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	<title>Storia In Rete &#187; Luci rosse e rosa</title>
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		<title>La vita sessuale segreta delle star di Hollywood</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 10:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_cX1sMnYi5zU/THbTOQo2yqI/AAAAAAAAA-Q/NPYlPmmkUTU/s400/VivienLeigh.jpg" alt="" width="90" height="90" />«Ho bisogno di un uomo. Un giovane uomo», confessò Vivien Leigh a George Cukor. «Riferisco a Scotty», disse Cukor, sapendo che il marito della star era in Inghilterra e dunque impossibilitato a soddisfare Vivien e sapendo anche che Scotty avrebbe&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_cX1sMnYi5zU/THbTOQo2yqI/AAAAAAAAA-Q/NPYlPmmkUTU/s400/VivienLeigh.jpg" alt="" width="90" height="90" />«Ho bisogno di un uomo. Un giovane uomo», confessò Vivien Leigh a George Cukor. «Riferisco a Scotty», disse Cukor, sapendo che il marito della star era in Inghilterra e dunque impossibilitato a soddisfare Vivien e sapendo anche che Scotty avrebbe trovato la persona giusta per appagare le voglie della diva. Come si può ben intuire già da questo piccolo squarcio di verità i vizi e i peccati della Hollywood della prima ora non avevano nulla da invidiare alle donne cougar e ai toy boy, ai bunga bunga e a tutto quello che è venuto dopo. Ad eccezione del fatto che c’era più discrezione, forse meno volgarità e soprattutto c’era Scotty Bowers, l’ex marine che ha visto dal buco della serratura la vita segreta e privata delle stelle di Hollywood. E che ora confessa tutto.<br />
.<br />
di Emanuela Di Pasqua, su www.corriere.it del 31 gennaio 2012 <img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/c/c2/Corriere_della_Sera_logo.svg/260px-Corriere_della_Sera_logo.svg.png" alt="Logo di Corriere della SeraCorriere.itCorriere TV" width="156" height="14" /></p>
<p>.<br />
TUTTO INIZIO’ CON LA STAZIONE DI SERVIZIO &#8211; Scotty Bowers, ottantottenne ex marine dell&#8217;esercito americano, racconta infatti in un libro intitolato esplicitamente Full Service: My Adventures in Hollywood and the Secret Sex Lives of the Stars di come, al termine della Seconda Guerra Mondiale, arrivò a Hollywood e iniziò a lavorare in una stazione di servizio. Galeotto fu un incontro casuale alla stazione di servizio con Walter Pidgeon (attore canadese protagonista tra gli altri del film Mrs Miniver), che gli propose venti dollari per un servizio «extra». Da quel giorno si sparse la voce e Scotty, all’età di ventitre anni, iniziò a frequentare molte delle star dell&#8217;epoca, tra i quali Cary Grant, Rock Hudson, Vivien Leigh, Katharine Hepburn e persino il Duca e la Duchessa di Windsor, divenute nell’America di quegli anni vere e proprie icone di glamour. Partecipava alle loro avventure piccanti e soprattutto organizzava la loro vita sessuale, procurando tempestivamente ragazzi o ragazze a seconda dei gusti e delle inclinazioni dei suoi amici-clienti. <img class="alignright" src="http://i.dailymail.co.uk/i/pix/2012/01/30/article-2093684-11840C26000005DC-758_306x465.jpg" alt="" width="184" height="279" /></p>
<p>BASTA CON IL SILENZIO &#8211; Mr. Bowers dichiara di non avere scritto prima il suo libro (che uscirà negli Usa il 14 febbraio prossimo, pubblicato da Grove Press e scritto con il documentarista Lionel Friedberg) per non ferire le persone citate nei suoi racconti, ormai tutte decedute. Ora effettivamente tutto è caduto in prescrizione e il velo può essere tranquillamente alzato. L’ex marine fu presentato al Duca di Windsor e alla moglie Wallis Simpson dal fotografo Cecil Beaton. Da lì in poi iniziò la lenta e inesorabile ascesa tra l’élite del tempo e venne a contatto inevitabilmente con i peccati più inconfessabili.</p>
<p>LO SAPEVATE CHE…- Entrò talmente in confidenza con la coppia reale da rivolgersi loro con i nomignoli Eddy e Wally. Eddy amava i ragazzi e Wally le ragazze. Entrambi però non disdegnavano le orge selvagge. E poi c’era Katharine Hepburn, dai voraci appetiti saffici. L’ottantottenne dichiara di aver procurato alla Hepburn nel corso di tutto il suo lavoro circa 150 ragazze. Rita Hayworth invece aveva una spiccata propensione per l’uomo macho ed era insaziabile. I dettagli piccanti di quegli anni superano quasi le rivelazioni di Hollywood Babylon, di Kenneth Anger, che uscì nel 1965 (ma fu autorizzato solo dieci anni dopo) mettendo a nudo (è proprio il caso di dirlo) mezza Hollywood. Ora Scotty Bowers vive in una casetta nel quartiere di Hollywood Hills. Con la moglie Lois, sposata ventisette anni fa.</p>
<p>_____________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 3 febbraio 2012</p>
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		<title>Venezia, quando le escort si chiamavano cortigiane</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 08:52:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Luci rosse e rosa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-TrPISEXK-4k/TbEn8WFOXGI/AAAAAAAAAXU/5eh6pFt3Yl0/s1600/Veronica+Franco.jpg" alt="" width="90" height="90" />Erano cortigiane e non escort, ma alla fin fine il mestiere sempre quello era. Con una fondamentale differenza, però: le cortigiane della Venezia cinquecentesca – al tempo meta di turismo sessuale da tutta Europa – non erano ragazzine spiantate che&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-TrPISEXK-4k/TbEn8WFOXGI/AAAAAAAAAXU/5eh6pFt3Yl0/s1600/Veronica+Franco.jpg" alt="" width="90" height="90" />Erano cortigiane e non escort, ma alla fin fine il mestiere sempre quello era. Con una fondamentale differenza, però: le cortigiane della Venezia cinquecentesca – al tempo meta di turismo sessuale da tutta Europa – non erano ragazzine spiantate che cercavano un posto al sole nel mondo dello spettacolo, ma raffinate donne di cultura in grado di comporre versi, suonare, cantare, recitare. Avevano molto più a che fare con le geishe giapponesi che con olgettine e arcorine varie.</p>
<p>.</p>
<p>di Alessandro Marzio Magno da Linkiesta del 2 ottobre 2011 <img src="http://www.linkiesta.it/sites/all/themes/lkblog/logo.png" alt="Home" width="140" height="27" /></p>
<p>.</p>
<p><strong>La più celebre e celebrata cortigiana dell’epoca, <a href="http://www.linkiesta.it/escort#">Veronica Franco</a> – ritratta dal Tintoretto –</strong> intrattenne per una notte Enrico III, re di Francia, in visita a Venezia (dopodiché le sue tariffe s’impennarono) e gli regalò tre sonetti composti per l’occasione in suo onore. Il suo talento letterario è apprezzato da Benedetto Croce: «Veronica Franco merita un posto nella storia letteraria italiana, impersona veramente in una sua particolare manifestazione lo spirito del Rinascimento». Il filosofo liberale, proprietario di una rarissima edizione delle Lettere di Veronica Franco in originale, decide di ristamparle, nel 1949, sostenendo che vadano ribaltati i termini: non cortigiana che compone anche versi, ma autentica poetessa che incidentalmente è anche cortigiana.</p>
<p><strong>Veronica, che nasce nel 1546 e muore nel 1591, è il top del top fra le cortigiane “oneste” </strong>(parola che, in base all’etimo latino, non significa in questo caso “virtuosa”, ma “dignitosa”, ovvero arrivata, di successo) in grado di attirare visitatori stranieri che vengono a Venezia solo per vederla, e tanto ricca da pagare tasse elevatissime (il francese Thomas Croyat scriverà che le imposte versate dalle prostitute veneziane in cambio della tolleranza sono in grado di mantenere una squadra navale). Alle cortigiane oneste – ricche, ammirate e rispettate – si contrappongono le “prostitute da lume” (così chiamate perché per farsi riconoscere accendevano una candela alla finestra) povere donne che praticavano tariffe decisamente più basse. La stessa differenza che ci può essere oggi tra una nigeriana che batte lungo un viale e una escort che si accompagna a un ricco imprenditore. Le cortigiane scelgono il cliente, non vengono scelte e in molti casi non sono obbligate a intraprendere quella strada per motivazioni puramente economiche (la stessa Franco proviene da una famiglia di buon livello, proprietaria di varie case).</p>
<p><strong>Diventare cortigiana nella Venezia cinquecentesca ha una portata ben diversa, </strong>significa sottrarsi all’alternativa tra maritar e monacar, dove il matrimonio poteva rivelarsi una gabbia ben più ferrea del convento. Noi abbiamo in mente la Venezia del Settecento, libertina e priva di inibizioni, dove le ricchissime nobildonne talvolta si prostituivano per il piacere di trasgredire (accadeva anche a Parigi, dove principesse di sangue reale, di notte si travestivano da prostitute e si vendevano nei bordelli per il puro gusto di farlo); la città di due secoli prima, invece, aveva una doppia morale e le donne di buona reputazione erano praticamente segregate. Una ragazza da marito usciva di casa due volte all’anno, a Natale e Pasqua, per andare a messa, velata in modo che non si vedesse il viso e accompagnata dai maschi di casa (capito? Velata e accompagnata da un uomo, tanto per richiamare altri temi attuali). E anche una volta sposate, «i signori tappano le loro donne tra le pareti domestiche come polli nella stia», scriveva il medesimo Croyat. Il che, in ogni caso, non impediva che, uscite di casa, se ne andassero in giro a petto nudo: le gentildonne «vanno mostrando il seno, e questo sia le vecchie che le giovani», scrive un altro viaggiatore. Ovviamente anche le meretrici lo facevano e questo spiega perché Venezia fosse diventata una specie di Bangkok o di Budapest dei suoi tempi.</p>
<p><strong>Fare la cortigiana significava prima di tutto poter disporre liberamente di sé, del proprio corpo e del proprio tempo,</strong> tutte cose negate anche alle gentildonne di rango più elevato. L’universo femminile veneziano era sdoppiato: da un lato le donne tappate in casa o in monastero (sposare una figlia era costosissimo e anche le famiglie più ricche difficilmente potevano permettersi più di una dote, quindi una sorella si sposava, le altre finivano monache), da un altro quelle che avevano visibilità e una maggior dose di libertà, ovvero le cortigiane. Anche al tempo si usavano le «cene eleganti»: i mariti rinchiudevano le mogli e poi si intrattenevano nei loro palazzi con le cortigiane, come testimonia un cronista dell’epoca. Il patrizio Leonardo Giustinian dà una festa «con puttane sumptuose, zerca quindici, le quali ballono e cenono lì».</p>
<p><strong>Esistevano vere e proprie guide turistiche, come il <em>Catalogo de tutte le principal et più honorate cortigiane di Venetia</em>,</strong> stilato intorno al 1565, in cui compare anche una giovinetta (e quindi non ancora famosa) «Veronica Franca, a Santa Maria Formosa, scudi due». Il prezzo è basso: quando assurgerà nell’empireo, Veronica chiederà fino a cinquanta scudi a prestazione (lo stipendio di un medico è circa otto scudi al mese). La lista completa è di 210 cortigiane, «et chi vol haver amicitia de tute bisogna pagar scudi d’oro milleduecento», conclude ragionieristicamente il Catalogo. Non è questo l’unico esempio di elenco cortigiane dell’epoca.<em>La tariffa delle puttane di Venegia</em>, un poemetto satirico in versi del 1535, chiaramente ispirato da Pietro Aretino che in quel periodo viveva nella Serenissima (e che, incidentalmente, è l’autore del primo libro pornografico della storia dell’editoria, i <em>Sonetti lussuriosi</em>) parla della Zaffetta che non disdegna gli amori multipli e per superbia non orina nel vaso, ma a gambe aperte in mezzo alla cucina, in modo che tutti la vedano; di Elena Ballarina «puttana errante di cazzi ingorda»; della Lombarda «che d’oro e terreni/ ricca si fè con la virtù del tondo»; della Parisotta «in la sua barca s’entra per mezzo scudo» e di Polissena «che inghiotte assai e ‘l servitial non mena». Come diceva il principe di Salina? «Bisogna che tutto cambi perché nulla cambi».</p>
<p>________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 8 ottobre 2011</p>
<p>VUOI SAPERNE DI PIU&#8217;? CLICCA QUA</p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/4323/edicola/storia-in-rete-numero-64-febbraio-2011-2/"><img title="168361_10150097301747920_45061092919_6022728_279259_n" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/02/168361_10150097301747920_45061092919_6022728_279259_n-206x300.jpg" alt="" width="101" height="144" /></a></p>
<h1><a title="Permanent Link: Davvero un “Medico” cavalcò la “Mula Farnese”…?" rel="bookmark" href="http://www.storiainrete.com/889/rinascimento/davvero-un-medico-cavalco-la-mula-farnese%e2%80%a6/">Davvero un “Medico” cavalcò la “Mula Farnese”…?</a></h1>
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		<title>Quando le SS facevano pubblicità ai libri sul nudismo</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 18:25:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Luci rosse e rosa]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[nudo]]></category>
		<category><![CDATA[SS]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.dagospia.com/img/foto/06-2011/110197_tn.jpg" alt="" width="90" height="90" />Che cosa leggevano i tedeschi durante il periodo nazista? Cercando una risposta, l&#8217;autore Christian Adam ha trovato e studiato 350 bestseller pubblicati nei 12 anni di esistenza del Terzo Reich. E ha fatto delle scoperte sorprendenti. Oltre ai più noti&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.dagospia.com/img/foto/06-2011/110197_tn.jpg" alt="" width="90" height="90" />Che cosa leggevano i tedeschi durante il periodo nazista? Cercando una risposta, l&#8217;autore Christian Adam ha trovato e studiato 350 bestseller pubblicati nei 12 anni di esistenza del Terzo Reich. E ha fatto delle scoperte sorprendenti. Oltre ai più noti libri di propaganda come il titolo Adolf Hitler &#8220;Mein Kampf&#8221; e quello Alfred Rosenberg &#8220;Il mito del XX secolo&#8221;, avevano trovato il successo romanzi sdolcinati, di fantascienza, thriller e libri comici spesso letti nei programmi radiofonici.</p>
<p>.</p>
<p>Hilmar Schmundt per &#8220;Der Spiegel&#8221; tramite Dagospia <img src="http://www.dagospia.com/img/logo_mini.gif" alt="dagospia.com" width="120" height="48" /></p>
<p>.</p>
<p>La trasversalità dei generi, nel caso, probabilmente era dovuta al fatto che diversi uffici della censura facevano a gara per avere l&#8217;ultima parola su quello che poteva o non poteva essere stampato. Così il fatto che alcuni libri siano stati pubblicati allora è non solo sorprendente, ma anche paradossale.</p>
<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.dagospia.com/img/foto/06-2011/110203_tn.jpg" alt="" width="108" height="144" />Il volume più strano pare essere quello che porta la firma di Hans Suren, il &#8220;Mensch und Sonne&#8221; (&#8220;L&#8217;uomo e Sole&#8221;), una raccolta di fotografie di nudo che è una lode lirica del membro maschile, con tutte le istruzioni su come fare gli esercizi di yoga o sciare anche senza vestiti.</p>
<p>«Potrebbe essere visto come un precursore della rivoluzione sessuale della fine degli Anni Sessanta, se non fosse così palesemente razzista», ha detto Christian Adam, l&#8217;autore della ricerca da cui è nato anche un libro : &#8220;Lesen unter Hitler&#8221; (Leggere sotto Hitler).</p>
<p><strong>SPIEGEL ONLINE</strong>: Come mai il volume &#8220;Mensch und Sonne&#8221; è uscito, è stato semplicemente trascurato o è stato volutamente ignorato dalle autorità naziste?</p>
<p><strong><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.dagospia.com/img/foto/06-2011/110199_tn.jpg" alt="" width="180" height="240" />Adam:</strong> «Al contrario. Le SS sulla rivista &#8220;Das Schwarze Korps&#8221; (Il Corpo Nero), hanno promosso il libro di Suren, dandogli anche una pagina intera di pubblicità subito prima di natale. In questa pagina si legge: &#8220;Vogliamo che l&#8217;affermazione del proprio corpo sia gioiosa, ne abbiamo bisogno per costruire una razza forte e sicura di sé&#8221;. La nudità è stata vista come un mezzo per favorire la &#8220;salute della razza&#8221;. E per fare questo bisognava sfruttare i desideri voyeuristici dei lettori, beh, il fatto è stato tranquillamente accettato».</p>
<p><strong>SPIEGEL ONLINE:</strong> Nella prefazione all&#8217;edizione del 1936, scritta dopo che circa 80.000 copie erano già state stampate, si legge che il libro è stato fortemente sostenuto dal partito nazista e che fa parte della letteratura ufficiale. Ma la prima foto, dal titolo &#8220;Saluto la Luce&#8221;, mostra coppie di uomini nudi che incrociano fra loro le gambe. Come è possibile che il regime nazista, che perseguitava gli omosessuali, abbia permesso la pubblicazione di un&#8217;immagine simile?</p>
<p><strong>Adam:</strong> «Bisogna analizzare un contesto molto più ampio. L&#8217;omo-erotismo è il sottotesto di molte organizzazioni di sesso maschile come quella nazista. Il libro, quindi, non è stato visto (o non lo hanno voluto vedere) come un qualcosa di gay».</p>
<p><strong>SPIEGEL ONLINE:</strong> I nazisti non perseguitavano i nudisti?</p>
<p><strong><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.dagospia.com/img/foto/06-2011/110198_tn.jpg" alt="" width="240" height="179" />Adam: </strong>« Non c&#8217;era un&#8217;atmosfera pudica o una politica anti-piacere, anche se il permissivismo andava comunque a braccetto con i piani sullo sviluppo di una razza pura. Proprio grazie alla loro disponibilità ad essere cooptati nel partito, i nudisti avevano ottenuto il riconoscimento ufficiale nello Stato abbastanza rapidamente. Il più grande successo del movimento fu il &#8220;Decreto di polizia per il regolamento dei siti balneari&#8221; del 1942 che ha permesso agli uomini di nuotare nudi se questi potevano supporre che nessuno li avrebbe visti».</p>
<p><strong>SPIEGEL ONLINE: </strong>Ma questo gusto per la fisicità non è comunque difficilmente conciliabile con la disciplina che caratterizza i nazisti?</p>
<p><strong>Adam:</strong> «La percezione pubblica del mercato del libro tra il 1933 e il 1945 è distorta. Ho sistematicamente guardato i titoli dei libri che hanno venduto più di 100.000 copie in quel periodo, ci sono alcune sorprese. In questo contesto il &#8220;Mensch und Sonne&#8221; non è niente di speciale in sé, c&#8217;erano già stati prima una serie di libri sulla cultura naturista, direi dal 1920 in avanti. Questi libri non solo hanno avuto molto successo in quel periodo, ma hanno avuto anche il sostegno e l&#8217;apprezzamento da parte dell&#8217;autorità ».</p>
<p><strong>SPIEGEL ONLINE:</strong> Nel libro si afferma che &#8220;l&#8217;amore non può mai essere legato esclusivamente al matrimonio&#8221; e che &#8220;in passato le più grandi personalità avevano poco riguardo per i valori religiosi tipici della classe media&#8221;. Si dice anche che &#8220;il libero amore va, quindi, accettato come capitava tra i progenitori germanici&#8221;. La ricerca del piacere era più accettata durante i 12 anni del dominio nazista che durante quelli di Konrad Adenauer, primo cancelliere della Germania Ovest del dopoguerra?</p>
<p><strong><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.dagospia.com/img/foto/06-2011/110201_tn.jpg" alt="" width="240" height="179" />Adam:</strong> «Lo storico Dagmar Herzog ha dimostrato nel suo &#8220;Sesso dopo il fascismo: la memoria e la morale del ventesimo secolo in Germania&#8221; che all&#8217;interno del regime vi erano forti accenti anti-borghese e anti-clericale impulsi. Invece, durante il periodo di Adenauer, la morale sessuale prevalente è stata molto più prudente perché la gente vedeva gli orrori nazisti a una mancanza di ritegno morale».</p>
<p><strong>Spiegel ONLINE: </strong>Alcune delle foto pubblicate nel libro ricordano quelle del 1950 delle pin-up che venivano vendute sottobanco.</p>
<p><strong>Adam: </strong>«Sì, c&#8217;è una certa somiglianza con quell&#8217;estetica, si pensi, per esempio, ad altri artisti Terzo Reich come Leni Riefenstahl e al suo film &#8220;Olimpia&#8221;. Nel 1930 quel genere di immagini non solo promettono libertà, però, hanno anche la valenza di proporre un corpo che va costruito nel segno della purezza. Le immagini di Suren sono fortemente intrise di razzismo».</p>
<p><strong>SPIEGEL ONLINE: </strong>Alcune immagini di donne forti fotografate mentre brandiscono frecce o lance sembrano precorrere l&#8217;estetica di Helmut Newton. Una serie di bestseller dell&#8217;epoca nazista hanno continuato ad essere molto popolari anche dopo la guerra. Anche questo di Suren lo è stato?</p>
<p><strong><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.dagospia.com/img/foto/06-2011/110195_tn.jpg" alt="" width="240" height="159" />Adam: </strong>«No, perché per esserlo avrebbe avuto bisogno di essere &#8220;ripulito&#8221; soprattutto per quel che riguarda il suo testo. E non sarebbe rimasto molto dell&#8217;originale. Suren costantemente veniva citato con Alfred Rosenberg, Goebbels e Hitler&#8230; Non poteva essere salvato».</p>
<p><strong>SPIEGEL ONLINE: </strong>Era tenuto in grande considerazione da parte del regime nazista?</p>
<p><strong>Adam: </strong>«Sì, prima delle Olimpiadi del 1936 fu nominato agente speciale per l&#8217;educazione fisica degli agricoltori del paese».</p>
<p><strong>SPIEGEL ONLINE: </strong>È difficile immaginarlo, almeno quando si legge la sua lode del &#8220;membro scurito dal sole&#8221; . Inoltre egli stesso si presenta in quattro immagini in cui appare nudo e cosparso di olio.</p>
<p><strong>Adam:</strong> «In effetti, assume un atteggiamento singolare quando per esempio allude nel testo al &#8220;Odal&#8221; germanica giocando con la parola &#8220;Hoden&#8221; che significa testicoli (il suo corpo, tra l&#8217;altro, ricorda, in quelle foto, i campioni di body building di oggi). Attenzione, proprio questo passaggio sui testicoli risulta insostenibile per il regime. Nel 1942 Suren, infatti, fu espulso dal partito nazista e arrestato. Era stato accusato di masturbarsi in pubblico».</p>
<p>__________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 17 giugno 2011 &#8211; Tutte le immagini da &#8220;Mensch und Sonne&#8221; sono da Spiegel Online</p>
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		<title>Da Napoleone III a Strauss-Kahn, luci rosse alla francese</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 07:12:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.apep.nl/resources/1/Election%20Week%202008/Dominique%20Strauss-Kahn.jpg" alt="" width="90" height="90" />L&#8217;Eliseo, il palazzo presidenziale nel quale Dominique Strauss-Kahn, comunque vada a finire, non andrà ad abitare, non è mai stato un luogo in cui si è praticata la virtù della castità. Visti i precedenti, un inguaribile libertino dal robusto appetito&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.apep.nl/resources/1/Election%20Week%202008/Dominique%20Strauss-Kahn.jpg" alt="" width="90" height="90" />L&#8217;Eliseo, il palazzo presidenziale nel quale Dominique Strauss-Kahn, comunque vada a finire, non andrà ad abitare, non è mai stato un luogo in cui si è praticata la virtù della castità. Visti i precedenti, un inguaribile libertino dal robusto appetito sessuale come Strauss-Khan lì dentro non avrebbe rappresentato una grande novità, anche se c&#8217;è una bella differenza tra un focoso seduttore e un presunto stupratore che costringe una donna con la forza e la violenza.</p>
<p>.</p>
<p>di Roberto Zichittella per &#8220;il Riformista&#8221; del 17 maggio 2011  <img src="http://www.comunitazione.it/img/riformista.gif" alt="" width="191" height="47" /></p>
<p>.</p>
<p>La passione per il sesso accompagna da tempo immemorabile i politici francesi. I sovrani di Francia accanto alla regina ufficiale hanno sempre amato circondarsi di tante &#8220;regine di cuori&#8221;, cioè amanti, favorite e cortigiane. Senza metterci a frugare tra le lenzuola di re lontani nel tempo, come Enrico IV o Luigi XIV, ricordiamo quello che si diceva dell&#8217;imperatore Napoleone III. «Corre dietro alla prima scopa vestita che capita», malignava sua cugina, la principessa Matilde Bonaparte.</p>
<p>Per conquistare alla causa italiana l&#8217;imperatore, Cavour non esitò a gettargli fra le braccia la diciannovenne nipote, Virginia Oldoini contessa di Castiglione, una bellissima figliola che certo &#8220;scopa vestita&#8221; non era. E l&#8217;imperatore ci cascò, nonostante fosse sposato con Eugenia de Montijo, da lui stesso adulata come &#8220;la bella spagnola&#8221;.</p>
<p>Pochi decenni dopo le effusioni fra Napoleone III e la contessina ci fu il più clamoroso e drammatico incidente sessuale della politica francese. Il fattaccio vide coinvolto il presidente Félix Faure, eletto il 17 gennaio 1895. Sposato con Marie-Mathilde Berthe Belluot, il presidente aveva un&#8217;amante, Marguerite Steinheil, detta &#8220;Meg&#8221;. Il 16 febbraio 1899 Faure incontrò la sua amante all&#8217;Eliseo. Lui aveva 58 anni, lei 30. I due si chiusero in un salone, ma dopo qualche minuto gli assistenti del presidente sentirono suonare un campanello.</p>
<p>Faure venne trovato disteso su un divano privo di sensi, mentre la Steinheil si riordinava i vestiti e i capelli. La donna fu fatta uscire da una porta secondaria, mentre accorse la moglie. Faure morì senza più riprendere conoscenza per &#8220;accidente vascolare cerebrale&#8221;. Il fatale coccolone sarebbe stato una conseguenza dell&#8217;orgasmo provocato da un rapporto orale con la Steinheil.</p>
<p>Non erano tempi di testimonianze esplicite o di abiti portati in tintoria, come fu costretta a fare circa un secolo dopo la stagista della Casa Bianca Monica Lewinsky, ma anche un casto giornale dell&#8217;epoca come Le Journal du peuple non poté fare a meno di scrivere che Félix Faure era morto «per essersi troppo sacrificato a Venere». La sventurata consorte, che forse sapeva ma non voleva ammettere la verità, continuò a ripetere a chi le faceva le condoglianze che il suo Felix «era un marito così bravo». La Steinheil, invece, fu soprannominata senza tanti riguardi &#8220;la pompa funebre&#8221;.</p>
<p>Nella Quinta Repubblica gli anni della presidenza di Charles De Gaulle e di Georges Pompidou non sembrarono caratterizzati da una grande vivacità sessuale. Il generale era molto legato alla moglie Yvonne, sposata nel 1921, una donna cattolica e conservatrice che i francesi vedevano come un&#8217;innocua zia, Tante Yvonne, appunto. Pompidou era sposato a una bella donna, amate dell&#8217;arte moderna. Sembravano una coppia affiatata e lui un giorno dichiarò che le donne erano la via più piacevole per portare gli uomini alla rovina.</p>
<p>Il libertinaggio torna protagonista all&#8217;Eliseo da Valery Giscard&#8217; Estaing in poi. Le testimonianze sulle scappatelle di Giscard, Mitterrand e Chirac sono numerose e abbastanza ben documentate. Nel 2006 in Francia se ne parlò ampiamente in un libro, Sexus Politicus, scritto dai giornalisti Christophe Dubois e Christophe Deloine.</p>
<p>Giscard ebbe la sventura di fare un piccolo incidente d&#8217;auto nel centro di Parigi mentre lui stesso era alla guida, accanto a una sua amante, nelle prime ore del mattino di un giorno del 1974. Per i suoi appetiti sessuali Giscard era soprannominato &#8220;il coniglio&#8221;. La passione per le donne di François Mitterrand non fu un mistero, anche se per vent&#8217;anni rimase un segreto ben custodito l&#8217;esistenza della figlia Mazarine, nata dalla relazione con Anne Pingeot, conservatrice del museo d&#8217;Orsay.</p>
<p>L&#8217;esistenza di Mazarine fu rivelata nel 1994 dal settimanale Paris Match, ma il vero scandalo non furono le bugie o l&#8217;infedeltà, piuttosto il fatto che Mazarine fosse stata alloggiata e accudita a spese dei contribuenti francesi.</p>
<p>La storia con la Pingeot non fu un caso isolato. Di Mitterrand si disse che aveva un&#8217;amicizia intima con la cantante Dalida, ma non ci sono mai state conferme, anche se i due certamente si frequentavano. Un&#8217;altra cantante dal fascino ambiguo, Amanda Lear, nel marzo del 2009 ha raccontato al mensile gay Tétu un gustoso episodio: «Arrivo una mattina all&#8217;Eliseo e Mitterrand mi apre la porta del suo studio. Non c&#8217;era nessun altro. Abbiamo passato un&#8217;ora a parlare di Van Gogh, Dalì, la piramide del Louvre, La Cinq, Berlusconi. Poi tutti mi hanno chiesto che cosa avrei fatto se mi fosse saltato addosso. Ho risposto che avrei chiuso gli occhi e pensato alla République».</p>
<p>Si sospetta che Mitterand e il suo successore, Jacques Chirac, abbiano avuto anche un&#8217;amante in comune, probabilmente una giornalista. Chirac è stato un gran seduttore fin da quando era sindaco di Parigi (si diceva &#8220;tre minuti, doccia compresa&#8221; per sottolineare i suoi modi spicci), ma la stampa ha sempre trattato con grande discrezione le sue avventure.</p>
<p>È stata la moglie Bernadette, in un libro intervista del 2001, a fare qualche allusione sulle amanti del marito, da lei definito «un bell&#8217;uomo dal successo formidabile». «Mio padre», ha raccontato Bernadette, «mi aveva detto che io sarei stata il suo punto fisso. I fatti gli hanno dato ragione. Mio marito è sempre ritornato al punto fisso». Una frase che lascia intendere lunghe peregrinazioni sentimentali del consorte.</p>
<p>Altre allusioni sulle abitudini di Chirac all&#8217;Eliseo sono state fatte da Jean-Claude Laumond, suo autista personale per 25 anni. Lo chauffeur ha raccontato che un&#8217;infinità di volte si è sentito chiedere dalla paziente Bernadette: «Ma insomma monsieur Lamond, mio marito dov&#8217;è questa sera?». E molti ricordano quando la mattina del 31 agosto 1997 Bernadette Chirac si recò da sola a rendere omaggio alle spoglie della principessa Diana, morta nella notte a Parigi. Il presidente, quella notte, non aveva dormito all&#8217;Eliseo e nessuno sapeva dove fosse. Tranne il suo autista, naturalmente.</p>
<p>________________________________</p>
<p><strong><a href="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/02/+++18-30-puttanopoli.pdf">VUOI SAPERNE DI PIU&#8217;? LEGGI L&#8217;ARTICOLO SU &#8220;PUTTANOPOLI&#8221; DA STORIA IN RETE N° 65</a></strong></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/4323/edicola/storia-in-rete-numero-64-febbraio-2011-2/"><img title="168361_10150097301747920_45061092919_6022728_279259_n" src="http://www.storiainrete.com/wp-content/uploads/2011/02/168361_10150097301747920_45061092919_6022728_279259_n-206x300.jpg" alt="" width="101" height="144" /></a></p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 18 maggio 2011</p>
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		<title>Scoperte le prime pellicole hard di inizio XX secolo</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 18:32:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://imagesdotcom.ilsole24ore.com/images2010/SoleOnLine5/_Immagini/Cultura/2011/03/porno-d-autore---258x258.jpg?uuid=b9560d4c-49b1-11e0-a51e-7bec9a8d45a3" alt="Alle origini del porno: scoperti i primi film di inizio xx secolo" width="90" height="90" /></span>Sedici  piccoli film in grado di gettare una luce diversa sul mondo del cinema e della  società di primo novecento. E si tratta di porno.<span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">.
<p>di Stefano Biolchini da Il sole24 ore dell&#8217;8 marzo 2011 <img</p></span></div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://imagesdotcom.ilsole24ore.com/images2010/SoleOnLine5/_Immagini/Cultura/2011/03/porno-d-autore---258x258.jpg?uuid=b9560d4c-49b1-11e0-a51e-7bec9a8d45a3" alt="Alle origini del porno: scoperti i primi film di inizio xx secolo" width="90" height="90" /></span>Sedici  piccoli film in grado di gettare una luce diversa sul mondo del cinema e della  società di primo novecento. E si tratta di porno.<span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">.</p>
<p>di Stefano Biolchini da Il sole24 ore dell&#8217;8 marzo 2011 <img src="http://www.ilsole24ore.com/img2007/invia_header.gif" alt="IL SOLE 24 ORE" width="238" height="27" /></p>
<p>Il quotidiano  francese <a href="http://www.liberation.fr/" target="_blank">Libération</a> ne pubblica due &#8220;Soeur Vaseline&#8221; &#8211; storia di  una monaca molto boccacesca e di un ménage à trois tra la religiosa, un  contadino e il frate conventuale &#8211; e &#8220;Chez le docteur&#8221; &#8211; già agli albori del  cinema un grande classico del triangolo dottore-paziente-infermiera &#8211; e li  presenta come delle vere e proprie chicche: i primi film pornografici datanti al  debutto del XXesimo secolo, anche se la visione è comunque rigorosamente vietata  ai minori di 18 anni, visto che le scene &#8211; seppur d&#8217;antan &#8211; risparmiano ben poco  all&#8217;immaginazione.</p>
<p>Si  tratta di film definiti &#8220;da bordello&#8221;, in teoria colpiti dall&#8217;interdetto  anche se spesso diffusi nei saloni d&#8217;attesa delle case di tolleranza. I film che  sono stati raccolti in Dvd dalla <a href="http://www.lobsterfilms.com/" target="_blank">Lobsters </a>film, provengono da collezioni private e  sono stati di difficile datazione.</p>
<p>Di  certo vi si ritrovano molte delle caratteristiche che a partire dagli anni &#8217;70  costituiranno le più evidenti marche di genere: piani serrati, fantasie sessuali  come da clichés, prelimininari ridotti al minimo. Il tutto in ambientazioni di  inizio secolo, con cartelloni di commento. Perché &#8211; come è ovvio &#8211; a mancare  sono solo i classici sospiri d&#8217;accompagnamento: nonostante &#8220;l&#8217;incredibile  attualità&#8221; il cinema allora era ovviamente muto.</p>
<p>________________________________</p>
<p>inserito su www.storiainrete.com il 6 aprile 2011</p>
<p></span></div>
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		<title>La duchesse de Berry, icône de la Restauration</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 15:07:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://lh5.ggpht.com/_mJqdGBPbKO8/TS4OMFyWNWI/AAAAAAAAAk8/JJ-geHaulVo/image1.png" alt="" width="90" height="90" />Elle était l&#8217;égérie des monarchistes. Du moins de ceux qui professaient la foi légitimiste. Encore que même les plus fidèles en vinrent à se lasser de son agitation. Bref, elle, la duchesse de Berry, fut à la fois idolâtrée &#8211;&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://lh5.ggpht.com/_mJqdGBPbKO8/TS4OMFyWNWI/AAAAAAAAAk8/JJ-geHaulVo/image1.png" alt="" width="90" height="90" />Elle était l&#8217;égérie des monarchistes. Du moins de ceux qui professaient la foi légitimiste. Encore que même les plus fidèles en vinrent à se lasser de son agitation. Bref, elle, la duchesse de Berry, fut à la fois idolâtrée &#8211; on dirait aujourd&#8217;hui qu&#8217;elle fut une &#8220;icône&#8221; &#8211; et rejetée. Cette figure n&#8217;a pas manqué de biographes. Au-delà même du caractère romanesque de sa vie, le fait qu&#8217;elle ait incarné la cause légitimiste a été source d&#8217;une littérature &#8220;militante&#8221; abondante. Il y a longtemps, toutefois, que cette &#8220;cause&#8221; n&#8217;a plus de partisans ardents. L&#8217;hagiographie peut dès lors laisser la place au portrait sensible.</p>
<p>.</p>
<p>da l&#8217;Express del 15 marzo 2011  <img src="http://static.lexpress.fr/imgstat/logo_lexpress.gif" alt="lexpress.fr" width="138" height="29" /></p>
<p>.</p>
<p>Celui que brosse Laure Hillerin est de cette espèce et il est de la meilleure facture. D&#8217;autant qu&#8217;il se trouve que la portraitiste entretient avec son sujet une relation singulière. Sa trisaïeule fut une des amies d&#8217;enfance de la duchesse de Berry. Cela suscite l&#8217;empathie &#8211; sans quoi il n&#8217;est pas de biographie réussie &#8211; et permet même, dans ce cas, de dénicher de nouvelles sources dont les spécialistes ont salué l&#8217;intérêt.</p>
<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.lexpress.fr/imgs/15/163.jpg" alt="" width="134" height="216" />La future duchesse de Berry est née Caroline de Bourbon-Sicile. Laure Hillerin retrace avec finesse l&#8217;atmosphère de cette cour sicilienne où la morgue bourbonienne fait bon ménage avec des façons de vivre plutôt rustiques. De sorte que lorsque Caroline est appelée à épouser le duc de Berry, deuxième fils du futur Charles X, son arrivée à la cour de France provoque quelque émoi. Ses manières de sauvageonne séduisent autant qu&#8217;elles inquiètent. Son franc-parler amuse, mais ses foucades perturbent. Si l&#8217;obèse Louis XVIII est assez fin pour apprécier les originalités de sa nièce, son beau-père, Charles X, à l&#8217;intelligence limitée, ne cessera jamais d&#8217;en être décontenancé. La duchesse de Berry aurait pu n&#8217;être qu&#8217;une pièce rapportée exotique à la maison de France, si des circonstances inattendues ne l&#8217;avaient conduite à tenir un rôle politique de première grandeur. Lorsque, en 1820, son époux, le duc de Berry, héritier de la couronne, est assassiné par le sieur Louvel, elle va, en effet, se retrouver au coeur de la question dynastique. Car Caroline est enceinte. Dès lors que le fils aîné de Charles X est sans descendance, l&#8217;enfant qu&#8217;elle porte en son sein, et pourvu que ce soit un garçon, détient donc tout l&#8217;avenir des Bourbons. Ce fut un garçon, et il fut vite désigné comme &#8220;l&#8217;enfant du miracle&#8221;.</p>
<p>Mère de l&#8217;héritier légitime, elle va tout tenter pour faire valoir les droits de son rejeton</p>
<p>Laure Hillerin restitue avec talent le contexte politique dans lequel se situe l&#8217;épisode. Elle ne se contente pas de planter ses personnages dans leur décor. Elle analyse avec justesse les politiques réactionnaires désastreuses conduites par Charles X et qui le mèneront à sa perte. Avec la bêtise obtuse de celui qui des bouleversements révolutionnaires n&#8217;avait &#8220;rien appris et rien oublié&#8221;, les manoeuvres du duc d&#8217;Orléans pourront se déployer sans entrave et les journées de 1830 verront le départ sans gloire du dernier des Bourbons. C&#8217;est dans ces circonstances que la duchesse de Berry va entrer dans l&#8217;Histoire. Mère de l&#8217;héritier légitime, celui qui, sur le trône, deviendrait Henri V, elle va tout tenter pour faire valoir les droits de son rejeton. Et c&#8217;est l&#8217;équipée de Vendée à travers laquelle se forge son image romantique dont Balzac se fera le chantre et Chateaubriand l&#8217;avocat. Dans ce qui fut un authentique fiasco &#8211; les troupes firent défaut, la duchesse fut arrêtée, emprisonnée quelque temps, puis invitée à aller voir ailleurs &#8211; on ne sait ce qui revient aux légèretés de Caroline et ce qui incombe aux palinodies de ses partisans. Toujours est-il qu&#8217;après cette entreprise avortée, la duchesse de Berry est, dans le même mouvement, entrée dans la légende et sortie de l&#8217;Histoire. La cause légitimiste courra bien encore quelques décennies sur son aire. Mais la niaiserie de &#8220;l&#8217;enfant du miracle&#8221;, devenu comte de Chambord, préférant renoncer au trône &#8211; qu&#8217;on lui apporte pourtant sur un plateau en 1871 &#8211; plutôt que de devoir accepter le drapeau tricolore, consommera définitivement les espoirs légitimistes. Il n&#8217;avait décidément pas hérité de l&#8217;audace et de la vivacité d&#8217;esprit de sa maman. La duchesse de Berry, elle, traversa son siècle en étonnant son monde jusqu&#8217;au bout.</p>
<p>Ses aventures amoureuses, son remariage avec un aristocrate italien modestement né, sa nombreuse progéniture, ses libéralités en faveur des arts et des lettres la firent se distinguer du triste gotha dont elle restait une figure et dont sa biographe restitue avec bonheur les petitesses et les grandeurs.</p>
<p>_____________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 15 marzo 2011</p>
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		<title>Le mille donne di John F. Kennedy cancellate dai suoi diari</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 11:28:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Caroline Bouvier]]></category>
		<category><![CDATA[JFK]]></category>
		<category><![CDATA[Kennedy]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.ilgiornale.it/foto-id=716342-x=198-y=149/jfk1.jpg" alt="" width="90" height="90" />In America è tutto un cinguettio. Nel senso dei messaggi che si moltiplicano su Twitter. È un frullare di ali dedicato a John e Jackie, cinquant’anni dopo l’evento, l’elezione di John Fitzgerald Kennedy alla presidenza degli Stati Uniti. Ci sta&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.ilgiornale.it/foto-id=716342-x=198-y=149/jfk1.jpg" alt="" width="90" height="90" />In America è tutto un cinguettio. Nel senso dei messaggi che si moltiplicano su Twitter. È un frullare di ali dedicato a John e Jackie, cinquant’anni dopo l’evento, l’elezione di John Fitzgerald Kennedy alla presidenza degli Stati Uniti. Ci sta pensando Caroline Bouvier Kennedy, avvocatessa e figlia della coppia leggendaria, sposa di Schlossberg. Due giorni fa lady Caroline ha inaugurato la «Jfk Presidential Library» a Boston e ha voluto celebrare l’evento riaprendo il diario di famiglia, anzi di suo padre.</p>
<p>.</p>
<p>di Tony Damascelli da il Giornale del 16 gennaio 2011  <img src="http://www.ilgiornale.it/img/logo_interne.gif" alt="" width="147" height="20" /></p>
<p>.<br />
Di quell’epoca che durò mille giorni, di quel tempo caldo della campagna elettorale, tornano alla luce molti particolari, non tutti. La fantasia è confortata dalla memoria, trattasi di petali di rose, piumini di cipria, mammole e dolci pensieri, ovviamente. Ci sono le memorie di Jacqueline che essendo incinta si scusa di non poter presenziare a un comizio del marito, ci sono le parole immaginarie e immaginate di John che si accinge al passo più importante della sua esistenza e della sua carriera. Si potrebbe dire che ci troviamo di fronte ai pizzini di Kennedy, rivisti e corretti in soluzione ipertecnologica, un’agenda virtuale, una seduta spiritica con qualche aggancio alla realtà vissuta da Caroline e ritrovata negli scarabocchi di suo padre, nelle fotografie del tempo, nei filmati e nelle interviste radiofoniche, l’avatar di Kennedy che, con le spalle forti degli sponsor (At&amp;t tra questi) sta provocando una montata lattea prevedibile visto il mito di cui si tratta.<br />
Ma i cinguettii si fermano alla poesia, la vita romanzata di John resta fuori dal Twitter, i suoi tradimenti, i suoi bunga bunga non risultano agli atti. Non potrebbe essere, la versione di Caroline non è quella di Barney, qui è tutto politically correct, non un fiato, non un sospiro diverso dalla fiction di una figura politica che non è stata più tale dopo la sua tragica morte a Dallas, un cinguettio diventato urlo straziante. John Kennedy è l’icona, come sua moglie Jacqueline Bouvier, il tempo concede la tregua, la storia di un rapporto matrimoniale difficile si fa morbida e romantica, è severamente proibito riaprire file compromettenti, meglio esibirsi, allora, sui pensieri e le parole che accompagnarono il mito lungo la sua avventura presidenziale, dunque la Baia dei Porci, Nikita Krusciov e l’incubo di un conflitto nucleare, le perplessità legate al Vietnam, un film dall’aldilà per chi non visse quell’epoca e vive, dunque, affascinato dai racconti, dalle immagini, oggi da questa nuova produzione fantaletteraria. Per il momento la «biblioteca» kennedyana si ferma a otto milioni di pagine, ne restano altre quaranta ma si annunciano nuovi messaggi, sicuramente tutti coerenti alla linea, al romanzo, alla poesia.<br />
Da mercoledì venti gennaio si potrà viaggiare con il pensiero e la fantasia leggendo quello che scaldava il cuore e il cervello di John Fitzgerald Kennedy la notte tra il ventuno e il ventidue novembre del Sessantatre. Venne poi l’alba di Dallas. Tutto quello che avvenne prima, lontano dal cinguettio, lontano, forse, dalla Casa Bianca, lontano, sicuramente, da lady Bouvier, resta nei cassetti. Chi ha buttato via la chiave?</p>
<p>______________________________</p>
<p>inserito su www.storiainrete.com il 16 gennaio 2011</p>
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		<title>Filosofi e amore. Un binomio non esattamente perfetto&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 15:44:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.citatecelebre.eu/imgupl/author/t-600x600/friedrich-wilhelm-nietzsche--69--t-600x600-cc.jpg" alt="" width="90" height="90" />Gran bel guaio l&#8217;amore. Per capire cosa sia, più che poeti o letterati è bene interrogare i filosofi; diffidate però dal seguirne i consigli pratici. Nelle faccende sentimentali furono, nei casi migliori, dei pasticcioni. Questa categoria, per ironia della</div><p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.citatecelebre.eu/imgupl/author/t-600x600/friedrich-wilhelm-nietzsche--69--t-600x600-cc.jpg" alt="" width="90" height="90" />Gran bel guaio l&#8217;amore. Per capire cosa sia, più che poeti o letterati è bene interrogare i filosofi; diffidate però dal seguirne i consigli pratici. Nelle faccende sentimentali furono, nei casi migliori, dei pasticcioni. Questa categoria, per ironia della sorte, sa teorizzare cose meravigliose in materia e le concretizza malamente. Certo, ci sono stati degli sciupafemmine, come Giacomo Casanova (si autoincluse tra i pensatori: «Ho vissuto da filosofo, muoio da cristiano»), ma aveva l&#8217;abitudine di comperare case per le conquistate e di offrire ai parenti un pranzo sontuoso: due elementi che avrebbero fatto crollare anche una castità ferrea. È pur vero che Giovanni Pico della Mirandola rapì l&#8217;amante, ma il simpatico gesto della mente più fascinosa di ogni epoca finì con una quindicina di morti. Ci volle l&#8217;intervento di Lorenzo de&#8217; Medici per evitargli il carcere.</div>
<div>.</div>
<div>di Armando Torno dal Corriere della Sera del 18 ottobre 2010 <img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/9/9d/Corriere_della_Sera.svg/200px-Corriere_della_Sera.svg.png" alt="Logo di Corriere della Sera" /></div>
<div>.</div>
<div id="_mcePaste">Tra i pochi coerenti c&#8217;è Arthur Schopenhauer: per lui l&#8217;amore va considerato un inganno della natura, indispensabile per perpetuare la specie. I sensi ci imbrogliano, facendoci vedere quello che non esiste; esaltano, turbano, alterano e noi procreiamo. Dopo, si sa, giungono noia e indifferenza o, come già ricordavano i latini, la «tristitia post coitum». I cacciatori di sciocchezze sentimentali possono frugare a volontà nelle opere dell&#8217;attento Arthur, ma da esse escono a mani vuote; riescono, caso mai, a trovare qualche frammento nelle lettere o nelle testimonianze dei suoi frequentatori. Conobbe tuttavia diverse signore. Il consigliere governativo Eduard Krüger &#8211; conversava con il filosofo negli ultimi anni francofortesi &#8211; riferisce che «era stato fidanzato a Firenze con una donna di alto lignaggio, ma che aveva rotto dopo aver appreso che costei era malata di polmoni». In una lettera alla sorella Adele (talmente brutta che non riuscì a trovare marito), Schopenhauer parla di una storia a Venezia; ma nella città lagunare egli frequentò tale Teresa Fuga, con cui ebbe in comune il solo sfogo dei sensi. Costei, nella primavera del 1819, gli invia una lettera per confermargli un incontro. Missiva sgrammaticata sino al comico, che rivela una disinvoltura di costumi: la vispa Teresa chiede ad Arthur di trascorrere un po&#8217; di tempo con lei, anche se ha un amico, una relazione con un impresario e degli inglesi che vanno e vengono. Il traffico nella camera di madame ha delle pause e il filosofo potrà trasformare le sue teorie sul sesso in realtà.</div>
<div id="_mcePaste">Un altro che a Venezia si diede un gran da fare con le signore di larghe vedute morali fu Jean-Jacques Rousseau. Il pensatore che metterà i suoi cinque figli ai trovatelli dopo aver meditato la scelta su Platone, nelle Confessioni ricorda quel che combinò, e relative paure: a seguito di un amplesso con «la Padoana» chiama un medico, il quale lo cheta e gli assicura che è «conformato in modo particolare» e non può «essere facilmente infettato». Forse per non correre rischi di codesto genere, con un suo sodale compera «una bambinetta di undici o dodici anni», con cui però sembra che non abbia consumato («bisognava aspettare che si fosse sviluppata»). Il resto è il caso di risparmiarlo, ma non manca nemmeno una visita alle giovani fanciulle dei Mendicanti, tutte bruttine. Non è il caso di stupirsi. Sull&#8217;onda del &#8217;68, e delle liberazioni dai vincoli borghesi, Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Michel Foucault, Jack Lang, futuro ministro francese, firmarono una petizione in cui si chiedeva la legalizzazione dei rapporti sessuali con i minori.</div>
<div id="_mcePaste">Kant, invece, ebbe poca considerazione per donne, innamoramenti e matrimonio (anche per la musica, in verità: amava soprattutto le fanfare); Kierkegaard sublimò il rapporto con la fidanzata e riuscì a non sposarla; Nietzsche sapeva creare il superuomo, annunciare la morte di Dio ma per rispondere ai bisogni della natura si rivolgeva ai bordelli (e sovente non riusciva a placarli nemmeno lì). Gli piacevano «giovani, belle, alte, bionde» ma le dannate non ricambiavano con analogo ardore. Oltre le disavventure con Lou von Salomé &#8211; che riuscirà a irretire anche Rilke e Freud &#8211; Nietzsche, tra l&#8217;altro, per l&#8217;uscita della Nascita della tragedia ricevette una lettera da tale Rosalie Nielsen alla quale, per dirla in breve, fissò un appuntamento in un hotel di Friburgo. Entrato in camera, vide «una donna appassita, di una bruttezza ripugnante, vestita a sghimbescio, sudicia». Se la diede a gambe, urlando: «Mostro, mi hai ingannato!».</div>
<div id="_mcePaste">Si potrebbe continuare con le corna che fece (e subì) Heidegger, con gli antichi cinici che espletavano in pubblico i loro impulsi, con Sant&#8217;Agostino che prima della conversione la sapeva lunga e anche con le pensatrici. Ma sono storie infinite. E siccome stiamo presentando una nuova edizione dell&#8217;Enciclopedia Filosofica, preferiamo rimandarvi ai volumi in uscita.</div>
<div>_______________________________</div>
<div>Inserito su www.storiainrete.com il 19 ottobre 2010</div>
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		<title>La Regina Vittoria? Altro che una puritana!</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 22:23:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.general-anaesthesia.com/images/queen-victoria.jpg" alt="" width="90" height="90" />Nella mia recente biografia <em>La Regina Vittoria </em>mi sono proposto di mostrare che questa appassionata regina non era affatto puritana, ma assolutamente capace di «deliziarsi». Un’ampia conferma di questo punto di vista arriva da Buckingham Palace con la mostra «Victoria and&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.general-anaesthesia.com/images/queen-victoria.jpg" alt="" width="90" height="90" />Nella mia recente biografia <em>La Regina Vittoria </em>mi sono proposto di mostrare che questa appassionata regina non era affatto puritana, ma assolutamente capace di «deliziarsi». Un’ampia conferma di questo punto di vista arriva da Buckingham Palace con la mostra «Victoria and Albert Passionate Patrons: Art and Love». (Vittoria e Alberto mecenati appassionati: arte e amore), aperta fino a ottobre nella Queen’s Gallery.</p>
<p>.</p>
<p>di Richard Newbury da La Stampa del 30 marzo 2010 <img src="http://www.lastampa.it/common/images/lastampatop2.gif" alt="" width="221" height="34" /></p>
<p>.</p>
<p>Vittoria e Alberto avevano avuto entrambi un’infanzia difficile. Vittoria aveva perso il padre a otto mesi e per tutta la vita avrebbe cercato figure paterne. In più sua madre e il suo amministratore &#8211; e amante &#8211; Sir John Conway cercavano di dominarla psicologicamente, sperando di accedere alla Reggenza. Fino al momento in cui divenne Regina, ad appena 18 anni, riuscendo a evitare la Reggenza per poche settimane, Vittoria non solo aveva sempre dormito nella camera di sua madre, ma non era mai uscita non accompagnata. Le sue prime parole, diventata regina, furono: «Finalmente sola!». Alberto, secondogenito del Duca Ernesto di Sassonia-Coburgo, era di tre mesi più giovane di Vittoria. Aveva una madre briosa che, non reggendo più le ripetute infedeltà del marito, aveva cercato consolazione nel ciambellano di Corte, il barone von Mayern. Quando Alberto aveva cinque anni i genitori divorziarono e lui non rivide mai più sua madre. Ebbe allora tentazioni suicide, come raccontò una volta a sua figlia Vittoria. La madre sposò l’amante e alcuni arrivano a pensare che Alberto, così sognatore e poetico, così poco Coburgo nel suo amore per le arti, fosse suo figlio.</p>
<p>L’analogia delle loro infanzie fece sì che Vittoria e Alberto cercassero la stabilità nella famiglia e nella fedeltà sessuale. Questo significò una famiglia numerosa &#8211; nove figli in 17 anni, una quantità di gravidanze che Vittoria patì molto &#8211; ma anche una vita sessuale entusiasmante. La ragazzina malinconica era stata capace di scegliere il più perfetto principe azzurro in quello che Bismarck chiamava «l’allevamento di stalloni d’Europa»: i Sassonia Coburgo.</p>
<p>Fu amore a prima vista. «Alberto è davvero molto affascinante e incantevole, con gli occhi azzurri e un naso squisito e una bocca così bella con i suoi baffetti delicati e poi leggere, leggerissime basette; una figura magnifica, spalle larghe e vita sottile; il mio cuore batte. Balla così bene e ha un aspetto davvero spettacolare». Notò pure le sue cosce muscolose dentro «stretti calzoni di cashemere (con niente sotto) e stivali alti». Quattro giorni più tardi fu lei a fargli la proposta di matrimonio perché era sicura che lui «non si sarebbe mai preso la libertà» di chiedere in moglie una Regina.</p>
<p>«Carissimo, adorato Alberto, io prego giorno e notte di poter essere sempre più degna di te, carissimo, carissimo Alberto», scriveva questa donna testarda, caparbia, ostinata, imperiosa, che ancora si struggeva per una figura paterna. La prima notte di nozze lo stallone si comportò magnificamente, come la fioritura di sottolineature, doppie sottolineature e lettere maiuscole nel diario di lei cerca di esprimere. È tutta una «beatitudine oltre ogni immaginazione», tutto è «gratificante e sbalorditivo al massimo». Tuttavia, quando Alberto espresse il desiderio di prolungare di due giorni la loro luna di miele, lei replicò: «Dimentichi, mio carissimo amore, che io sono la sovrana e che il lavoro non si ferma ad aspettarmi».</p>
<p>Questo inevitabile scontro di ruoli istituzionali nella monarchia e nel matrimonio si sarebbe risolto attraverso il linguaggio dell’arte, della musica e del teatro, che unirono Venere e Marte, l’aspetto sensuale e quello intellettuale. La splendida mostra di Buckingham Palace, carica di intimità, documenta come l’Arte &#8211; pittura, antichi maestri, disegno, architettura &#8211; fosse l’unico linguaggio che Vittoria e Alberto parlavano su un piano di parità, il solo capace di far quadrare il cerchio del loro matrimonio. Vittoria e Alberto si offrivano reciprocamente in dono opere d’arte. Per i suoi 24 anni lui ricevette «il dipinto segreto» della regina Vittoria, da appendere nel suo spogliatoio come «quadro preferito del mio caro Alberto»: lei in déshabillé, appoggiata a un cuscino cremisi, i capelli sciolti, le spalle nude, in una posa molto intima e seducente. Per i 23 anni di Vittoria, lui fece fare dallo scultore prussiano Emil Wolf una statua in marmo di se stesso raffigurato come guerriero greco, con un gonnellino corto, gambe nude e una Vittoria nuda appoggiata sulla corazza. La statua fu considerata così originale che nel 1849 ne fu fatta una copia, con un gonnellino più lungo e i sandali ai piedi.</p>
<p>__________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 20 maggio 2010</p>
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		<title>Eros e Unità d&#8217;Italia: storia a luci rosse del Risorgimento</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 11:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.cordelia.it/images/bacio/hayez.jpg" alt="" width="90" height="90" />Fare l’Italia e farsi le italiane. C’è qualcosa che manca nella pubblicistica che i grandi quotidiani nazionali, dal Corriere della Sera con i suoi Stella&#38;Rizzo a La Stampa, con la coppia Fruttero&#38;Gramellini, vanno dipingendo sul Risorgimento italiano, alla vigilia del&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.cordelia.it/images/bacio/hayez.jpg" alt="" width="90" height="90" />Fare l’Italia e farsi le italiane. C’è qualcosa che manca nella pubblicistica che i grandi quotidiani nazionali, dal Corriere della Sera con i suoi Stella&amp;Rizzo a La Stampa, con la coppia Fruttero&amp;Gramellini, vanno dipingendo sul Risorgimento italiano, alla vigilia del 150° dell’Unità d’Italia. Manca l’osceno, il dietro le quinte. Mancano le lenzuola tricolori, la biancheria dei garibaldini, la Parigi di Cavour, la voglia arretrata del Vate Giosué Carducci, le cosce, il caldo e le zanzare.</p>
<p>.</p>
<p>da <img src="http://www.ilgiornale.it/img/logo_interne.gif" alt="" /> del 23 febbraio 2010</p>
<p>.</p>
<p>Insomma, manca la carne. Perché, se è facile scrivere di escort e di politici tentati dall’ambiguo e dal trans nel XXI secolo dei film di Pedro Almodóvar e delle fotografie di Robert Mapplethorpe, è difficile ammettere &#8211; in un Paese conformista e salottiero come il nostro &#8211; che anche gli eroi se la spassano; quando ho fame, ho fame: quando ho sete, ho sete e quando ho voglia, ho voglia. E allora alziamolo quel séparé che nasconde i corpi e l’anima di un’avventura, l’Unità d’Italia, che fu tante cose: guerra, politica, coraggio, tattica, anticlericalismo, diplomazia e donne. Donne da portarsi a letto o in sogno, sublime sacrificio al feticismo dell’immaginazione militare.<br />
Ad alzare il sipario sull’osceno del Risorgimento ci avevano provato &#8211; poco meno di 40 anni fa &#8211; quel diavolo del giornalista e scrittore Gian Carlo Fusco e altri autori in un volumetto, passato quasi inosservato &#8211; I mille e una notte. Storia erotica del Risorgimento, pubblicato da Tattilo (nomen omen?) editore. Più sobri (ma non troppo) di Fusco, uno che si beveva un paio di litri di grappa al giorno, cominciamo allora, in questo 2010, a navigare nell’osceno partendo da Genova, la città di Nino Bixio, il braccio destro di Giuseppe Garibaldi che l’agiografia ottocentesca ha battezzato il secondo dei mille.<br />
E siccome un uomo lo si capisce anche dalla moglie che si tiene accanto, per entrare dentro i turbamenti dello spregiudicato garibaldino genovese, non si può che principiare dalla sua consorte, donna Adelaide. «Di alta statura &#8211; la descrive Marcello Staglieno nel suo libro Nino Bixio del 1973 &#8211; fresca, formosa, aveva lunghi capelli biondi, occhi celesti, incarnato bianchissimo, viso affilato, labbra carnose, seno abbondante, gambe lunghe e ben modellate. Una bellezza vistosa, guastata appena da un naso prominente». Di lei, Bixio, si era innamorato poco dopo i vent’anni quando la passione è ancora intrisa di furori giovanili. Carne e sangue. Sempre fuori, sulle navi, non poteva però pretendere da madame un’eterna fedeltà. Così, quando naviga per il mondo, sospeso tra i mari e i bordelli che trova negli scali in terraferma, di tanto in tanto gli giungono notizie non proprio rassicuranti sulle giornate genovesi della sua signora. In Liguria, Adelaide, è una donna molto chiacchierata. Si parla di relazioni, a destra e a manca, perfino con un suo cugino. I parenti, diamine, ti mettono sempre nei casini, anche se sei un eroe. Una vita avventurosa, cornuta e scopereccia, quella di Bixio, che si iscrive nella storia d’Italia per un dettaglio che lo consegnerà per sempre agli altari della Patria: l’impresa dei mille. È il 5 maggio del 1860 quando ha inizio la leggenda. Bixio &#8211; come ricorda lo stesso Fusco ne I Mille e una notte &#8211; sarà a bordo del «Lombardo», imbarcazione di cui avrà il comando. Si parte, il Tirreno è grande: rotta sulla Sicilia.</p>
<p>L’isola, per lui, sarà un’infinità di cose, angeli e demoni insieme. Marsala, Palermo, Corleone con i suoi postriboli, le puttane e Bronte, la città che oggi &#8211; nel XXI secolo decadente &#8211; molti conoscono soltanto per i suoi pistacchi. In realtà questo piccolo paesino arrampicato sulle cosce dell’Etna, diverrà il teatro di un eccidio e di una repressione ordinati dallo stesso Bixio. È l’agosto del 1860 quando per sedare il malcontento popolare mischiato ai briganti e a tutto il resto, quel «cornuto» di Nino dispone di reprimere tanto che i giornali dell’epoca parleranno apertamente di «feroce eccidio».<br />
La pubblicistica cresciuta attorno allo sbarco dei Mille è arrivata a sussurrare le ipotesi più varie, tra cui quella che Bixio si sarebbe convinto a ordinare la repressione mentre si trovava in un casino, a Corleone: «En to cul» ai Borboni ed al Regno delle due Sicilie. Difficile dirlo con certezza. Di sicuro, però, l’eroe dei Mille, il numero due di Giuseppe Garibaldi, andava a puttane ed aveva una moglie, la cara Adelaide, un poco zoccola. Capita.</p>
<p><em>(1.Continua)</em></p>
<p><em>____________________________________</em></p>
<p><em>Inserito su www.storiainrete.com il 17 aprile 2010</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
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