Home Medio Evo Il Medioevo fuori dai ricordi (sbagliati) di scuola

Il Medioevo fuori dai ricordi (sbagliati) di scuola

Un Medioevo senza piramidi feudali, senza vescovi-conte, senza servi della gleba e senza strapotere pontificio almeno fino all’Anno Mille: molto lontano, dunque, dai ricordi scolastici e dalle semplificazioni, dai luoghi comuni di chi vuole solo il Medioevo che piace al pubblico, fatto di “secoli bui” e decadenza. E’ quello che ci presenta la fascinosa cavalcata attraverso l’”età di mezzo” di Renato Bordone e Giuseppe Sergi, Dieci secoli di medioevo (Einaudi, 415 pagine, 26 euro), opera con la quale  la “scuola di Torino” di medievistica, fra le più note a livello internazionale, è pervenuta a un prodotto di sintesi divulgativa per il largo pubblico.

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di Carlo Grande da La Stampa

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Nel libro le sorprese non mancano: a proposito delle origini dei comuni, ad esempio, che nella maggior parte dei casi non furono borghesi ma aristocratiche, perché i promotori della “rinascita cittadina” erano per lo più membri dell’élite militare o della struttura dell’autorità: per ben cinque secoli, dal IX al XIII, i poteri locali furono inoltre appannaggio di “signori di castello”, sorta di “self-made-man”, e non dei feudatari che avevano ricevuto il potere dall’alto. Per non parlare del potere ecclesiastico: fino a Gregorio VII e al secolo XI, la Chiesa non era una monarchia papale, poiché il Papa era poco di più che il vescovo di Roma e tutti gli altri vescovi non erano suoi sottoposti. Nell’alto Medioevo – spiegano ancora Bordone (in alto, nella foto piccola) e Sergi – il denaro circolava, c’erano i mercati, l’economia non era affatto “chiusa” e il baratto era poco praticato; e i Franchi i dominarono l’Europa perché non imposero i loro usi, ma erano inclini alle integrazioni fra diverse civiltà: Il Medioevo – si legge– fu una “millenaria stagione di rimescolamenti”, con una “pluralità di poteri”. Altro cliché da sfatare, la definizione di “Germani” applicata a troppi popoli. Sarebbe ora di chiamarli semplicemente – alla greca – “barbari”, perché il primo termine suggerisce un’appartenenza etnica per niente sentita dai protagonisti. Questo vale per molte tribù, comprese quelle – cadono in questi mesi i duemila anni dal massacro nella selva di Teutoburgo – guidate dal “barbaro” Arminio.

La definizione di “barbaro” vale anche per il principe sciro Odoacre, che depose nel 476 d.C. ‘ultimo imperatore romano d’Occidente, Romolo Augustolo (nell’immagine, la scena che lo ritrae mentre riceve l’imperatore romano). Gli Sciri si erano stanziati nella regione dei Carpazi ed erano genti definite “germaniche”, ma Odoacre era a capo di un esercito composito, fatto da Eruli, Rugi e varie altre tribù danubiane. Insomma, fra le colonne d’Ercole cronologiche che segnano i dieci secoli medievali – 476 d.C. deposizione di Romolo Augustolo, e 1492, involontaria scoperta dell’America e delle sue immense ricchezze, corrono molti fatti e tanti stereotipi colti. Quanto a Odoacre, anche lui ci riserva una piccola sorpresa: era l’erede della sapienza militare unna, quindi, culturalmente, uno di loro. Suo padre era alle dipendenze nientemeno che di Attila.

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Inserito su www.storiainrete.com il 14 novembre 2009

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