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	<title>Storia In Rete &#187; Storia Antica</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Storia In Rete</description>
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		<title>Equipe italiana svelerà i misteri dei Rotoli del Mar Morto</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 21:31:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia Antica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/cultura/qumran.jpg" alt="" width="90" height="90" />Da febbraio a Gerusalemme un’équipe italiana al lavoro sui materiali archeologici rinvenuti negli Anni 50. Sveleranno gli ultimi misteri dei Rotoli del Mar Morto. di Maurizio Assalto da &#8220;La Stampa&#8221; del 19 gennaio 2012 <img src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/top/lastampatop2.gif" alt="" width="221" height="34" />.</p>
<div<p>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/cultura/qumran.jpg" alt="" width="90" height="90" />Da febbraio a Gerusalemme un’équipe italiana al lavoro sui materiali archeologici rinvenuti negli Anni 50. Sveleranno gli ultimi misteri dei Rotoli del Mar Morto. di Maurizio Assalto da &#8220;La Stampa&#8221; del 19 gennaio 2012 <img src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/top/lastampatop2.gif" alt="" width="221" height="34" />.</p>
<div id="_mcePaste">La storia era una di quelle a cui si crede volentieri. Il pastorello beduino che pascola il gregge, una pecora che se ne va per conto suo, lui che la insegue in una grotta e dentro alcune giare di terracotta trova un tesoro. I Rotoli del Mar Morto: la più grande scoperta archeologica del secolo scorso, assieme alla tomba di Tutankhamon, ma ben più densa di implicazioni politico-religiose, conflitti accademici, intrighi internazionali. Il racconto «funzionava», un misto di Alì Babà e della parabola evangelica della pecora smarrita.</div>
<div id="_mcePaste">«Peccato che la realtà fosse un po’ più complicata», fa notare Marcello Fidanzio, coordinatore scientifico dell’Istituto di Cultura e Archeologia delle Terre Bibliche di Lugano, professore di Ebraico biblico alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale a Milano. Insieme con Riccardo Lufrani, Fidanzio è a capo dell’équipe italiana che dal 1˚ febbraio sarà a Gerusalemme, incaricata di studiare e pubblicare i materiali scavati negli anni 50 nel sito di Qumran, sulla costa nord-occidentale del Mar Morto, presso le grotte dei famosi rotoli che contengono, tra l’altro, alcuni tra i più antichi manoscritti della Bibbia. L’archeologia è la chiave per comprenderli meglio, dopo sessant’anni di ricostruzioni fantasiose.</div>
<div id="_mcePaste">Il ritrovamento, secondo la versione ufficiale, risale al 1947. Merito di un certo Muhammad ed-Dibh («il Lupo») e forse di un altro paio di beduini ta’amireh. Ma in realtà pare che si debba risalire più indietro, agli ultimi mesi del ’46. E forse quei beduini non erano tanto pastori, quanto contrabbandieri in cerca di nascondigli per la loro mercanzia. «Ma il fatto più triste», dice Fidanzio, «è che tutte le prime testimonianze convergono su uno stesso punto: che la pergamena di cui è fatta la maggior parte dei rotoli era un materiale molto utile per fabbricare i legacci dei sandali…». Con ogni probabilità alle grotte che punteggiano la falesia di Qumran avevano già attinto altri in passato, come è suggerito anche dalla constatazione che molte giare vennero rinvenute vuote. Del resto in questa zona già nel III secolo d.C. erano stati ritrovati manoscritti biblici: lo riferisce Eusebio di Cesarea nella Storia ecclesiastica (324 circa), raccontando che Origene se ne sarebbe servito per redigere la sua Esapla .</div>
<div id="_mcePaste">Quel che è certo è che, con le 24 sterline ricavate dalla vendita del bottino a un mercante di nome Kando che aveva la bottega nella piazza della Mangiatoia a Betlemme, Muhammad il Lupo si comprò un fucile, venti capre e una moglie e cambiò vita. L’antichità dei manoscritti era stata riconosciuta da Eleazar Sukenik, insigne archeologo dell’Università ebraica di Gerusalemme, nel novembre del ’47. Da quel momento la caccia ai rotoli, quelli nascosti nelle altre grotte di Qumran, poteva dirsi aperta. Pochi giorni dopo, però, il 29 novembre, l’Onu votò la partizione della Palestina tra arabi e ebrei. Seguì il 14 maggio ’48 la dichiarazione unilaterale che sancì la nascita dello Stato di Israele. E, il giorno dopo, lo scoppio del primo conflitto arabo-israeliano. Per un paio di anni, fino a quando la Cisgiordania venne annessa dalla Giordania, la zona di Qumran fu off-limits. Cessate le ostilità, le ricerche potevano riprendere, con gli archeologi di tutto il mondo (ma con l’importante esclusione degli israeliani, ossia i più interessati) pronti a contendere il tesoro ai beduini, che erano avvantaggiati dalla conoscenza dei luoghi. Alcune grotte erano raggiungibili soltanto calandosi per una trentina di metri sul fianco della falesia, altre distavano fino a due chilometri dal sito.</div>
<div id="_mcePaste">In mezzo a tutte queste complicazioni, l’incarico di condurre gli scavi fu affidato a un domenicano francese, Roland de Vaux, ferratissimo storico e archeologo direttore dell’École Biblique et Archéologique Française di Gerusalemme. I lavori si protrassero fino al 1956, quando la seconda guerra arabo-israeliana, conseguente alla crisi di Suez, impose un nuovo stop. Ma il grosso era fatto: centinaia di grotte erano state ispezionate, e undici di queste avevano restituito importanti rotoli, per un totale di circa 900 manoscritti in decine di migliaia di frammenti. Restava da studiarli e pubblicarli. Nel 1959 De Vaux, che in tutti quegli anni aveva pubblicato periodici rapporti sulla Revue biblique , propose la sua teoria: Qumran era il sito comunitario degli Esseni, una setta che intorno al 150 a.C. si era staccata da Gerusalemme, in opposizione all’«empia» ellenizzazione dell’ebraismo, per praticare il lavoro, la preghiera e l’osservanza della purità rituale; e i rotoli erano la loro biblioteca, nascosta nelle grotte per metterla in salvo, al tempo della rivolta antiromana culminata nella distruzione del Tempio, nel 70 d.C.</div>
<div id="_mcePaste">«La teoria sembrava convincente», osserva Fidanzio, «perché molti dei primi manoscritti erano relativi alle norme della vita comunitaria essenica. Ma, proseguendo gli studi, si constatò che solo una parte dei documenti rimandava agli Esseni, gli altri attestavano tendenze religiose diverse e anche divaricanti. Qualcuno, poi, risaliva addirittura al III secolo a.C. Il limite di De Vaux fu di mischiare la descrizione e l’interpretazione». Riesaminando i materiali, dopo la sua morte prematura, nel ’71, si aprirono molti interrogativi. Per esempio: come spiegare le tracce di decori architettonici &#8211; mosaici, fregi, colonne, ceramica fine &#8211; in una comunità pauperista di celibi? E l’abbondanza di monete, che sembra attestare un’attività economica rilevante? E perché nella necropoli alcuni corpi, anziché essere sepolti in un telo, secondo l’usanza ebraica, erano composti entro bare, indizio probabile che vennero trasportati qui da un altro luogo?</div>
<div id="_mcePaste">Per rispondere a queste domande sarebbe stato necessario un esame approfondito dei materiali archeologici. Ma intanto un’altra guerra, quella dei Sei giorni, nel giugno ’67, aveva nuovamente capovolto la situazione e bloccato tutto. Al termine del blitz Israele aveva occupato, tra l’altro, la parte Est di Gerusalemme, dove i reperti erano depositati nel Museo Rockefeller. Non essendo stata riconosciuta l’annessione, per vent’anni nessun archeologo vi mise piede. Intanto i rotoli erano stati portati nel Museo d’Israele, oggetto di tensioni con la Giordania che periodicamente li rivendica. Il gruppo internazionale e interreligioso creato da De Vaux per lo studio dei manoscritti procedeva a rilento, alimentando illazioni (circolò anche una «teoria del complotto», secondo la quale nei rotoli erano contenuti documenti scottanti che il Vaticano voleva tenere nascosti). All’inizio degli anni 90 fu così istituita una nuova commissione che è finalmente riuscita a pubblicare tutti i manoscritti realizzando microfiches e foto all’infrarosso.</div>
<div id="_mcePaste">Per quanto riguarda i materiali di scavo, rimasti «dormienti» dalla metà degli anni 50, nel 1987 l’École Biblique incaricò dello studio un altro frate domenicano, l’archeologo Jean-Baptiste Humbert, sotto la cui supervisione opererà dai prossimi giorni la squadra italiana. La sua ipotesi è che Qumran abbia attraversato diverse fasi: nella prima metà del I secolo a. C. vi sarebbe sorta una residenza di tipo ellenistico (la pianta è la stessa della Casa del Governatore a Dura Europos, in Siria), sulle cui rovine si era in seguito insediato un piccolo gruppo permanente dedito all’ospitalità dei pellegrini, che nei giorni della Pasqua si rifiutavano di compiere i riti al tempio di Gerusalemme. Nell’imminenza dell’arrivo dei Romani, sarebbero stati nascosti qui tanto documenti propri dell’insediamento, quanto materiale proveniente da più lontano. Per Fidanzio e colleghi, in attesa di qualche sponsor che sostenga la loro ricerca priva di finanziamenti pubblici, il lavoro si prospetta lungo, con la possibilità di aprire scenari del tutto nuovi anche per quanto riguarda l’interpretazione dei testi. «Faremo come per i rotoli: cercheremo di pubblicare ogni cosa il più rapidamente possibile, in modo gli studiosi di tutto il mondo possano dare il loro contributo».</div>
<p>________________________________</p>
<p>VUOI SAPERNE DI PIU&#8217;? VEDI ANCHE</p>
<h3 id="post-4640" style="color: #666666; text-align: left; font-size: 18px; clear: left; padding: 0px; margin: 0px;"><a style="text-decoration: none;" title="Permanent Link to Qumran: quanti errori nei famosi rotoli del Mar Morto…" rel="bookmark" href="http://www.storiainrete.com/4640/storia-antica/errori-rotoli-mar-morto/"><span style="color: #3366ff;">Qumran: quanti errori nei famosi rotoli del Mar Morto…</span></a></h3>
<p><span style="color: #3366ff;"> </span></p>
<h3 id="post-1344" style="color: #666666; text-align: left; font-size: 18px; clear: left; padding: 0px; margin: 0px;"><a style="text-decoration: none;" title="Permanent Link to Masada, un mito che si infrange davanti all’archeologia" rel="bookmark" href="http://www.storiainrete.com/1344/storia-antica/masada-un-mito-che-si-infrange/"><span style="color: #3366ff;">Masada, un mito che si infrange davanti all’archeologia</span></a></h3>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 20 gennaio 2011</p>
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		<title>Scoperte prove di colonizzazione romana anche in Barbagia</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 23:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://capoterra2.altervista.org/pg066/5_12/nuraghe_mere_o_e_mamoiada.jpg" alt="" width="90" height="90" />Prima dei banditi, ad Orgosolo arrivarono i Romani. In Sardegna nuove ricerche nell’aspro territorio della Barbagia rivelano una realtà finora impensabile: quelle zone non furono affatto refrattarie alla civiltà greco-romana. Inedite testimonianze archeologiche permettono ora di riscrivere intere pagine della&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://capoterra2.altervista.org/pg066/5_12/nuraghe_mere_o_e_mamoiada.jpg" alt="" width="90" height="90" />Prima dei banditi, ad Orgosolo arrivarono i Romani. In Sardegna nuove ricerche nell’aspro territorio della Barbagia rivelano una realtà finora impensabile: quelle zone non furono affatto refrattarie alla civiltà greco-romana. Inedite testimonianze archeologiche permettono ora di riscrivere intere pagine della storia dell’isola. Alla straordinaria scoperta dedica un ampio reportage l’ultimo numero della rivista ”Archeologia Viva” (Giunti Editore).</p>
<p>.</p>
<p>da <img src="http://www.tafter.it/wp-content/themes/evotafter/images/logo_tj.jpg" alt="Tafter Journal" /> del 5 gennaio 2012</p>
<p>.</p>
<p>In Sardegna qualcuno ancora non riesce a crederci, ma i dati archeologici parlano chiaro: i Romani riuscirono a penetrare nel cuore della Barbagia, più precisamente nell’insospettabile Supramonte di Orgosolo, dove nuove scoperte costringono a riscrivere un importante pezzo di storia. In località Sirilò, un immenso altopiano calcareo a oltre mille metri di altitudine, ore di cammino a piedi ancora oggi per raggiungere il centro di Orgosolo: qui, durante lo scavo di un villaggio nuragico si sono spalancate le porte per una nuova interpretazione di come andarono le cose al tempo dei Romani. Dalle fonti classiche sappiamo che i Greci e i Latini conoscevano bene la Sardegna. Le testimonianze di Erodoto, Diodoro Siculo, Strabone e, soprattutto, Pausania raccontano di popolazioni greche in fuga da Troia guidate da condottieri che si rifugiarono sui monti dell’isola. Notizie riprese nel Novecento che hanno creato tra le popolazioni della Barbagia il mito che nelle zone interne la colonizzazione romana, iniziata nel 238 a.C. durante la seconda guerra punica, sia stata respinta dalla forte resistenza degli stessi barbaricini, che non si sarebbero sottomessi. Ma la storia non è esattamente questa, come spiega un lungo articolo pubblicato su ”Archeologia Viva”, a firma di Maria Ausilia Fadda, l’archeologa della Soprintendenza di Sassari e Nuoro che da decenni conduce scavi in quelle che sono considerate le aree più impenetrabili della Sardegna.</p>
<p>_______________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 12 gennaio 2012</p>
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		<title>Gerusalemme: Muro occidentale non fu tutta opera di Erode</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 09:58:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia Antica]]></category>
		<category><![CDATA[Agrippa II]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://images.virgilio.it/sg/viaggi2008/upload/mur/muro-e-cupola-della-roccia.jpg" alt="" width="90" height="90" />Porzioni di edifici che non risalgono al periodo di Erode il Grande sono state rinvenute nella Spianata delle Moschee, a Gerusalemme, in Terra Santa, durante alcune indagini archeologiche realizzate sotto il Muro occidentale del Monte del Tempio. Gli archeologi, che&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://images.virgilio.it/sg/viaggi2008/upload/mur/muro-e-cupola-della-roccia.jpg" alt="" width="90" height="90" />Porzioni di edifici che non risalgono al periodo di Erode il Grande sono state rinvenute nella Spianata delle Moschee, a Gerusalemme, in Terra Santa, durante alcune indagini archeologiche realizzate sotto il Muro occidentale del Monte del Tempio. Gli archeologi, che hanno effettuato scavi accanto a un antico canale di drenaggio di Gerusalemme, ritengono, riferisce il portale terrasanta.net, di aver scoperto prove che contraddicono l’opinione comune che attribuisce solo ad Erode &#8211; che regnò tra il 37 e il 4 a.C. &#8211; la costruzione del muro.</p>
<p>.</p>
<p>di T.C. da <img src="http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/img/h_02.gif" alt="Radio Vaticana" width="157" height="23" /> del 3 dicembre 2011</p>
<p>Lo scavo, per conto dell’Autorità israeliana delle antichità, è stato condotto sotto la via pavimentata che si trova nei pressi dell’Arco di Robinson (i resti di un’arcata chiamati così in onore dello studioso Edward Robinson, che li individuò nel 1838). Già lo storico ebreo Giuseppe Flavio, contemporaneo di Erode, aveva scritto che il sovrano aveva intrapreso un progetto di ampliamento del recinto del Tempio nel diciottesimo anno del suo regno descrivendolo come il “più ambizioso progetto di cui si fosse mai sentito parlare al mondo”. Tra i recenti rinvenimenti sono da sottolineare tre lampade ad olio, di argilla, di un tipo molto comune nel primo secolo d.C. e 17 monete in bronzo, di cui 4 probabilmente coniate dal procuratore romano di Giudea Valerio Grato, nell’anno 17 &#8211; 18 d.C.. Secondo gli archeologi israeliani, i manufatti, e il luogo in cui sono stati rinvenuti, dimostrano che l’Arco di Robinson, e probabilmente una porzione più lunga del Muro occidentale, furono costruiti almeno 20 anni dopo la morte di Erode, cosa che dimostrerebbe che la costruzione delle mura del Monte del Tempio e dell’Arco di Robinson rientrerebbe in un enorme progetto durato diversi decenni e non completato durante la vita di Erode. Tutto ciò sarebbe confermato da descrizioni di Giuseppe Flavio, secondo il quale l’opera fu terminata solo durante il regno di Agrippa II – pronipote di Erode – e che in quel periodo a Gerusalemme rimasero senza lavoro almeno 8, 10 mila persone.</p>
<p>__________________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 5 dicembre 2011</p>
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		<title>I Paesi Bassi impazziscono per gli Etruschi</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 12:50:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia Antica]]></category>
		<category><![CDATA[CNR]]></category>
		<category><![CDATA[Etruschi]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Paesi Bassi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2011/Ottobre/etruscan_photo/carro.jpg" alt="" width="90" height="90" />Un’installazione realizzata dall’Itabc-Cnr consente di         visitare la         tomba Regolini Galassi ricomposta come era al momento della sua         scoperta. La         ricostruzione, frutto di un progetto europeo, è stata presentata         ad Amsterdam         per l’inaugurazione di due mostre dedicate alla cultura etrusca.</p>
<p>.&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2011/Ottobre/etruscan_photo/carro.jpg" alt="" width="90" height="90" />Un’installazione realizzata dall’Itabc-Cnr consente di         visitare la         tomba Regolini Galassi ricomposta come era al momento della sua         scoperta. La         ricostruzione, frutto di un progetto europeo, è stata presentata         ad Amsterdam         per l’inaugurazione di due mostre dedicate alla cultura etrusca.</p>
<p>.</p>
<p>dal CNR <img src="http://sede.ss.ise.cnr.it/LogoCNR2010ITAmedium.png" alt="" width="394" height="60" /></p>
<p>.</p>
<p>Entrare nella       tomba etrusca con       gli occhi dei suoi scopritori Vincenzo Galassi e Alessandro       Regolini, ammirando       il prezioso corredo funebre al suo posto, intatto, come quando fu       aperta per la       prima volta nel 1836. Un’esperienza possibile grazie alla       ricostruzione       virtuale realizzata dall’Istituto per le tecnologie applicate ai       beni culturali       del Consiglio nazionale delle ricerche (Itabc-Cnr),         ospitata in due mostre olandesi dedicate agli Etruschi:         ‘Richness         and Religion at the Etruscans – Princes and Priests’ e         ‘Princesses and         Goddesses’ inaugurate in questi giorni ad Amsterdam e a  Leiden.</p>
<p>La         tomba risalente alla metà del VII secolo a.C., nota per aver         restituito manufatti di elevatissimo pregio, fu scoperta         dall’arciprete         Regolini e dal generale Galassi durante uno scavo nella         necropoli del Sorbo a         Cerveteri. Formata da più celle, vi erano stati sepolti una         principessa,         inumata e ornata da un pettorale in oro, e un uomo incinerato,         presumibilmente         un guerriero. La ricostruzione virtuale, che ha permesso       di riunire il       famoso sepolcro con il suo corredo, custodito presso il Museo       gregoriano       etrusco dei Musei vaticani, è       il primo frutto del progetto europeo ‘Etruscanning 3D’ e nasce dall’evoluzione di quella sviluppata dal Cnr         per la scena         giottesca ‘La conferma della Regola’ nella Basilica Superiore di         Assisi.</p>
<p>“La         struttura, acquisita con laser         scanner, è stata ricostruita in 3D come doveva essere subito         dopo la sua         chiusura, o almeno come la documentarono gli scopritori, ma         anche alla luce dei         più recenti studi”, spiega Eva Pietroni dell’Itabc-Cnr. “Il         pubblico può         esplorarla, avvicinarsi agli oggetti ascoltandone la narrazione,         sentire il         racconto dalla voce dei defunti. Tutto senza usare joystick,         mouse, tastiere ma         con il solo movimento del corpo, spostandosi sopra una grande         mappa della tomba         in cui sono indicati i punti sensibili, nello spazio antistante         la proiezione         di 12 mq.”.</p>
<p>Si         parte dalla struttura esterna, un         tumulo monumentale, per accedere attraverso un corridoio         (dromos) nel cuore del         sepolcro. Tra i manufatti un calderone con l’holmos che serviva         a sorreggerlo,         il raro carro funebre e il letto che vi veniva       probabilmente posto, anfore in terracotta, un’urna,         un         calamaio con lettere incise, spiedi, alari, contenitori,         vasellame. Nella cella         principale si ha l’impressione di poter toccare la principessa         distesa sul         letto, che riluce per il suo pettorale d’oro appoggiato sulla         veste bianca, tra         il vasellame d’argento.</p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/5666/storia-antica/i-paesi-bassi-impazziscono-per-gli-etruschi/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><a href="http://www.storiainrete.com/5666/storia-antica/i-paesi-bassi-impazziscono-per-gli-etruschi/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>I filmati ad alta       risoluzione       sono disponibili su richiesta presso il CNR.</p>
<p>Clicca sui link per vedere le immagini nella galleria: <a href="http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2011/Ottobre/etruscan_photo/carrellino_incensiere.jpg" target="_blank">Carrellino_incensiere</a>;       <a href="http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2011/Ottobre/etruscan_photo/carro.jpg" target="_blank">carro;</a> <a href="http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2011/Ottobre/etruscan_photo/fibula.jpg" target="_blank">fibula;</a> <a href="http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2011/Ottobre/etruscan_photo/lebeti.jpg" target="_blank">lebeti</a>;       <a href="http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2011/Ottobre/etruscan_photo/pettorale.jpg" target="_blank">pettorale</a>;       <a href="http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2011/Ottobre/etruscan_photo/scudo.jpg" target="_blank">scudo</a>;       <a href="http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2011/Ottobre/etruscan_photo/situla.jpg" target="_blank">situla</a>;       <a href="http://www.stampa.cnr.it/DocUfficioStampa/comunicati/italiano/2011/Ottobre/etruscan_photo/tomba.jpg" target="_blank">tomba</a></p>
<p>________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 21 ottobre 2011</p>
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		<title>Una lozione per la pelle uccise la regina egizia Hatshepsut?</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 07:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia Antica]]></category>
		<category><![CDATA[Antico Egitto]]></category>
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		<category><![CDATA[Mummie]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2011/09/scultura-in-calcare-raffigurante-hatshepsut-wiki.jpg?w=258&#38;h=313" alt="" width="90" height="90" />Secondo un nuovo studio la regina egizia Hatshepsut, uno dei più potenti sovrani dell’antico Egitto, potrebbe essersi accidentalmente avvelenata con una lozione per la pelle. I ricercatori hanno individuato una sostanza altamente cancerogena nel contenuto di una boccetta trovato tra&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://blogstorico.files.wordpress.com/2011/09/scultura-in-calcare-raffigurante-hatshepsut-wiki.jpg?w=258&amp;h=313" alt="" width="90" height="90" />Secondo un nuovo studio la regina egizia Hatshepsut, uno dei più potenti sovrani dell’antico Egitto, potrebbe essersi accidentalmente avvelenata con una lozione per la pelle. I ricercatori hanno individuato una sostanza altamente cancerogena nel contenuto di una boccetta trovato tra i suoi cosmetici. Hatshepsut sarebbe morta di cancro alle ossa nel 1458 a.C.</p>
<p>.</p>
<p>di Aezio da <strong><a href="http://ilfattostorico.com/">Il Fatto Storico </a></strong>del 12 settembre 2011</p>
<p>.</p>
<p>In precedenza si pensava che il recipiente, parte della collezione permanente del Museo Egizio dell’Università di Bonn, contenesse profumo, almeno fino a quando un altro studio ha scoperto tracce di quello che sembra essere un antico trattamento per l’eczema o la psoriasi. I suoi ingredienti includono olio di noce moscata e palma, acidi grassi che possono alleviare certe condizioni della pelle e un tipo di residuo di catrame cancerogeno, che si trova anche nel fumo della sigaretta.</p>
<p>“Sappiamo da tempo che Hatshepsut aveva il cancro e forse morì per quello”, ha detto Michael Höveler-Müller, curatore della collezione. “Ora potremmo conoscere l’esatta causa”. Anche altri membri della famiglia della regina, spiega Höveler-Müller, avrebbero sofferto di malattie cutanee infiammatorie, che tendono ad essere genetiche.</p>
<p>Molti studiosi considerano la regina Hatshepsut, regnante sull’Egitto dal 1479 al 1458 a.C., uno dei faraoni più potenti e di successo nella storia. Il suo regno inaugurò un’era di pace e stabilità, stabilì una vasta rete commerciale e commissionò centinaia di progetti di costruzione. Per conquistare i detrattori che consideravano le donne inadatte a tale compito, lei enfatizzava la sua nascita regale e comunque si faceva ritrarre dagli artisti con un corpo maschile e la barba finta.</p>
<p>Dopo la morte di Hatshepsut, il suo risentito figliastro ed erede Thutmose III tentò di cancellare ogni traccia di lei dalla documentazione storica. Questo potrebbe spiegare il sarcofago vuoto trovato dall’archeologo britannico Howard Carter, quando egli scoprì il luogo di sepoltura della regina, nella Valle dei Re, nel 1902. Nel 2007, però, le autorità egiziane hanno annunciato che la mummia di Hatshepsut è stata rinvenuta in una tomba vicina. Una tomografia computerizzata ha rivelato che morì verso i cinquant’anni per un cancro alle ossa, e inoltre soffriva di diabete e artrite.</p>
<p>Dunque Hatshepsut si avvelenò inavvertitamente mentre cercava di calmare la sua pelle irritata e il suo prurito? “C’è molto a sostegno di quest’ipotesi”, ha detto Helmut Wiedenfeld, dell’istituto farmaceutico dell’Università di Bonn. “Se si immagina che la regina aveva una malattia cronica della pelle e che trovava un miglioramento a breve termine nel balsamo, potrebbe essersi esposta a un grande rischio nel corso degli anni”.</p>
<p>Anche se gli antichi egizi certamente usavano rimedi – alcuni più efficaci di altri – per una vasta gamma di condizioni, Wiedenfeld pensa che la lozione di Hatshepsut potrebbe essere venuta da lontano. “I medici egizi erano professionisti generici e buoni chirurghi, ma erano internisti schifosi”, dice. “È possibile che debbano la loro conoscenza di certe cure ai loro contatti con la Persia e l’India, dove le arti curative erano molto avanzate, anche nell’antichità».</p>
<p>__________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 26 settembre 2011</p>
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		<title>Una crema per la pelle causò la morte della regina Hatshepsut?</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 20:20:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia Antica]]></category>
		<category><![CDATA[Antico Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Hatshepsut]]></category>
		<category><![CDATA[Misteri]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://media.tumblr.com/tumblr_ljd3ob85Y51qgga3f.jpg" alt="" width="90" height="90" />The delicate corpus delicti is a plain flacon from among the possessions of Pharaoh Hatshepsut, who lived around 1450 BCE, currently on exhibit in the Egyptian Museum of the University of Bonn. Beautiful in its simplicity, one might think it&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://media.tumblr.com/tumblr_ljd3ob85Y51qgga3f.jpg" alt="" width="90" height="90" />The delicate corpus delicti is a plain flacon from among the possessions of Pharaoh Hatshepsut, who lived around 1450 BCE, currently on exhibit in the Egyptian Museum of the University of Bonn. Beautiful in its simplicity, one might think it to have held Hatshepsut’s perfume used, perhaps, for religious rites.</p>
<p>.</p>
<p>di Lori Henshey da Examiner.com del 1 settembre 2011 <img src="http://www.wasatchfamilytherapy.com/wp-content/uploads/2011/01/Examiner-New-Logos-RGB1-300x84.jpg" alt="" width="180" height="50" /></p>
<p>.</p>
<p>Perfumes were used in ancient religious ceremonies, when early civilizations offered scented flowers, herbs and resins in worship of their gods. Religious rituals often included specific smelling substances. As acting Pharaoh, did Hatshepsut unknowingly poison herself while performing her duties as ancient Egypt&#8217;s <em>living god</em>? Apparently, not; for innocuously hidden within this small vessel was a deadly, ancient compound awaiting discovery by modern scientists.</p>
<p>After two years of research, Michael Höveler-Müller and Dr. Helmut Wiedenfeld from Bonn’ Pharmacology Institute discovered the flacon did not hold a perfume; instead, it was a kind of skin care lotion or even medication for a monarch suffering from eczema. In addition, the pharmacologists found a strongly carcinogenic substance. Was Hatshepsut killed by her medicine?</p>
<p>&#8220;There is a lot that speaks for this hypothesis,&#8221; Dr. Wiedenfeld said. &#8220;If you imagine that the Queen had a chronic skin disease and that she found short-term improvement from the salve, she may have exposed herself to a great risk over the years.”</p>
<p>“We have known for a long time that Hatshepsut had cancer and maybe even died from it,&#8221; said Michael Höveler-Müller. &#8220;We may now know the actual cause.&#8221;</p>
<p>At this point, the Bonn scientists can only surmise how Hatshepsut obtained her lotion. &#8220;Egyptian physicians were general practitioners and good surgeons, but they were lousy internists,&#8221; explained Dr. Wiedenfeld. &#8220;It is quite possible that they owe their knowledge of certain medications to their contacts with Persia and India where the healing arts were very advanced even in Antiquity.&#8221;</p>
<p>To read the entire study, please click <a rel="nofollow" href="http://www.sciencedaily.com/releases/2011/08/110819131513.htm">here</a>.</p>
<p>Source: <a rel="nofollow" href="http://www.uni-bonn.de/" target="_blank">University of Bonn</a> and <a rel="nofollow" href="http://www.sciencedaily.com/">Science Daily</a><br />
________________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 25 settembre 2011</p>
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		<title>Apollo e Muse, scoperto a Roma mosaico del I secolo</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 22:08:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Antica Roma]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Colle Oppio]]></category>
		<category><![CDATA[mosaici]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.ansa.it/webimages/foto_large/2011/7/29/5457a0bab7b701fa0ab357d16a5a5b7b.jpg" alt="" width="90" height="90" />Un mosaico romano del I secolo d.C. che raffigura Apollo e le muse e che si estende per quasi 16 metri e&#8217; stato scoperto a Roma nella zona di Colle Oppio, grazie ai lavori di scavo della Sovraintendenza ai Beni&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.ansa.it/webimages/foto_large/2011/7/29/5457a0bab7b701fa0ab357d16a5a5b7b.jpg" alt="" width="90" height="90" />Un mosaico romano del I secolo d.C. che raffigura Apollo e le muse e che si estende per quasi 16 metri e&#8217; stato scoperto a Roma nella zona di Colle Oppio, grazie ai lavori di scavo della Sovraintendenza ai Beni culturali di Roma Capitale. L&#8217;immagine che e&#8217; venuta alla luce completa la parete gia&#8217; scoperta dov&#8217;e&#8217; raffigurato un filosofo su un prospetto architettonico di sfondo nel quale sono visibili anche due coppie di colonne e altri edifici. Una scoperta ancora piu&#8217; importante se si pensa che questa galleria sotterranea sud-occidentale, costruita per sorreggere le Terme di Traiano, era stata utilizzata, fino agli anni Novanta, come deposito del Servizio Giardini dell&#8217;Ama e quindi era riempita per meta&#8217; di terra e per l&#8217;altra di panchine vecchie e attrezzi.</p>
<p>.</p>
<p>di Monica Savatteri da ANSA del 28 luglio 2011 <img src="http://www.ansa.it/web/notizie/canali/inviaggio/images/logo_ansa_speciali.png" alt="Prima pagina: Ansa.it" /></p>
<p>.</p>
<p>Una volta ripulita, ha svelato il tesoro che nascondeva al suo interno: una parete decorata con piccole tessere di mosaico con un disegno che raffigura una figura maschile, identificabile con Apollo nudo, con il manto sulla spalla e che porta la cetra sul braccio sinistro. La muscolatura del torace e dell&#8217;addome e&#8217; resa con un raffinato chiaroscuro, ottenuto con l&#8217;utilizzo di tessere di tre gradazioni di colore. Lateralmente l&#8217;immagine disegna una serie di edifici, tra i quali si riconoscono architravi, capitelli e soprattutto colonne decorate da ghirlande e spirali vegetali. Con lo scavo attuale sono state riconosciute altre figure, tra le quali due maschili, di cui uno vestito alla greca ma senza barba, e un&#8217;altra femminile, probabilmente un&#8217;altra musa. Il costo per ultimare i lavori e per aprire al pubblico tutta l&#8217;area e&#8217; stato stimato intorno ai 680 mila euro.</p>
<p>L&#8217;assessore capitolino alla Cultura, Dino Gasperini, ha annunciato che si fara&#8217; &#8221;al piu&#8217; presto una variazione di bilancio per trovare i primi 200 mila euro, che serviranno per migliorare le pedane esistenti e permettere al pubblico di visitare questa prima parte di mosaico, nonche&#8217; di continuare gli scavi&#8221;. Il sopraintendente ai Beni culturali del comune di Roma Umberto Broccoli ha poi aggiunto che &#8221;man mano che si troveranno gli altri fondi&#8221;, cosa per la quale si e&#8217; detto molto ottimista, &#8221;si potra&#8217; continuare a scavare, visto che la parete scende fino a 10 metri dal punto attuale. In quel caso &#8211; ha concluso il sovraintendente &#8211; sara&#8217; necessario anche un puntellamento delle pareti per una maggiore sicurezza della galleria&#8221;.</p>
<p>___________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 29 luglio 2011</p>
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		<title>Strappata ai trafugatori una statua di Caligola sul trono</title>
		<link>http://www.storiainrete.com/5234/storia-antica/strappata-ai-trafugatori-una-statua-di-caligola-sul-trono/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 12:48:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia Antica]]></category>
		<category><![CDATA[Caligola]]></category>
		<category><![CDATA[Nemi]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Antica]]></category>
		<category><![CDATA[tombaroli]]></category>
		<category><![CDATA[Zeus]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.historyblog.it/files/2010/07/caligola1.jpg" alt="" width="90" height="90" />Un santuario, una grande villa, la residenza d&#8217;ozio con un ninfeo a forma di ventaglio, giochi d&#8217;acqua e al centro la statua dell&#8217;imperatore raffigurato come Zeus: il comprensorio intorno al lago di Nemi era il vero regno dell&#8217;imperatore Caligola, che&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.historyblog.it/files/2010/07/caligola1.jpg" alt="" width="90" height="90" />Un santuario, una grande villa, la residenza d&#8217;ozio con un ninfeo a forma di ventaglio, giochi d&#8217;acqua e al centro la statua dell&#8217;imperatore raffigurato come Zeus: il comprensorio intorno al lago di Nemi era il vero regno dell&#8217;imperatore Caligola, che si spostava da una riva all&#8217;altra con due navi gigantesche.</p>
<p>.</p>
<p>di Nicoletta Castagni da ANSA del 13 luglio 2011 <img src="http://www.ansa.it/web/images/logo_ansa_interna.gif" alt="Prima pagina: Ansa.it" width="91" height="23" /></p>
<p>.</p>
<p>E&#8217; il quadro che riemerge dopo il recupero da parte della Guardia di Finanza di una statua monumentale di grande livello qualitativo trafugata, da cui gli archeologi sono partiti per compiere nuovi scavi e rilevamenti nell&#8217;area, trovando un nuovo sito e 250 reperti di straordinario interesse. &#8220;Una storia a lieto fine&#8221;, ha detto il Comandante del Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico Massimo Rossi, che, alla presenza del sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, ha presentato alla stampa il prezioso marmo greco assiso sul trono riccamente decorato, con in evidenza il particolare della calzatura, la caliga, usata così spesso da Gaio Cesare Germanico da valergli il soprannome di Caligola. Statua monumentale, ma ridotta in pezzi, per poterla trasportare con maggiore facilità. Prima dissotterrata dal sito sul lago di Nemi, poi nuovamente sepolta a Isola Sacra.</p>
<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.ansa.it/webimages/large/2011/7/12/0bda3379e3036a47cb28f111525bd3bf.jpg" alt="" width="154" height="207" />I finanzieri che tenevano d&#8217;occhio strani e ingiustificati movimenti, hanno rinvenuto i reperti nei pressi di Ostia Antica, in un tir, &#8220;nascosti da calcinacci e destinati &#8211; ha spiegato Rossi &#8211; a essere stivati per una destinazione straniera, probabilmente la Svizzera&#8221;. Una volta restaurata, la statua tornerà a Nemi, dove sarà conservata nel Museo delle navi romane (meravigliosi reperti andati distrutti nel 1944).</p>
<p>Il ritrovamento ha permesso di individuare il luogo che per due millenni aveva celato la statua, una proprietà privata sconosciuta agli archeologi, tra l&#8217;altro lontana sia dalla villa di Caligola sia dal Santuario di Nemi. Gli scavi hanno riportato alla luce un vasto ninfeo, ha detto Giuseppina Ghini della Soprintendenza dei Beni archeologici del Lazio, a forma di ventaglio, con giochi d&#8217;acqua e presumibilmente al centro la nicchia con la statua dell&#8217;imperatore. &#8220;L&#8217;unica che raffigura Caligola come Zeus &#8211; ha aggiunto la soprintendente dei Beni archeologici del Lazio Maria Sapelli Ragni -. Ucciso a soli 29 anni, la damnatio memoriae che ne seguì portò alla distruzione della statuaria a lui relativa&#8221;.</p>
<p>Nel sito sono stati rinvenuti in totale 250 reperti, di cui un centinaio sono frammenti della statua monumentale, a partire dalla testa dove, ha sottolineato la Sapelli, sono riconoscibili i tratti caratteristici della gens Giulio Claudia. La parte inferiore del corpo (e la più consistente del ritrovamento), comprende anche il bellissimo dettaglio del trono, che da un lato lascia intravvedere il cuscino dalle frange pesanti, mentre frontalmente, ecco la decorazione in formelle, contenenti una Nike con vaso, e una fanciulla fiore. Altri dettagli sono il ricco panneggio sulla spalla sinistra, lo scettro e forse il globo, che erano i classici attributi degli imperatori quando si facevano ritrarre nei panni di Zeus. Le indagini archeologiche stanno cercando di identificare anche il proprietario originario della dimora che ospitava il ninfeo, edificata forse in tarda epoca repubblicana. &#8220;Probabilmente di un Caio Iulio Siliano, nome che appare sopra una fistula&#8221;, dice Giuseppina Ghini tracciando quella che doveva essere la sconfinata proprietà di Caligola che si affacciava sul lago. Dopo il suo insediamento nella villa che fu di Cesare, Caligola potenziò l&#8217;intera area, dal Santuario all&#8217;annessione di edifici preesistenti. La nave palazzo e la nave cerimoniale consentivano all&#8217;imperatore di spostarsi da una riva all&#8217;altra con la pompa adeguata. E nel ninfeo a ventaglio, invece di un fauno, troneggiava la sua raffigurazione in vesti divine, una villa per gli ozi, dove il giovane e folle sovrano, che calzava i sandali degli esploratori, si svagava sul lago.</p>
<p>______________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 13 luglio 2011</p>
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		<title>Nave romana d&#8217;età imperiale scoperta ad Ostia Antica</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 23:33:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Roma Antica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.ansa.it/webimages/foto_large/2011/4/28/9a309930d5492030810e5db28064c140.jpg" alt="" width="90" height="90" />La parte superiore della fiancata destra di un&#8217;imbarcazione lignea della prima età imperiale e&#8217; affiorata negli scavi di Ostia Antica durante il rifacimento del Ponte della Scafa che collega Ostia a Fiumicino. Sul luogo degli scavi e&#8217; arrivato a sorpresa&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.ansa.it/webimages/foto_large/2011/4/28/9a309930d5492030810e5db28064c140.jpg" alt="" width="90" height="90" />La parte superiore della fiancata destra di un&#8217;imbarcazione lignea della prima età imperiale e&#8217; affiorata negli scavi di Ostia Antica durante il rifacimento del Ponte della Scafa che collega Ostia a Fiumicino. Sul luogo degli scavi e&#8217; arrivato a sorpresa questa mattina il ministro dei beni culturali Giancarlo Galan: &#8221;un ritrovamento da brivido&#8221;, ha commentato il ministro e un &#8221;grande risultato dell&#8217;archeologia preventiva se si pensa a quante cose come questa sono andate disperse&#8221;. Un&#8217;operazione &#8221;complessa e importante&#8221;, ha aggiunto &#8221;che ci dice molte cose sulla linea di costa e su quello che succedeva circa duemila anni fa&#8221;.</p>
<p>.</p>
<p>da ANSA del 28 aprile 2011 <img src="http://www.ansa.it/mare/images/logo_ansa_speciali.png" alt="Prima pagina: Ansa.it" /></p>
<p>.</p>
<p>&#8221;La scoperta e&#8217; avvenuta durante i lavori di archeologia preventiva utile per le opere pubbliche che ci consente di far convivere le esigenze di valorizzazione e tutela dei reperti con le necessita&#8217; dei cittadini&#8221;, ha affermato Paola Germoni, direttore scientifico dei lavori, presentando la scoperta alla stampa. &#8221;Plausibilmente il suo rinvenimento &#8211; ha aggiunto &#8211; indica l&#8217;antica linea di costa arretrata di circa 4 chilometri rispetto all&#8217;attuale&#8221;. &#8221;La scoperta e&#8217; una novita&#8217; &#8211; ha sottolineato Anna Maria Moretti, sovrintendente archeologico di Roma e Ostia Antica &#8211; perche&#8217; a questa profondita&#8217;, 4 metri dal piano attuale di campagna, non e&#8217; mai capitato di trovare un&#8217;imbarcazione ma solo stratificazioni o una struttura. Al momento &#8211; ha aggiunto &#8211; sono affiorati 11 metri di fiancata, ne&#8217; la poppa ne&#8217; la prua ma ci sono resti di cordami. Il restauro e&#8217; delicatissimo &#8211; ha concluso &#8211; la barca e&#8217; costantemente ricoperta d&#8217;acqua perche&#8217; il legno non si secchi e il relitto va trattato con una metodologia sofisticata&#8221;.</p>
<p>_______________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 29 aprile 2011</p>
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		<title>Qumran: quanti errori nei famosi rotoli del Mar Morto&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 22:15:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rotoli del Mar Morto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.yeshua.it/images/Qumran_giara.jpg" alt="" width="90" height="90" />Qumran: tutto sbagliato, tutto da rifa­re? L’esclamazione bartaliana [in realtà è di Petrolini NdSiR] viene alla mente non appena chiusa l’ulti­ma pagina dell’avvincente <em>Qumran. Le rovine della luna</em> (Edb, pp. 224, euro 21), testo che fin dal sottotitolo mette la pulce&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.yeshua.it/images/Qumran_giara.jpg" alt="" width="90" height="90" />Qumran: tutto sbagliato, tutto da rifa­re? L’esclamazione bartaliana [in realtà è di Petrolini NdSiR] viene alla mente non appena chiusa l’ulti­ma pagina dell’avvincente <em>Qumran. Le rovine della luna</em> (Edb, pp. 224, euro 21), testo che fin dal sottotitolo mette la pulce nell’orecchio: «Il monastero e gli esseni: u­na certezza o un’ipotesi?». Un libro in cui il giovane – ma accreditato: insegna esegesi a Vienna e Innsbruck – Simone Paganini smonta a suon di prove e documenti prati­camente tutto ciò che sapevamo (o crede­vamo di sapere&#8230;) sulla scoperta archeolo­gica più sensazionale del Novecento, so­prattutto per quanto riguarda la storia del cristianesimo. E – proprio perché si tratta di un testo divulgativo, che forse per la prima volta in Italia rende disponibili al grande pubblico i risultati della ricerca scientifica più recente sul celebre sito – le sorprese so­no davvero molte. Tentiamone un catalogo quanto mai essenziale.</p>
<p>.</p>
<p>da &#8220;Avvenire&#8221; del 22 marzo 2011 <img src="http://www.macseitalia.it/images/press/avvenire.jpg" alt="" /></p>
<p>.<br />
<strong>A Qumran non abitavano gli esseni. Incredibile, no?<br />
</strong>Finora pensavamo che la lo­calità a nord-ovest del Mar Morto, nei cui dintorni – a partire dal 1946 – prima i be­duini e poi gli archeologi hanno scoperto 11 grotte più o meno stipate di antichi manoscritti, fosse un monastero abitato appunto dagli esseni: setta rigorista ebraica che pra­ticava celibato, assoluta purezza rituale, non­violenza, comunione dei beni e povertà. Non è così: scavi recenti (i primi infatti, dal pun­to di vista scientifico, sono da dimenticare&#8230;) hanno appurato che l’insediamento aveva piuttosto caratteri dapprima di avamposto militare, quindi di centro per la fabbricazio­ne di vasi per uso sacerdotale, ma anche di produzione agricola e commercio, persino con un certo lusso (vedi le molte monete rin­venute) incompatibile con gli usi esseni.<br />
<strong>Qumran non era nel deserto<br />
</strong>Un caposaldo della teoria essena consiste nel fatto che (più o meno a partire dal 130 a.C.) la setta – alla quale talvolta è stato acco­munato Giovanni Battista – si era rifugiata nel deserto in polemica con la corrotta clas­se sacerdotale di Gerusalemme, in una sor­ta di eremitaggio esclusivamente maschile di preghiera e copiatura dei testi sacri; e que­sto fino al 68 d.C., allorché i romani distrussero il sito, provocando (per nostra fortuna) l’abbandono delle grotte con i manoscritti. Ma ormai è dimostrato che Qumran era tutt’altro che solitario, anzi stava all’interno di un trafficato reticolo di strade e – pur es­sendo un centro di meno di 100 abitanti – conserva un cimitero di oltre mille tombe; le quali peraltro conservano cadaveri non so­lo maschili, ma pure di donne e bambini.<br />
<strong><img class="alignleft" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://img2.webster.it/BIT/013/9788810410134g.jpg" alt="" width="120" height="179" />I papiri non sono stati scritti a Qumran<br />
</strong>Un po’ strano, in un monastero dove si co­piavano intensamente libri, trovare soltanto tre calamai in pietra e nemmeno un pezzettino minimo di per­gamena&#8230; Eppure è succes­so a Qumran, nonostante vi si siano conservate discrete quantità di altri antichi ma­teriali organici. Finora si pensava che gli oltre mille rotoli del Mar Morto (660 so­no quelli i cui frammenti permettono un’identifica­zione) fossero una sorta di libreria segreta degli esseni, che avevano tra­scritto e sigillato in vasi i loro scritti sacri per conservarli dalla distruzione; e invece non solo i manoscritti appaiono quasi tutti co­piati da mani diverse (uno scrivano per ogni libro?!?), ma il loro contenuto riflette ten­denze culturali e teologiche diverse e persi­no contrastanti: come se provenissero da u­na biblioteca molto aggiornata (per esempio quella del Tempio di Gerusalemme), trasfe­rita in fretta per salvarla dalla distruzione.<br />
<strong>Ma gli esseni, poi, sono esistiti davvero?<br />
</strong>La cosa curiosa è che, nei manoscritti di Qumran, la parola «esseno»&#8230; non esiste pro­prio! Anzi, per la verità non sappiamo nep­pure quale fosse il termine ebraico per definire la setta, visto che le uniche notizie su di essa giunte fino a noi dipendono da Giu­seppe Flavio, dunque dal latino e dal greco. E c’è persino una seria studiosa israeliana secondo la quale gli esseni non sono mai e­sistiti, in quanto sarebbe impensabile che nel giudaismo del tempo di Cristo 4000 per­sone potessero impunemente negare – con la loro castità – il primo precetto biblico: «Crescete e moltiplicatevi».<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>A Qumran non c’è il testo del Vangelo&#8230;<br />
</strong>Per i cattolici il frammento qumranico più importante è il famoso 7Q5, nel quale alcuni studiosi hanno identificato un versetto del Vangelo di Marco: fatto di importanza ca­pitale per retrodatare la composizione dei Vangeli, avvicinandola quindi alla morte di Cristo. Secondo Paganini però si tratta di u­na tesi insostenibile: sulle 20 lettere del frammento, solo 7 sono ricostruibili con si­curezza e sulle 1127 combinazioni possibi­li appena il 2% potrebbe avere relazione con Marco. Conclusione: «Sicuramente non ci troviamo davanti a un testo cristiano», ma probabilmente a una genealogia greca. Tut­tavia i rotoli del Mar Morto, composti qua­si tutti prima della nascita di Gesù, restano importantissimi per il cristianesimo in quanto consentono di ricostruire il clima culturale e religioso in cui visse il Nazareno.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>&#8230;ma nemmeno il complotto del Vaticano<br />
</strong>Negli anni Novanta, basandosi sui numero­si «pasticci» combinati dalle équipes di stu­diosi che da un quarantennio avevano il mo­nopolio sui rotoli di Qumran, si diffusero va­ri bestseller d’impostazione «complottista» a sfondo anti-cattolico. La tesi fondamenta­le era: i manoscritti del Mar Morto non ven­gono pubblicati perché rivelano una verità «alternativa» su Cristo e dunque il Vaticano li sta boicottando. Ma la teoria è inconsi­stente poiché – spiega Paganini – «il Vatica­no non ebbe mai in nessun momento a che vedere con l’opera di pubblicazione dei ma­noscritti », che dal 1967 dipende dal gover­no israeliano. Eppure l’ipotesi «alla Dan Brown» resiste nella pubblicistica. Ma la storia dei ritrovamenti di Qum­ran è costellata da numerosi altri im­previsti incredibili, marchiani errori umani, ritardi ingiustificabili, esose contratta­zioni economiche (di numerosi frammenti non si conosce nemmeno l’esistenza perché sono finiti illegalmente in mani private), conflitti per­sonali e guerre vere e proprie tra nazioni&#8230; Mol­ti misteri sui rotoli sono dunque destinati a ri­manere tali, in quanto i dati che avrebbero po­tuto fornirci risposte sono irrimediabilmente perduti. Oggi comunque l’ipotesi più accredi­tata è quella che a Qumran abitassero alcune famiglie sacerdotali ebraiche, dedite alla fabbricazione di ceramica rituale «pura», e che proprio costoro avessero aiutato altri sacerdo­ti provenienti da Gerusalemme a nascondere la biblioteca del Tempio nelle grotte dei din­torni, fornendo loro anche le giare adatte per contenere i rotoli. Sarà così? «L’analisi dei ma­noscritti del Mar Morto – ammette Paganini – è appena agli inizi». E dunque&#8230;</p>
<p>____________________________</p>
<p>Inserito su www.storiainrete.com il 29 marzo 2011</p>
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