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L'Insolita Storia

Fumarsi la Storia tra canne e bomboni: le V2 e la canapa del Duce

Cosa hanno in comune le famigerate V2, i missili balistici del III Reich che portarono la distruzione su Londra e non solo, e la coltivazione della canapa durante il Ventennio? Assolutamente nulla, se non la faciloneria con cui oggi si scrive e si parla di Storia sulla stampa e su internet anche quando di mezzo ci sono testate blasonate.

E questo accade nonostante ci siano oggi strumenti di prim’ordine per evitare di scrivere imprecisioni, eufemisticamente parlando. Insomma se ai tempi di Umberto Eco c’erano le Garzantine e la Treccani per consentire all’uomo colto di essere tale secondo il famoso aforisma di Umberto Eco1, oggi abbiamo strumenti molto più potenti.

  • Gli archivi online dei giornali
  • Google Books, che ci consente di cercare stringhe di testo per epoca di pubblicazione del volume
  • La famigerata Wikipedia (anche se ad Eco non piaceva) che quando usata correttamente può diventare la risorsa definitiva per le ricerche storiche (intese anche come “storia delle meccaniche di propagazione delle informazioni”).

Tutti strumenti che dovrebbero consentire di trattare il passato, i fatti e la Storia con la dovuta attenzione e il dovuto rispetto. Non fosse altro per tutto il cianciare di “lotta alle fake news” che riempie il dibattitto. E dunque torniamo ai due temi di cui in incipit: quali sono le due “imprecisioni storiche” lette nelle ultime settimane che potevano essere evitate con un uso appena più accorto delle risorse oggi disponibili online? Quella sulle V2 che fecero 100.000 morti sull’Inghilterra e Mussolini che proibì la coltivazione della canapa in Italia.

Insomma, canapa e bombe, pare di parlare di questioni di spaccio di droga. Invece è solo spaccio di scemenze. Cominciamo dalle bombe:

Mods, Rockers e l’efficacia delle V2

Un articolo dal titolo promettente di una firma che apprezzo, Niccolò Zuliani, firma che sa sempre dosare con gusto fatti e colore. Il pezzo si intitola Mods e Rockers: quando negli anni ’60 la stampa inglese inventò una guerra tra bande, l’argomento è noto a tutti coloro che si dilettano di sociologia e storia dei media: come una scazzotata in spiaggia che vide confrontarsi una dozzina di giovani divenne per la stampa britannica un evento epocale che definiva la lotta tra due culture giovanili supposte rivali. Nel 1972 sull’argomento e su come venne amplificato dai media Stanley Cohen pubblicò il fondamentale Folk Devils and Moral Panics.

Ed è noto anche agli appassionati di musica italiana, perché la “battaglia di Clacton”, ispirò anche diverse hit musicali nostrane, la più nota, Uno dei Mods di Ricky Shayne e relativo musicarello, La battaglia dei Mods, del 19662 con lo stesso Shayne protagonista . Ovvero i giornalisti inglesi erano ancora al Moral Panic e all’ingigantire le notizie, in Italia stavamo già allo sfruttamento commerciale. Ben prima del Quadrophenia degli Who che sarebbe arrivato al cinema solo a sei anni di distanza dall’album.

A Liverpool c’erano mille dei Mods

il loro capo era l’amico Bob

erano mille ma i Rockers di più

erano forti più forti dei Mods

Insomma se si parla di Mods e Rockers gli spunti sono innumerevoli3. E allo stesso tempo si parla di giovani nati durante o a ridosso della seconda guerra mondiale. Inevitabile che nel mettere un po’ di colore nel pezzo si calchi la mano sulla distruzione portata dai nazisti sull’Inghilterra. Ma alla seconda frase ho un sussulto! Si legge: «Oltre 100mila persone sono state uccise dai razzi V2 nazisti.»

Tagomi, The Man the in the high Castle (Fanart via Fanpop) che guarda con sospetto disprezzo certe notizie nel nostro continuum spaziotemporale…

Come un dickiano Tagomi qualunque ne L’uomo nell’alto castello, niente niente mi sono distratto un momento e mentre ero sovrappensiero sono finito in un continuum parallelo dove le V2 hanno incenerito Londra?

Appurato che il continuum è sempre lo stesso, la stima di morti per V2 è quanto meno esagerata. Una lieve imprecisione. Le 1.400 V2 lanciate contro il Regno Unito causarono circa 2.754 vittime civili a Londra, a cui si aggiungono almeno 6.523 feriti. Come scrive Wikipedia, which is two people killed per V-2 rocket. Due vittime per ogni V2 lanciata. Una statistica simile a quella del pollo di Trilussa: la singola V2 che colpiva edifici di abitazioni a più piani poteva fare qualche centinaio di morti. Ma di fatto, anche grazie al lavoro di intelligence britannico, la capacità distruttiva delle bombe fu comunque relativa, visto che il sistema di guida delle V2 era quanto mai rudimentale.

Edifici distrutti a Whitechapel il 27 marzo 1945 dalla penultima V2 caduta su Londra causando 134 vittime. L’ultima che cadde a Orpington nella stessa giornata, causò una sola vittima (via Commons)

E allora le V1? Il blitz? Gli He 111?

Ma forse i 100.000 morti delle V2 è una licenza autoriale. Forse considera le vittime in totale di tutte le armi di rappresaglia, V1 incluse. Sì, le più economiche e rozze V1 fecero in proporzione più danni: su Londra ne piovvero almeno 2.419 causando 6.184 vittime e 17.981 feriti. Quasi due vittime e mezzo per V1 secondo la media del pollo. E una V1 costava tra le 10 e le 25 volte di meno di una V2! Fortunamente per l’Inghilterra e il mondo libero, la macchina bellica-industriale nazista non aveva la stessa volontà di ottimizzazione della distruzione della branca che si occupò di pianificare la soluzione finale.

Secondo Trilussa le V1 erano meglio delle V2

Ma torniamo all’articolo e agli oltre 100.000 mila morti sull’Inghilterra. Se le V1 e le V2 fecero i danni che fecero, magari l’estensore dell’articolo si riferisce a tutte le vittime nella sua interezza, comprese quelle per i bombardamenti del Blitz

Su Londra i bombardamenti del Blitz, una campagna lunga 8 messi, causarono tra le 40.000 e le 43.000 vittime.

Alle 100.000 vittime non si arriva nemmeno considerando tutti i civili del Regno Unito morti durante la seconda guerra mondiale, la cui stima è di oltre 67.000 vittime con un nome (morti in mare inclusi).

I 7 volumi del Roll of Honour di tutti i civili britannici caduti durante la seconda guerra mondiale a Westminster (Via Commons – Carcharoth – Own work, CC BY-SA 3.0)

Il numero di 100.000 è al di là della semplice questione del colore da dare a un articolo. Doveroso parlare di oltre 50.000 morti su Londra, ma perché considerarne il doppio e attribuirli alle fantomatiche wunderwaffen germaniche?

Nazismo magico

Un nazismo che diventa nazismo magico. Non quello dei nazisti della Thule o della Vril. Ma di chi vuole attribuire un elemento quasi trascendentale alla tecnologia del III Reich. La V2 dai contenuti tecnologici assolutamente all’avanguardia, ma di fatto pressocché inutile da qualunque contesto tattico e strategico… Certo, c’era l’effetto “psicologico”, i nazisti ti bombardano con armi all’avanguardia… E gli inglesi con convenzionalissimi Avro Lancaster ognuno dei quali trasportava dalle 5 alle 6 volte del carico di una V2, e di Lancaster i britannici ne hanno prodotti circa il doppio delle 3.000 – 4.000 V2 germaniche.

C’è in questo continua esaltazione delle capacità tecnologiche tedesche da parte di stampa e media, volontaria o involontaria, l’idea di voler narrare la vittoria alleata sull’Asse come uno scontro contro i super-cattivi armati di super-tecnologie come in un cinecomics contemporaneo. Non si capisce per quale motivo questo tipo di racconto non veritiero è prevalente. Solo questione di audience?

Dinosauri nazisti con carriarmati. Uno dei meme della serie History Channel at Midnight, giocato sul fatto di come i canali dai contenuti storici tendano spesso a premere sull’acceleratore quando si può parlare di nazisterie.

O il fatto che aver sconfitto dei super-cattivi con i super-scienziati ci rende automaticamente migliori? Non è un dettaglio, uno zero in più che scappa come una virgola in fase di revisione.

Possibile che non si riesca a leggere quelle vicende provando a demitizzare le capacità delle wunderwaffen? Sì, la tecnologia tedesca e le V2 erano all’avanguardia, ma l’effetto principale, per fortuna, fu garantire ottimi contratti a Werner Von Braun e al suo staff nel dopoguerra. Al netto delle migliaia morti che pure causarono… le V2 si rivelarono alla fine una semplice e ottima “cosa da mettere sul curriculum” per gli scienziati tedeschi.

Invece si continuerà a farsi i viaggi in prima serata con le armi segrete naziste e Hitler in Argentina.

Mussolini contro la canapa

Lasciamo i Mods e i Rockers a battagliare tra le rovine della civiltà, in stile Mad Max come cantavano, evidentemente a ragione, i Ragazzi del Sole:

Questa strada è già una tomba

nel cuore di tutti c’è tanto coraggio

coltelli che vengono fatti saltare

lontano una moto si sente rombare

E rimaniamo in tema dell’attribuire al nazifascismo capacità ben oltre i fatti storicamente accertati, su L’Espresso di metà novembre si legge in una didascalia dell’articolo “Il paradosso della cannabis terapeutica: in Italia la produzione è limitata e San Marino fiuta l’affare“: «Prima del divieto imposto dal fascismo l’Italia era tra i maggiori produttori mondiali della varietà per uso tessile» .

Il testo dell’articolo è un po’ più vago, ma viene ribadito il senso dell’affermazione. Leggiamo: «Un settore spazzato via, non solo dall’industrializzazione e dall’introduzione di nuovi materiali, ma anche dallo stigma: Benito Mussolini dichiarò l’hashish, il derivato ricreazionale della cannabis, nemico della razza e droga da “negri”.»

Insomma tra le colpe del Male assoluto ci sarebbe stata anche quella di distruggere una delle eccellenze agricole italiane! Ma com’è possibile che il fascismo vietasse la coltivazione della canapa, se nel 1934 veniva istituita la Federcanapa, rimpiazzando i precedenti consorzi provinciali. E con il Regio Decreto n.969 del 18 agosto 1941 veniva istituito l’Ente Nazionale Esportazione Canapa? Piena seconda guerra mondiale, ti devi ancora riprendere dalla campagna di Grecia e pensi a migliorare l’esportazione della Canapa? Forse siamo nella casistica dei paradossi del Mussolini di Schrödinger dove il Duce dava al contempo un grande impulso alla canapa per l’Autarchia e, contemporaneamente, ne vietava la coltivazione?.

Forse questi Regi Decreti e relativi enti erano solo cose a livello burocrativo locale, per tenersi buono qualche gerarca che lucrava sulla canapa? Vediamo cosa aveva in prima pagina il Corsera del 21 gennaio 1938. L’anno delle leggi razziali in cui il fascismo avea ormai da tempo cessato ogni tentativo mimetico. La rivincita della Canapa con un panegirico degno de La grande proletaria si è mossa di pascoliana memoria. Le fibre della canapa quasi come fibre di italica tempra littoria…

Prima pagina del Corriere della Sera del 21 gennaio 1938 – Via Archivio Corriere

Allo stesso modo su Internet sono facilmente reperibili cinegiornali dell’Istituto Luce tutti dediti a istruire la popolazione sulla coltivazione della canapa, ed esaltarne le qualità. Forse scrivere che «Prima del divieto imposto dal fascismo l’Italia era tra i maggiori produttori mondiali della varietà per uso tessile» sia una lievissima imprecisione?

La «droga dei negri»

E già che ci siamo, varrebbe la pena approfondire il passaggio in cui si legge: «Benito Mussolini dichiarò l’hashish, il derivato ricreazionale della cannabis, nemico della razza e droga da “negri.»

Frase plausibilissima, ma che non convince del tutto. Non convince del tutto chi ha studiato i giornali dell’epoca e la relativa propaganda. Nella cronaca nera dell’epoca i pochi casi di stupefacenti sul suolo nazionale erano oppio ed eroina. Qualcosa a tema hashish \ cannabis era relativo agli esteri. Di fatto negli anni ’30 la propaganda fascista non aveva alcun interesse a porre in evidenza un problema che non esisteva in Italia, quello dell’hashish. E questo anche in un’ eventuale ottica razziale e razzista. Insomma il sottoscritto è convinto che quella sia una frase apocrifa, plausibile quanto si vuole, ma che non troveremo in veline, informative, cinegiornali.

Con i potenti mezzi a nostra disposizione, gli stessi che in mezz’ora ci hanno consentito di appurare l’origine della storia di Churchill e dei leoni di El Alamein, vediamo quale può essere stata la prima occorenza di questa storia. O è un qualcosa di storicamente accertato, e quindi se ne troverà “traccia nella storia prima di Internet e Wikipedia”. O è qualcosa di recente. In quel caso potrà essere qualcosa di accademico, quindi contestualizzato. Oppure qualcosa di generalista, quindi potenzialmente apocrifo.

Vale l’ultima ipotesi. Indicativo di questo è che su Google Books la prima occorenza della definizione sia il volume Quelli che Milano: Storie, leggende, misteri e varietà, BUR Rizzoli, Milano, 2010, firmato Giancarlo Ascari, Matteo Guarnaccia. Volume di curiosità Milanesi in cui nel capitolo dedicato a Carlo Erba si legge:

«Nel 1923 il fascismo ai suoi esordi lancia messaggi di ordine e disciplina: la legge contro gli stupefacenti firmata Mussolini-Oviglio vieta in Italia la canapa indiana, insieme all’oppio e alla cocaina. Si registrerà un unico caso di uso quotidiano di hashish a Genova negli anni ’30, ma questo verrà comunque presentato dalla propaganda di regime come “nemico della razza” e “droga dei negri”».

Libro dal taglio divulgativo che ovviamente non fornisce note a piè di pagina. E in cui la locuzione “droga dei negri” consente un’ottimo aggancio al paragrafo successivo, in cui si parla dell’arrivo dell’hashish a Miliano nel dopoguerra con le orchesre jazz.

Inoltre l’informazione sia partita da lì è comunque plausibile perché troviamo il volume come fonte su Wikipedia nella sezioni in cui si parla di lotta alla droga e fascismo (Vedi voce neofascismo) e parla di “Legge Mussolini-Oviglio”, termine non proprio tecnico visto che Aldo Oviglio era l’allora ministro di Giustizia e affari di culto. Insomma tutte le leggi dell’epoca erano leggi Mussolini-Oviglio.

La “legge Mussolini-Oviglio” del 1923

Quella a cui fa riferimento è la legge n.396 del 18 febbraio 1923 per la repressione dell’abusivo commercio di sostanze velenose aventi azione stupefacente, con regolamento approvato con Regio Decreto n. 2534 9 novembre 1923.

Legge che faceva riferimento a una legge del Governo Bonomi dell’anno precedente che serviva a ratificare e implementare in Italia la convenzione internazionale prebellica del 23 gennaio 1912, ovvero la convenzione internazionale sull’oppio de L’Aia. Si legge nell’intestazione del Regio Decreto n.2534, quello del 1923: «Veduto il regio decreto-legge del 9 febbraio 1922, n.335, che autorizza l’emanazione delle disposizioni previste dalla Convenzione internazionale sull’oppio, firmata all’Aja il 23 gennaio 1912».

La convenzione de L’Aia faceva riferimento all’Oppio, ma ancora non includeva la cannabis. Pure il Regio Decreto del 1923 alla Tabella 4, nell’elenco delle sostanze stupefacenti agli ultimi due punti 13 e 14 riporta Canape (cannabis sativa L. var. indica) e Estratto di canape indiana idroalcoolico.

Decisione fascista di Oviglio e Mussolini? Possibile, d’altronde la canapa è gli ultimi due punti della Tabella di riferimento. Pure siamo ancora nel 1923 e la macchina legislativa fascista era ancora in pieno rodaggio, le leggi fascistissime sarebbero arrivate solo nel 1925.

È quindi possibile che l’inserimento della cannabis fosse semplicemente figlio dello spirito dei tempi, visto che il 19 febbraio 1925 a Ginevra si definiva una nuova convenzione, la International Convention relating to Dangerous Drugs, che iscriveva tra gli stupefacenti anche la Cannabis. Convenzione che sarebbe stata implementata solo nel settembre 1938, ma che non vedeva l’Italia tra i partecipanti!

Insomma a livello globale si operava contro la canapa, ma l’«Italietta autarchica» non sembrava così convinta. Anche se l’impianto legislativo che vedeva la canapa indiana tra gli stupefacenti rimase con il succesivo Regio decreto del 15 gennaio 1934.

Colpa degli americani?

D’altronde che fino ai primi del dopoguerra in Italia si coltivasse canapa è cosa arcinota. E non pochi sostengono che a metterla fuori legge furono proprio gli alleati! Così scrive Paolo D’Arpini in Canapa, pianta salvifica, perché fu proibita in Italia? su terranuova.it, 14 ottobre 2013: «Fra le clausole “segrete” a cui l’Italia dovette sottostare alla fine della seconda guerra mondiale, c’era quella  di interrompere la produzione di canapa (le sementi furono cedute alla Francia o distrutte), con la scusa di “impedire che la gente la usasse come doga”. La proibizione… avvenne “di fatto” – (non risulta nei trattati ufficiali) dopo la visita di Alcide De Gasperi negli Usa e l’entrata dell’Italia nella alleanza atlantica – e  da allora il governo italiano mise fuori legge la coltivazione».

Versione che si sente raccontare anche in quei musei della civiltà contadina in zone dove si coltivava la canapa. Ed è nel dopoguerra che l’industria della canapa in Italia viene segnata. Prima la sottoscrizione da parte dell’Italia della Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, che raccoglieva sia l’eredità della convenzione de L’Aia e relativi aggiornamenti, sia della convenzione di Ginevra sui narcotici del 1931 e il successivo protocollo d’aggiornamento del 1948.

Con la convenzione del 1961 l’Italia si impegnava a cessare la coltivazione di canapa entro 25 anni. Ma la fine della canapa italiana sarebbe arrivata prima, con la Legge n. 685 del 22 dicembre 1975, “Disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope”, anche detta legge Cossiga, in cui all’articolo 26 – Coltivazioni e produzioni vietate è riportato: Salvo quanto stabilito nel successivo capoverso, è vietata nel
territorio dello Stato la coltivazione di piante di coca di qualsiasi specie, di piante di canapa indiana, di funghi allucinogeni e delle specie di papavero (papaver somniferum) da cui si ricava oppio grezzo
.

E Mussolini in tutto questo? Non pervenuto, a parte il probabile apocrifo. Insomma in Italia è sempre colpa del fascismo e di Mussolini. Come dimostrano altri articoli in cui pur essendo precisi nella cronologia dei fatti sembrano voler suggerire tra le righe che sia sempre stata colpa di Mussolini. Come in quel vecchio articolo dove ci capitò di leggere che nel 1912 l’Italia fascista attaccava la Turchia e a cui dedicammo un approfondimento su Storia in Rete N°72 dell’Ottobre 2011.

Insomma, fidatevi dei professionisti dell’informazione!

Storia come narrazione

La Storia e i suoi fatti sono ormai irrilevanti. Sia che si parli di wunderwaffen che di legislazione agricola durante il Ventennio. La Storia sussiste solo come narrazione. Deve essere accattivante, le V2 che fanno centomila morti. O deve essere funzionale al contemporaneo, quindi visto che in Italia non si riesce a far ripartire una coltivazione un tempo tradizionale, diamo la colpa a Mussolini. Una più, una meno chi vuoi che lo noti.

Come scriveva Matthew Karp su Harper’s Magazine: «Lasciandoci alle spalle la Fine della Storia, siamo arrivati a qualcosa come la Storia come Fine». Ed è chiaro che se questo è il Fine, allora è meglio non farla studiare…

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1 – “Per me l’uomo colto non è colui che sa quando è nato Napoleone, ma colui che sa dove andare a cercare l’informazione nell’unico momento della sua vita in cui gli serve, e in due minuti.” da “Se tutta la conoscenza è un viaggio giocoso”, Stefano Bartezzaghi a colloquio con Umberto Eco, apparso su Repubblica il 1 settembre 2003

2 – Per approfondire l’interessante curatela di Musica e Memoria

3 – L’altro aspetto interessante dei Mods e del Moral Panic che ne seguì è tutta la questione delle “droghe sintetiche”, con i mods che usavano il Drinamyl/Dexamyl ansiolitico a base di Amobarbital e Dextroanfetamina come droga ricreativa col soprannome di Purple Heart, in quanto veniva commercializzata in pastricche triangolari blu/viola.

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