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L'Insolita Storia

Churchill e i leoni di El Alamein, breve storia di un apocrifo

23 ottobre, anniversario di El Alamein. Al solitopare non si possa fare a meno di citare la frase attribuita a Churchill: “Dobbiamo inchinarci davanti allo sfortunato valore dei leoni della Folgore“. Frase che Churchill avrebbe pronunciato addirittura dinanzi al parlamento britannico e che compare in mille varianti.

La frase è ovviamente un falso, un apocrifo nella migliore delle letture. Infatti non ve ne è traccia nelle fonti britanniche, ma compare solo in quelle italiane. Ma in quelle italiane è oggettivamente molto usata: molti libri, così come molti siti internet ne parlano. Anche il sito istituzionale dell’esercito italiano. Se una cercasse fonti a supporto dell’affermazione di Churchill ne troverebbe a bizzeffe.

Ma ormai da almeno un paio d’anni il fatto che il virgolettato di Churchill sia un apocrifo è ben assodato. O almeno dovrebbe esserlo. Ne ha parlato già Italia Coloniale nel 2019, e l’argomento è ben trattato anche dagli immancabili fact-checker, vedi ad esempio Pagella Politica. E la stessa Wikipedia in lingua italiana se ne tiene alla larga sulle pagine relative alla seconda battaglia di El Alamein e alla Folgore ormai da almeno una decina d’anni.

Eppure nonostante ci siano tutti gli strumenti per relegare i virgolettati di Churchill e della BBC a quello che sono, semplici leggende fiorite negli anni, c’è chi si ostina a riproporle. Chi lo fa in buona fede, d’altronde è talmente citato nei libri che è facile cascarci. E chi continua a negare l’evidenza, arroccandosi a difese di comodo (è citato nel libro tal dei tali, eccetera).

Come preparsi in vista del prossimo anno, l’80° anniversario della battaglia?

Visto che su questi lidi i debunker ci spicciano casa, siamo andati oltre per scoprire dove si sia originato l’apocrifo. Grazie a rigorosi metodi di ricerca bibliografica lungamente sperimentati abbiamo individuato il “colpevole”.

Era l’ottobre del 1967, ricorreva il 25° anniversario della battaglia. Epoca, settimanale della Mondadori tra i più diffusi (i più diffusi secondo i numeri dell’epoca, non quelli asfittici della stampa di oggi: Epoca arrivò a tirare 500.000 copie), dedicò la copertina agli eroi di El Alamein. A firmare l’articolo dedicato a “L’eroismo dei soldati italiani nella grande battaglia africana” una delle firme di punta di Epoca e reduce della battaglia, Livio Pesce.

E Livio Pesce mette il famigerato virgolettato di Churchill fin dall’apertura dell’articolo (senza attribuirlo), per poi citarlo nel testo come farina del sacco del primo ministro.

Altri tempi e altro giornalismo (come se anche al giorno d’oggi non capitassero in apertura di giornali, riviste e siti internet virgolettati più o meno apocrifi).

Come ricorda Italia Coloniale i primi 25 anni dalla seconda battaglia di El Alamein l’eroismo dei soldati italiani era rimasto argomento ristretto aii reduci e per qualche giornalista britannico, che esaltando gli italiani puntava a esaltare sopratutto i suoi. O magari attraverso la citazione di qualche rapporto d’intelligence britannico che si occupava di sottolineare come la Folgore fosse un’unità d’elite. D’altronde nasceva come unità di paracadutisti concepita per l’invasione di Malta. Non la solita unità di leva su base territoriale. Si legge su Rivista Marittima, Luglio 1948, p.88:

«per la prima volta si leggono in una relazione ufficiale britannica apprezzamenti lusinghieri sulle forze italiane: ad esempio parlando della Divisione Folgore
“a differenza delle altre divisioni italiane che erano reclutate sopra una base territoriale, questa divisione era formata di uomoni fisicamente ben scelti attraverso tutta la nazione e, sebbene non ambientata alle condizioni della guerra africana e difettosa di adatto equipaggiamento e di sistemazioni logistiche, dette una prova molto buona delle sue possibilità”
»

Dal 1967 l’insieme di ricordi, voci e letture si trasforma in un “catenaccio” giornalistico ad effetto. Ecco l’origine della leggenda di Churchill e i leoni della Folgore. Una leggenda che si è propagata per i 55 anni che sono seguiti, e che, osiamo sperare, possa oggi essere qualificata come tale.

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