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I ministeri trascurano gli archivi di Stato

Grido d’allarme di alcuni storici insigni. I ministeri non versano i documenti negli archivi storici. Senza l’accesso ai documenti di Stato non è possibile fare la storia di un Paese. Alza la voce Piero Craveri, nipote di Benedetto Croce, illustre storico biografo di De Gasperi: “Ministeri inadempienti, archivi sempre meno accessibili, orari ridotti. Ma si può fare la storia di un Paese senza avere accesso ai documenti dello Stato? Che democrazia è?”. Il professor Craveri denuncia: “I ministeri continuano a non versare le loro carte all’Archivio Centrale dello Stato, che in teoria sarebbe un’isola felice. Persino la Presidenza della Repubblica non versa. Il Viminale, poi, è dal 1952 che non trasferisce quasi niente”.

Non solo: “Nemmeno i documenti allegati alle commissioni parlamentari Stragi, o Mitrokhin, sono stati depositati all’Archivio Centrale. Le carte della commissione sul terremoto in Irpinia, oltre 30 volumi, sono prive di indici. All’Archivio del ministero degli Esteri non arriva una carta dall’Ambasciata d’Italia a Washington né da altre rappresentanze importanti. L’archivio dei Carabinieri è quasi inaccessibile; non parliamo di quelli dei Servizi”. Craveri è tra i firmatari di un duro appello della Sissco (www.sissco.it), la Società italiana per lo studio della storia contemporanea cui aderiscono 700 studiosi, da Andrea Graziosi a Paolo Macry, da Claudio Pavone a Giovanni Sabbatucci. “Gli studiosi”, si legge, “sono penalizzati”.

All’Archivio Centrale e alla Farnesina il pomeriggio non si consegnano più documenti e il numero dei faldoni consultabili è stato ridotto. Distribuzione solo la mattina nelle Biblioteche nazionali centrali di Roma e di Firenze. Causa “riduzioni di personale, impossibilità di nuove assunzioni, esaurimento di canali sostitutivi”. Graziosi, sovietologo, presidente Sissco: “Ci appelliamo al governo perché prenda coscienza della gravità della situazione, prima che vengano compromessi gli studi storici in Italia”.
E.A.
(03 marzo 2009)

Inserito su www.storiainrete.com il 6 marzo 2009

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