Home Risorgimento èStoria 2013: censura preventiva sulla questione Fenestrelle?

èStoria 2013: censura preventiva sulla questione Fenestrelle?

E’ stato pubblicato per i tipi de Il Cerchio “La vera storia dei prigionieri borbonici dei Savoia” di Francesco Mario Agnoli, patrocinato dall’associazione Identità Europea. La “lunga onda” delle celebrazioni del 150° della proclamazione del Regno d’Italia (1861-2011) ha lasciato dietro di sé una recrudescenza della polemica delle “ragioni del Sud” contro il Nord piemontese invasore, cui ha fatto da contraltare un rinnovato “partito piemontese” che ha in Aldo Cazzullo una delle firme più note. Fra le voci più accreditate di questo schieramento c’è senza dubbio lo storico torinese Alessandro Barbero, specialista di storia medievale e rinascimentale, che in un saggio polemico (“I prigionieri dei Savoia”, del 2012) ha radicalmente criticato i fondamenti storici non solo di un peculiare episodio storico (la deportazione dei prigionieri borbonici sconfitti e “non cooperanti” dopo il 1861 nell’ “universo concentrazionario” piemontese di Fenestrelle), ma di tutto il “revisionismo” meridionalista, tacciandolo di superficialità e utilizzo diffuso di menzogne propagandistiche.
Francesco Mario Agnoli, già “encomiasticamente” citato nel saggio di Barbero, benché “uomo del nord” ricostruisce in questo saggio l’intera vicenda, dimostrando che esattamente i documenti citati da Barbero nel suo saggio dimostrano il contrario di quanto egli abbia cercato di tirarci fuori; dandogli inoltre una opportuna lezione di stile. Al di là di “meridionalismo” e “partito piemontese”, un ritorno al reale, la riscoperta della verità storica. Ecco sul libro di Agnoli un’intervista ad Adolfo Morganti, presidente di Identità Europea.

di Giovanni Vinciguerra (Segreteria Identità Europea)

Prof. Morganti, lei è il Presidente dell’Associazione Identità Europea, che ha patrocinato l’uscita del saggio di Francesco Mario Agnoli “La vera storia dei prigionieri borbonici dei Savoia”, ed in tal veste era presente a Gorizia durante l’edizione del Festival E’Storia che si è chiuso il 26 maggio scorso sul tema “Banditi”. Cosa è successo?

Si è verificata una situazione veramente incresciosa. Dopo aver pattuito con ampio anticipo con l’organizzazione dell’eccellente manifestazione una presentazione del testo in oggetto con la presenza dell’Autore, cui avremmo voluto invitare il prof. Alessandro Barbero per garantire il necessario contraddittorio, nell’imminenza della manifestazione stessa abbiamo notato che la presentazione non compariva nel Programma di E’Storia. La segreteria della manifestazione ci ha comunicato che a causa dell’indisponibilità del prof. Barbero la presentazione non ci sarebbe stata. 

Ma qual’è il nesso fra il libro di Agnoli e il prof. Barbero?

Barbero, eccellente medievista, uscendo ineditamente dall’età di Mezzo ha recentemente pubblicato un saggio polemico, “I prigionieri dei Savoia”, in cui ha fortemente criticato metodi e tesi di quelli che definisce i revisionisti neoborbonici partendo da un singolo episodio storiografico, l’internamento a Fenestrelle e dintorni dei prigionieri borbonici dopo l’invasione del Regno delle Due Sicilie nel 1860-61; le sue conclusioni, sorrette da una vis polemica che non ha evitato toni molto pesanti sul piano personale, è che tutti coloro che si sono occupati del periodo risorgimentale sul fronte “revisionista” manchino dei fondamenti stessi della ricerca storiografica, essendo servi dello stereotipo che contrappone il “sud” oppresso al “nord” oppressore.

L’accusa coglie nel segno? Francesco Mario Agnoli è definibile un neoborbonico?

Ovviamente no, essendo di ceppo trentino ed essendo noto per le sue ricerche su Andreas Hofer, le Pasque Veronesi, la Repubblica Romana e le Insorgenze antiapoleoniche in Italia. Ma secondo Barbero avrebbe avuto il torto di segnare una prefazione ad un testo di uno di questi studiosi “meridionalisti”, ed evidentemente di condividere con costoro un orientamento “revisionista” sul periodo risorgimentale. Barbero dedica tre pagine del suo testo a questa singola prefazione di Agnoli, ignorandone la bibliografia e lasciandosi andare ad apprezzamenti sul suo conto obiettivamente grevi. Preso atto dell’affondo di Barbero, Agnoli ha voluto replicare sul piano delle tesi, e nel saggio sopra citato ha cercato di dimostrare che proprio i documenti citati da Barbero in chiave “filopiemontese” (come ognun ben sa Barbero è torinese) conducono a conclusioni esattamente opposte a quelle da lui sostenute nel suo libro.

Una normale polemica storiografica, quindi…

Normale e doverosa. È esattamente da questi scambi di opinioni, fondate sui documenti e non farcite di offese gratuite, che il dibattito storiografico può progredire. Altrimenti non rimane che la dittatura dell’insulto televisivo, anticamera all’egemonia del pensiero unico.

Quindi a vostro parere la presentazione dentro E’Storia del libro di Agnoli sarebbe saltata a causa delle tesi ivi espresse, critiche nei confronti del precedente saggio di Barbero…

Noi cerchiamo di mantenerci strettamente ai fatti che sono: a) la pattuizione di una presentazione del testo all’interno del festival E’Storia 2013; b) la reiterata comunicazione scritta da parte della Segreteria organizzativa della manifestazione che a causa della mancata disponibilità di Barbero a partecipare alla presentazione, questa non si sarebbe più tenuta.

E a Gorizia durante E’Storia che è successo?

Alcuni episodi divertenti. L’Editore del testo di Agnoli, Il Cerchio, ha usato un poco di ironia ed ha affisso nel proprio Stand alcuni cartelli che annunciavano la “non-presentazione” del libro all’interno del Festival. Ovviamente la cosa – in sé obiettivamente curiosa – ha fatto immediatamente il giro dei partecipanti e della stampa presente in loco. L’Editore risulta soddisfatto per la pubblicità ottenuta.

E il professor Barbero è venuto ad E’Storia?

È stato ovviamente presente a Gorizia per affrontare esattamente lo stesso tema del dibattito in questione, nel contesto di una tavola rotonda che, come ci ha confermato il giornalista meridionalista Pino Aprile che vi ha partecipato, è stata gradualmente ed obiettivamente addomesticata in senso rigorosamente filosavoiardo e pertanto è risultata ben poco utile. Sul punto in questione non abbiamo avuto il piacere di una sua parola in merito, né di conferma, né di smentita, benché fin dal mattino di venerdì 25 maggio Mario Bernardi Guardi sul Tempo di Roma avesse reso pubblica la querelle, divenuta quindi di pubblico dominio molto rapidamente.

In sintesi, perché avete così criticato questa cancellazione?

Perché odora di censura preventiva, e l’atteggiamento elusivo di tutte le parti in causa non aiuta certo a scacciare questo sospetto. Bisogna stare molto attenti a queste tentazioni, che sono ricorrenti: uccidere il dibattito storiografico in nome di una verità che “deve” essere confermata. Già durante i festeggiamenti del 150° della proclamazione del Regno d’Italia abbiamo dovuto prender atto di casi del genere, che comunque sono la prova provata della fragilità del “pensiero unico” risorgimentalista nel nostro paese. Quando si impedisce non solo il dibattito, ma la presentazione pubblica di tesi sgradite, si è alle porte di una nuova, inedita dittatura culturale azionista/giacobina, cui è necessario ribellarsi.

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Storia in Rete n. 85-86

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