato corto Erdogan &#8211; comincia a cercare vantaggi elettorali utilizzando l’odio contro il musulmano e il turco. Il voto francese, un Paese dove vivono circa 5 milioni di musulmani, ha chiaramente mostrato a che punto il razzismo, la discriminazione e l’islamofobia hanno raggiunto dimensioni pericolose in Francia e in Europa».</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Da Praga, dove si trova per i funerali di Vaclav Havel, Sarkozy ha spiegato che la Francia non dà e non accetta lezioni, cercando comunque di buttare acqua sul fuoco. «Io rispetto le convinzioni dei nostri amici turchi, è un grande Paese, una grande civiltà, ma bisogna rispettare le nostre», ha detto il presidente. «La Francia &#8211; ha aggiunto &#8211; non dà lezioni a nessuno, ma non vuole riceverne». «Penso che questa iniziativa non fosse opportuna, ma il parlamento ha votato. Cerchiamo adesso di riprendere rapporti pacifici. Sarà difficile, ne sono consapevole, ma il tempo farà il suo lavoro», gli ha fatto eco il ministro degli Esteri, Alain Juppè giudicando al contempo «eccessive» le dichiarazioni di Erdogan. Ma «ci sono molte ragioni per mantenere tra Francia e Turchia relazioni di fiducia e anche di amicizia, quindi invito al sangue freddo e alla moderazione». Da parte sua, Pal Sarkozy, il padre del presidente chiamato in causa da Erdogan, ha detto di non essere «mai stato in Algeria». Stamani l’ambasciatore turco a Parigi è rientrato in patria per «consultazioni». Mentre a Istanbul ci sono state alcune proteste anti-francesi. Il testo approvato ieri dall’Assemblea nazionale prevede un anno di prigione e 45.000 euro di ammenda per chi nega il genocidio armeno, che la Francia ha riconosciuto nel 2001. Oltre a richiamare in patria l’ambasciatore, Ankara ha annunciato il congelamento della cooperazione politica e militare tra i due Paesi, alleati nella Nato. Le sanzioni contro Parigi non riguardano però gli scambi commerciali o le attività delle aziende francesi in Turchia, anche se Erdogan non esclude ulteriori misure restrittive. Il volume bilaterale degli scambi ha raggiunto i 12 miliardi di euro nel 2012.</div>
<p>______________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 24 dicembre 2011</p>
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		<title>Serve un museo del Ventennio (senza fare apologia)</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 12:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.archiviofotograficoluigileoni.com/public/stock/195.jpg" alt="" width="90" height="90" />Archiviato (o quasi) il centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, già si profila un ben più scomodo anniversario, il novantesimo della Marcia su Roma, che non sarà certamente celebrato, ma sicuramente ricordato con prevedibili polemiche. A far discutere sarà anche la proposta, lanciata sul prossimo numero di &#8220;Storia In rete&#8221;, di un museo dedicato all’Italia durante il ventennio, o per lo meno di una sezione su quel periodo all’interno di un museo di Storia nazionale. Sull’esempio di quanto è stato fatto a Bonn dal Museo di storia della Germania, dove l’anno scorso fu anche allestita una mostra di grande successo su Hitler.</p>
<p>.</p>
<p>di Dino Messina dal blog del &#8220;Corriere della Sera&#8221; &#8220;La nostra storia&#8221; del 18 dicembre 2011</p>
<p><img src="http://lanostrastoria.corriere.it/la_nostra_storia.jpg" alt="La nostra storia" width="372" height="63" /></p>
<p>.</p>
<p>A promuovere l’idea, in un’intervista di Emanuele Mastrangelo sul mensile diretto da Fabio Andriola, sarà Marco Pizzo, direttore del museo del Risorgimento di Roma, che ne aveva già parlato in ottobre a Radio 24 nella trasmissione Melog 2.0 di Gianluca Nicoletti. C’è chi ancora pensa che un’iniziativa di questo tipo possa contribuire a dare una visione positiva del regime, se non configurarsi come apologia del fascismo. E argomenta che, a differenza della Germania, il nostro Paese non ha mai fatto i conti con il proprio passato. Saremmo quindi ancora immaturi. Niente di più sbagliato, perché dopo decenni di studi e dibattiti storiografici ampiamente maturati dall’opinione pubblica, le famose rimozioni (dell’una e dell’altra parte) sono state spazzate via. Il fascismo è storia a tutti gli effetti e come tale può essere rappresentato non soltanto attraverso film drammatici o caricaturali, ma in un museo o in una sezione di un museo di storia nazionale (che l’Italia inspiegabilmente non ha ancora realizzato) dove a parlare sarebbero i documenti veri (fotografie, opere d’arte, documentari filmati, reperti e cimeli di varia natura). Un buon punto di partenza potrebbe essere costituito dalle 24 casse custodite a Roma presso l’Archivio centrale dello Stato, dove è raccolto parte del materiale utilizzato per la spettacolare «Mostra della rivoluzione fascista» inaugurata il 28 ottobre 1932 al Palazzo delle esposizioni nel decennale dell’avvento del regime. Quei documenti, classificati venti anni fa, sono a disposizione degli storici. È tempo di mostrarli a tutti gli italiani. Senza paura di apologie.</p>
<p>_____________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete. com il 18 dicembre 2011</p>
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		<title>Siamo oramai un paese a sovranità (assai) limitata?</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 10:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="https://lh5.googleusercontent.com/--hBzI4rRipg/TjbOofDBzDI/AAAAAAABV-g/7ysy-A5yXBQ/C360_2011-08-01%2B18-04-06.jpg" alt="" width="90" height="90" />Come le persone, gli Stati hanno un cervello (sovranità e politica estera), un cuore (le forze armate) e visceri (economia e società), che insieme ne formano l’identità. L’Unione Europea dall’Atlantico alla Polonia non ebbe e non ha né cervello né cuore. I suoi visceri sono malandati. Basata su Costituzione logorroica e senz’ anima (il Trattato del 29 ottobre 2004 ne ignora le radici greco-romane-cristiane, liquidate  come “eredità culturali, religiose e umanistiche”), l’Europa crolla per l’incomponibile  conflitto tra eurozona e Gran Bretagna, un impero fondato sulla sterlina. L’Unione non ha sovranità né politica estera né, meno ancora, forze armate unitarie. Francia e Inghilterra si guardano bene dal mettere loro armi (a cominciare dall’arsenale nucleare) a servizio dell’Unione.</p>
<p>.</p>
<p>di Aldo A. Mola da &#8220;Il Giornale del Piemonte&#8221; dell&#8217;11 dicembre 2011  <img src="http://www.ilgiornaledelpiemonte.com/img/testata_GDPx.jpg" alt="" width="276" height="18" /></p>
<p>.</p>
<p>Ogni Stato fa la propria politica estera. Lo si è veduto nella tragedia della Libia. Scatenato il caos, completo di linciaggio efferato di  Gheddafi (un evento che non può essere declassato a “episodio”: la Nato e l’ONU se ne lavarono le mani lorde di sangue), ciascuno ha mirato e mira a procacciarsi una parte di bottino. E’ evidente la contrapposizione tra gli Stati Uniti d’America (incapaci di tener le briglie dell’America centro-meridionale) e l’Europa, coinvolta in operazioni belliche (dall’Iraq all’Afghanistan) dai costi crescenti e dagli esiti deludenti, tanto più  in presenza di un Vicino Oriente niente affatto pacificato e mentre il  mondo islamico è una polveriera  in cui gareggiano l’Iran  degli ayatollah e la Turchia  di Ahmed Davutoglu,  che sogna un nuovo impero ottomano-islamico alternativo a quello dell’Arabia Saudita, costruito coi petrodollari.</p>
<p>Purtroppo il grosso dell’informazione si occupa quasi esclusivamente di visceri meno nobili: la contabilità spicciola spacciata come alta politica. Però i cittadini scoprono costernati di essere a “sovranità limitata”, come un tempo i Paesi del Patto di Varsavia.  Dopo anni di orchestrato discredito della dirigenza elettiva a tutti i livelli, il presidente della repubblica ha infatti affidato il governo a un manipolo di consulenti. Privi di investitura popolare e lontanissimi dal segnare la svolta che gl’ingenui se ne attendevano (una cosa è parlare, un’altra è fare, col supporto di un buon margine di consenso), in un mese dall’insediamento il governo in carica non ha saputo parlare né al cervello né al cuore.</p>
<p>Motivo in più per ricordare che solo con l’unificazione nazionale del 1859-1870 l’Italia conquistò, e a fatica, il rango di protagonista della Comunità internazionale e lo esercitò con pienezza sino al 1915. L’intervento nella grande guerra, quasi un secolo fa, mise a nudo i suoi punti di forza e di debolezza. Nel 1918 gli italiani vinsero sul campo e nel 1931 con l’Istituto per la Ricostruzione Industriale risposero in modo autonomo e originale alla Grande Depressione. Un decennio dopo, però, a confini ancor quasi inviolati, il governo Badoglio abdicò alla sovranità nazionale, sottoscrivendo la resa incondizionata (non “armistizio”): clausole dure e mortificanti, ribadite dal Trattato del 10 febbraio 1947, che ignorò il concorso degli italiani alla guerra di liberazione, ridusse l’Italia e sovranità limitata e perciò ebbe il voto contrario dei liberali veri, come Benedetto Croce.</p>
<p>Lì finì la Terza Italia, sulle cui rovine si ersero clericali e comunisti, divisi su tutto tranne che nella lotta contro le forze nazionali cresciute nell’età della monarchia statutaria: i liberaldemocratici (repubblicani inclusi) e i  socialriformisti, uniti nell’impegno a subordinare cervello e cuore al Parlamento, espressione delle libere scelte dei cittadini, tutt’altra cosa dal “centralismo democratico” dei comunisti e dalle oligarchie finanziarie che generarono e alimentarono il comunismo sovietico.</p>
<p>Che cosa rimane dell’età liberale? In quasi settant’anni di repubblica è stato   sperperato il patrimonio morale e civile accumulato da Risorgimento e Terza Italia, da europeismo e pacifismo costruttivo: il movimento federalista europeo, l’entusiasmo originario per l’ONU.</p>
<p>Acclamato come arbitro supremo e salva-Italia, il  governo del “podestà forestiero” appare nient’altro che una grigia sospensione del principio costitutivo della Nuova Italia, una gelida stagione di oblio della sovranità di un popolo in cerca di un progetto politico e capace di capire e decidere “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. L’Italia deve ritrovare il primato della politica: cervello e cuore.</p>
<p>___________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 12 dicembre 2011</p>
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		<title>Il capitalismo ha fallito: una crisi dalle radici lontane</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 08:14:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.comunistiuniti.it/wp-content/uploads/2011/02/Capitalistpyramid_poster.jpg" alt="" width="90" height="90" />Nel prepararci ad affrontare il quarto anno di crisi finanziaria globale, appare sempre più chiaro che il patto economico e politico che sta alla base della nostra società postbellica è ormai in pieno disfacimento. Non è più il caso</div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.comunistiuniti.it/wp-content/uploads/2011/02/Capitalistpyramid_poster.jpg" alt="" width="90" height="90" />Nel prepararci ad affrontare il quarto anno di crisi finanziaria globale, appare sempre più chiaro che il patto economico e politico che sta alla base della nostra società postbellica è ormai in pieno disfacimento. Non è più il caso di interrogarsi su quando le nostre società torneranno alla normalità, perché ciò non avverrà. Né dovremmo chiederci quando finirà la crisi, perché è destinata a prolungarsi forse per decenni. Ed è una crisi che cambierà la vita della stragrande maggioranza della popolazione più radicalmente di quanto non abbia fatto la fine della Guerra fredda o l&#8217;11 settembre.</div>
<div id="_mcePaste">.</div>
<div>di Adam Haslett sul &#8220;<a style="text-decoration: none; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #cc0000; padding: 0px; margin: 0px; border: 0px initial initial;" href="http://www.corriere.it/" target="_blank">Corriere della Sera</a>&#8221; del 6 dicembre 2011 <img src="http://images2.corriereobjects.it/images/static/common/logohome-big.gif?v=20111114070437" alt="Corriere della Sera" width="215" height="31" /></div>
<div>.</div>
<div>Per due decenni e mezzo dopo la Seconda guerra mondiale, l&#8217;Occidente ha conosciuto un periodo di straordinaria espansione economica. Ma già dagli ultimi anni 60, questa avanzata aveva cominciato a segnare il passo. Come ha di recente affermato Wolfgang Streeck, amministratore delegato dell&#8217;Istituto Max Planck per gli studi sociali, il rallentamento della crescita ha innescato, nel sistema capitalistico, crisi a ripetizione. Prima fra tutte, l&#8217;inflazione. Dovendo fronteggiare la recessione dei primi anni 70, i governi hanno preferito stampare denaro per stimolare i consumi e tenere a bada la disoccupazione.</div>
<div id="_mcePaste">Ma entro la fine del decennio l&#8217;inflazione aveva strangolato i nuovi investimenti, facendo aumentare la disoccupazione. Nei primi anni 80, ancora una volta davanti allo spettro della recessione, i governi hanno fatto ricorso alla spesa pubblica, gonfiando il deficit dello Stato per rilanciare i consumi, Usa e Gran Bretagna in particolare hanno ingaggiato un braccio di ferro con i sindacati nel tentativo di ostacolare le loro richieste di aumenti salariali.</div>
<div id="_mcePaste"></div>
<div>Però, già nei primi anni 90, debito pubblico e difficoltà di bilancio avevano cominciato a innervosire i mercati finanziari. Nel tentativo di sostenere la crescita e al contempo ridurre il deficit, sia Washington che Londra hanno liberalizzato in maniera decisiva il settore finanziario.</div>
<div id="_mcePaste">Lasciando carta bianca ai finanzieri di inventarsi e immettere sul mercato un&#8217;infinità di nuovi strumenti di gestione del debito privato, i governi hanno distolto lo sguardo dagli Stati sovrani, preferendo chiedere prestiti da aziende e individui in grado di finanziare i loro consumi (e speculazioni), finendo per indebitare le future generazioni.</div>
<div id="_mcePaste"></div>
<div>Ne sono venute fuori due bolle degli asset, la prima nel settore informatico e la seconda nel mercato immobiliare americano, provocando il crollo di Lehman Brothers nel 2008 e dando avvio all&#8217;attuale crisi. Pertanto, se consideriamo il contesto storico, è lecito affermare che ciò che è in fase di sviluppo non può definirsi semplicemente una contrazione particolarmente grave del ciclo economico ordinario, destinata a esaurirsi.</div>
<div id="_mcePaste">No, oggi assistiamo all&#8217;accelerazione di una crisi endemica delle economie occidentali che va aggravandosi da un quarantennio, man mano che si è tentato di ripetere i successi economici, considerati «normali», di quello che era in realtà un periodo storico anomalo, ovvero gli anni del dopoguerra. Inoltre, nel corso degli ultimi due decenni, l&#8217;industria finanziaria, sgravata da ogni vincolo, si è conquistata un potere politico talmente grande da bloccare qualsiasi riforma delle sue operazioni, in particolare su scala globale, dove sono indispensabili, imponendo la pratica della distribuzione verso l&#8217;alto dei profitti raccolti.</div>
<div id="_mcePaste">Negli Usa, stagnazione economica e ripartizione sempre più oligarchica della ricchezza hanno innescato proteste popolari su una scala che non si vedeva dagli anni 60. Nel frattempo in Europa l&#8217;euro rischia di sparire e l&#8217;intero progetto postbellico di integrazione potrebbe da un momento all&#8217;altro inserire la marcia indietro, molto più in fretta di quanto si possa immaginare. I governi tecnici insediati in Grecia e Italia sono probabilmente condannati al fallimento perché le misure varate non sono legittimate dal suffragio popolare.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Negli Usa, l&#8217;egemonia del mercato si fa sentire attraverso i contributi illimitati che il mondo finanziario e industriale può offrire alla campagna elettorale, e tramite le pressioni esercitate sul Congresso si rivela capace di aggirare e vanificare le scelte popolari a favore di una più equa ridistribuzione della ricchezza. Sia al di qua che al di là dell&#8217;Atlantico, le esigenze delle élite finanziarie si scontrano con la volontà popolare, apertamente ignorata.</div>
<div id="_mcePaste">Se dovessero radicarsi, tali tendenze potrebbero sfociare in un assetto politico non più riconoscibile come democrazia, dando vita a un sistema capitalistico, sì, ma non democratico. È assai poco rincuorante constatare che l&#8217;attuale crisi non rappresenta che un semplice ingranaggio nell&#8217;evoluzione storica complessiva del capitalismo occidentale, che continua a ridistribuire la ricchezza verso l&#8217;alto, a indebolire le istituzioni democratiche e a concentrare il potere nelle mani di pochi individui. È questa forza trascinante che continuerà a influenzare la nostra vita nei prossimi decenni, non le vicende altalenanti delle odierne difficoltà economiche. E se per il momento non è possibile imbrigliare questa forza, non ci resta che sforzarci di comprenderla con maggior chiarezza.</div>
<div>________________________</div>
<div>Inserito su www.storiainrete.com il 7 dicembre 2011</div>
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		<title>2 dicembre: presentazione de &#8220;Il Codice McCartney&#8221; a Roma</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 16:25:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Beatles]]></category>
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		<category><![CDATA[Paul Is Dead]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/shared_libri/cover/medium/1704751_0.jpg" alt="" width="90" height="140" />Venerdì 2 dicembre 2011 alle ore 19,30 verrà presentato alla Biblioteca Comunale &#8220;Enzo Tortora&#8221; di Roma il volume &#8220;Il Codice McCartney&#8221;, di Fabio Andriola e Alessandra Gigante (Rizzoli). Interverranno Federica Gentile (giornalista), Guido Pugnetti (saggista) e Giusto Toni (esperto di&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/shared_libri/cover/medium/1704751_0.jpg" alt="" width="90" height="140" />Venerdì 2 dicembre 2011 alle ore 19,30 verrà presentato alla Biblioteca Comunale &#8220;Enzo Tortora&#8221; di Roma il volume &#8220;Il Codice McCartney&#8221;, di Fabio Andriola e Alessandra Gigante (Rizzoli). Interverranno Federica Gentile (giornalista), Guido Pugnetti (saggista) e Giusto Toni (esperto di mass media).</p>
<p>PID: un acronimo fitto di mistero che in tre lettere condensa una delle storie più discusse degli ultimi cinquantanni. Paul is dead, ovvero Paul McCartney sarebbe morto il 9 novembre 1966 in un incidente stradale, costringendo compagni e produttore a mettere al suo posto un sosia che a tutt’oggi vive la sua vita. Verità o montatura? Complotto o allucinazione dovuta all’isteria collettiva che circondava i Beatles? Oggi queste domande che hanno ossessionato fan ed esegeti trovano una risposta precisa, perché per la prima volta l’ipotesi di un “secondo Paul” è stata messa a confronto con la scienza. Fabio Andriola e Alessandra Gigante hanno infatti avuto un’idea: sottoporre le foto di Paul McCartney “prima” e “dopo” l’incidente alle più sofisticate prove tecniche e scientifiche: analisi grafologiche, identificazione antropometrica, perizie vocali, tutti metodi che hanno ormai raggiunto livelli di precisione tali che i risultati vengono comunemente usati come prove nei tribunali. “Il Codice McCartney” ripercorre la carriera dei Beatles in quei fatidici anni e analizza uno per uno gli eventi salienti, le domande senza risposta, le tracce nascoste sulle copertine degli album e nei versi delle canzoni. Prende nota delle strane coincidenze: l’improvvisa assenza dai palcoscenici, la riluttanza a concedersi ai fotografi, il nuovo look, la maturazione musicale improvvisa con capolavori come Let It Be e Hey Jude, e moltissimi altri indizi.</p>
<h1 style="text-align: center;"><a href="http://www.codicemccartney.it/">www.codicemccartney.it</a></h1>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-snc7/381937_10150418399797920_45061092919_8304497_1694419170_n.jpg" alt="" /></p>
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		<title>«Concittadini amici e fratelli, compriamoci il debito pubblico!»</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 00:24:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[decadenza]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://images.corriereobjects.it/gallery/Economia/2011/11_Novembre/obbligazioni/1/img_1/buoni13_672-458_resize.jpg" alt="" width="90" height="90" />Giuliano Melani è un cittadino italiano, un cinquantenne di Pistoia che la politica ha provato a frequentarla qualche anno fa animando, nella sua città, una lista civica e di finanza di occupa per lavoro nella sua agenzia di leasing. Giuliano&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://images.corriereobjects.it/gallery/Economia/2011/11_Novembre/obbligazioni/1/img_1/buoni13_672-458_resize.jpg" alt="" width="90" height="90" />Giuliano Melani è un cittadino italiano, un cinquantenne di Pistoia che la politica ha provato a frequentarla qualche anno fa animando, nella sua città, una lista civica e di finanza di occupa per lavoro nella sua agenzia di leasing. Giuliano ha pagato di tasca sua un&#8217; intera pagina del <em>Corriere della Sera </em>per rivolgere un appello agli italiani: <a href="http://media2.corriere.it/corriere/pdf/2011/giuliano_melani2.pdf"><span style="text-decoration: underline;">«Concittadini amici e fratelli, compriamoci il debito!»</span></a> . Come? «Sottoscrivendo i nostri titoli di Stato». Perchè? «Per uscire dalla crisi, per non svendere il Paese, per fare a meno del governo e dell&#8217;Europa» sostiene lui che racconta di credere talmente a fondo in questa iniziativa da aver sfidato, tra le altre cose, l&#8217; ironia del figlio ventenne che ha (affettuosamente) cercato di evitargli la spesa, l&#8217;esposizione mediatica o forse una delusione.</p>
<p>.</p>
<p>di Paola Pica, dal Corriere della Sera del 4 novembre 2011 <img src="http://images2.corriereobjects.it/images/static/common/logohome-big.gif?v=20110224150834" alt="Corriere della Sera.it" width="215" height="31" /></p>
<p>.</p>
<p><strong>«NON SONO DELLA VALLE» </strong>- Spiega Melani citando il recente <em>j&#8217;accuse</em> alla politica del patron della Tod&#8217;s, anch&#8217;esso diffuso come avviso a pagamento sui principali quotidiani: «Io non sono Diego Della Valle, ma voglio essere uno dei portatori sani della soluzione. Questo appello mi è costato un botto, per favore non fatene carta da macero!». Melani non è pentito della spesa: «Non si può pensare sempre di fare la &#8220;rivoluzione dopo pranzo&#8221;, ci sono stati uomini e donne che hanno dato la vita per questo Paese e per la libertà, noi possiamo almeno dare un po&#8217; di soldi».</p>
<p><strong>«POSSIAMO FARCELA»</strong> &#8211; «Sono convinto che ce la possiamo fare, basta andare in banca e ordinare Bot e Btp, ognuno di noi per quanto può dare e chi più ha più metta» dice ancora Melani raggiunto al telefono. «L&#8217;idea mi è venuta l&#8217;altra mattina, mi sono svegliato presto con questo pensiero in testa e una gran voglia di comunicarlo ai miei concittadini». Interesse per la politica? «Beh, domani ho un impegno&#8230;A parte gli scherzi sì sono interessato alla politica, nel senso che sento l&#8217;emergenza del momento. Non mi sento rappresentato da questo governo e non so se sarò rappresentato dal prossimo».</p>
<p><strong>WAR BOND </strong>- I toni accorati ricordano a tratti persino quelli della propaganda per i prestiti di guerra, le emissioni di obbligazioni per finanziare l&#8217;esercito viste in tanti Paesi nella prima e nella seconda guerra mondiale, specie là dove Melani invita a comprare Bot, Cct e Btp «al tasso più basso possibile. Compriamoli anche a tasso zero». Il paragone non irrita Melani: «È proprio così e del resto la situazione è drammatica». Niente speculazioni, dunque, ma puro investimento patriottico. «Mandiamo a ruba i nostri titoli di Stato, facciamo uno sforzo, compriamo il nostri debito»</p>
<p><strong>DUE CONTI </strong>- La struttura del debito pubblico italiano, 1.900 miliardi di euro circa, ragiona Melani, è tale per cui la scadenza media è a 7/8 anni e ogni anni ci viene richiesto di rinnovare il debito per 260/270 miliardi: «Sono circa 4.500 euro a testa: lo so che le medie ci fanno fessi ma state sicuri che molte persone dispongono di queste cifre» . «Vi giuro che ci conviene, negli ultimi due anni sono state poste in essere manovre per 200 miliardi, sono andati tutti perduti perchè nel frattempo sono saliti i tassi d&#8217;interesse sul debito».</p>
<p><strong>«NESSUNO PUO&#8217; DIRSI INNOCENTE»</strong> &#8211; «Il nostro problema sono i debiti» contratti anche a causa dei comportamenti non corretti di ognuno di noi: «Quando non abbiamo pagato le giuste imposte, quando ci siamo riempiti di medicinali che abbiamo regolarmente buttato, quando abbiamo eletto persone inadeguate, quando non ci siamo messi a disposizione». Ma «vivaddio siamo stati anche liberi», «e siamo speciali, anche se ora ci sentiamo invecchiati» e c&#8217;è «una sola cosa da fare subito per tornare a salite le nostre azioni e i nostri beni: comprare il debito. Saremo ricompensati mille volte di quel poco che non abbiamo nemmeno speso &#8211; conclude Melani &#8211; ma prestato al nostro grande Paese, l&#8217;Italia».</p>
<p>_________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 5 novembre 2011</p>
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